Colesterolo alto, un nuovo farmaco riduce l'LDL fino al 56%: cosa cambia per chi ha già problemi cardiovascolari (blitzquotidiano.it)
Abbassare il colesterolo LDL, quello comunemente chiamato “cattivo”, è uno degli obiettivi più importanti quando una persona ha già sviluppato una malattia cardiovascolare aterosclerotica. Eppure, nonostante le terapie disponibili, arrivare ai valori raccomandati dalle linee guida non è sempre semplice.
Ora un nuovo studio mette a confronto diretto due strategie farmacologiche e mostra una differenza molto marcata: dopo 150 giorni, inclisiran ha ridotto il colesterolo LDL in media del 56,3%, contro il 15,4% ottenuto con l’acido bempedoico.
I risultati dello studio VICTORION-Challenge sono stati presentati al congresso 2026 della European Society of Cardiology e pubblicati il 31 agosto sull’European Heart Journal.
L’LDL non è semplicemente un valore da controllare nelle analisi del sangue. Quando è elevato, le particelle di LDL possono accumularsi nella parete delle arterie e contribuire alla formazione e alla progressione delle placche aterosclerotiche.
Per questo, nelle persone che hanno già una malattia cardiovascolare aterosclerotica, la riduzione dell’LDL rappresenta una delle strategie centrali della prevenzione di nuovi eventi cardiovascolari.
Il problema è che una parte dei pazienti, anche quando segue una terapia, continua a rimanere sopra il proprio obiettivo. Le linee guida europee considerano infatti fondamentale intensificare il trattamento quando il valore di LDL rimane troppo elevato rispetto al rischio cardiovascolare individuale.
È proprio da questa difficoltà che nasce il nuovo confronto.
VICTORION-Challenge è uno studio di fase IV, randomizzato e in aperto che ha confrontato direttamente inclisiran e acido bempedoico in persone con malattia cardiovascolare aterosclerotica ad alto o altissimo rischio.
Sono stati coinvolti 402 pazienti, con un’età media di circa 63 anni. Al momento dell’ingresso nello studio avevano un valore medio di LDL di circa 94 mg/dL e stavano già assumendo statine, con o senza ezetimibe. Per essere inclusi dovevano avere un LDL di almeno 70 mg/dL.
L’obiettivo principale era verificare quanto cambiasse la concentrazione di LDL rispetto al valore di partenza dopo 150 giorni.
Il risultato ha mostrato una differenza netta.
Nel gruppo trattato con inclisiran, la riduzione media dell’LDL è stata del 56,3%. Nel gruppo che ha ricevuto acido bempedoico è stata invece del 15,4%.
La differenza tra i due trattamenti è stata quindi di circa 41 punti percentuali. In termini assoluti, la riduzione dell’LDL è stata di 53,4 mg/dL con inclisiran contro 17,5 mg/dL con acido bempedoico.
C’è un altro dato dello studio particolarmente interessante.
Non è stato analizzato soltanto quanto si abbassasse il colesterolo, ma anche quanti pazienti riuscissero a raggiungere il target individuale di LDL previsto per il loro livello di rischio cardiovascolare.
Dopo 150 giorni, l’obiettivo era stato raggiunto dal 78,2% dei pazienti trattati con inclisiran, contro il 20,3% di quelli che avevano ricevuto acido bempedoico.
In altre parole, nel gruppo inclisiran quasi otto persone su dieci erano arrivate al proprio target, mentre nel gruppo acido bempedoico il risultato riguardava circa una persona su cinque. L’analisi ha mostrato un odds ratio aggiustato di 16,36 per il raggiungimento del target a favore di inclisiran.
Il vantaggio è rimasto evidente indipendentemente dal fatto che i pazienti assumessero o meno ezetimibe.
La differenza tra i due trattamenti riguarda anche il loro meccanismo d’azione.
Inclisiran utilizza una tecnologia basata sull’RNA interferente, o siRNA. In pratica, agisce a livello epatico riducendo la produzione della proteina PCSK9. Una minore quantità di PCSK9 permette al fegato di mantenere più recettori disponibili per rimuovere le particelle LDL dal sangue.
È una strategia diversa rispetto a quella dell’acido bempedoico, che agisce invece sulla sintesi del colesterolo nel fegato attraverso l’inibizione dell’enzima ATP-citrato liasi.
Un aspetto particolare di inclisiran è inoltre la frequenza di somministrazione: nell’Unione europea viene somministrato con un’iniezione sottocutanea iniziale, una seconda dopo tre mesi e successivamente ogni sei mesi. Il trattamento è indicato, insieme alla dieta e in genere alla terapia con statine o ad altre terapie ipolipemizzanti, quando gli obiettivi di LDL non vengono raggiunti.
Un altro elemento importante è che la maggiore riduzione dell’LDL non è stata accompagnata, nello studio, da una differenza evidente nella frequenza complessiva degli eventi avversi.
Gli eventi avversi emergenti durante il trattamento sono stati registrati nel 63,1% dei pazienti con inclisiran e nel 59,8% di quelli trattati con acido bempedoico.
Anche gli eventi avversi gravi sono risultati comparabili: 5,9% con inclisiran contro 7,5% con acido bempedoico.
Tra gli eventi più frequentemente segnalati nel gruppo inclisiran figuravano nasofaringite, ipertensione e mialgia. È stato inoltre registrato un decesso, considerato non correlato al trattamento.
È questo uno dei punti più importanti da chiarire nell’interpretazione dello studio.
VICTORION-Challenge ha dimostrato che inclisiran abbassa l’LDL molto più dell’acido bempedoico in questa popolazione e nell’arco di 150 giorni. Non è invece uno studio progettato per dimostrare che questo trattamento prevenga più infarti, ictus o decessi cardiovascolari rispetto all’altro.
Per inclisiran è ancora in corso ORION-4, un grande studio randomizzato progettato proprio per valutare gli effetti sugli eventi cardiovascolari. Il trial ha arruolato oltre 16.000 persone con malattia cardiovascolare aterosclerotica e il follow-up dovrebbe completarsi nel 2026, con risultati attesi nel 2027.
Questo significa che i nuovi dati sono molto interessanti dal punto di vista del controllo del colesterolo, ma non autorizzano ancora a dire che inclisiran “salvi più vite” o “prevenga più infarti” rispetto all’acido bempedoico sulla base di questo singolo studio.
Il dato ottenuto dopo 150 giorni è importante anche per un’altra ragione: quando si parla di rischio cardiovascolare, non conta soltanto arrivare rapidamente a un valore basso di LDL, ma riuscire a mantenerlo nel tempo.
Per chi ha già una malattia aterosclerotica, il trattamento del colesterolo è infatti una strategia di prevenzione a lungo termine.
Ed è proprio per questo che le terapie vengono spesso utilizzate in combinazione e adattate alla risposta del singolo paziente. Le statine continuano a rappresentare la base del trattamento per la maggior parte delle persone che possono assumerle; altri farmaci possono essere aggiunti quando l’obiettivo non viene raggiunto o quando esistono problemi di tollerabilità.
L’inclisiran, quindi, non va interpretato come un farmaco che sostituisce automaticamente le statine. In Europa è autorizzato proprio come parte di una strategia di riduzione dell’LDL nei pazienti che non raggiungono gli obiettivi con la dose massima tollerata di statina oppure che non possono assumere statine.