Dentro le canzoni. Il giro di accordi di Let it Be: Bob Marley, U2, Old Crow Medicine Show... Blitz Quotidiano. Foto ANSA
Siete pronti a testare nuovamente il vostro orecchio? Oggi vi porto di nuovo dentro le canzoni, questa volta ad esplorare il giro di accordi di Let it Be. Già nella puntata precedente abbiamo parlato di un giro di accordi molto utilizzato: il giro di accordi anni Cinquanta, noto anche come il giro di Stand by Me. Ed esattamente come la volta precedente, mi affido al fatto che certamente tutti voi conosciate bene Let it Be.
Pubblicata nel 1970 come title track del dodicesimo album dei Beatles, Let it Be si sviluppa con una successione di quattro accordi, ripetuti all’infinito, o perlomeno dall’inizio alla fine del brano. Questi quattro accordi hanno uno specifico rapporto tra loro, una correlazione, che è esattamente la stessa di tantissimi altri brani. In Let it Be, oltretutto, la successione di accordi è particolarmente evidente al pianoforte. Quindi, per seguire il ragionamento di questo articolo, non è necessaria alcuna competenza di teoria della musica. Basterà tenere bene a mente il giro di accordi, particolarmente evidente nel lavoro del pianoforte, di Let it Be, e confrontarlo con i brani che vi proporrò.
In realtà, questo giro di accordi viene in genere chiamato in altri modi: sono io che qui ho voluto mettere l’accento su Let it Be, proprio nel tentativo di semplificare le cose. Spesso ci si riferisce a questo giro di accordi in inglese come “axis progression”. L’espressione, più che descrivere la progressione armonica, deriva dal nome della band australiana The Axis of Awesome. Noti burloni abituati a giocare con la musica, gli Axis of Awesome realizzarono un video diversi anni fa, che divenne virale su Youtube. In quel video, suonavano un brano dal titolo 4 Chords, che era anche uno sketch comico, in cui utilizzavano solo quattro accordi per suonare una quantità infinita di brani. Ed erano proprio i “nostri” quattro accordi, quelli di Let it Be. Il loro video sottolineava quanto questa progressione di accordi sia usata e, addirittura, inflazionata nel mondo della musica.
Ad essere precisi, nel video gli Axis of Awesome utilizzavano anche una progressione molto simile, basata sugli stessi accordi, ma partendo dal terzo accordo invece del primo. Si potrebbe pensare che, se gli accordi sono gli stessi, ripetuti all’infinito, si dovrebbe parlare dello stesso giro di accordi. Ma l’effetto è diverso: si tratta di una progressione armonica estremamente diffusa, che ritroviamo ad esempio in Africa dei Toto, in Zombie dei Cranberries o in One of Us di Joan Osborne. È talmente frequente, che merita un approfondimento in un prossimo articolo. Ciò che la caratterizza è il fatto che il terzo accordo della nostra sequenza è anche l’unico accordo minore del giro. Per questa ragione, il musicologo David Bennett, nei suoi video divulgativi, l’ha definita “la versione minore dell’axis progression”.
Un altro importante musicologo, Philip Tagg, partendo proprio dall’osservazione del nostro giro di accordi di Let it Be, proponeva qualche anno fa di costruire una nuova teoria di quello che lui chiamava un “loop di accordi”. Un loop è un universo chiuso e ciclico, composto da una serie di accordi ripetuta all’infinito e che non necessita di altri sviluppi armonici per creare un’atmosfera o raccontarci una storia. Spesso, questi loop di accordi si basano su una successione di quattro accordi, come nel caso del nostro giro di Let it Be, che potrebbe essere considerato il loop per eccellenza, il primo che ha dato il via a un nuovo modo di costruire le serie di accordi nelle canzoni.
In Lightbulb Sun del 2000, i Porcupine Tree inserirono un brano dal titolo piuttosto esplicito: Four Chords That Made a Million. Il brano stigmatizza e ironizza proprio sull’uso, o meglio sull’abuso, dei nostri quattro accordi del giro di Let it Be, che negli anni successivi alla hit dei Beatles sono diventati lo standard di riferimento per la musica “commerciale”. Nel brano dei Porcupine Tree, però, non troviamo la nostra sequenza di accordi, che Steven Wilson invece evita accuratamente con una coerenza degna di rispetto.
