Dieta vegana per 4 settimane, cosa cambia davvero nel corpo secondo un nuovo studio (blitzquotidiano.it)
Per migliorare la salute e invecchiare bene bisogna eliminare completamente carne, pesce, uova e latticini? La risposta, almeno per ora, è no. Ma una nuova ricerca suggerisce che modificare profondamente la propria alimentazione, aumentando la presenza di cibi vegetali, potrebbe produrre cambiamenti misurabili nell’organismo anche in tempi relativamente brevi.
Un piccolo studio clinico randomizzato ha infatti osservato che quattro settimane di dieta vegana sono state associate a modificazioni di alcuni marcatori legati all’infiammazione, al metabolismo e ai cosiddetti processi dell’invecchiamento biologico.
La notizia è affascinante, soprattutto perché arriva in un momento in cui parole come longevità, età biologica e anti-aging sono sempre più presenti nella comunicazione sulla salute. Ma è importante capire bene che cosa ha effettivamente scoperto la ricerca. Lo studio non dimostra che diventare vegani per un mese ringiovanisca il corpo e non prova che una dieta vegana allunghi la vita.
Dimostra però qualcosa di interessante: ciò che mangiamo può influenzare rapidamente alcuni meccanismi biologici che regolano il funzionamento delle nostre cellule.
La ricerca, pubblicata sulla rivista MedComm, ha coinvolto 48 adulti sani. Dopo un periodo iniziale con un’alimentazione standardizzata, i partecipanti sono stati assegnati casualmente a due diversi modelli alimentari: uno vegano e uno caratterizzato da un maggiore consumo di carne.
L’aspetto interessante è che le diete erano progettate per fornire quantità energetiche simili. L’obiettivo era quindi cercare di distinguere, per quanto possibile, gli effetti della composizione della dieta da quelli dovuti semplicemente a un minore apporto calorico o alla perdita di peso.
Per quattro settimane i ricercatori hanno poi analizzato campioni di sangue e osservato alcune modificazioni nella metilazione del DNA, un processo epigenetico che contribuisce a regolare l’attività dei geni.
Il DNA, in altre parole, non è stato modificato nella sua sequenza. Sono cambiati alcuni dei segnali chimici che possono influenzare il modo in cui determinate informazioni genetiche vengono utilizzate dalle cellule. Ed è proprio qui che la ricerca sulla dieta sta diventando sempre più interessante.
I ricercatori hanno analizzato centinaia di migliaia di siti di metilazione nel genoma. Nel gruppo che aveva seguito la dieta vegana sono emersi cambiamenti associati a diverse funzioni biologiche, comprese alcune vie coinvolte nel metabolismo, nella risposta allo stress cellulare, nella segnalazione dell’insulina, nella riparazione del DNA e nell’attività del sistema immunitario.
Sono stati osservati anche cambiamenti nei marcatori associati alla composizione delle cellule immunitarie. Questo ha portato gli autori a ipotizzare uno spostamento verso un profilo biologico potenzialmente meno favorevole all’infiammazione cronica.
Attenzione, però: questo non significa che la dieta vegana “cura l’infiammazione” o protegga automaticamente dalle malattie infiammatorie.
L’infiammazione è un fenomeno complesso e non può essere ridotta a un singolo valore o a un unico indicatore. I risultati suggeriscono piuttosto che il cambiamento dell’alimentazione possa influenzare alcuni meccanismi coinvolti nella regolazione della risposta immunitaria.
Ed è una differenza importante.
È probabilmente la domanda che rende questo studio più cliccabile, ma anche quella alla quale bisogna rispondere con maggiore cautela.
I ricercatori hanno utilizzato diversi strumenti per stimare l’età biologica attraverso specifici schemi di metilazione del DNA, i cosiddetti orologi epigenetici.
Due degli indicatori analizzati, PhenoAge e GrimAge, hanno suggerito cambiamenti compatibili con un rallentamento dell’invecchiamento biologico nel gruppo vegano.
Un altro indicatore, però, ha fornito un risultato differente.
Questo particolare è fondamentale perché dimostra uno dei limiti attuali della ricerca sulla longevità: non esiste ancora un unico test capace di certificare con precisione e universalmente quanto velocemente stia invecchiando il nostro organismo.
Diversi orologi biologici misurano aspetti diversi della fisiologia e dell’invecchiamento. Per questo una persona può ottenere risultati differenti a seconda dello strumento utilizzato.
Dire quindi che quattro settimane di dieta vegana abbiano fatto “ringiovanire” i partecipanti sarebbe eccessivo. È più corretto affermare che la dieta ha modificato alcuni marcatori molecolari associati ai processi dell’invecchiamento biologico.
Questa ricerca non è completamente isolata. Un precedente studio particolarmente noto, pubblicato nel 2023, aveva confrontato per otto settimane una dieta vegana e una dieta onnivora in 22 coppie di gemelli identici.
