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Colesterolo, perché può aumentare con la menopausa? Cosa cambia nel corpo dopo i 50 anni

Per molte donne la menopausa coincide con cambiamenti che vanno ben oltre il ciclo mestruale e le vampate di calore. Il corpo modifica il modo in cui distribuisce il grasso, il metabolismo può cambiare e anche alcuni valori delle analisi del sangue possono iniziare a essere diversi rispetto agli anni precedenti. Tra questi c’è il colesterolo.

Può capitare infatti che una donna che ha sempre avuto valori nella norma si ritrovi, tra i 45 e i 55 anni, con un colesterolo LDL più alto senza aver modificato radicalmente la propria alimentazione.

Non è necessariamente un caso. La ricerca mostra che la transizione menopausale è associata a cambiamenti nel metabolismo dei lipidi, con un aumento dell’LDL e, in alcune donne, anche dei trigliceridi. Il fenomeno è collegato soprattutto alla progressiva riduzione degli estrogeni, anche se età, peso, attività fisica, alimentazione e altri fattori contribuiscono al quadro complessivo.

E c’è un aspetto importante da chiarire: non bisogna aspettare la fine delle mestruazioni per occuparsi della salute cardiovascolare. I cambiamenti possono iniziare già durante la perimenopausa.

Perché la menopausa può far aumentare il colesterolo?

Il protagonista principale è l’estrogeno. Prima della menopausa, gli estrogeni prodotti dalle ovaie svolgono numerose funzioni nell’organismo, tra cui influenzare il metabolismo dei grassi e il sistema cardiovascolare.

Con l’avvicinarsi della menopausa, la produzione di questi ormoni diminuisce progressivamente. Questo cambiamento può modificare il modo in cui il fegato gestisce le lipoproteine presenti nel sangue.

Il risultato può essere un profilo lipidico meno favorevole, caratterizzato soprattutto da un aumento del colesterolo LDL.

Una recente revisione pubblicata nel 2026 descrive proprio questo meccanismo: la riduzione degli estrogeni durante la transizione menopausale è associata a un aumento dell’LDL e dei trigliceridi e a cambiamenti nella composizione e nella funzione delle HDL.

Non significa che ogni donna avrà automaticamente il colesterolo alto, ma che la menopausa rappresenta una fase nella quale il profilo lipidico può cambiare.

Il colesterolo può aumentare già prima della menopausa

Questo è uno degli aspetti più interessanti. Quando si parla di menopausa si pensa generalmente al momento in cui le mestruazioni scompaiono definitivamente. Dal punto di vista cardiovascolare, però, bisogna considerare anche gli anni precedenti.

La perimenopausa è il periodo nel quale iniziano le modificazioni ormonali che portano alla menopausa. Durante questa fase possono già verificarsi cambiamenti nei lipidi del sangue.

Una ricerca che ha seguito donne durante la transizione menopausale ha osservato un aumento del colesterolo totale e dell’LDL durante il passaggio dalla fase premenopausale a quella postmenopausale.

Anche i dati dello studio SWAN, che ha seguito migliaia di donne durante la mezza età, indicano che colesterolo LDL, trigliceridi e altri fattori di rischio cardiovascolare possono aumentare soprattutto nella fase finale della perimenopausa e all’inizio della postmenopausa.

Per questo motivo il controllo del colesterolo non dovrebbe iniziare soltanto quando le mestruazioni sono terminate.

Quanto può aumentare l’LDL?

Quanto può aumentare l’LDL? (blitzquotidiano.it)

Non esiste un numero uguale per tutte. La variazione dipende dalla situazione di partenza, dalla genetica, dal peso corporeo, dall’alimentazione, dall’attività fisica e da altri fattori di rischio.

Alcuni studi longitudinali hanno comunque documentato aumenti significativi. In una ricerca che ha seguito donne durante la transizione menopausale, il passaggio alla postmenopausa è stato associato a un aumento dell’LDL di circa il 19% rispetto ai valori osservati alcuni anni prima.

Un’altra ricerca ha rilevato che il colesterolo totale e l’LDL aumentavano soprattutto durante la perimenopausa, mentre le modificazioni di altri parametri potevano essere differenti.

Sono dati utili per capire il fenomeno, ma non devono essere interpretati come una previsione individuale: non significa che ogni donna vedrà aumentare il proprio LDL del 19%.

Non cambia solo il colesterolo

La menopausa non modifica soltanto i valori delle lipoproteine. Con il calo degli estrogeni possono cambiare anche la distribuzione del grasso corporeo, la sensibilità all’insulina e alcuni aspetti del metabolismo energetico.

Molte donne osservano, per esempio, una maggiore tendenza ad accumulare grasso nella zona addominale rispetto agli anni precedenti.

Questo cambiamento è importante perché il grasso viscerale è metabolicamente attivo ed è associato a una maggiore probabilità di sviluppare insulino-resistenza, alterazioni dei trigliceridi, pressione alta e altri fattori che contribuiscono al rischio cardiovascolare.

In altre parole, il possibile aumento dell’LDL durante la menopausa non deve essere considerato isolatamente: è parte di un cambiamento metabolico più ampio.

Perché il cuore diventa un tema ancora più importante dopo la menopausa?

Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di morte anche nelle donne.

