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Dentro le canzoni. Il giro di accordi degli anni Cinquanta: Frank Zappa, Elton John, The Rolling Stones…

Con questo articolo, inizia un piccolo esperimento, con il quale spero di contribuire un minimo a un allenamento dell’ascolto critico per molti di voi. Vi porterò in alcuni viaggi all’interno delle canzoni, per osservare alcuni elementi che ritornano spesso, come vengono utilizzati e come cambiano. Cominciamo ad entrare dentro le canzoni con il giro di accordi degli anni Cinquanta. Ma non vi preoccupate: non serve una conoscenza di teoria musicale o di armonia per seguire il discorso. Serve solo un orecchio disposto ad ascoltare.

Quando i musicisti parlano tra loro di un brano e lo devono descrivere rapidamente, spesso si limitano a fornire gli accordi che lo compongono. Eppure, lo sappiamo benissimo tutti, ciò che rimane impresso nella memoria dell’ascoltatore è ben altro: la melodia, ad esempio, o le atmosfere. Tanto più che ci sono alcuni “giri” di accordi che sono stati utilizzati e riutilizzati centinaia di volte nella costruzione di brani anche molto diversi fra loro.

Il giro di accordi degli anni Cinquanta è probabilmente uno degli esempi più eclatanti. Tanto che si guadagnò diversi appellativi: giro di accordi degli anni Cinquanta, giro di accordi doo-wop, giro di accordi di Heart and Soul, giro di accordi di Stand By Me.

Ecco, io credo che tutti conosciate benissimo Stand By Me, un grande classico registrato da Ben E. King nel 1961, tra l’altro colonna sonora in diversi film, tra cui l’omonimo Stand By Me – Ricordo di un’estate del 1986. Provate a tenere presente questa canzone mentre incontrate gli altri esempi che vi propongo e mettetela mentalmente a confronto, per individuare le similitudini che, ovviamente, sono nel giro di accordi.

O se preferite, prendete a riferimento Heart and Soul, famosissimo brano del 1938 di Larry Clinton and His Orchestra. O potete prendere uno qualsiasi dei brani che seguono come modello sul quale fare il confronto. Perché ciò che importa veramente non sono gli accordi specifici di un brano, ma il rapporto fra di loro. Potrei partire da un qualsiasi accordo, ma se i rapporti, le “distanze” tra gli accordi sono quelle, si tratterà sempre della stessa progressione armonica. Insisto, anche se non siete esperti di teoria musicale, sarà più che sufficiente tenere a mente e nell’orecchio il giro di Stand By Me e confrontarlo con i brani che vi propongo.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta questo giro di accordi era diventato uno standard, al punto che quasi tutti i grandi successi si basavano su questa sequenza armonica, anche se ne risultavano brani molto diversi fra loro. Ad esempio c’erano Earth Angel dei Penguins del 1954, Donna di Richie Valens del 1958, Angel Baby dei Rosie and the Originals del 1960, o Please Mr. Postman dei Marvelettes del 1961. Tutti brani che condividevano lo stesso giro di accordi. Sam Cooke scrisse almeno tre successi utilizzando sempre questo stesso giro di accordi: Loveable nel 1956, Chain Gang nel 1960, Twistin’ the Night Away nel 1962. Alcuni brani hanno avuto una lunghissima storia di reinterpretazioni fino ai giorni nostri, come ad esempio A Teenager in Love, registrata originariamente dai Dion and the Belmonts nel 1959 e ripresa dai Red Hot Chili Peppers nel 2002.

Il giro di accordi degli anni Cinquanta divenne gradualmente sinonimo di canzone romantica, sentimentalismo, nostalgia d’amore. In qualche maniera, quella progressione armonica richiamava alla memoria le rassicuranti scenette domestiche della classica famiglia americana del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta. Ma, come sempre avviene nella musica, gli ambiti di senso legati a una particolare caratteristica possono slittare. E gli artisti e i musicisti sono maestri nel creare questo spostamento e nell’utilizzare in maniera anche sarcastica, a volte, la sensazione che una certa caratteristica musicale ci procura. Così, già nel 1955, Pete Seeger utilizzava il giro di accordi degli anni Cinquanta per una delle canzoni politiche più famose della storia del folk americano: Where Have All the Flowers Gone?

