5 porzioni di frutta e verdura al giorno non bastano per il cuore: lo studio che cambia le regole della prevenzione (blitzquotidiano.it)
“Cinque porzioni di frutta e verdura al giorno.” È forse il consiglio nutrizionale più diffuso al mondo, ripetuto da medici, campagne di salute pubblica e organizzazioni sanitarie internazionali con la solidità di una verità assodata. Cinque porzioni, ogni giorno, e il rischio cardiovascolare scende.
Eppure uno studio appena pubblicato sul Journal of Food & Function introduce una sfumatura che rischia di cambiare profondamente il modo in cui pensiamo a quella regola: non tutte le porzioni di frutta e verdura sono uguali per la salute del cuore. E la maggior parte delle persone, anche quelle che rispettano scrupolosamente il proprio “cinque al giorno”, non sta assumendo la quantità di un composto specifico che la ricerca ha identificato come uno dei più potenti protettori del sistema cardiovascolare.
Quel composto si chiama flavanolo. E i dati dello studio, condotto su oltre 30.000 persone in Stati Uniti e Regno Unito, dicono che meno di una persona su cinque ne assume abbastanza da ottenere una protezione cardiaca significativa.
I flavanoli appartengono alla grande famiglia dei polifenoli, i composti bioattivi di origine vegetale che danno colore, sapore e proprietà funzionali a frutta, verdura, tè e cacao. Ma all’interno di questa famiglia numerosa, i flavanoli hanno un profilo di ricerca particolarmente solido per quanto riguarda la salute cardiovascolare, con un meccanismo d’azione ben documentato a livello molecolare.
Il loro effetto principale riguarda la funzione vascolare: i flavanoli stimolano la produzione di ossido nitrico nell’endotelio, lo strato di cellule che riveste la parete interna dei vasi sanguigni, con il risultato di aumentare l’elasticità arteriosa, ridurre la pressione sanguigna e migliorare la circolazione. È lo stesso meccanismo su cui agiscono alcuni farmaci antipertensivi, ma ottenuto attraverso la via alimentare, senza effetti collaterali sistemici.
I flavanoli hanno anche proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie che proteggono le lipoproteine LDL dall’ossidazione, il processo che trasforma il colesterolo “cattivo” in una sostanza ancora più dannosa per le arterie, e riducono l’aggregazione piastrinica, abbassando il rischio di formazione di trombi.
L’evidenza più robusta viene dal trial clinico randomizzato COSMOS, citato direttamente dai ricercatori come riferimento principale: in quello studio su larga scala, l’integrazione con flavanoli del cacao ha ridotto la mortalità cardiovascolare in modo statisticamente significativo. Non è un risultato da sondaggio nutrizionale, è un dato da trial clinico controllato, il livello più alto di evidenza disponibile in medicina.
Il lavoro coordinato dal professor Gunter Kuhnle, direttore dell’analisi chimica all’Università di Reading nel Regno Unito, ha analizzato i dati dietetici di oltre 30.000 adulti negli Stati Uniti e nel Regno Unito, misurando l’apporto di flavanoli attraverso biomarcatori, non semplici questionari autodichiarati, ma misurazioni oggettive che rendono i dati molto più affidabili della media degli studi nutrizionali.
L’obiettivo era capire quante persone raggiungessero l’apporto giornaliero raccomandato di flavanoli, fissato dall’American Academy of Nutrition and Dietetics tra 400 e 600 milligrammi al giorno — e se la regola del “cinque porzioni di frutta e verdura” fosse sufficiente a garantire quel livello.
Il risultato ha sorpreso anche i ricercatori stessi. Meno del 20% dei partecipanti raggiungeva l’apporto raccomandato. Nel Regno Unito, l’assunzione media era di circa 250 milligrammi al giorno, già sotto la soglia inferiore dei 400 mg raccomandati, ma oltre la metà della popolazione consumava meno di 150 milligrammi quotidiani, meno della metà del minimo consigliato.
Il dato critico è che questo deficit si registrava anche tra le persone che rispettavano le indicazioni sulle cinque porzioni di frutta e verdura. La spiegazione è nella struttura stessa del consiglio: “cinque porzioni di frutta e verdura” non discrimina tra una mela con la buccia e una porzione di lattuga iceberg, tra un pugno di mirtilli e una banana matura. Tutte le porzioni contano allo stesso modo nell’equazione del “cinque al giorno”, ma il loro contenuto di flavanoli differisce di ordini di grandezza.
La concentrazione di flavanoli negli alimenti varia in modo straordinariamente ampio. Alcune delle differenze più significative riguardano alimenti che sembrano simili in superficie ma hanno profili fitochimici completamente diversi.
