Caldo e cuore, perché aumenta il rischio di infarto e ictus: chi deve stare più attento (blitzquotidiano.it)
Le temperature molto elevate non rappresentano soltanto un problema di comfort. Quando il caldo diventa intenso e persiste per più giorni, il corpo deve lavorare di più per mantenere stabile la propria temperatura e questo può mettere sotto pressione il sistema cardiovascolare.
Il tema è particolarmente attuale in questi giorni, quando è previsto un nuovo picco di caldo in diverse città italiane, con condizioni di rischio elevate anche a Roma e in altre località del Centro-Sud. Il sistema nazionale di prevenzione delle ondate di calore, coordinato dal Ministero della Salute, monitora quotidianamente la situazione e concentra l’attenzione soprattutto sulle persone più vulnerabili.
Ma perché il caldo può essere un problema per il cuore? E quali persone devono prestare maggiore attenzione?
Per mantenere la temperatura corporea entro limiti normali, l’organismo mette in moto diversi meccanismi di raffreddamento. Uno dei principali è la vasodilatazione: i vasi sanguigni della pelle si dilatano per permettere al sangue di raggiungere più facilmente la superficie corporea e disperdere calore.
Contemporaneamente aumenta la sudorazione, attraverso la quale il corpo perde acqua e sali minerali.
Il risultato è che il sistema cardiovascolare deve adattarsi continuamente. Il cuore può aumentare la frequenza dei battiti per mantenere una quantità adeguata di sangue in circolazione, mentre la perdita di liquidi può ridurre il volume plasmatico.
Una revisione della European Society of Cardiology spiega che l’esposizione al caldo può aumentare il carico di lavoro del cuore, favorire disidratazione, alterazioni della pressione e condizioni che rendono il sangue più incline alla coagulazione.
Per una persona sana, questi meccanismi vengono generalmente compensati senza conseguenze importanti. In chi ha già una malattia cardiovascolare, invece, la situazione può essere più delicata.
Durante un’ondata di calore il cuore può trovarsi a lavorare più intensamente proprio mentre l’organismo perde liquidi.
La disidratazione riduce il volume di sangue circolante e può contribuire a modificare pressione e frequenza cardiaca. In condizioni di forte stress termico possono inoltre verificarsi alterazioni degli elettroliti, importanti per il normale funzionamento dei muscoli e dell’attività elettrica del cuore.
Per chi presenta già arterie coronarie compromesse, ipertensione, scompenso cardiaco o altre patologie cardiovascolari, questo ulteriore carico può diventare più difficile da compensare.
Il legame non è soltanto teorico. Uno studio presentato nel 2026 al congresso ESC Preventive Cardiology ha analizzato oltre 8 milioni di persone nell’Europa orientale, rilevando che le ondate di calore erano associate a un aumento degli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori. Nel giorno di esposizione a un’ondata di calore, gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori sono aumentati del 7,5%, mentre le morti cardiovascolari sono aumentate del 9,5%.
Si tratta di dati osservazionali e provenienti da una specifica popolazione, quindi non possono essere tradotti automaticamente nello stesso aumento di rischio per ogni persona. Ma rafforzano l’evidenza che le temperature estreme rappresentino uno stress importante per il sistema cardiovascolare.
Il caldo intenso non interessa soltanto il cuore. La disidratazione e le alterazioni della circolazione possono contribuire a creare condizioni sfavorevoli anche per il sistema cerebrovascolare. In particolare, le persone che presentano già fattori di rischio per l’ictus possono essere più vulnerabili durante le condizioni climatiche estreme.
La European Society of Cardiology considera infatti gli eventi cerebrovascolari tra le conseguenze cardiovascolari che possono aumentare durante le esposizioni a temperature molto elevate.
Questo non significa che una giornata calda provochi automaticamente un infarto o un ictus. Il rischio dipende dalla temperatura, dalla durata dell’esposizione, dalle condizioni individuali e dalla presenza di altri fattori di rischio.
Il caldo può mettere alla prova chiunque, ma alcune persone hanno una vulnerabilità maggiore.
Tra queste ci sono soprattutto gli anziani, le persone con malattie cardiovascolari e chi soffre di patologie croniche. Anche chi assume regolarmente determinati farmaci può avere una maggiore difficoltà a compensare gli effetti delle temperature elevate.