Non credo si possa affermare che Let it Be sia stata la prima canzone ad utilizzare l’axis progression. Ma penso che si possa dire che il suo enorme successo ha contribuito molto alla diffusione di questo giro di accordi in ogni ambito musicale. In particolare, a partire più o meno dal 1980, è facile ritrovare questa successione di accordi in moltissimi brani di successo. Dagli anni Ottanta, il giro di accordi di Let it Be è diventato talmente familiare all’orecchio di tutti noi, da diventare la prima scelta anche per tutti i brani “commerciali”, quelli, per capirsi, costruiti a tavolino con campionamenti, automazioni, auto-tune e basi ritmiche preimpostate e “quantizzate”: quelli in cui la musica sembra avere il solo scopo di fare da base e da accompagnamento per il cantante di turno.
Ma cominciamo ad entrare nel vivo del discorso e a mettere alla prova l’orecchio. Come abbiamo detto, gli esempi di canzoni che utilizzano il giro di accordi di Let it Be sono tantissimi. Qui troverete semplicemente una selezione, sempre cercando di mantenere alta la qualità della musica che ascoltiamo. Noterete che lo stesso giro di accordi, quando è maneggiato da artisti di una certa levatura, non significa assolutamente che i brani si assomiglino. Innanzitutto, bisogna sempre tenere in considerazione la melodia, che è forse l’elemento che più di tutti caratterizza un brano. Inoltre, è sempre possibile cambiare la velocità con cui gli accordi si succedono, o anche solo la durata di un accordo all’interno della sequenza, per ottenere un risultato molto diverso.
Come abbiamo detto, è negli anni Ottanta che il giro di accordi di Let it Be vive il massimo momento di diffusione. Soprattutto nel pop degli anni Ottanta. Non stupisce, quindi, che il primo esempio che vi propongo sia un successo planetario di quegli anni: Forever Young degli Alphaville. Confrontatelo mentalmente con Let it Be, per notare le somiglianze nel giro di accordi, ma anche le enormi differenze. Title track dell’album del 1984 degli Alphaville, Forever Young si basa su un tappeto di tastiere che solo in pochi momenti si discosta dalla rigida successione dei quattro accordi dell’axis progression.
Sempre dagli anni Ottanta, vi propongo il caso di una delle tante band che hanno utilizzato questa sequenza di accordi in più di un’occasione. I Journey hanno basato sull’axis progression Any Way You Wanted, pubblicata nell’album Departure del 1980, e poi anche Don’t Stop Believin’, inclusa in Escape del 1981. Ed entrambe le volte hanno raggiunto un successo stellare.
Già negli anni Settanta, però, il giro di accordi di Let it Be aveva trovato spazio in diversi altri brani, anche se non sempre con l’esito di un grande successo planetario. Nel 1976, ad esempio, i Boston pubblicarono, nel loro album eponimo, Peace of Mind, che presenta gli stessi identici accordi del nostro giro armonico.
Tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, il giro di accordi di Let it Be era talmente diffuso da intrufolarsi anche in ambiti meno legati al pop. Nel 1988 i Social Distortion basano la loro Prison Bound sull’axis progression, includendola nell’album Prison Bound. Nel 1994, invece, sono i Green Day a costruire un brano di enorme successo sulla nostra sequenza di accordi: si tratta di When I Come Around, uno dei brani di punta di Dookie.
Negli anni Duemila l’axis progression è ormai una consuetudine affermata e addirittura banale per tutta la musica pop e per le produzioni più commerciali. Proprio del 2000 è ad esempio Be Like That dei 3 Doors Down, inclusa nell’album The Better Life. In seguito, in tempi più recenti, la nostra successione di accordi sembra essere meno frequentata, o almeno questo è ciò che si dice in giro. Ma, a testimonianza della presenza del giro di accordi di Let it Be anche in anni recenti, vi propongo l’ascolto di Bulletproof Picasso, title track dell’album dei Train del 2014, e di One Last Breath, brano dei Creed incluso nel loro album Weathered del 2001.
Fin dagli anni Settanta, l’axis progression è stata una sequenza di accordi molto diffusa, una strategia per costruire brani che spesso si sono dimostrati di grande successo. E ad utilizzare il nostro giro di accordi erano anche i grandi musicisti. Non vi sorprenderete quindi se vi dico che No Woman No Cry, incisa da Bob Marley and the Wailers nel 1974 per l’album Natty Dread, si basa proprio sul giro di accordi di Let it Be. Ascoltatela in una versione dal vivo nel video qui sotto.