Durante la fase riproduttiva, il rischio cardiovascolare delle donne è generalmente più basso rispetto a quello degli uomini della stessa età. Con l’avanzare dell’età e la transizione menopausale, però, questa differenza si riduce e diversi fattori di rischio diventano più frequenti.

L’American Heart Association considera la transizione menopausale una fase importante per la prevenzione cardiovascolare, proprio perché in questo periodo possono aumentare LDL, pressione arteriosa e altri fattori di rischio.

Questo non significa che la menopausa “causi” direttamente infarto o ictus. Significa che è una finestra della vita nella quale diventa particolarmente utile controllare e correggere i fattori di rischio modificabili.

Cosa fare se il colesterolo aumenta durante la menopausa?

La prima cosa da evitare è pensare che l’aumento sia inevitabile e che quindi non ci sia nulla da fare.

Al contrario, la menopausa può essere un buon momento per controllare con maggiore attenzione il proprio profilo cardiovascolare.

L’alimentazione rimane uno dei principali strumenti. Un modello alimentare ricco di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca e fonti di grassi insaturi, come l’olio extravergine di oliva, può contribuire a mantenere un profilo lipidico più favorevole.

Al contrario, è utile limitare l’eccesso di grassi saturi, presenti soprattutto in alcuni alimenti di origine animale e in numerosi prodotti ultraprocessati.

Non è però necessario trasformare la dieta in una lista di divieti.

La qualità complessiva dell’alimentazione conta più della demonizzazione di un singolo alimento.

Anche l’attività fisica può diventare più importante

Con il passare degli anni la massa muscolare tende naturalmente a ridursi, mentre diventa più facile accumulare grasso nella zona addominale.

Per questo, durante la menopausa, l’attività fisica può avere un ruolo particolarmente importante.

Camminare, andare in bicicletta, nuotare o praticare altre attività aerobiche aiuta a mantenere una buona efficienza cardiovascolare. A questo è utile aggiungere esercizi di forza, che aiutano a preservare massa muscolare e funzionalità fisica.

L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto “bruciare calorie”, ma mantenere nel tempo un corpo metabolicamente attivo.

E se il colesterolo rimane alto nonostante uno stile di vita sano?

È un punto fondamentale. Non tutte le alterazioni del colesterolo possono essere risolte con la dieta e l’esercizio fisico.

La componente genetica può avere un peso importante e, in alcune persone, il rischio cardiovascolare può rendere necessario un trattamento farmacologico.

Le nuove linee guida 2026 dell’American Heart Association e dell’American College of Cardiology sottolineano l’importanza di valutare il rischio cardiovascolare complessivo, non soltanto il valore dell’LDL preso isolatamente. Le raccomandazioni includono anche l’utilizzo selettivo di altri marcatori, come la lipoproteina(a) e l’apolipoproteina B, per migliorare la valutazione del rischio in determinate persone.

Quindi, se il colesterolo aumenta durante la menopausa, non bisogna né allarmarsi né ignorare il dato. È più utile discuterne con il proprio medico e valutare il quadro nel suo insieme.

La terapia ormonale può abbassare il colesterolo?

Questa è una domanda frequente, ma la risposta richiede cautela. Gli estrogeni possono effettivamente influenzare favorevolmente alcuni parametri lipidici. Studi clinici hanno mostrato che la terapia estrogenica può modificare LDL, HDL e altri componenti del profilo lipidico.

Una recente meta-analisi del 2026 che ha confrontato terapia estrogenica orale e transdermica ha rilevato differenze soprattutto sull’HDL e sui trigliceridi, mentre non sono state osservate differenze significative tra le due vie di somministrazione per le variazioni di colesterolo totale e LDL.

Ma questo non significa che la terapia ormonale debba essere prescritta per abbassare il colesterolo.

La terapia ormonale della menopausa viene valutata principalmente in base ai sintomi, all’età, al tempo trascorso dalla menopausa, ai benefici attesi e ai possibili rischi individuali.

Il fatto che gli estrogeni influenzino il metabolismo lipidico non è sufficiente, da solo, a indicare una terapia ormonale.

Dopo i 50 anni non è il momento di ignorare il colesterolo

Il cambiamento del profilo lipidico durante la menopausa è uno dei motivi per cui questa fase della vita merita maggiore attenzione anche dal punto di vista cardiovascolare.

Il calo degli estrogeni può contribuire all’aumento dell’LDL e ad altri cambiamenti metabolici, ma non è l’unica spiegazione. Età, genetica, alimentazione, attività fisica, peso, pressione arteriosa, diabete e altri fattori possono sommarsi e modificare il rischio individuale.

La buona notizia è che molti di questi elementi possono essere monitorati e, quando necessario, modificati.

Per questo la menopausa non dovrebbe essere considerata soltanto come la fine del ciclo mestruale. È anche una nuova fase della salute cardiovascolare, nella quale vale la pena conoscere i propri valori di pressione, glicemia e colesterolo e intervenire precocemente quando qualcosa cambia.

E se un esame del sangue mostra un LDL più alto rispetto agli anni precedenti, non significa necessariamente che si stia facendo qualcosa di sbagliato.

A volte è semplicemente il corpo che sta attraversando una nuova fase. Capire cosa sta cambiando è il primo passo per poter intervenire nel modo giusto.

Published by
Claudia Montanari