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Dentro le canzoni. La versione minore del giro di accordi di Let it Be: System of a Down, Bad Religion, Nightwish…

In un recente articolo, vi ho proposto l’ascolto di una serie di canzoni che avevano in comune lo stesso giro di accordi: quello, per capirsi, di Let it Be. Oggi, per la serie di articoli che vi porta dentro le canzoni, vi parlo della versione minore del giro di accordi di Let it Be.

Ovviamente, non si tratta di un articolo “tecnico”, ma di un pretesto, come al solito, per ascoltare buona musica, oltre a un gioco che potrebbe trasformarsi in una sorta di allenamento all’ascolto. Il giro di accordi di Let it Be, da un punto di vista più teorico, viene spesso chiamato “axis progression”, in riferimento a un video divenuto virale della band australiana Axis of Awesome, in cui una serie infinita di grandi successi internazionali venivano eseguiti uno dopo l’altro sulla stessa sequenza di quattro accordi. La variante “minore” di cui vi parlo oggi è stata definita così dal musicologo David Bennett nei suoi video divulgativi sulla teoria musicale.

Il giro di accordi di Let it Be presenta tre accordi maggiori e solo uno minore. Nella variante di cui vi parlo oggi, gli accordi sono gli stessi, ma il punto di partenza è proprio quell’accordo minore, che quindi diventa anche il punto di arrivo, di risoluzione finale del giro. Questa è la ragione principale per cui David Bennett le ha dato questo nome. C’è da aggiungere che l’atmosfera generale è significativamente diversa, con un tono decisamente più malinconico, caratteristica generalmente associata agli accordi e alle tonalità minori.

La famosa esecuzione ironica degli Axis of Awesome metteva in risalto quanto quella progressione armonica di quattro accordi fosse diffusa. E un altro riferimento alla sua popolarità lo si può senza dubbio trovare in Four Chords That Made a Million dei Porcupine Tree. Ma nella lista infinita di canzoni suonate su quei quattro accordi dagli Axis of Awesome, c’erano anche numerosi brani che utilizzavano la nostra “versione minore”: suonando sempre la stessa sequenza di accordi, era sufficiente far partire la melodia dall’accordo minore invece che dal primo della sequenza.

In qualche maniera, questa doppia anima della stessa successione di accordi ci dimostra che non è la sequenza armonica a definire un brano. Per quanto possa essere importante, di solito sono altri gli elementi che rimangono nell’orecchio dell’ascoltatore: la melodia, il ritmo, alcuni passaggi musicalmente incisivi come i riff, ad esempio. Eppure, quando i musicisti descrivono un brano parlando fra loro spesso lo riducono a una mera sequenza di accordi. In questo articolo, troverete una notevole quantità di brani, tutti costruiti sulla stessa successione armonica, eppure tutti molto diversi l’uno dall’altro: non si tratta di plagio, di copie, di citazioni. Si tratta di canzoni con una propria distinta identità, ma accomunate dal fatto di essere costruite sullo stesso scheletro armonico.

Esistono in realtà tre varianti della versione minore del giro di accordi di Let it Be. Oltre a quella standard, in cui vengono utilizzati esattamente gli stessi accordi, ma a partire dall’unico minore della serie, esiste una variante che chiameremo “minore armonica”. Senza entrare in tecnicismi musicali, sarà sufficiente qui dire che si tratta di un giro in cui l’ultimo accordo viene leggermente variato. La sensazione all’ascolto non cambia di molto, se non forse per una maggiore drammaticità. Inoltre, esiste una variante in cui la versione minore standard e quella minore armonica coesistono, spesso alternate, nello stesso brano.

Ma cominciamo a vedere qualche esempio concreto per poter associare questi discorsi a un’esperienza di ascolto. I Beatles hanno utilizzato la variante armonica minore di questo giro di accordi, ad esempio, in I Should Have Known Better, tratta da A Hard Day’s Night del 1964. Qui è la strofa ad essere basata sulla nostra sequenza di accordi, ma non l’intero brano, che affianca invece altre soluzioni armoniche. Anche i Muse hanno utilizzato la variante armonica minore in New Born, brano incluso in Origin of Symmetry del 2001: anche in questo caso, la nostra successione di accordi compare in maniera prepotente, ma solo in alcune parti della canzone.

Una caratteristica della versione minore del giro di accordi di Let it Be, e di tutte le sue varianti, è di suonare malinconica, un po’ triste: un aspetto che può essere utilizzato per aggiungere una sfumatura al senso generale della canzone, oppure esasperato per creare un’atmosfera drammatica o addirittura disperata. Questa nota di malinconia è spesso enfatizzata da un pianoforte in primo piano o da una chitarra arpeggiata.

Un’altra caratteristica di questo giro di accordi è che esso costituisce lo scheletro armonico su cui sono stati costruiti una enorme quantità di successi di livello mondiale. Come per la sua controparte del giro di accordi di Let it Be, questa sequenza armonica ha funzionato per decenni come una sorta di “formula per il successo”, in qualsiasi genere o ambito musicale. C’è indubbiamente chi l’ha intesa in questo modo, dando vita a grandi hit che facevano affidamento sull’effetto infallibile di una successione di accordi ben collaudata.

