Aviaria, primo caso in Italia: quanto è pericoloso il virus (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Primo caso umano di influenza aviaria H9N2 in Italia: il virus richiede sorveglianza, cambiamenti genetici e attenzione sanitaria europea immediata.
L’allerta per l’influenza aviaria arriva anche in Italia: il ministero della Salute ha confermato il primo caso umano di infezione da virus A (H9N2) in Lombardia, mai rilevato in Europa. Il paziente è una persona fragile con patologie pregresse, rientrata da un viaggio in un Paese extraeuropeo dove si sarebbe verificato il contagio. Attualmente è ricoverato a Milano sotto stretta osservazione. Il virus è classificato a bassa patogenicità, ma la sua comparsa nel continente europeo ha riacceso i riflettori sul ceppo H9N2, considerato il “fratello minore” della famiglia influenzale, capace di adattarsi all’uomo secondo recenti studi dell’Università di Hong Kong e presentati al Pandemic Research Alliance International Symposium di Melbourne.
Nonostante la sua bassa patogenicità negli uccelli, l’H9N2 ha dimostrato di poter infettare gli esseri umani. Dal 1998 sono stati registrati 173 casi, principalmente in Cina. Gli esperti ritengono che molte infezioni non vengano rilevate, perché non gravi o perché non testate adeguatamente. La comunità scientifica sottolinea l’importanza di monitorare questo virus per prevenire eventuali “salti di specie” che potrebbero aumentare il rischio di epidemie. Il virus ha subito cambiamenti genetici a partire dal 2015, migliorando la capacità di legarsi a recettori umani, aumentando quindi il potenziale di diffusione tra le persone.
Gli studi hanno dimostrato che l’H9N2 moderno infetta più facilmente le cellule umane rispetto a campioni storici. Le mutazioni riguardano principalmente le proteine emoagglutinina e neuraminidasi, aumentando la capacità del virus di legarsi ai recettori della mucosa respiratoria umana. Sebbene non ci siano prove di trasmissione interumana continua, i ricercatori sottolineano la necessità di sorveglianza costante, soprattutto nei contatti stretti tra mammiferi e pollame. La mutazione genetica del virus potrebbe favorire in futuro il cosiddetto “riassortimento”, combinando materiale genetico tra virus diversi e creando potenziali ceppi più pericolosi per l’uomo.
Gli esperti evidenziano l’importanza di rafforzare la sorveglianza dell’H9N2, sia tra uccelli che mammiferi a contatto con il pollame. La comunicazione dei rischi deve essere potenziata, considerando che molti Paesi non segnalano i virus a bassa patogenicità. I dati raccolti dai laboratori e dalle strutture sanitarie serviranno a preparare strategie efficaci in caso di mutazioni significative e a rispondere prontamente a eventuali focolai o epidemie, riducendo il rischio di una pandemia futura.