Diabete, le foglie di gelso possono davvero abbassare la glicemia dopo i pasti? Cosa dice la scienza (blitzquotidiano.it)
Le foglie di gelso bianco contengono una sostanza chiamata DNJ che può rallentare la digestione dei carboidrati. Ma una tisana può davvero aiutare a controllare la glicemia? Ecco cosa hanno scoperto gli studi e quali sono i limiti
Abbassare la glicemia dopo aver mangiato senza rinunciare a pane, pasta o altri alimenti ricchi di carboidrati: è questa una delle promesse associate alle foglie di gelso, soprattutto quelle del gelso bianco (Morus alba).
Da qualche tempo il loro utilizzo è oggetto di interesse anche per il possibile effetto sulla glicemia postprandiale, cioè sull’aumento dello zucchero nel sangue che si verifica dopo un pasto.
Alla base dell’interesse scientifico c’è una sostanza chiamata 1-deossinojirimicina, più semplicemente DNJ, presente nelle foglie di alcune specie di gelso.
La DNJ può interferire con alcuni degli enzimi che partecipano alla digestione dei carboidrati. Il risultato potrebbe essere un assorbimento più lento del glucosio e, di conseguenza, un picco glicemico meno elevato dopo il pasto.
Ma attenzione: questo non significa che le foglie di gelso siano una cura per il diabete. Le ricerche disponibili mostrano risultati interessanti soprattutto sulla glicemia dopo i pasti, mentre le prove sugli effetti a lungo termine sono ancora insufficienti.
Per capire il possibile effetto delle foglie di gelso bisogna seguire il percorso dei carboidrati durante la digestione. Quando mangiamo pane, pasta, riso, patate o altri alimenti ricchi di amido, l’apparato digerente deve scomporre le molecole complesse in zuccheri più semplici che possono essere assorbiti dall’intestino.
Una parte di questo processo avviene grazie a enzimi specifici, tra cui le alfa-glucosidasi, presenti a livello intestinale. È proprio qui che entra in gioco la DNJ.
La sostanza presente nelle foglie di gelso è in grado di inibire alcuni enzimi coinvolti nella digestione dei carboidrati. In questo modo la loro trasformazione in glucosio può diventare più lenta.
Non significa che i carboidrati vengano eliminati o che lo zucchero non venga assorbito. Significa, piuttosto, che una parte del glucosio può arrivare nel sangue più lentamente.
Il meccanismo della DNJ presenta alcune analogie con quello degli inibitori dell’alfa-glucosidasi, una classe di farmaci utilizzata nel trattamento del diabete di tipo 2.
Un esempio è l’acarbosio, che rallenta la digestione e l’assorbimento dei carboidrati nell’intestino e può quindi ridurre l’aumento della glicemia dopo i pasti.
Questo non significa che una tisana di foglie di gelso abbia la stessa efficacia o la stessa prevedibilità di un farmaco. La differenza è fondamentale.
I medicinali contengono principi attivi in quantità controllate e vengono utilizzati secondo dosaggi stabiliti. Una foglia di gelso, invece, può contenere quantità molto diverse di DNJ a seconda della varietà della pianta, delle condizioni di coltivazione, della stagione e dei processi di essiccazione e lavorazione. Per questo foglie, tisane ed estratti non possono essere considerati equivalenti.
È questa la domanda più interessante. Alcuni studi clinici hanno osservato una riduzione della glicemia postprandiale dopo l’assunzione di preparati a base di foglie di gelso, soprattutto quando venivano consumati insieme a un pasto contenente carboidrati.
Il possibile effetto riguarda quindi soprattutto le ore immediatamente successive al pasto. Non bisogna però confondere questo risultato con una riduzione stabile della glicemia durante tutta la giornata.
Una persona può avere un picco glicemico più basso dopo un determinato pasto senza che questo significhi necessariamente avere un diabete meglio controllato nel lungo periodo.
È una distinzione importante perché glicemia postprandiale, glicemia a digiuno ed emoglobina glicata non misurano esattamente la stessa cosa.
L’emoglobina glicata (HbA1c) è uno degli indicatori più importanti per valutare il controllo della glicemia nel medio periodo.
Se le foglie di gelso fossero davvero in grado di migliorare in maniera significativa il diabete, sarebbe quindi importante dimostrare non soltanto un effetto sui picchi dopo i pasti, ma anche un miglioramento stabile dell’HbA1c. Ed è proprio su questo punto che le prove sono molto meno solide.
Le revisioni disponibili hanno trovato segnali favorevoli, ma gli studi sono relativamente pochi, spesso di durata limitata e caratterizzati da differenze importanti nei preparati utilizzati. Non sappiamo quindi ancora se l’effetto osservato sulla glicemia dopo i pasti possa tradursi in un beneficio clinicamente rilevante sul controllo del diabete nel lungo periodo.
Ancora meno dimostrato è un eventuale effetto sulla prevenzione delle complicanze del diabete.
No, e questa è una delle questioni più importanti. Quando si parla di “foglie di gelso” si possono intendere prodotti molto diversi tra loro.
Una cosa è una tisana preparata con foglie essiccate. Un’altra è una polvere. Un’altra ancora è un estratto concentrato e standardizzato in DNJ. Gli studi scientifici non utilizzano necessariamente la stessa preparazione che possiamo acquistare per preparare una tisana a casa.