I Green Day hanno utilizzato l’alternanza fra la versione minore del giro di accordi di Let it Be e la sua variante armonica minore in diverse loro hit: Holiday, tratta da American Idiot del 2004, Troubled Times, inclusa in Revolution Radio del 2016, 21 Guns, pubblicata in 21st Century Breakdown nel 2009.

Gli Skid Row, invece, hanno costruito uno dei loro maggiori successi, 18 and Life, contenuta nell’album Skid Row del 1989, proprio sul nostro giro di accordi. E anche Numb dei Linkin Park, famosissimo singolo estratto dall’album Meteora del 2003, si basa sullo stesso giro armonico. E ancora, Little Talks, una delle più grandi hit degli Of Monsters and Men, contenuta in My Head is an Animal del 2011, deve gran parte del suo successo a questo stesso giro di accordi. E questi sono solo alcuni delle centinaia di esempi di brani di grande successo basati sulla versione minore del giro di accordi di Let it Be.

C’è però anche chi ha utilizzato questa stessa sequenza armonica come uno strumento per creare o aggiungere un certo effetto, un certo sapore a un brano. Questi sono i casi che a noi interessano di più e sui quali si concentra il presente articolo. Qui si può vedere all’opera la maestria di un artista-artigiano, che cesella le canzoni anche attraverso il sapiente uso di ogni mezzo musicale a propria disposizione, inclusa una successione di accordi che è ben nota alle orecchie degli ascoltatori.

Qualche esempio per allenare l’ascolto

In effetti, che ne siate consapevoli o no, tutti avete ascoltato questa serie di accordi centinaia di volte e la conoscete molto bene. Addirittura direi che tutti abbiamo imparato ad associarla alle canzoni di successo e ad una certa atmosfera vagamente malinconica. Gli esempi che vi propongo in questo paragrafo dimostreranno la veridicità di questa affermazione e allo stesso tempo vi aiuteranno ad entrare nel vivo dell’ascolto, per poter riconoscere la versione minore del giro di Let it Be come elemento comune a tutti i brani che vi presenterò più sotto.

In molti casi, gli esempi che vi propongo qui sono famosissimi. Credo che tutti, ad esempio, avete nelle orecchie il ritornello di Africa dei Toto. Il brano, uscito nel 1982 nell’album Toto IV, utilizza in quella sezione proprio la nostra successione di accordi.

Tante sono le canzoni che usano la versione minore del giro di accordi di Let it Be per tutta la loro durata, dall’inizio alla fine, in un loop circolare senza alcuna variazione di accordi. Un esempio è Radio Nowhere di Bruce Springsteen. Il famosissimo brano del Boss era incluso nell’album Magic del 2007.

Meno famosa, ma altrettanto esplicita, è Building a Mystery di Sarah MacLachlan, canzone inclusa nell’album Surfacing del 1997. Qui la sequenza di accordi è ben riconoscibile e non stupisce che proprio Surfacing sia l’album di maggiore successo della cantautrice canadese. Anche le Heart hanno utilizzato la nostra serie di accordi in Alone, tratta da Bad Animals del 1987. Anche in questo caso, il giro si ripete dall’inizio alla fine del brano.

In un ambito un po’ più “leggero” e pop, troviamo ad esempio Drive By, brano dei Train del 2012 incluso nell’album California 37. John Legend ha invece usato il nostro giro di accordi in All of Me, tratta da Love in the Future del 2013: qui la sequenza armonica è molto evidente al pianoforte nella strofa.

Ma non mancano anche esempi più antichi in cui troviamo la nostra versione minore del giro di accordi di Let it Be. Nel 1967, Scott McKenzie pubblica una hit mondiale, scritta da John Phillips dei The Mamas & The Papas: San Francisco (Be Sure to Wear Flowers in Your Hair). Il brano venne pubblicato all’interno dell’album che prendeva il titolo proprio da questa canzone: San Francisco.

Ma passiamo ora ai brani che ho scelto per voi, accomunati tutti dalla stessa successione di accordi e, per una volta, tutti molto famosi.

System of a Down, Lonely Day

Lonely Day è il secondo singolo estratto dall’album Hypnotize del 2005 dei System of a Down. Il brano è del chitarrista Daron Malakian, che qui infatti è la voce principale. In Lonely Day viene utilizzata la variazione armonica minore del nostro giro di accordi, con un tono decisamente drammatico. È comunque facile identificare l’andamento armonico e riconoscere l’atmosfera creata dalla sequenza di accordi come quella di una versione minore del giro di accordi di Let it Be.

UFO, Doctor Doctor

Nel 1974, gli UFO pubblicarono Phenomenon, il primo album che vedeva nella formazione l’ex Scorpions Michael Schenker alla chitarra: da questo album in poi, la band passò da un rock più votato alla psichedelia a un sound più duro. Doctor Doctor è un famosissimo brano della band hard rock britannica, momento particolarmente saliente di quell’album. La canzone è talmente famosa da vantare numerose cover, tra cui una reinterpretazione da parte degli Iron Maiden. Anche in questo caso, il giro di accordi è basato sulla variazione armonica minore. In generale, comunque, si avverte chiaramente la sensazione malinconica, oserei dire quasi disperata che il giro di accordi contribuisce a creare.