Il sistema di prevenzione italiano considera inoltre particolarmente vulnerabili i bambini piccoli, le donne in gravidanza e le persone con malattie croniche.
Per quanto riguarda il cuore, l’attenzione dovrebbe essere ancora maggiore in presenza di scompenso cardiaco, malattia coronarica, precedenti eventi cardiovascolari, aritmie o pressione arteriosa non ben controllata.
Anche chi svolge attività fisica intensa o lavora all’aperto durante le ore più calde è maggiormente esposto allo stress termico.
Un aspetto che può creare confusione riguarda la pressione. La vasodilatazione provocata dal caldo può determinare una riduzione della pressione arteriosa. Il corpo può però reagire aumentando la frequenza cardiaca per cercare di mantenere una circolazione adeguata.
Per questo una persona che assume farmaci antipertensivi potrebbe sperimentare più facilmente alcuni disturbi durante le giornate molto calde, come debolezza, capogiri o sensazione di svenimento.
Questo non significa che bisogna modificare autonomamente la terapia. Al contrario: i farmaci per la pressione non devono essere sospesi o ridotti senza aver parlato con il medico.
Bere a sufficienza durante le giornate calde è particolarmente importante perché la sudorazione comporta una perdita continua di liquidi.
La disidratazione può manifestarsi inizialmente con sete intensa, bocca asciutta, stanchezza, debolezza, mal di testa e urine più scure. Se peggiora, possono comparire confusione, vertigini e altri sintomi più importanti.
Il rischio aumenta quando si trascorre molto tempo all’aperto, si pratica attività fisica o si rimane esposti al caldo per molte ore.
Per le persone con alcune patologie, tuttavia, anche l’assunzione di liquidi può richiedere indicazioni personalizzate. Chi soffre di scompenso cardiaco o di alcune malattie renali, per esempio, può avere precise indicazioni sulla quantità di liquidi da assumere: in questi casi è importante seguire le indicazioni del proprio medico.
Un elemento importante è che il rischio non dipende esclusivamente dalla temperatura massima. Umidità, durata dell’ondata di calore, mancanza di ventilazione, esposizione diretta al sole e attività fisicapossono rendere più difficile per l’organismo disperdere calore.
Anche l’inquinamento atmosferico può peggiorare la situazione. Lo studio presentato all’ESC nel 2026 ha rilevato che alcuni inquinanti atmosferici possono amplificare gli effetti cardiovascolari delle temperature estreme.
Per questo una giornata molto calda trascorsa al sole, con attività fisica intensa e poca possibilità di raffreddarsi, non equivale a una giornata con la stessa temperatura trascorsa in un ambiente fresco.
La prevenzione passa soprattutto dalla riduzione dell’esposizione nelle ore più calde. È consigliabile cercare di rimanere in ambienti freschi, evitare l’attività fisica intensa nelle ore centrali della giornata, bere regolarmente e utilizzare abiti leggeri. È inoltre importante prestare particolare attenzione alle persone anziane o fragili che vivono sole.
Chi assume farmaci per il cuore, la pressione o altre patologie croniche dovrebbe seguire le indicazioni del proprio medico e non modificare autonomamente dosaggi o orari della terapia.
E quando compaiono sintomi improvvisi come dolore o pressione al petto, difficoltà respiratoria importante, perdita di coscienza, confusione improvvisa, difficoltà a parlare o debolezza di un lato del corpo, non bisogna attribuirli semplicemente al caldo: sono segnali che richiedono una valutazione medica urgente.
Le evidenze scientifiche degli ultimi anni mostrano sempre più chiaramente che le temperature estreme possono avere conseguenze sul sistema cardiovascolare. I dati più recenti dell’ESC confermano l’associazione tra ondate di calore ed eventi cardiovascolari, mentre le autorità sanitarie italiane continuano a monitorare quotidianamente l’evoluzione delle condizioni climatiche e i loro effetti sulla salute.
Il messaggio, però, non deve essere allarmistico. Per la maggior parte delle persone, proteggersi dal caldo significa soprattutto evitare esposizioni inutilmente prolungate e mantenere una buona idratazione. Per chi ha già problemi cardiovascolari o appartiene a una categoria fragile, invece, la prudenza deve essere maggiore.
In questi giorni di temperature elevate, quindi, non è soltanto una questione di sopportare qualche grado in più: quando il caldo diventa estremo, anche il cuore deve lavorare di più.