Negli anni Settanta, troviamo la stessa sequenza armonica in brani sentimentali come I Wanna Be With You dei Raspberries del 1972, Mandy di Barry Manilow del 1974, Those Magic Changes degli Sha Na Na del 1978 e anche nel celebre ritornello di I Will Always Love You di Dolly Parton del 1974, in seguito resa ancora più famosa dall’interpretazione di Whitney Houston del 1992. Ma, come vedremo più avanti, accanto a questi esempi sentimentali troviamo una serie di brani che giocano con il senso generale veicolato da questo giro di accordi per raccontarci ben altre storie.

Negli anni Ottanta, sono ancora molte le canzoni sentimentali che utilizzano senza vergogna il giro di accordi degli anni Cinquanta, ma si fa sempre più strada l’idea di usare questa sequenza armonica per raccontare storie diverse. Così, nel 1986 Jackson Browne incide In the Shape of a Heart per il suo album Lives in the Balance. Ma nel 1987 gli Starship pubblicano Nothing’s Gonna Stop Us Now, inclusa nell’album No Protection.

Nel 1990, poi, troviamo Joey dei Concrete Blonde, inclusa in Bloodletting, che si contrappone a Sweat (A La La La La Long), famoso brano reggae degli Inner Circle tratto da Bad to the Bone del 1992.

Più recentemente, i Tennis hanno utilizzato la stessa sequenza di accordi per Marathon, brano incluso in Cape Dory del 2011, e i Vaccines se ne sono serviti per I Always Knew, tratta da Come of Age del 2012.

Tutti questi brani possono funzionare come riferimento per il vostro orecchio, per cercare le somiglianze con gli esempi che seguono, perché tutti si basano sulla stessa sequenza armonica. Ma allora come fanno ad essere così diversi e a proporci atmosfere così lontane fra loro?

Be’, ovviamente gli accordi non sono tutto. Ma anche se ci limitiamo al giro armonico di un brano, è possibile creare una serie di variazioni. Innanzitutto, potrebbe essere che un brano contenga questo giro di accordi nella strofa, o nel ritornello, ma che poi cambi quando si cambia sezione. Uno dei motivi per cui questo giro di accordi prende il nome da Stand By Me è proprio che in quel brano gli accordi non cambiano mai.

Lo stesso succede anche in altri brani citati o che citerò fra poco, ma potrebbe darsi che il ritmo sia diverso, o anche la velocità con cui si passa da un accordo al successivo. O addirittura, potrebbe darsi che ci si soffermi su un accordo più a lungo per poi accelerare sui successivi. Nelle proposte che seguono troverete molte di queste situazioni, ma gli accordi utilizzati sono comunque fondamentalmente sempre gli stessi.

Qualche esempio per allenare l’orecchio

Cominciamo a scaldarci, e a mettere alla prova il nostro orecchio. Continuiamo a vedere e ascoltare brani diversissimi fra loro, ma che hanno in comune il giro di accordi di Stand By Me. Gli Everly Brothers hanno inciso diversi successi su questo giro di accordi. Nel 1958 pubblicano la famosissima All I Have to do is Dream, nel 1960 escono con Oh True Love, ma soprattutto, ancora nel 1960, registrano Love Hurts: brano che venne reinciso nel 1961 da Roy Orbison, nel 1975 in una versione più ritmata e quasi disco da Jim Capaldi, e sempre nel 1975 venne reinterpretata dagli scozzesi Nazareth in una famosissima ballata inclusa in Hair of the Dog.

