Lifestyle

Colesterolo alto, cambiare alimentazione può abbassare davvero l’LDL? Cosa ha scoperto un nuovo studio

Quando si parla di colesterolo alto, la prima cosa che viene in mente è spesso una domanda: è possibile cercare di abbassarlo intervenendo anche sull’alimentazione?

La risposta non è uguale per tutti, soprattutto quando il colesterolo elevato ha una componente genetica. Ma un nuovo studio offre un dato interessante: anche nelle persone con ipercolesterolemia familiare, una modifica importante della dieta può produrre una riduzione misurabile del colesterolo LDL, quello comunemente chiamato “cattivo”.

La ricerca ha confrontato una dieta basata esclusivamente su alimenti vegetali integrali con una dieta di tipo occidentale standard. Il risultato ha attirato l’attenzione perché, dopo appena quattro settimane, il valore di LDL è risultato significativamente più basso durante il periodo trascorso con la dieta vegetale.

Il dato più importante? La riduzione è stata del 17,9%.

Ma prima di trasformare questo risultato in un invito a eliminare carne, uova e formaggi dalla tavola, bisogna capire bene che cosa hanno fatto i ricercatori e soprattutto quali sono i limiti dello studio.

Che cosa ha scoperto il nuovo studio sul colesterolo

Che cosa ha scoperto il nuovo studio sul colesterolo (blitzquotidiano.it)

La ricerca ha coinvolto 50 adulti con ipercolesterolemia familiare eterozigote, una condizione genetica che può provocare livelli elevati di colesterolo LDL e aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari in età più giovane.

I partecipanti non assumevano farmaci per abbassare il colesterolo durante lo studio. I ricercatori hanno utilizzato un particolare disegno sperimentale chiamato trial crossover. Ogni partecipante ha seguito entrambe le alimentazioni, in periodi differenti e in ordine casuale.

Per quattro settimane ha seguito una dieta completamente vegetale composta da alimenti integrali; per altre quattro settimane ha invece seguito una dieta standard americana. Tra i due periodi era previsto un intervallo di sospensione.

Un elemento importante è che le due diete erano isocaloriche: l’apporto energetico veniva mantenuto sostanzialmente equivalente. In questo modo i ricercatori hanno cercato di capire quanto potesse incidere la composizione della dieta, senza confondere il risultato con una semplice riduzione delle calorie.

LDL più basso con la dieta vegetale

Al termine dei quattro settimane di ciascun periodo, i ricercatori hanno misurato diversi fattori di rischio cardiovascolare. Il risultato più significativo ha riguardato proprio il colesterolo LDL.

Rispetto alla dieta standard americana, l’alimentazione basata su cibi vegetali integrali ha prodotto una riduzione dell’LDL di circa 17,9%.

Si tratta di un risultato tutt’altro che trascurabile, soprattutto considerando che i partecipanti avevano una predisposizione genetica all’ipercolesterolemia.

La ricerca suggerisce quindi che anche quando l’organismo presenta una difficoltà ereditaria nella gestione del colesterolo, la dieta può comunque influenzare in maniera significativa il profilo lipidico. Questo non significa però che l’alimentazione possa sostituire automaticamente i farmaci.

Che cos’è l’ipercolesterolemia familiare?

Per capire il valore dello studio bisogna fare un passo indietro. L’ipercolesterolemia familiare è una condizione genetica caratterizzata da livelli elevati di colesterolo LDL. Nella forma eterozigote, una persona eredita una variante genetica da uno dei genitori.

Il problema riguarda soprattutto la capacità dell’organismo di eliminare il colesterolo LDL dal sangue.

Per questo motivo, chi soffre di ipercolesterolemia familiare può avere valori elevati anche se segue un’alimentazione equilibrata, pratica attività fisica e mantiene un peso normale.

È proprio questo aspetto a rendere interessante il nuovo studio: i ricercatori non hanno scelto persone con un semplice aumento del colesterolo legato allo stile di vita, ma individui con una predisposizione genetica ben precisa.

Perché una dieta vegetale può influenzare il colesterolo?

La spiegazione non dipende da un singolo alimento. Una dieta basata su alimenti vegetali integrali tende infatti a modificare contemporaneamente diversi elementi dell’alimentazione.

Tra questi ci sono una maggiore quantità di fibre, un maggiore consumo di legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca e semi e, generalmente, una minore presenza di grassi saturi rispetto a molti modelli alimentari occidentali.

