Il consiglio musicale del mese: Gang, Le radici e le ali. Blitz Quotidiano
Il consiglio musicale del mese, per questo aprile, riguarda un album italiano che negli anni Novanta è stato fondamentale, soprattutto per lo sviluppo del folk rock di casa nostra: Le radici e le ali dei Gang.
I Gang sono una band spesso dimenticata nel panorama rock italiano, e che certamente meriterebbe più attenzione, formata dai due fratelli Severini, Sandro alla chitarra e Marino alla chitarra e voce, affiancati di volta in volta da diversi altri musicisti. Esordiscono ufficialmente nel 1984 come gruppo punk, dopo un’esperienza formativa a Londra, negli anni più vivaci della scena musicale punk britannica. I loro paladini, in particolare, erano e sono sempre stati i Clash, con la loro capacità di coniugare l’attitudine punk con il ruolo della musica come mezzo di informazione e di crescita della coscienza personale e collettiva. Durante la loro esperienza inglese, i fratelli Severini diventano la band di supporto a Billy Bragg, cantautore politicamente impegnato, nel filone della tradizione folk di Woody Guthrie e Bob Dylan. Così, al loro esordio discografico come Gang, ottengono il sostegno, il supporto e la partecipazione dello stesso Billy Bragg.
La svolta, per i Gang, arriva nel 1991, quando pubblicano il loro quarto album, che si intitola appunto Le radici e le ali. Questo album segna infatti l’inizio di una carriera basata su canzoni cantate in italiano e sul recupero e l’approfondimento della tradizione folk italiana. La musica popolare viene restituita al suo ruolo naturale di componente culturale di rottura e di protesta, un elemento che la avvicina molto al mondo del rock, tanto più quando viene rivisitata con un atteggiamento punk. Il risultato è una sorta di nuovo genere, che verrà definito “combat folk”, con esplicito riferimento ai Clash e influenzerà un’intera generazione di musicisti, dai Modena City Ramblers alla Bandabardò, per citarne qualcuno.
Le radici e le ali, quindi, è un album fondamentale nella storia del rock italiano: un album che tutti dovrebbero conoscere o perlomeno ascoltare una volta nella vita. Ma soprattutto si tratta di un album di splendido rock, che affonda esplicite radici nella tradizione popolare e vola con le ali dello spirito di libertà del rock.
Una delle tracce di punta dell’intero album è senza dubbio Bandito senza tempo, una ballata rock che racconta le gesta mitologiche di un bandito, che in realtà è tutti i banditi, una sorta di entità che, da Robin Hood a Jesse James, attraversa ogni sorta di fuorilegge che combatte per dei principi di umanità contro la prevaricazione del potere. E, di nuovo, il riferimento ai Clash diventa esplicito: “Ora ha una nuova banda e un fazzoletto rosso e nero, quando attacca I Fought the Law fa saltare il mondo intero”.
La scelta della tradizione musicale popolare italiana in questo album è molto forte e si presenta in varie forme. Una delle caratteristiche più interessanti di Le radici e le ali sta nei frammenti inseriti fra un brano e l’altro, quasi a fare da collegamento. Nella maggior parte dei casi, si tratta di piccoli assaggi di esecuzioni popolari, provenienti da diverse regioni italiane, dalla Sicilia alla Sardegna. È anche grazie a questi inserti che l’album trasmette l’idea di una fotografia sonora di un mondo, guardato però da una prospettiva diversa da quella imposta dai mezzi di informazione. In perfetta sintonia con la poetica dei Clash e di Billy Bragg, Le radici e le ali ci racconta un frammento di storia d’Italia differente dalla narrazione ufficiale, ma molto più vicino all’esperienza diretta delle persone vere. Così, tra gil inserti musicali popolari, si inseriscono anche frammenti di interviste a personaggi chiave dei cosiddetti “anni di piombo”, con riflessioni sulla realtà politica italiana e sulle condizioni di vita di operai, contadini, della gente “comune”.
