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Farmaci per dimagrire, quali fanno perdere più peso? La nuova classifica degli studi

Qual è il farmaco che fa perdere più peso? È una delle domande più cercate da chi vuole affrontare sovrappeso e obesità e negli ultimi anni il numero di possibilità terapeutiche è aumentato rapidamente.

Non tutti i farmaci, però, producono lo stesso risultato. E soprattutto non è corretto metterli semplicemente in fila dal “migliore” al “peggiore”: contano il principio attivo, il dosaggio, la durata del trattamento, le condizioni di salute della persona e anche gli eventuali effetti indesiderati.

A fare chiarezza arriva una delle analisi più ampie realizzate finora sull’argomento. Una revisione sistematica con network meta-analisi pubblicata sul BMJ ha confrontato 262 studi randomizzati, quasi 100.000 partecipanti e 19 diversi farmaci utilizzati negli adulti con sovrappeso o obesità.

Il risultato mostra una differenza netta tra le varie terapie: tirzepatide è tra quelle associate alla maggiore perdita di peso, seguita da altre molecole più recenti e dalla semaglutide. Ma dietro la classifica c’è molto di più.

La nuova classifica dei farmaci per perdere peso

La grande analisi del BMJ ha confrontato gli effetti dei farmaci rispetto alle sole modifiche dello stile di vita, prendendo come riferimento il peso dopo circa un anno.

Tra i trattamenti sostenuti da evidenze di certezza moderata o elevata, tirzepatide ha prodotto la maggiore riduzione media del peso, pari a circa il 14,9% rispetto alla sola modifica dello stile di vita.

Subito dietro si trova CagriSema, una combinazione di cagrilintide e semaglutide, con una riduzione media del 14,8%. Seguono la semaglutide orale, con circa il 10,9%, orforglipron con il 9,9%, semaglutide sottocutanea con il 9,8% e la combinazione fentermina-topiramato con l’8,1%.

Per alcuni degli altri trattamenti analizzati, tra cui liraglutide, naltrexone-bupropione, orlistat, exenatide, alcuni inibitori SGLT-2 e metformina, non è emersa una differenza convincente rispetto alle sole modifiche dello stile di vita in termini di perdita di peso.

Questi numeri, però, non devono essere interpretati come una previsione individuale. Una percentuale media ottenuta negli studi non significa che ogni persona perderà esattamente quella quantità di peso.

Tirzepatide è tra i farmaci più efficaci

Il dato che emerge con maggiore chiarezza è quello relativo alla tirzepatide, una molecola che agisce contemporaneamente sui recettori GIP e GLP-1.

Nella grande analisi del BMJ, la riduzione media del peso associata alla tirzepatide è stata di circa il 14,9% a un anno rispetto alle sole modifiche dello stile di vita. Anche la circonferenza della vita si è ridotta in modo importante: la diminuzione media è stata di circa 11 centimetri negli studi considerati.

Un’altra network meta-analisi pubblicata nel 2026, che ha confrontato direttamente tirzepatide, semaglutide e liraglutide negli adulti con obesità o sovrappeso senza diabete di tipo 2, ha confermato il vantaggio della tirzepatide alle dosi più elevate studiate.

Questo non significa però che sia automaticamente il farmaco più adatto per ogni paziente. La dose deve essere aumentata gradualmente e la scelta della terapia deve tenere conto della tollerabilità, delle altre malattie presenti, degli obiettivi e delle eventuali controindicazioni.

Semaglutide resta uno dei protagonisti

Semaglutide resta uno dei protagonisti (blitzquotidiano.it)

Subito dopo la tirzepatide troviamo la semaglutide, uno degli analoghi del GLP-1 più conosciuti.

Nella network meta-analisi del BMJ, la semaglutide sottocutanea ha prodotto una perdita media di circa il 9,8% del peso a un anno rispetto alle sole modifiche dello stile di vita. La formulazione orale ha mostrato una riduzione media ancora maggiore, circa il 10,9%, ma il confronto tra formulazioni diverse deve essere interpretato considerando dosaggi e studi differenti.

La semaglutide è interessante non soltanto per la bilancia. Nell’analisi del BMJ è stata infatti l’unica terapia tra quelle considerate associata, con evidenza elevata, a una riduzione della mortalità per tutte le cause e dell’infarto miocardico, anche se questi risultati non devono essere trasformati nell’affermazione semplicistica che “il farmaco allunga la vita”.

Inoltre, nel 2026 l’EMA ha dato parere positivo all’introduzione di una formulazione orale di Wegovy a base di semaglutide per la gestione del peso, in aggiunta a dieta ipocalorica e attività fisica, negli adulti con obesità o con sovrappeso associato ad almeno una condizione correlata al peso.

