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Digiuno intermittente, lo studio che smonta il mito: non fa dimagrire più delle diete tradizionali

Il digiuno intermittente è stato presentato negli ultimi anni come la soluzione più efficace per perdere peso senza contare calorie e senza rinunce eccessive. Sui social e nei blog di benessere è diventato un trend globale, associato a promesse di dimagrimento rapido, miglioramento metabolico e maggiore longevità.

Ma cosa dice davvero la scienza? Una revisione sistematica pubblicata dalla Cochrane Collaboration, organizzazione indipendente che analizza le evidenze scientifiche in ambito sanitario, invita a guardare ai dati con maggiore prudenza. Secondo i ricercatori, il digiuno intermittente non porta a risultati superiori rispetto alle diete tradizionali ipocaloriche, almeno per quanto riguarda la perdita di peso negli adulti in sovrappeso o obesi.

Cos’è il digiuno intermittente

Il digiuno intermittente non è una dieta nel senso classico del termine, ma un modello alimentare che alterna periodi di restrizione calorica o digiuno a momenti in cui si mangia normalmente.

Esistono diverse varianti: alcune prevedono di concentrare i pasti in una finestra temporale ristretta durante la giornata (come il modello 16:8), altre alternano giorni di alimentazione regolare a giorni di forte restrizione calorica. In tutti i casi, l’idea di fondo è che riducendo il tempo in cui si assume cibo si possa favorire la perdita di peso e migliorare la regolazione metabolica.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi studi sui possibili benefici biologici del digiuno intermittente, tra cui effetti su sensibilità insulinica e infiammazione. Tuttavia, quando si parla di dimagrimento, il confronto con le diete tradizionali rimane centrale.

Lo studio

I ricercatori hanno esaminato complessivamente 22 studi clinici che hanno coinvolto quasi 2.000 persone adulte in sovrappeso o obese. L’obiettivo era valutare se il digiuno intermittente fosse realmente più efficace rispetto a una dieta ipocalorica convenzionale nel favorire la perdita di peso.

La durata degli studi variava, ma molti hanno osservato i partecipanti per diversi mesi fino a un anno. Il dato principale emerso è che la riduzione del peso corporeo è stata modesta, generalmente inferiore al 5% del peso iniziale dopo un anno.

Un risultato che, secondo gli autori, non mostra differenze significative rispetto a quanto si ottiene con una dieta tradizionale bilanciata e controllata nelle calorie.

Perdita di peso: risultati limitati

Il punto chiave è proprio questo: il digiuno intermittente funziona quanto una dieta classica, ma non meglio.

La perdita di peso osservata negli studi è risultata paragonabile a quella ottenuta con restrizioni caloriche distribuite nell’arco della giornata. In altre parole, ciò che conta sembra essere la riduzione complessiva delle calorie assunte, non tanto il momento in cui si mangia.

Secondo i ricercatori, l’entusiasmo diffuso sui social media non è pienamente giustificato dalle evidenze scientifiche disponibili. Il digiuno intermittente può essere un’opzione praticabile per alcune persone, ma non rappresenta una strategia superiore rispetto ai metodi più tradizionali.

Perché il digiuno intermittente ha avuto tanto successo

Perché il digiuno intermittente ha avuto tanto successo (blitzquotidiano.it)

Il successo del digiuno intermittente è legato anche alla sua semplicità apparente. Non richiede il conteggio costante delle calorie né la pianificazione dettagliata dei pasti. Per alcune persone può essere più facile limitare il tempo dedicato all’alimentazione piuttosto che controllare ogni singolo alimento.

Inoltre, la promessa di benefici metabolici aggiuntivi ha contribuito a rafforzarne l’attrattiva. Tuttavia, quando si valutano i risultati sul peso corporeo in modo oggettivo, il vantaggio rispetto alle diete classiche non emerge con chiarezza.

È completamente inutile?

No. Gli autori dello studio non definiscono il digiuno intermittente inefficace in assoluto. Sottolineano però che i benefici osservati sono simili a quelli delle diete tradizionali ipocaloriche.

Questo significa che può funzionare, ma non rappresenta una soluzione miracolosa. Come per ogni approccio alimentare, l’efficacia dipende dalla capacità di mantenerlo nel tempo.

Un modello alimentare sostenibile è più importante della strategia scelta. Se una persona riesce a seguire il digiuno intermittente con costanza e senza effetti collaterali, può ottenere risultati comparabili a quelli di una dieta convenzionale.

I limiti della ricerca

Come spesso accade negli studi nutrizionali, anche questa revisione presenta alcune limitazioni. La durata degli studi varia e non tutti i partecipanti hanno mantenuto l’aderenza al protocollo nel lungo periodo. Inoltre, i risultati si riferiscono principalmente alla perdita di peso, mentre altri possibili effetti metabolici richiedono ulteriori approfondimenti.

Tuttavia, il messaggio principale rimane chiaro: non esistono prove solide che dimostrino una superiorità del digiuno intermittente rispetto alle diete classiche per quanto riguarda il dimagrimento.

Cosa conta davvero per perdere peso

La ricerca sul controllo del peso converge su un punto fondamentale: il bilancio energetico. Per dimagrire è necessario assumere meno calorie di quante se ne consumano, indipendentemente dalla distribuzione temporale dei pasti.

Oltre alla restrizione calorica, fattori come qualità dell’alimentazione, attività fisica, sonno e gestione dello stress giocano un ruolo determinante.

Affidarsi a una strategia sostenibile e adattata alle proprie esigenze personali è spesso più efficace che inseguire l’ultima tendenza.

Published by
Claudia Montanari