I mirtilli, soprattutto le varietà selvatiche a bacca più piccola, sono tra le fonti più concentrate di flavanoli tra tutti i frutti comunemente disponibili. Una porzione da 100 grammi può apportare quantità di flavanoli che una porzione equivalente di uva bianca non raggiungerebbe mai. Le more, le prugne e le ciliegie condividono questa ricchezza. Le fragole e le banane, pur essendo frutti salutari per molte ragioni, contengono flavanoli in concentrazioni molto più basse.
Tra la frutta più comune, la mela è un caso paradigmatico della differenza che fa la preparazione: consumata con la buccia, è una fonte rispettabile di flavanoli; sbucciata, perde una quota molto significativa di quel contenuto, perché i flavanoli si concentrano prevalentemente negli strati più esterni della polpa e nella buccia stessa. Lo stesso principio vale per le pere.
Ma le fonti alimentari con la maggiore densità di flavanoli non sono necessariamente frutti o verdure nel senso comune del termine. Il cacao crudo, e il cioccolato fondente con almeno il 70% di cacao, è tra gli alimenti più ricchi di flavanoli in assoluto, a patto che il processo di lavorazione non li abbia degradati: l’alcalinizzazione industriale del cacao, usata per renderlo più solubile e dal sapore più mite, distrugge fino all’80% dei flavanoli presenti nel cacao grezzo. Un cacao naturale non trattato e un cacao solubile da colazione sono due alimenti profondamente diversi sul piano della loro attività biologica.
Il tè verde e il tè nero sono fonti eccellenti, con un apporto che varia in base al tipo di foglie, al tempo di infusione e alla temperatura dell’acqua. Due o tre tazze di tè al giorno, preparate correttamente, contribuiscono in modo significativo al raggiungimento della soglia raccomandata di flavanoli.
Il professor Kuhnle è esplicito nel non voler demolire il consiglio delle cinque porzioni: quella raccomandazione rimane un messaggio di salute pubblica importante e fondamentalmente corretto, perché frutta e verdura apportano vitamine, minerali, fibre e centinaia di altri composti bioattivi con effetti protettivi documentati. Il problema non è il messaggio in sé, è la sua incompletezza.
“Raccomandare cinque al giorno è importante, ma potrebbe esserci un beneficio nell’incoraggiare una selezione più diversificata ed enfatizzare gli alimenti ricchi di composti specifici”, ha dichiarato Kuhnle, delineando una direzione che la nutrizione di precisione sta percorrendo sempre più rapidamente.
Il concetto che emerge è quello di una qualità nutriente che va oltre la quantità: non basta contare le porzioni, bisogna scegliere con maggiore consapevolezza quali alimenti inserire in quelle porzioni. Una persona che mangia cinque porzioni al giorno tra mirtilli, mela con la buccia, tè verde e cacao puro ha un profilo di flavanoli completamente diverso, e potenzialmente molto più protettivo per il cuore, rispetto a una persona che consuma cinque porzioni al giorno tra banana, lattuga, cocomero, melon e succo d’arancia industriale.
Entrambi rispettano la regola del “cinque al giorno”. Solo uno dei due sta probabilmente raggiungendo la soglia di 400-600 milligrammi di flavanoli che la ricerca associa a una riduzione misurabile del rischio cardiovascolare.
La buona notizia è che raggiungere l’apporto raccomandato di flavanoli non richiede una rivoluzione alimentare né alimenti difficili da trovare. Richiede qualche aggiustamento consapevole nella scelta quotidiana.
Una mela media consumata con la buccia apporta tra 100 e 200 milligrammi di flavanoli. Un pugno di mirtilli, circa 80-100 grammi, ne aggiunge altri 100-150. Una tazza di tè verde in infusione per 3-4 minuti contribuisce con altri 50-100 milligrammi. Un quadratino da 10-15 grammi di cioccolato fondente al 70% o più aggiunge un’ulteriore quota significativa. La combinazione di questi quattro elementi nella giornata è già sufficiente, in molti casi, per avvicinarsi o raggiungere la soglia dei 400 milligrammi.
Il punto non è ossessionarsi con i milligrammi, come ha ricordato la dietista Monique Richard, la nutrizione non è contabilità. Il punto è coltivare un’abitudine alla diversità e alla densità fitochimia: preferire i frutti di bosco ai frutti tropicali, il tè al caffè almeno una volta al giorno, il cacao grezzo al cacao solubile alcalinizzato, la mela con la buccia al succo di mela. Scelte piccole e quotidiane che, sommate nel tempo, costruiscono un profilo protettivo per il cuore che le sole cinque porzioni generiche non garantiscono.
Fonte: Crowe-White K.M., Kuhnle G.G.C. et al., “Habitual dietary flavanol intake and cardiovascular risk: evidence from population biomarker data and randomized controlled trials”, Food & Function, 2025. Analisi su 30.000 partecipanti da coorti statunitensi e britanniche con misurazioni di biomarcatori.