E la liraglutide? Perde il confronto con le molecole più nuove

La liraglutide appartiene alla stessa famiglia dei farmaci GLP-1, ma nelle analisi più recenti risulta meno potente sul fronte della perdita di peso rispetto a tirzepatide e semaglutide.

La revisione del BMJ non ha trovato una differenza convincente tra liraglutide e le sole modifiche dello stile di vita quando ha valutato la perdita di peso complessiva. Questo non significa che la molecola sia “inutile”: significa che, nel confronto complessivo effettuato dalla ricerca, il suo effetto medio sul peso è risultato inferiore a quello delle terapie più recenti.

Il quadro terapeutico, inoltre, sta cambiando rapidamente. Le linee guida italiane aggiornate nel 2026 considerano i farmaci anti-obesità all’interno di un percorso che comprende alimentazione, attività fisica e valutazione individuale del rischio. In particolare, tirzepatide e semaglutide emergono tra le opzioni farmacologiche più efficaci.

Non è solo una questione di quanti chili si perdono

Il rischio di concentrarsi esclusivamente sulla classifica è quello di dimenticare una cosa importante: un farmaco non viene scelto soltanto sulla base della percentuale di peso persa.

La stessa analisi del BMJ mostra infatti che le terapie più potenti possono essere accompagnate da una maggiore frequenza di effetti indesiderati e di interruzioni del trattamento.

I disturbi gastrointestinali, per esempio, sono risultati particolarmente frequenti con diversi farmaci, compresa la tirzepatide. Nel complesso, il rapporto tra benefici e possibili effetti avversi deve quindi essere valutato insieme al medico.

C’è poi un altro aspetto: dimagrire non significa perdere esclusivamente grasso.

La grande revisione ha rilevato che tirzepatide e semaglutide sono associate anche a una riduzione della massa magra. Questo non significa necessariamente che il trattamento sia dannoso, ma sottolinea l’importanza di alimentazione adeguata e attività fisica, in particolare esercizi di forza, durante un percorso di dimagrimento.

Cosa succede quando si interrompe il farmaco?

Un’altra domanda importante è spesso lasciata in secondo piano: cosa accade dopo?

I farmaci per la gestione dell’obesità non sono semplicemente un “ciclo dimagrante” da seguire per qualche settimana. Le linee guida internazionali sottolineano che, quando il trattamento è indicato come terapia cronica, interromperlo può favorire il recupero del peso e la perdita di parte dei benefici metabolici ottenuti.

Questo è uno dei motivi per cui l’obiettivo non dovrebbe essere soltanto raggiungere un determinato numero sulla bilancia, ma costruire un percorso che possa essere mantenuto nel tempo.

Anche la dose deve essere personalizzata. Le raccomandazioni dell’American Diabetes Association sottolineano che la dose ottimale non è necessariamente quella massima autorizzata: il medico deve trovare il miglior equilibrio possibile tra efficacia e tollerabilità.

Qual è quindi il farmaco che fa dimagrire di più?

Se guardiamo esclusivamente alla perdita media di peso osservata negli studi, la risposta della grande analisi del BMJ è abbastanza chiara: tirzepatide è al vertice tra le terapie con evidenze più solide, con una riduzione media del peso intorno al 15% a un anno rispetto alle sole modifiche dello stile di vita.

CagriSema mostra un risultato molto simile, ma è importante non confonderlo con i farmaci già comunemente utilizzati: si tratta di una combinazione in fase di sviluppo e quindi non può essere considerata semplicemente un’alternativa disponibile al paziente come tirzepatide o semaglutide.

Tra le terapie già consolidate, tirzepatide e semaglutide sono quindi quelle che emergono più chiaramente per efficacia sul peso.

In Italia questi farmaci non sono “pillole dimagranti”

C’è infine un punto fondamentale da chiarire. I farmaci utilizzati per la gestione dell’obesità sono medicinali soggetti a prescrizione e non prodotti cosmetici per perdere qualche chilo. In Italia AIFA sottolinea che, quando prescritti per la gestione del peso, farmaci come Wegovy, Saxenda e Mounjaro sono classificati in classe C e non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale per questa specifica indicazione.

AIFA raccomanda inoltre di evitare l’automedicazione e l’acquisto attraverso canali non autorizzati. L’Agenzia ha segnalato la crescita dei prodotti illegali venduti online come analoghi del GLP-1, con il rischio concreto di acquistare medicinali contraffatti o non controllati.

Published by
Claudia Montanari