Il consiglio musicale del mese: Roxy Music, Roxy Music. Blitz Quotidiano
Per il consiglio musicale del mese di settembre ho scelto di proporvi un classico dal passato: Roxy Music, album di esordio del 1972 dei Roxy Music. Molti di voi forse lo conoscono già. Per tutti gli altri, sappiate che è un album che dovreste assolutamente conoscere. Se siete fra quelli che già lo conoscono, però, non fate finta di niente: lo so che vi piace quando parlo di cose che già conoscete!
I Roxy Music sono una band spesso sottovalutata, considerando l’influenza che hanno avuto su tutta la musica successiva, soprattutto con questo album. Nascono nel 1970 dai fondatori Bryan Ferry, alle tastiere e voce, e Graham Simpson, al basso. Quando due anni dopo registrano il loro esordio discografico, i componenti della band si sono assestati in quella che potremmo definire la “formazione classica”: Phil Manzanera alla chitarra, Andy Mackay al sassofono e oboe, Paul Thompson alla batteria e Brian Eno ai sintetizzatori e all’elettronica. La storia del gruppo è attraversata da una serie di scioglimenti e reunion fino agli inizi degli anni Ottanta, quando pubblicano il loro ultimo album in studio Avalon nel 1982. Nel corso degli anni, ci sono stati anche alcuni avvicendamenti all’interno del gruppo: tra i più importanti, l’uscita dalla band del bassista fondatore Graham Simpson, avvenuta poco dopo la pubblicazione di Roxy Music, che ha lasciato vacante un ruolo che verrà preso di volta in volta da personaggi diversi, e quella di Brian Eno, che lascia la band nel 1973.
Tutti i membri della band del 1972 erano affamati di sperimentazione musicale, aspetto che emerge in maniera potente proprio in questo album di esordio. Il chitarrista Phil Manzanera era anche amico del fratello di David Gilmour e di Robert Wyatt. Mentre Bryan Ferry aveva incontrato Robert Fripp e Peter Seinfield in un’audizione che aveva fatto per entrare nei King Crimson. Insomma, si trattava di personaggi molto attivi e in qualche modo inseriti nell’ambiente musicale dell’epoca.
Non stupisce quindi che, nel giro di un paio d’anni dalla loro formazione, i Roxy Music erano già stati ospiti del programma di John Peel sulla BBC e abbiano avuto la possibilità di firmare un contratto con la Island Records. A quanto dice Manzanera in un’intervista del 2024, la band ricevette il cinque per cento dei profitti dell’album, da dividere per sei musicisti. Ma comunque avevano un contratto, un album, prodotto proprio da Peter Seinfield, e un singolo, che anticipava l’uscita di Roxy Music.
Virginia Plain fu subito un singolo di grande successo, ma non venne inserito nella prima stampa dell’album in Gran Bretagna. Fu incluso invece nell’edizione americana e poi nelle ristampe deluxe editions. Il titolo deriva da un’opera d’arte visiva che lo stesso Ferry aveva realizzato quando frequentava la scuola d’arte: un quadro pop-art con un pacchetto di sigarette come protagonista, con la scritta “Virginia Plain”.
Il primo verso del testo parla esplicitamente del contratto discografico offerto ai Roxy Music dalla Island, con tanto di nome e cognome del loro legale e l’augurio che non mandi tutto all’aria.
Virginia Plain era comunque un singolo anomalo: senza ritornello, con un inizio in fade-in e un finale improvviso, e il titolo della canzone che non compare mai se non alla fine del brano. Secondo quanto affermato dagli stessi componenti della band, il motivo era semplicemente che loro non sapevano fare i singoli. Non avevano idea di come costruire un brano di successo, rispettando le regole non scritte, che addirittura probabilmente ignoravano all’epoca. Eppure il singolo ebbe un notevole successo commerciale. E anche nei singoli degli anni successivi, i Roxy Music continuarono a distinguersi con canzoni costruite in maniera “non commerciale”, che oltretutto poi spesso non venivano inserite nell’album di cui avevano anticipato l’uscita.
A dimostrazione della longevità del brano nel repertorio dei Roxy Music e nella memoria dei loro fan, vi propongo una esecuzione dal vivo nel tour dell’ennesima reunion nel 2001.