La lunga storia di Love Hurts fa pensare che quasi potremmo rinominare questo giro di accordi il “giro di Love Hurts“! Ma allora che dire di Oh Pretty Woman? Ebbene sì, anche questo grande classico inciso da Roy Orbison nel 1964 e che in seguito è diventato addirittura il titolo di un film di cui il brano era ovviamente colonna sonora, si basa sul nostro giro di accordi. In entrambi questi brani, però, il giro viene variato a un certo punto e non prosegue immutato dall’inizio alla fine come in Stand By Me.

Si tratta naturalmente di un giro di accordi particolarmente adatto alle ballate, soprattutto quelle sentimentali. Nel 1995, Van Halen lo utilizza per la strofa e il ritornello di Can’t Stop Lovin’ You, inclusa nell’album Balance. Di nuovo, il giro cambia poi nella sezione che prepara il ritornello e nella variazione della parte B del brano.

Il giro di accordi degli anni Cinquanta, con il bagaglio di suggestioni che si porta appresso, si presta molto anche ad essere utilizzato in ambito teatrale e cinematografico. In Grease, musical del 1972, lo troviamo chiaramente nel duetto We Go Together di John Travolta e Olivia Newton John. Nella Piccola bottega degli orrori, musical di Broadway poi divenuto anche un film nel 1982, la troviamo all’interno di Da Doo e soprattutto nell’epico ritornello di Dentist! In entrambi questi musical, possiamo notare anche come la sequenza armonica si porti appresso un caratteristico coretto, da cui la definizione di doo-wop, che spesso ritroviamo anche in brani che non hanno nulla di sentimentale.

Già nel 1966, i Mothers of Invention di Frank Zappa basavano la loro Go Cry on Somebody Else’s Shoulder su questo giro di accordi. Il brano è incluso in Freak Out! E ancora ritroviamo lo stesso giro armonico nella strofa di Baby, I’m an Anarchist degli Against Me!, nel loro album di esordio Reinventing Axl Rose del 2002.

Every Breath You Take dei Police, tratta da Synchronicity del 1983, si basa in gran parte su questi stessi accordi, anche se con diverse piccole variazioni. In questo caso, mi sembra di poter dire che è proprio la sequenza di accordi una delle caratteristiche che rende il brano sentimentale e nostalgico. Ma lo stesso giro di accordi è anche alla base di Enola Gay, brano degli Orchestral Manoeuvres in the Dark tratto da Organisation del 1980.

In Telephone Line, brano degli Electric Light Orchestra incluso in New World Record del 1976, troviamo la nostra sequenza armonica nella seconda parte, guarda caso proprio in corrispondenza dei coretti doo-wop.

Ormai, dovreste essere abbastanza pronti e caldi per notare immediatamente che il ritornello di D’yer Mak’er dei Led Zeppelin utilizza esattamente il giro di accordi di Stand By Me. Il brano, incluso in Houses of the Holy del 1973, inizia proprio con il ritornello.

Frank Zappa, Bobby Brown Goes Down

Bobby Brown Goes Down è uno dei brani che ha provocato più scandalo nella storia del rock. All’epoca della sua pubblicazione, nel 1979 nell’album Sheik Yerbouti, venne censurato nelle radio statunitensi, mentre ebbe molto successo in Europa. Di solito quindi ci si concentra sul testo scabroso. Ma ascoltate come Zappa utilizzi la nostra ben nota progressione armonica per raccontare una storia tutt’altro che sentimentale: piuttosto una grandiosa e divertente parodia del sogno americano.

The Clash, Capital Radio

Capital Radio è uno dei brani spesso considerati “minori” dei Clash, pubblicato originariamente nell’omonimo EP del 1977. Si tratta di una feroce critica alle radio britanniche e alla scelta di trasmettere sempre canzoni commerciali. La parte strumentale all’inizio, sull’assolo di chitarra e su tutta la parte finale del cantato, prima della coda, si basa sulla sequenza di accordi degli anni Cinquanta, quasi a sottolinearne gli aspetti commerciali, smielati, banali.

