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L’Ai “va regolamentata, e bisogna farlo prima che faccia danni”. Lo dice, in un’intervista a Repubblica, Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica.
“Tempo fa – spiega – ero molto più ottimista, perché pensavo che il mondo reale e quello virtuale sarebbero rimasti distinti. Poi mi sono reso conto che la distanza tra i due è sempre più piccola, perché aumenta continuamente il numero di oggetti reali controllati da sistemi informatici”. Oggi, prosegue, “attraverso la Rete si può fare praticamente di tutto, perfino aprire da remoto le paratie di una diga. Non capirlo per tempo può essere pericoloso”.
Alla domanda se l’Ai ha un’idea del modo sul quale si esprime, Parisi risponde così: “Vedono solo l’informazione che gli forniamo, il linguaggio, i testi scritti, i programmi. Non hanno un’idea del mondo reale, e quindi è difficile che, appunto, ne abbiano comprensione”.
Tra i problemi, continua Parisi, c’è che “l’Intelligenza artificiale, anche in medicina, amplifica quello che si può già fare senza. Ma l’IA funziona se ci sono i dati, se la Sanità è digitalizzata” e “in Italia questo non si riesce a fare, perché manca una raccolta capillare delle informazioni sulle malattie delle persone”. In medicina, conclude, l’Ai potrebbe dare i risultati migliori “nell’analizzare i dati sull’efficacia dei farmaci in base al sesso, all’età, all’alimentazione, all’inquinamento e al corredo genetico dei singoli individui. Ma per far questo ci vorrebbe appunto una Sanità completamente digitalizzata”.