I Roxy Music sono evidentemente una band glam rock, e lo sono fin da questo loro album di esordio. Eppure, chi ha tentato di definire la loro musica ha spesso sentito l’esigenza di utilizzare termini come art rock, pop rock, progressive rock, art pop, new wave, synth pop, soft rock e addirittura sophisti-pop, qualsiasi cosa voglia dire.
Certo, timbricamente i Roxy Music sono una fresca novità all’inizio degli anni Settanta. Utilizzano un sax e soprattutto un oboe, oltre a una gran mole di suoni e rumori elettronici prodotti da Brian Eno. È vero che nel 1972 erano già usciti In the Court of the Crimson King dei King Crimson e i primi due album dei Gentle Giant. E il krautrock aveva già preso piede e portato il rock nel territorio dell’elettronica, che rappresentava il futuro, a dialogare con compositori di “musica colta” come Stockhausen. Ma l’utilizzo che fanno i Roxy Music di tutti questi elementi è decisamente particolare, con il sax che spesso esegue frasi melodiche all’unisono con la chitarra distorta, creando effetti timbrici particolari, e con canzoni che trasgrediscono spesso a ogni dettame del pop e della musica commerciale, rinunciando ai ritornelli e presentando strutture elaborate.
Per quanto riguarda la new wave, che ovviamente sarebbe arrivata quasi un decennio dopo, è fuori di dubbio che sia un fenomeno per molti versi debitore nei confronti dei Roxy Music. Ma, senza scomodare fenomeni musicali successivi e senza necessariamente voler associare la complessità della musica al progressive, potremmo semplicemente accettare che i Roxy Music sono stati una delle molte facce del glam rock. E probabilmente una molto importante, considerando che lo stesso David Bowie era un fan della band e di questo album in particolare.
Re-Make/Re-Model è il primo brano dell’album, che inizia, come si suol dire, “col botto”. Sì, perché il brano di apertura è meravigliosamente strampalato, anarchico e dissonante. Le linee melodiche sono costruite con salti improbabili e ironici. Il sax sembra essere uscito dalla sezione improvvisata e un po’ free jazz di 21st Century Schizoid Man dei King Crimson. Intanto Brian Eno folleggia con i suoi synth sapientemente caotici. E nella parte conclusiva, i vari strumenti hanno un breve spazio solista, in cui però non prendono il via voli virtuosistici, ma piuttosto bizzarre citazioni di altri brani famosi. E a fare da fondamenta a tutto questo, la sezione ritmica, in particolare la batteria, rende tutto molto energico con un pulsare rock solido e incalzante.
Il titolo riprende quello di un’opera d’arte di Derk Boshier, artista britannico esponente della pop-art, che nel 1962 aveva intitolato una sua creazione Re-Think/Re-Entry. Nel video, il brano è eseguito dal vivo nel 2001.
Come abbiamo visto, sia in Virginia Plain che in Re-Make/Re-Model, Bryan Ferry e i Roxy Music giocano con espliciti riferimenti al mondo dell’arte, in particolare a opere d’arte della pop-art. E anche i testi includono riferimenti ma, soprattutto, sono costruiti come dei quadri: una serie di frasi e immagini che sembrano avere un senso compiuto in se stesse, ma che esigono di essere reinterpretate nella sequenza in cui sono ordinate. Si tratta di testi che assomigliano a un collage o a un quadro impressionista.
Anche la copertina si rifaceva esplicitamente all’estetica glamour della pop-art. La foto della modella richiama alla mente le immagini delle pubblicità degli anni Cinquanta, ed è diventata un punto di riferimento e un’ispirazione per molte copertine di artisti successivi.
Ma un altro filo conduttore all’interno dell’album lega molti dei suoi brani al cinema. Quale forma d’arte visiva poteva in fin dei conti dirsi più “popolare” e allo stesso tempo innovativa del cinema? Nello specifico, il secondo lato del vinile si apriva con The Bob (Medley). Il titolo del brano è un acronimo di Battle of Britain, film del 1968, uscito in italiano con il titolo di I lunghi giorni delle aquile.
Si tratta di un brano costruito sulla giustapposizione di sezioni musicali distinte: macchie di colori, immagini accostate senza la necessità di una transizione o di rispondere alle regole non scritte delle strutture musicali più tradizionali. Anche qui, il lavoro di “rumorista” di Brian Eno è in evidenza.
