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Diabete di tipo 2, una dieta ricca di fibre può aiutare più della metformina? Cosa dice lo studio

Una dieta ricca di fibre ha migliorato alcuni parametri legati alla glicemia e al peso più della metformina in un piccolo studio su persone con diabete di tipo 2 di recente diagnosi e sovrappeso o obesità. I risultati, pubblicati sulla rivista Frontiers in Microbiology, suggeriscono che l’alimentazione possa svolgere un ruolo importante nel controllo metabolico, anche attraverso il microbiota intestinale. Gli stessi ricercatori, tuttavia, sottolineano la necessità di ulteriori studi per confermare i risultati.

Può una dieta ricca di fibre contribuire a controllare meglio la glicemia e favorire la perdita di peso? È la domanda al centro di una ricerca che ha confrontato un intervento alimentare con la metformina, uno dei farmaci più utilizzati nel trattamento del diabete di tipo 2.

Lo studio ha coinvolto 48 adulti con diabete di tipo 2 di recente diagnosi e sovrappeso o obesità. Dopo 84 giorni, i partecipanti che avevano seguito il programma alimentare hanno mostrato risultati migliori rispetto al gruppo trattato con metformina per due parametri principali: emoglobina glicata e indice di massa corporea.

Un risultato interessante, che non significa però che le fibre siano sempre più efficaci dei farmaci o che questi possano essere sostituiti con una modifica della dieta. Il campione era ridotto, la durata limitata e il confronto riguardava gruppi di dimensioni differenti.

Lo studio: 48 persone seguite per 84 giorni

La ricerca, pubblicata su Frontiers in Microbiology, ha confrontato due interventi in persone con diabete di tipo 2 di recente diagnosi e un eccesso di peso.

Dei 48 partecipanti inizialmente coinvolti, 36 sono stati assegnati al gruppo che seguiva una dieta ricca di fibre senza farmaci ipoglicemizzanti, mentre 12 hanno ricevuto metformina in monoterapia. Al termine degli 84 giorni, hanno completato lo studio 46 persone: 34 nel gruppo alimentare e 12 in quello farmacologico.

I ricercatori hanno valutato diversi parametri metabolici, tra cui l’emoglobina glicata, la glicemia a digiuno, l’indice di massa corporea e le variazioni della glicemia durante la giornata. Hanno inoltre analizzato campioni fecali per studiare i cambiamenti del microbiota intestinale.

L’emoglobina glicata, indicata con la sigla HbA1c, è un parametro utilizzato per valutare l’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti. L’indice di massa corporea, o BMI, è invece un indicatore che mette in relazione peso e altezza.

Glicemia e peso: quali risultati sono emersi

Glicemia e peso: quali risultati sono emersi (blitzquotidiano.it)

Al termine del periodo di osservazione, il gruppo che aveva seguito l’intervento alimentare ha registrato valori inferiori di emoglobina glicata e BMI rispetto al gruppo trattato con metformina, considerando anche le differenze iniziali tra i partecipanti.

In particolare, il valore medio aggiustato dell’HbA1c è risultato pari a 6,32 nel gruppo alimentare, contro 6,74 nel gruppo trattato con metformina. Per il BMI, i valori medi aggiustati sono stati rispettivamente di 28,42 e 30,22.

Le differenze sono risultate statisticamente significative per entrambi gli indicatori, anche se con un livello di evidenza diverso: per l’emoglobina glicata il valore di significatività statistica è stato più vicino alla soglia convenzionale, mentre per il BMI la differenza è risultata più marcata.

Non tutti i parametri, però, hanno mostrato lo stesso andamento. Al termine degli 84 giorni, per esempio, non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra i gruppi per la glicemia a digiuno e per la risposta glicemica complessiva al test del pasto.

Questo aspetto è importante: i risultati suggeriscono un possibile vantaggio dell’intervento ricco di fibre su alcuni indicatori metabolici, ma non dimostrano una superiorità generalizzata su ogni aspetto del controllo della glicemia.

Il possibile ruolo del microbiota intestinale

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino e che partecipano a numerosi processi fisiologici.

Nel gruppo che aveva seguito la dieta ricca di fibre, i ricercatori hanno osservato cambiamenti nella composizione e nelle funzioni del microbiota già dopo 28 giorni. Tra i risultati riportati figurano un aumento di microrganismi appartenenti ai generi Bifidobacterium e Lactobacillus e una riduzione di Bilophila wadsworthia.

Le fibre alimentari non vengono tutte digerite allo stesso modo. Alcune raggiungono il colon, dove possono essere utilizzate dai batteri intestinali e fermentate, contribuendo alla produzione di metaboliti che partecipano alla regolazione di diversi processi metabolici.

Lo studio ha rilevato anche cambiamenti nelle funzioni microbiche associate alla produzione di acetato e di solfuro di idrogeno. Tuttavia, le risposte individuali sono state variabili e non tutti i partecipanti hanno mostrato gli stessi cambiamenti.

Questi dati contribuiscono a chiarire il possibile legame tra alimentazione, microbiota e metabolismo, ma non dimostrano che le modifiche osservate nei batteri intestinali siano, da sole, la causa dei miglioramenti nella glicemia e nel peso.

Quali alimenti sono ricchi di fibre

Le fibre sono presenti in numerosi alimenti vegetali e possono essere introdotte facilmente nella dieta quotidiana senza ricorrere necessariamente a integratori o prodotti specifici.

Tra le principali fonti alimentari troviamo:

  • Legumi: lenticchie, ceci, fagioli e piselli.
  • Cereali integrali: pane e pasta integrali, avena e orzo.
  • Frutta intera: mele, pere, arance e frutti di bosco.
  • Verdure: carciofi, broccoli, cavoli e altre verdure di stagione.
  • Frutta secca e semi: noci, mandorle, semi di chia e semi di lino.

Le diverse tipologie di fibra hanno proprietà differenti. Per questo è preferibile variare le fonti alimentari, invece di puntare su un solo alimento.

Per aumentare il consumo di fibre è consigliabile procedere gradualmente, accompagnando il cambiamento con un’adeguata assunzione di liquidi. Un incremento improvviso può provocare gonfiore e disturbi intestinali, soprattutto nelle persone non abituate a consumarne quantità elevate.

Dieta ricca di fibre e metformina: attenzione alle conclusioni

Nonostante i risultati interessanti, la ricerca presenta alcuni limiti che impediscono di considerare la dieta ricca di fibre un’alternativa dimostrata alla metformina.

Innanzitutto, si tratta di uno studio condotto in un unico centro, con appena 48 partecipanti iniziali. Il gruppo trattato con metformina comprendeva soltanto 12 persone, un numero che limita la precisione del confronto. Inoltre, l’intervento è durato 84 giorni: non sappiamo quindi se i risultati si mantengano nel lungo periodo o se si traducano in una riduzione delle complicanze del diabete.

Anche l’intervento alimentare non consisteva semplicemente nel mangiare più verdure o legumi. Il protocollo prevedeva indicazioni dietetiche e prodotti specifici a base di fibre; durante lo studio, nel gruppo alimentare sono state osservate anche differenze nell’apporto energetico e nei macronutrienti. Non è quindi possibile attribuire con certezza tutti i miglioramenti alle fibre considerate isolatamente.

Saranno necessari studi più ampi e di maggiore durata per chiarire quali tipologie di fibre siano più efficaci, quali persone possano trarne maggior beneficio e come integrare al meglio l’alimentazione nella gestione del diabete di tipo 2.

Published by
Claudia Montanari