Elton John, Crocodile Rock

Se pensate che il giro di accordi di Stand By Me sia buono solo per le ballate e i brani sentimentali, be’ ricredetevi. Nell’album Don’t Shoot Me, I’m Only the Piano Player del 1973, Elton John inserisce Crocodile Rock, un rock’n’roll che contiene un tono nostalgico: “I remember when we were young”. E la nostra sequenza di accordi compare nella strofa e nella sezione dopo il ritornello, quella guarda caso accompagnata dal coretto “la, la, la”. Nel video, vi propongo una versione dal vivo nel 2000. Nell’introduzione di piano si riconosce facilmente la progressione armonica, con una somiglianza anche ritmica con Please Mr. Postman.

Johnny Cash, The Man Comes Around

Tratto dall’album del 2002 American IV: The Man Comes Around, il quasi omonimo brano di Johnny Cash si basa anch’esso esclusivamente sul nostro giro di accordi. Qui, però, ci troviamo di fronte a una variazione molto significativa: il primo accordo viene allungato per tutta la strofa, mentre gli altri accordi si susseguono veloci nel refrain in corrispondenza del titolo della canzone.

The Rolling Stones, Hang Fire

Anche i Rolling Stones hanno utilizzato il giro di accordi anni Cinquanta, ma in maniera sarcastica. Hang Fire è un brano incluso in Tattoo You del 1981. L’espressione del titolo si potrebbe tradurre con “non fare nulla, perdere tempo, cincischiare”. Il brano è in effetti una dura critica ai politici britannici come la Thatcher, che in un periodo di crisi economica evitavano di prendere decisioni, lasciando la gente comune a vedersela con la disoccupazione.

The Rocky Horror Picture Show, Don’t Dream It, Be It

Ed eccoci di nuovo nel mondo dei musical. The Rocky Horror Picture Show, in particolare, è l’adattamento cinematografico del 1975 dello spettacolo teatrale. Qui Tim Curry, nei panni del dottor Frank-N-Furter, uno scienziato alieno trans, canta questa Don’t Dream It, Be It in una scena a dir poco surreale. La nostra sequenza armonica arriva proprio in corrispondenza del titolo del brano, ripetuto più e più volte verso la fine.

King Gizzard and the Lizard Wizard, God is in the Rhythm

I King Gizzard and the Lizard Wizard sono noti per una certa attitudine a sperimentare, anche con gli accordi. Eppure, nel loro God is in the Rhythm, brano pubblicato in Quarters del 2015, scelgono di usare il giro di accordi di Stand By Me.

The Beatles, Happiness is a Warm Gun

I Beatles sono per certi versi un perfetto esempio delle evoluzioni dell’utilizzo del giro di accordi anni Cinquanta. Nel 1964 lo hanno usato in Tell Me Why, tratta da A Hard Day’s Night, e in This Boy, inclusa in Meet the Beatles! In entrambi i casi si tratta di brani che potremmo definire sentimentali. Ma poi ritroviamo lo stesso giro di accordi nella strofa di Octopus’s Garden, tratta da Abbey Road del 1969. E ancora, la stessa sequenza armonica è fondamentale in Happiness is a Warm Gun, brano incluso in The Beatles del 1968. Qui la troviamo in particolare nella parte finale, in corrispondenza del ritornello, accompagnata da coretti in stile doo-wop.

Pink Floyd, The Thin Ice

A quanto pare, tutti i gruppi più celebri della storia del rock hanno utilizzato la nostra sequenza di accordi prima o poi. I Pink Floyd l’hanno usata in The Wall, nel 1979, in particolare nel brano The Thin Ice, dove accompagna l’atmosfera sognante della strofa.

Television, Prove It

Per concludere, vi propongo un brano per certi versi più particolare. I Television non sono certo una band da ballatone romantiche. E infatti, quando decidono di usare il giro di accordi di Stand By Me, lo fanno in una maniera del tutto personale. Ascoltate questa Prove It, tratta da Marquee Moon del 1977.

 

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Published by
Roberto Cruciani