Ancora dagli anni Settanta, arriva questa epica ballata dei Lynyrd Skynyrd. Tuesday’s Gone era inclusa nell’esordio discografico della band, intitolato Pronounced Leh-’Nerd ’Skin-’Nerd e pubblicato nel 1973. Credo che qui sia piuttosto evidente che la successione di accordi è la stessa di Let it Be, eppure credo sia altrettanto evidente che i due brani non suonano assolutamente simili. La versione live del video è tratta dal DVD Celebrating 50 Years – Live at the Ryman.
Negli anni Ottanta, gli U2 erano i paladini della new wave: una band rock irlandese che faceva una musica schietta, lontana dalle banalità del pop commerciale. Ma se chiedete in giro qual è il brano che tutti conoscono degli U2, be’ probabilmente vi diranno With or Without You. Non voglio dire che si tratti di un brano pop commerciale, ma sta di fatto che presenta la nostra sequenza di accordi in un loop continuo dall’inizio alla fine. Il brano è del 1987, incluso in The Joshua Tree.
Torniamo di poco indietro negli anni, per scoprire un brano dei Police incluso nel loro album di esordio Outlandos d’Amour del 1978. So Lonely presenta gli stessi quattro accordi del giro di Let it Be, ripetuti sia nella strofa che nel ritornello. Anche quando il brano sale di tonalità, sull’assolo di chitarra, il giro armonico mantiene le stesse relazioni tra gli accordi.
Sempre del 1978 è Beast of Burden dei Rolling Stones, inclusa nell’album Some Girls. Ancora una volta, troviamo la nostra axis progression ripetuta dall’inizio alla fine del brano. E ancora una volta possiamo apprezzare come la stessa sequenza armonica, in mano a musicisti straordinari, produca effetti differenti e brani completamente diversi.
E la lista di nomi famosi e importanti del mondo della musica che hanno utilizzato il giro di accordi di Let it Be, come vedete, non finisce. I Red Hot Chili Peppers hanno basato su questa sequenza armonica il brano Soul to Squeeze, incluso nella colonna sonora del film di fantascienza Teste di cono del 1993. A dirla tutta, gli stessi Flea e compagni hanno utilizzato la stessa successione di accordi nuovamente nel 2002, nel ritornello di Dosed, inclusa nell’album By the Way.
Nel 1984, Bruce Springsteen dà alle stampe Born in the U.S.A., un album più vicino alle sonorità del pop rispetto ai precedenti. Qui c’è una maggiore presenza di tastiere e sintetizzatori e la tracklist è una serie di hit mondiali: Dancing in the Dark, Born in the U.S.A., I’m on Fire, Glory Days e I’m Goin’ Down. Ed è proprio quest’ultima a presentarci la nostra sequenza di accordi: ascoltatela attentamente. Springsteen utilizzerà l’axis progression anche in altri brani, ma nella “versione minore”.
Pork and Beans è il singolo di punta di Weezer (The Red Album), sesto lavoro in studio dei Weezer, uscito nel 2008. I Weezer sono una band alternativa americana nata negli anni Novanta e nota per presentarsi in maniera anticonformista. Eppure anche loro hanno utilizzato la “formula” del nostro loop di accordi, prima in My Name is Jonas, traccia inclusa nell’album di esordio Weezer (The Blue Album), e poi in questa Pork and Beans.
Imogen Heap è una cantautrice inglese che fa dell’uso dell’elettronica la sua caratteristica principale, tanto che la sua musica incarna perfettamente la definizione di elettropop. Hide and Seek è il singolo estratto dal suo secondo album solista, Speak for Yourself, del 2003. Speak for Yourself è stato prodotto e registrato dalla sola Heap: in Hide and Seek, gli accordi sono creati con le sole voci rielaborate elettronicamente. Il giro armonico segue comunque la nostra sequenza di accordi.
Wagon Wheel è un brano del gruppo bluegrass-americana Old Crow Medicine Show, pubblicato nel loro O.C.M.S. del 2004. La canzone è accreditata a Ketch Secor, uno dei fondatori della band, e Bob Dylan, che apparentemente aveva registrato il ritornello nel 1973 su un bootleg, affermando di aver ripreso la frase chiave da bluesmen antichi, risalendo fino a Big Bill Broonzy. Wagon Wheel, basata sempre sul nostro giro di accordi di Let it Be, è diventata una delle canzoni più rappresentative del repertorio degli Old Crow Medicine Show.
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