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Diabete, mangiare le verdure prima della pasta può aiutare? Cosa dice la scienza

Mangiare la pasta senza rinunciarci, ma cambiando semplicemente l’ordine con cui si portano gli alimenti alla bocca. È possibile che un gesto così semplice possa influenzare la glicemia dopo il pasto?

La domanda è stata studiata dalla ricerca scientifica e i risultati sono interessanti, soprattutto per le persone con diabete di tipo 2 o prediabete. Alcuni studi suggeriscono infatti che consumare prima le verdure non amidacee e le proteine e lasciare i carboidrati alla fine del pasto possa attenuare l’aumento della glicemia dopo aver mangiato.

Questo non significa che mangiare l’insalata prima della pasta “annulli” i carboidrati o permetta di mangiare quantità illimitate di pasta senza conseguenze sulla glicemia. La questione è più sottile e riguarda il modo in cui l’organismo gestisce i nutrienti quando arrivano nello stomaco in una determinata sequenza.

Ecco cosa hanno scoperto gli studi e quanto possiamo davvero fidarci di questa strategia.

Perché l’ordine degli alimenti potrebbe influenzare la glicemia

Perché l’ordine degli alimenti potrebbe influenzare la glicemia (blitzquotidiano.it)

Quando mangiamo un pasto contenente carboidrati, questi vengono digeriti e trasformati in glucosio, che passa nel sangue. La velocità con cui questo processo avviene può variare in funzione della composizione del pasto.

Una porzione di pasta mangiata da sola non produce necessariamente la stessa risposta glicemica di una porzione simile consumata insieme a verdure, proteine e grassi.

Fibre, proteine e grassi possono infatti modificare la velocità della digestione e dell’assorbimento dei nutrienti. Ma secondo alcune ricerche potrebbe avere un ruolo anche il momento in cui questi nutrienti vengono consumati.

È da qui che nasce il concetto di carbohydrate-last meal pattern, cioè un modello alimentare nel quale gli alimenti ricchi di carboidrati vengono consumati alla fine del pasto, dopo verdure e proteine.

Uno studio sul diabete di tipo 2 ha dato risultati sorprendenti

Uno degli esperimenti più citati sull’argomento è stato pubblicato nel 2017 su BMJ Open Diabetes Research & Care. I ricercatori hanno coinvolto 16 persone con diabete di tipo 2, tutte in trattamento stabile con metformina. I partecipanti hanno consumato lo stesso pasto in tre diverse occasioni, cambiando soltanto l’ordine degli alimenti.

In una situazione hanno mangiato prima i carboidrati e successivamente proteine e verdure. In un’altra hanno iniziato con proteine e verdure e consumato i carboidrati 10 minuti dopo. Nella terza condizione hanno mangiato i diversi componenti del pasto insieme.

Il risultato è stato particolarmente interessante.

Quando carboidrati, come pane e succo d’arancia, venivano consumati per ultimi, dopo pollo e verdure, l’area sotto la curva della glicemia nei 180 minuti successivi al pasto risultava circa 53% più bassa rispetto a quando i carboidrati venivano consumati per primi.

Anche il picco glicemico risultava più basso, di circa il 54%.

I ricercatori hanno inoltre osservato una minore risposta insulinica e una maggiore risposta del GLP-1, un ormone coinvolto nella regolazione della glicemia e dell’appetito.

Numeri che possono sembrare enormi, ma che devono essere interpretati nel contesto: si trattava di appena 16 partecipanti e di un esperimento di breve durata. Non è quindi possibile trasformare questi risultati in una raccomandazione universale.

E se si mangiano prima proprio le verdure?

Un altro studio ha cercato di capire se l’effetto potesse verificarsi anche con una sequenza nella quale le verdure vengono consumate prima delle proteine e dei carboidrati.

La ricerca ha coinvolto 15 persone con prediabete, che hanno consumato lo stesso pasto in tre diverse sequenze: carboidrati per primi, proteine e verdure per prime oppure verdure per prime seguite da proteine e carboidrati.

Anche in questo caso l’ordine degli alimenti ha fatto la differenza.

I picchi glicemici risultavano attenuati di oltre il 40% sia quando proteine e verdure precedevano i carboidrati sia quando erano le verdure da sole a essere consumate per prime, rispetto alla condizione in cui i carboidrati venivano consumati all’inizio.

È un risultato particolarmente interessante per chi mangia abitualmente pasta, riso, pane o altri carboidrati, perché suggerisce che iniziare il pasto con una porzione di verdure potrebbe essere una strategia semplice da sperimentare.

Ma perché potrebbe funzionare?

La spiegazione non è ancora completamente definita. Una delle ipotesi riguarda la presenza di fibre nelle verdure, che possono contribuire a rallentare lo svuotamento gastrico e l’assorbimento dei carboidrati.

Quando le verdure vengono consumate all’inizio del pasto, inoltre, possono creare una sorta di “preparazione” fisiologica alla successiva introduzione dei carboidrati.

Nel caso delle proteine, la ricerca ha ipotizzato anche un ruolo degli ormoni intestinali, compreso il GLP-1, e della risposta insulinica.