La quantità di DNJ può cambiare considerevolmente e, di conseguenza, anche l’attività sulla digestione dei carboidrati. Per questo non è corretto prendere il risultato ottenuto con un estratto standardizzato e trasferirlo automaticamente a una normale tazza di tisana.
Se l’effetto della DNJ dipende dalla digestione dei carboidrati, è intuitivo che il momento dell’assunzione possa essere importante. Gli studi che hanno valutato il timing dell’assunzione hanno infatti osservato differenze a seconda del momento in cui l’estratto veniva consumato rispetto al pasto.
Il razionale è semplice: se la sostanza deve interferire con la digestione degli amidi, è più plausibile che sia presente nell’apparato digerente quando il pasto viene digerito, piuttosto che molte ore prima.
Questo non significa però che esista una regola universale del tipo “bere una tisana esattamente X minuti prima di mangiare”.
Le sperimentazioni hanno utilizzato prodotti, quantità e modalità differenti e non esiste attualmente una dose terapeutica standard di foglie di gelso valida per tutte le persone con diabete.
Anche nel caso in cui la DNJ riuscisse a ridurre il picco glicemico, non avrebbe senso utilizzarla come una sorta di “scudo” contro un pasto ricco di zuccheri.
La sostanza può eventualmente rallentare la digestione di una parte dei carboidrati, non annullarli.
Pane, pasta, dolci e bevande zuccherate continuano quindi ad apportare carboidrati e calorie.
Per il controllo della glicemia rimangono molto più importanti la qualità complessiva della dieta, le quantità, il consumo di fibre, l’attività fisica e, per chi ha il diabete, il rispetto della terapia prescritta.
Il meccanismo attraverso cui le foglie di gelso potrebbero rallentare la digestione dei carboidrati aiuta anche a comprendere alcuni dei possibili effetti indesiderati.
Se una maggiore quantità di carboidrati raggiunge l’intestino crasso senza essere stata completamente digerita, può essere fermentata dai batteri intestinali.
Possono comparire quindi disturbi gastrointestinali come:
In genere si tratta di effetti legati soprattutto alla quantità assunta e alla sensibilità individuale.
La questione più importante riguarda però chi ha già una terapia per il diabete. Se un prodotto a base di foglie di gelso contribuisce ad abbassare la glicemia, potrebbe sommarsi all’effetto dei medicinali utilizzati per controllarla.
La cautela è particolarmente importante per chi assume insulina o sulfoniluree, farmaci che possono provocare ipoglicemia.
Non significa che le foglie di gelso provochino necessariamente ipoglicemia. Significa che aggiungere un prodotto con possibile attività ipoglicemizzante a una terapia già in corso senza controllo medico può rendere meno prevedibile la risposta.
Sintomi come tremori, sudorazione, palpitazioni, fame improvvisa, debolezza o confusione possono essere segnali di ipoglicemia e non dovrebbero essere ignorati.
Chi ha il diabete dovrebbe quindi parlare con il medico o con il diabetologo prima di utilizzare estratti o integratori con l’obiettivo di modificare la glicemia.
Un altro errore da evitare è pensare che, essendo una pianta conosciuta e utilizzata nella tradizione, sia sufficiente raccogliere qualche foglia di gelso e preparare una tisana.
Non è una buona idea. Una pianta raccolta casualmente potrebbe essere stata trattata con pesticidi, essere contaminata oppure essere stata identificata erroneamente.
Inoltre, anche se la pianta fosse effettivamente Morus alba, non avremmo modo di sapere quanta DNJ contenga una determinata quantità di foglie. Questo rende impossibile replicare con precisione le condizioni degli studi clinici.
Le informazioni disponibili sulla sicurezza a lungo termine dei preparati a base di foglie di gelso non sono sufficienti per considerare questi prodotti privi di rischi in ogni situazione.
È quindi necessaria particolare prudenza in gravidanza e allattamento, nei bambini e nelle persone con patologie croniche, soprattutto quando vengono assunti farmaci contemporaneamente.
Lo stesso principio vale prima di un intervento chirurgico: è sempre opportuno comunicare al medico l’assunzione di integratori e prodotti vegetali.
“Naturale”, del resto, non significa automaticamente “privo di effetti farmacologici”.
Prima di affidarsi a una tisana o a un integratore, esistono strategie molto più consolidate per migliorare la risposta glicemica dopo i pasti. Una di queste consiste nel prestare attenzione alla composizione del pasto.
Associare i carboidrati a verdure, fibre, proteine e grassi insaturi può modificare la velocità con cui il glucosio viene assorbito.
Anche scegliere più frequentemente legumi e cereali integrali e limitare le bevande zuccherate può contribuire a una migliore gestione complessiva della glicemia.
Un’altra strategia semplice è il movimento dopo il pasto. Una breve camminata di 10-15 minuti, quando compatibile con le proprie condizioni di salute, può favorire l’utilizzo del glucosio da parte dei muscoli e contribuire a contenere l’aumento della glicemia postprandiale.
Per chi ha il diabete, naturalmente, queste strategie devono inserirsi nel piano concordato con il proprio medico.