Altro brano che offre un esplicito e diretto collegamento con il mondo del cinema è 2HB. Il titolo nasconde una dedica a Humphrey Bogart. Nel testo, c’è anche una citazione letterale di una frase da Casablanca, celebre film del 1942 che in genere è associato proprio alla fama di Bogart. Addirittura, l’assolo di sassofono si basa sulla melodia di As Time Goes By, brano simbolo della colonna sonora di quel film, anche se il trattamento elettronico di Brian Eno lo rende un po’ meno riconoscibile.
L’influenza dei Roxy Music sulla musica degli anni Ottanta è apprezzabile nella citazione dei Madness, che nel loro album del 1988 The Madness includono un brano dal titolo 4BF, dedicato questa volta a Bryan Ferry.
A guardare i testi delle canzoni che compongono Roxy Music, si potrebbe pensare che si tratti molto spesso di canzoni d’amore. I temi principali sembrano infatti essere la seduzione, l’abbandono, la memoria di amori passati, l’amore non corrisposto… Eppure, in questo album, non c’è un singolo brano “lento”, nessuna ballata romantica, nessun passaggio musicale sottolineato da melense orchestre d’archi.
Tutto invece viene presentato in stile glam rock, con un occhio alla teatralità della musica e l’altro all’immaginario della pop-art. I timbri sono futuristici, con l’elettronica sempre in primo piano, e anche originali, con l’uso dell’oboe e i fraseggi melodici all’unisono di sassofono e chitarra elettrica.
Ladytron, seconda traccia dell’album, inizia con un suono creato appositamente da Brian Eno per soddisfare la richiesta di Ferry di qualcosa che facesse venire alla mente un allunaggio. L’oboe dell’introduzione ricorda invece un passaggio del primo movimento di un Concerto per piano di Prokofiev.
Il brano sembra presentarci un personaggio esperto di seduzione femminile, una sorta di gigolò. Ma altre interpretazioni sostengono che si tratti di una storia d’amore con un robot femmina.
Nel video, una esecuzione dal vivo in televisione tratta dall’Old Grey Whistle Test nel 1972.
La traccia successiva, If There is Something, sembra raccontare quelle che potremmo definire come le stagioni di un amore. Secondo questa interpretazione, il brano presenterebbe tre distinte sezioni, che in effetti compaiono dal punto di vista musicale a sottolineare il cambio di prospettiva nel testo. Nella prima sezione ci sarebbe una rappresentazione dell’amore giovanile, sognante e curioso, nella seconda sezione l’amore adulto nel pieno della passione, mentre nella terza l’amore visto dalla vecchiaia, come un ricordo del sentimento di un tempo.
Nelle esecuzioni dal vivo del brano da parte dei Roxy Music, spesso le parti strumentali venivano estese in lunghe cavalcate improvvisate. Nel video, If There is Something è tratta da un live di Bryan Ferry del 2011.
La penultima traccia dell’album, Sea Breezes, è anche la più lunga, con una durata di ben sette minuti. In Sea Breezes, il tema presentato dal testo sembra essere quello della fine di una relazione, con la relativa rassegnazione: “ma anche gli angeli fanno gli stessi errori”. Nel video, il brano è eseguito dal vivo nel 1972 a Parigi.
Come sempre, vi ricordo che quelli presentati in questo articolo non sono tutti i brani che compongono Roxy Music. Inoltre, l’ordine in cui ve li ho presentati è funzionale al discorso portato avanti nell’articolo e non corrisponde a quello che trovate nell’album. Vi esorto quindi ad andare ad ascoltare, a scoprire o a ri-scoprire Roxy Music nella sua interezza e nell’ordine delle tracce pensato dalla band.
Roxy Music è un album di sperimentazione, di rottura e innovazione. Un album che è stato seminale per tanta musica successiva e che risulta per molti versi innovativo ancora oggi, nonostante sia uscito nel 1972. Un album, quindi, che incarna l’anima e l’essenza del glam rock proprio negli anni in cui i grandi eroi del genere stavano venendo alla ribalta: Bowie con la saga di Ziggy Stardust e Marc Bolan con i suoi T. Rex.
Ma Roxy Music è soprattutto un album da conoscere, un album che tutti dovrebbero almeno ascoltare una volta, perché è un album che ha avuto, e ancora oggi ha, un profondo effetto su tutta la cultura contemporanea, soprattutto quella musicale.
L’ultimo brano che vi propongo qui è Would You Believe, tratto nel video da un live in radio per le John Peel Sessions della BBC, registrato a gennaio 1972, pochi mesi prima dell’uscita dell’album.
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