Bad Religion, Punk Rock Song

La prima parte della strofa e il ritornello di Punk Rock Song dei Bad Religion è costruito con il nostro giro di accordi. Il brano, incluso in The Gray Race del 1996, non ha un’atmosfera particolarmente triste, ma contiene comunque una nota malinconica. I Bad Religion, band a cui si ispirano palesemente i Green Day, utilizzano qui la sequenza standard della versione minore del giro di accordi di Let it Be, alternata alla sua variante armonica minore, dimostrando come le due varianti possano convivere tranquillamente anche all’interno della stessa canzone.

Iggy Pop, The Passenger

Tratto da Lust for Life del 1977, The Passenger di Iggy Pop è un altro esempio in cui il nostro giro di accordi in versione minore si alterna alla sua variante armonica, quasi senza che ce ne accorgiamo. L’alternanza è continua e costante per tutto il brano: se riuscite a identificare la sottile differenza nell’ultimo accordo del giro, possiamo concordare che avete un buon orecchio! Nel singolo di Iggy Pop, troviamo David Bowie al piano. Anche in questo caso, siamo di fronte a una grande hit, ripresa poi da numerosi altri artisti, fra cui spicca la celebre versione di Siouxsie and the Banshees.

Joan Osborne, One of Us

One of Us, tratto dall’album Relish, pubblicato da Joan Osborne nel 1995, è un classico esempio di un brano pop che ottiene un enorme successo, in gran parte grazie allo scheletro armonico che sostiene la canzone. Joan Osborne è una cantautrice americana, attiva in ambito pop, rock, blues, soul. Relish è il suo debutto discografico per una major e One of Us, con il suo tipico giro di accordi da hit, è senza dubbio il brano che ha trainato l’intero album al successo internazionale.

Nightwish, Amaranth

Amaranth è un brano simbolo nella produzione dei Nightwish. Tratto dall’album Dark Passion Play del 2007, si sviluppa in realtà sui molti accordi, come è tipico dello stile della band. Ma nella strofa e nel ritornello compare comunque la nostra sequenza armonica, utilizzata in modo diverso: nella strofa la troviamo alla tastiera, che si muove su un tappeto fisso di basso. Sul ritornello, invece, gli accordi sono ben evidenziati dalle chitarre e dall’andamento ritmico. Amaranth è la traccia di apertura dell’album ed è il singolo di maggior successo dei finlandesi Nightwish.

Red Hot Chili Peppers, Otherside

I Red Hot Chili Peppers hanno utilizzato in diverse occasioni in giro di accordi di Let it Be, anche nella sua versione minore. In Stadium Arcanum, album del 2006, troviamo un esempio di questa sequenza armonica in Snow (Hey Oh). Qui però ho scelto di proporvi un altro celeberrimo brano della band, in cui il nostro giro di accordi è ben evidente, con le sue tinte malinconiche. Otherside è la quarta traccia di Californication, album del 1999. Il brano è diventato un cavallo di battaglia per i Red Hot Chili Peppers, tanto che, dall’anno della sua pubblicazione, è stato eseguito quasi sempre nei concerti della band.

Black Label Society, In This River

In This River è un brano della band metal americana Black Label Society, incluso nell’album Mafia del 2005. Si tratta di una classica ballatona strappalacrime, che è diventata un marchio di fabbrica della band di Zakk Wylde. Anche in questo caso è la nostra sequenza di accordi a costruire gran parte della drammaticità dell’atmosfera del brano. E anche in questo caso ci troviamo davanti a un brano di grande successo, che per molti anni è rimasto sempre in scaletta nei concerti dei Black Label Society.

Eagle Eye Cherry, Save Tonight

Save Tonight è la traccia di apertura e il primo singolo estratto da Desireless, album di debutto nel 1997 dello svedese Eagle Eye Cherry, figlio del grande jazzista Don Cherry. Senza dubbio è stato questo singolo a portare al successo internazionale sia l’album che l’artista, che spesso viene ricordato proprio per questo brano. Save Tonight è fortemente caratterizzato dalla nostra tipica progressione di accordi da hit mondiale.

The Cranberries, Zombie

Per concludere, vi propongo l’ennesimo brano famosissimo costruito sulla versione minore del giro di accordi di Let it Be. Si tratta di Zombie dei Cranberries, singolo estratto da No Need to Argue del 1994. Dolores O’Riordan e compagni l’hanno scritta come una canzone di protesta contro la guerra, in particolare il conflitto nord irlandese. La struttura armonica che sostiene l’intero brano conferisce una nota malinconica, ma allo stesso tempo una enorme potenza alla canzone. Non solo Zombie è una hit planetaria, cantata come inno anche negli stadi del rugby, ma il governo britannico la censurò nel 2003, alla vigilia della guerra in Iraq, a dimostrazione di quanto la musica faccia paura ai guerrafondai di tutto il mondo.

 

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Published by
Roberto Cruciani