Una tradizione forte, quella dell’analisi politica in Italia, che però incredibilmente ha portato spesso a storie di isolamento e di sconfitta dei suoi protagonisti. Questa è, in un certo senso, la prospettiva della title track, con il personaggio del vecchio comunista sognatore.
Le radici e le ali è senza dubbio un album rock, ma anche un album folk e probabilmente il capostitpite della tradizione del combat folk. Al suo interno però troviamo diverse splendide ballate, tutte caratterizzate da un senso di potente nostalgia in grado di catturare anche i caratteri più burberi.
L’ultima traccia dell’album, Che dare?, appartiene a questa categoria: una ballata sulla fatica della resilienza quotidiana, che allo stesso tempo è una celebrazione della speranza.
Tra i molti modi in cui la musica popolare entra nel rock dei Gang, a darle una giustificazione etica, una motivazione per esistere e una solida ossatura, c’è la scelta di utilizzare strumenti particolari, quanto meno nell’ottica del rock più classico. Accanto a violini, mandolini, zampogne, la fisarmonica compare spesso e in maniera prepotente in tutto l’album. A suonarla, quasi sempre, è Andrea Mei, impegnato anche al pianoforte e all’organo hammond in questo e in diversi album successivi della band.
La fisarmonica qui non ha però solo il ruolo di uno strumento nostalgico e sentimentale. Ascoltatela, ad esempio, nella ironica Chicco il dinosauro.
Tra ballate e canzoni energetiche, sono molti i brani di questo album che sono diventati veri e propri inni del combat folk, eseguiti ancora oggi dal vivo e spesso cantati in coro da centinaia e migliaia di persone.
A metà del percorso dei dodici brani che compongono l’album, troviamo un’altra splendida ballata, Oltre. Nel video, il brano è eseguito dal vivo poco più di un mese fa a Bologna.
I Gang sono un gruppo schierato politicamente e non ne hanno mai fatto mistero. Il loro background culturale è chiaramente radicato nella tradizione del socialismo internazionalista, con posizioni spesso vicine a quelle dell’anarchismo.
Naturalmente questo emerge in maniera evidente nei titoli e nei testi delle loro canzoni. Ma i Gang sono soprattutto artisti, musicisti rock, e riescono sempre a mettere la loro visione al servizio dello spirito di libertà, solidarietà, umanità che è tipico del rock in ogni sua forma ed espressione.
In Socialdemocrazia, seconda traccia di Le radici e le ali, è difficile non identificarsi con la descrizione del nostro paese: “Terra di eroi e santi senza peccato, di mafia, P2 e stragi di stato”.
Anche nei brani più di contestazione, però, i Gang riescono a infondere la sensazione di speranza, ottimismo e fiducia nel prossimo. Così, anche una canzone su un ambientalista ucciso in Brasile diventa un brano energetico, dal ritmo quasi allegro. Chico Mendes è l’ennesimo brano dell’album che ci mostra come i Gang si inseriscano nella tradizione dei Clash, con una visione che non si limita alla rilettura della storia locale italiana, ma che ingloba tutte le figure che possono rappresentare un simbolo a liìvello internazionale, raccontando storie che spesso l’informazione ufficiale relega a notizie di secondo piano e poi dimentica.
Le radici e le ali è un album fondamentale nella storia dei Gang, una delle band più importanti della scena musicale rock italiana: l’album della svolta, che li ha portati ad abbracciare la tradizione popolare per trovare il proprio stile unico.
È un album fondamentale per l’intera scena musicale nostrana, un punto di partenza che ha mostrato la via possibile a tutte le band che hanno poi popolato e animato il filone del cosiddetto combat folk.
Ma è soprattutto un album rock di grande levatura, condito da una grande quantità di ballate mai scontate, ma anche da brani energici di buon vecchio sano rock. Come nel caso di La lotta continua, l’ultimo brano che vi presento da questo album e che negli anni è diventato un vero e proprio inno per tutti i fan, e sono tantissimi, di una band spesso ignorata dall’informazione mainstream.
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