Il disegno dello studio era particolarmente interessante proprio perché i gemelli condividono lo stesso patrimonio genetico. Al termine dell’intervento, chi aveva seguito l’alimentazione vegana aveva mostrato, rispetto al gemello assegnato alla dieta onnivora, miglioramenti in alcuni importanti fattori metabolici, tra cui colesterolo LDL, insulina a digiuno e peso corporeo.
Anche in quel caso erano stati osservati cambiamenti favorevoli in alcuni indicatori utilizzati per stimare l’età biologica.
I due studi non sono identici e non permettono di trarre conclusioni definitive sulla longevità. Tuttavia, nel loro insieme suggeriscono che cambiamenti importanti nel modello alimentare possono produrre effetti biologici osservabili in poche settimane.
La domanda, naturalmente, è un’altra: questi cambiamenti restano nel tempo e si traducono davvero in meno malattie e più anni vissuti in buona salute? Per ora non lo sappiamo.
È anche possibile che una parte importante dei risultati non dipenda semplicemente dall’eliminazione dei prodotti animali.
Quando una persona passa da un’alimentazione ricca di carne a una dieta vegana ben costruita, spesso aumenta automaticamente il consumo di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca e semi.
Contemporaneamente può diminuire l’assunzione di carni lavorate e di alcuni alimenti ricchi di grassi saturi. Il risultato finale è quindi un cambiamento complessivo della qualità della dieta.
Ed è per questo che sarebbe sbagliato concludere che tutti gli alimenti di origine animale siano necessariamente “infiammatori”. La salute dipende dal modello alimentare nel suo insieme, dalle quantità e dalla qualità degli alimenti scelti.
Una dieta può essere vegana e poco equilibrata, se basata soprattutto su prodotti ultraprocessati, snack, bevande zuccherate e alimenti ricchi di sale.
Allo stesso modo, una dieta onnivora può essere ricca di alimenti vegetali e seguire un modello molto vicino alla dieta mediterranea.
Eliminare carne, pesce, latte e uova non è sufficiente per trasformare automaticamente l’alimentazione in un modello salutare.
Anche i prodotti industriali vegani possono essere ricchi di zuccheri, sale e grassi. La qualità nutrizionale dipende soprattutto dagli alimenti che prendono il posto di quelli eliminati.
Una dieta vegetale ben pianificata può basarsi soprattutto su alimenti poco trasformati, con un’ampia varietà di legumi, cereali integrali, verdura, frutta, frutta secca e semi.
Chi sceglie di seguire un’alimentazione completamente vegana deve inoltre prestare particolare attenzione ad alcuni nutrienti. La vitamina B12, in particolare, richiede un’adeguata integrazione, perché una dieta vegana non fornisce quantità affidabili di questo nutriente essenziale.
Anche altri aspetti nutrizionali, come l’apporto di calcio, ferro, iodio, vitamina D e acidi grassi omega-3, meritano attenzione in base alle caratteristiche individuali dell’alimentazione.
Prima di trasformare quattro settimane di alimentazione vegana nell’ennesimo protocollo anti-age da seguire, bisogna ricordare i limiti della ricerca.
Lo studio ha coinvolto soltanto 48 persone sane ed è durato un mese. Non sappiamo quindi se gli stessi cambiamenti si manterrebbero per anni, se sarebbero identici in persone più anziane o con patologie e, soprattutto, se si tradurrebbero in una reale riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, diabete, demenza o altre condizioni associate all’età.
I ricercatori hanno misurato principalmente marcatori molecolari, non la durata della vita o l’incidenza delle malattie nel lungo periodo.
Questo è forse il punto più importante da ricordare: modificare un biomarcatore non significa automaticamente modificare il destino clinico di una persona.
La parte più interessante di questa ricerca non è probabilmente l’idea che per stare meglio si debba diventare vegani da un giorno all’altro.
Il messaggio più utile è un altro: l’organismo risponde a quello che mangiamo, e potrebbe farlo più rapidamente di quanto immaginiamo.
Aumentare la presenza di alimenti vegetali nella dieta è una strategia che non richiede necessariamente di rinunciare completamente ai cibi animali. Per molte persone può significare semplicemente mangiare più spesso legumi, verdure, frutta, cereali integrali e frutta secca, riducendo contemporaneamente gli alimenti ultraprocessati e le carni lavorate.
Quattro settimane non sono sufficienti per dimostrare che una dieta faccia ringiovanire. Sono però sufficienti, secondo questa ricerca, per ricordarci che la nostra alimentazione non agisce soltanto sul peso o sulle calorie: può dialogare con il metabolismo, il sistema immunitario e perfino con alcuni dei meccanismi che la scienza utilizza per studiare l’invecchiamento.