Scienza

Crioconservazione umana, pagare 200mila euro per tornare in vita nel futuro: il progetto in Svizzera

Immaginare di chiudere gli occhi oggi e riaprirli nel 2225, senza essere invecchiati e con la possibilità di beneficiare di cure mediche ancora inesistenti. È questa la prospettiva, per ora puramente ipotetica, che spinge alcune persone a investire nella crioconservazione umana. In Svizzera esiste una struttura sotterranea che conserva persone legalmente decedute a temperature vicine ai -196 gradi, nella speranza che i progressi scientifici possano un giorno renderne possibile il risveglio.

Tra le realtà che operano in questo settore c’è Tomorrow Bio, azienda tedesca fondata a Berlino nel 2020 da Emil Kendziorra e Fernando Azevedo Pinheiro, in collaborazione con la European Biostasis Foundation. Secondo i dati riportati nell’articolo, nell’agosto 2026 gli iscritti avevano superato quota mille, mentre le persone crioconservate erano 28, oltre a 14 animali domestici. Tra i clienti figurerebbero anche 51 italiani, interessati a una tecnologia che promette soltanto una possibilità futura, non una certezza scientifica.

Come funziona la conservazione dei corpi

La procedura può iniziare soltanto dopo l’accertamento legale del decesso. Da quel momento, gli specialisti devono intervenire rapidamente per limitare i danni provocati dall’interruzione della circolazione sanguigna e dalla mancanza di ossigeno ai tessuti. Il trattamento prevede il raffreddamento del corpo e, quando possibile, il supporto alla circolazione, seguito dall’introduzione di sostanze crioprotettive.

La tecnica utilizzata è la vitrificazione, che punta a evitare la formazione di cristalli di ghiaccio capaci di danneggiare cellule e tessuti. I liquidi biologici vengono portati in uno stato simile al vetro e il corpo viene progressivamente raffreddato fino alle temperature criogeniche. La conservazione avviene in appositi contenitori isolati, chiamati dewar, che utilizzano azoto liquido.

Nonostante l’avanzamento delle tecniche, i limiti rimangono enormi. Le sostanze impiegate possono essere tossiche, il trattamento non raggiunge necessariamente tutti i tessuti in modo uniforme e il raffreddamento può provocare ulteriori danni. Soprattutto, oggi non esiste una procedura scientificamente dimostrata che consenta di riportare in vita un essere umano crioconservato.

Quanto costa farsi crioconservare

Il servizio ha costi elevati, ai quali si aggiungono le spese associative. Secondo le tariffe riportate nell’articolo, Tomorrow Bio prevede una quota ordinaria di 50 euro al mese oppure 500 euro all’anno. Per chi è già iscritto, la conservazione dell’intero corpo costa 200mila euro, mentre la conservazione del solo cervello richiede 75mila euro.

Per chi non è membro, i prezzi salgono rispettivamente a 230mila e 115mila euro. Il finanziamento può essere predisposto in anticipo anche attraverso una polizza assicurativa sulla vita, in modo da rendere disponibili le risorse necessarie al momento del decesso.

Le somme sono destinate a coprire le operazioni di emergenza, i trattamenti, il trasporto e gli altri servizi previsti. La custodia a lungo termine coinvolge anche strutture organizzative distinte, con l’obiettivo di mantenere i sistemi di conservazione attivi per periodi potenzialmente lunghissimi. Resta però una questione decisiva: nessuno può garantire che le organizzazioni, le risorse economiche e gli impianti necessari continueranno a funzionare per decenni o secoli.

Gli italiani che scommettono sulla medicina del futuro

Tra le persone interessate alla crioconservazione ci sono anche cittadini italiani. Nell’articolo viene raccontato il caso di Giuseppe, 54 anni, guida turistica di Gaeta, che ha scelto di predisporre le misure necessarie per accedere al servizio. C’è poi Elisa, 31 anni, di Roma, che avrebbe deciso di iscrivere alla crioconservazione anche il proprio gatto bengalese, Eros. «Sapere che esiste questa possibilità mi dà serenità», avrebbe dichiarato.

La questione scientifica, tuttavia, rimane aperta. La conservazione a basse temperature di cellule, embrioni e alcuni tessuti è già utilizzata in medicina, ma preservare un organismo umano intero e riportarlo in vita è una sfida completamente diversa. In particolare, sarebbe necessario conservare l’organizzazione del cervello da cui dipendono memoria, personalità e identità individuale.

La ricerca scientifica riconosce ancora ostacoli rilevanti, dalla qualità della conservazione alla possibilità di riparare e riattivare i tessuti. Non è dimostrato che questi problemi siano insuperabili, ma nemmeno che potranno essere risolti.

In definitiva, Tomorrow Bio propone una scommessa sul futuro della medicina: non l’immortalità, ma la speranza che tecnologie oggi inesistenti possano un giorno rendere possibile ciò che attualmente non sappiamo fare. Nei bunker svizzeri, intanto, i corpi restano conservati nell’attesa di una risposta che potrebbe non arrivare mai.

Published by
Filippo Limoncelli