Nel 2017, per esempio, lo studio sul diabete di tipo 2 ha rilevato una maggiore risposta del GLP-1 quando proteine e verdure precedevano i carboidrati.

Non significa però che le verdure siano una sorta di barriera fisica capace di impedire al glucosio di entrare nel sangue. La pasta verrà comunque digerita e i suoi carboidrati contribuiranno alla glicemia. L’obiettivo, eventualmente, è modificare la velocità e l’entità dell’aumento post-prandiale.

La pasta quindi si può mangiare con il diabete?

È proprio qui che bisogna evitare una delle interpretazioni più comuni e fuorvianti.

Il fatto che l’ordine degli alimenti possa influenzare la glicemia non significa che la pasta diventi un alimento “libero” per chi ha il diabete.

La quantità complessiva di carboidrati rimane importante. Anche le dimensioni della porzione, il tipo di pasta, il grado di cottura, il condimento e la composizione dell’intero pasto possono influenzare la risposta glicemica.

Un piatto di pasta molto abbondante seguito da un’insalata non produce magicamente una risposta glicemica identica a quella di un pasto più equilibrato.

La strategia dell’ordine degli alimenti va quindi considerata come un possibile piccolo accorgimento all’interno di una dieta complessivamente adeguata, non come un trucco per neutralizzare i carboidrati.

Cosa significa concretamente a tavola?

Immaginiamo un classico pranzo italiano: pasta al pomodoro, insalata e una fonte proteica. Invece di iniziare immediatamente dalla pasta, si potrebbe consumare prima l’insalata o un’altra porzione di verdure non amidacee, quindi la fonte proteica e successivamente la pasta.

Non è necessario trasformare il pranzo in una procedura complicata né aspettare necessariamente dieci minuti tra una portata e l’altra.

Gli studi hanno utilizzato sequenze precise per poter misurare l’effetto, ma nella vita quotidiana l’obiettivo può essere semplicemente evitare di consumare tutti i carboidrati all’inizio del pasto a stomaco vuoto.

È una differenza importante: non serve vivere il pasto con il cronometro in mano.

Le evidenze più recenti confermano l’ipotesi?

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha analizzato gli studi disponibili sull’ordine dei macronutrienti e sul controllo della glicemia nelle persone con diabete.

La conclusione è interessante: le evidenze suggeriscono che consumare i carboidrati dopo proteine e verdure può ridurre le escursioni glicemiche dopo il pasto.

Ma gli stessi autori sottolineano un problema importante: gli studi sono molto diversi tra loro e la certezza complessiva delle prove è ancora bassa. Servono quindi ulteriori ricerche per capire quanto sia grande l’effetto e quanto possa essere rilevante nel lungo periodo.

È una distinzione fondamentale quando si parla di salute: una strategia può essere promettente senza essere ancora considerata una terapia consolidata.

Il beneficio riguarda solo chi ha il diabete?

Le ricerche disponibili hanno analizzato soprattutto persone con diabete di tipo 2 e prediabete, quindi non è corretto estendere automaticamente i risultati a tutti.

Per una persona sana, una variazione del picco glicemico dopo un singolo pasto non significa necessariamente che esista un problema di salute da correggere.

Per chi invece convive con il diabete, il controllo della glicemia dopo i pasti può essere una componente importante della gestione della malattia.

La strategia dell’ordine degli alimenti potrebbe quindi rappresentare un’opzione comportamentale relativamente semplice, ma va inserita nel piano alimentare concordato con il proprio medico o dietista.

Attenzione a un altro dettaglio: non tutte le verdure sono uguali

Quando si parla di “verdure prima dei carboidrati”, il riferimento degli studi è soprattutto a verdure non amidacee, come insalata, pomodori, cetrioli, zucchine, broccoli, cavolfiori e altre verdure.

Patate, mais e altri alimenti ricchi di amido hanno caratteristiche nutrizionali differenti e non possono essere considerati equivalenti a una porzione di insalata o di verdure a foglia.

Anche il condimento conta: una verdura può essere perfettamente salutare, ma trasformare un’insalata in un piatto molto calorico aggiungendo grandi quantità di salse o condimenti non cambia necessariamente la risposta glicemica nel modo desiderato.

Quindi mangiare le verdure prima della pasta abbassa la glicemia?

La risposta più corretta è: può aiutare a ridurre il picco glicemico dopo il pasto, soprattutto nelle persone con diabete o prediabete, ma le prove non sono ancora sufficienti per considerarlo un trattamento autonomo.

Gli studi disponibili sono piccoli e di durata limitata, anche se il risultato è stato osservato in più esperimenti e una recente revisione sistematica ha trovato un segnale complessivamente favorevole.

Per chi ha il diabete, quindi, mangiare prima una porzione di verdure e lasciare pasta, pane o riso alla fine può essere un accorgimento interessante da discutere con il proprio professionista sanitario.

La cosa più importante, però, rimane l’intero pasto: quantità di carboidrati, qualità degli alimenti, presenza di fibre e proteine, attività fisica e terapia prescritta.

Insomma, non è la pasta a dover sparire dal piatto: potrebbe essere semplicemente l’ordine delle portate a meritare un po’ più di attenzione.

Published by
Claudia Montanari