Le fibre solubili, in particolare, possono contribuire alla riduzione dell’LDL interferendo con il riassorbimento degli acidi biliari nell’intestino e favorendo l’utilizzo del colesterolo da parte del fegato.

Anche la sostituzione dei grassi saturi con grassi insaturi può avere un ruolo importante nella gestione del profilo lipidico.

Il punto, quindi, non è trovare “il cibo che abbassa il colesterolo”, ma considerare l’effetto complessivo di ciò che viene messo nel piatto ogni giorno.

Non serve mangiare solo insalata

Quando si parla di dieta vegetale, molte persone immaginano automaticamente piatti fatti esclusivamente di verdure. Non è questo il modello studiato.

Un’alimentazione vegetale basata su alimenti integrali può comprendere legumi, cereali integrali, verdure, frutta, frutta secca e semi, creando pasti molto più completi e sazianti.

Per esempio, un piatto composto da lenticchie, orzo e verdure rappresenta una combinazione completamente diversa, dal punto di vista nutrizionale, rispetto a un semplice contorno di insalata.

Anche la colazione può cambiare: avena, frutta fresca e frutta secca possono aumentare l’apporto di fibre e sostanze vegetali. È quindi l’intero modello alimentare a essere importante, non l’eliminazione di un singolo ingrediente.

E la carne va eliminata?

Non necessariamente. Questo è uno dei punti sui quali bisogna essere particolarmente precisi. Lo studio ha confrontato una dieta completamente vegetale con una dieta standard americana, ma non dimostra che eliminare per sempre la carne sia necessario per abbassare il colesterolo.

Inoltre, una dieta onnivora può essere costruita in modi molto diversi.

Un’alimentazione ricca di verdure, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine di oliva, con quantità moderate di carne e alimenti ricchi di grassi saturi, è molto diversa da una dieta occidentale caratterizzata da grandi quantità di carni lavorate, prodotti ultraprocessati e grassi saturi.

Per questo motivo sarebbe sbagliato trasformare lo studio in una contrapposizione semplicistica tra “vegetale buono” e “carne cattiva”.

Il risultato del 17,9% è importante, ma non significa che basti la dieta

C’è un’altra distinzione fondamentale. Una riduzione del 17,9% dell’LDL può essere clinicamente interessante, ma nelle persone con ipercolesterolemia familiare i valori di partenza possono essere molto elevati.

Per alcuni pazienti, una modifica alimentare potrebbe quindi non essere sufficiente a raggiungere il livello di LDL considerato appropriato in base al loro rischio cardiovascolare.

In questi casi possono essere necessari farmaci specifici, come statine, ezetimibe o altri trattamenti ipolipemizzanti.

La dieta dovrebbe quindi essere vista come uno degli strumenti a disposizione, non come una sostituzione automatica della terapia prescritta dal medico.

Quanto può abbassare il colesterolo una dieta vegetariana?

Il nuovo studio non è il primo a trovare un’associazione tra alimentazione vegetale e livelli più bassi di LDL.

Una precedente meta-analisi pubblicata sull’European Heart Journal aveva analizzato studi clinici randomizzati che confrontavano diete vegetariane o vegane con diete onnivore. Nel complesso, le diete vegetali erano associate a una riduzione media dell’LDL di circa 0,30 mmol/L, equivalente a circa il 10% rispetto ai valori di partenza.

Il nuovo trial aggiunge però un elemento interessante: la ricerca è stata condotta proprio in persone con ipercolesterolemia familiare, cioè in una popolazione nella quale l’effetto della dieta potrebbe sembrare più difficile da ottenere.

Il risultato non è quindi completamente isolato, ma si inserisce in una letteratura scientifica più ampia.

Quali alimenti mettere più spesso nel piatto?

Se l’obiettivo è migliorare l’alimentazione per favorire un profilo lipidico più favorevole, non è necessario rivoluzionare tutto dall’oggi al domani. Una delle strategie più semplici consiste nell’aumentare progressivamente la presenza di legumi, come ceci, lenticchie e fagioli.

Anche avena e orzo sono interessanti per il loro contenuto di fibre solubili. Un recente trial randomizzato ha inoltre studiato proprio il rapporto tra consumo di avena, microbiota intestinale e riduzione del colesterolo in persone con sindrome metabolica.

Frutta, verdura, frutta secca e semi completano il quadro, mentre per i condimenti l’olio extravergine di oliva rappresenta una fonte di grassi insaturi.

Il principio generale è semplice: più alimenti vegetali integrali e meno prodotti ricchi di grassi saturi e ultraprocessati.

Published by
Claudia Montanari