Lifestyle

Il consiglio musicale del mese: The Breeders, All Nerve

Per questo febbraio 2026, il consiglio musicale del mese riguarda una band che forse molti di voi non conosceranno, almeno non davvero… Ma All Nerve dei Breeders, l’ultimo loro album in studio, uscito nel 2018, è probabilmente uno dei migliori dischi del decennio, soprattutto se ci limitiamo a prendere in considerazione le produzioni di un certo ambito musicale. Certo, ma qual è questo ambito musicale? Perché i Breeders vengono spesso definiti come “rock alternativo”, che suona un po’ come una “non definizione”. Be’, per capire chi sono i Breeders e come nasce la loro musica credo sarà utile raccontare un po’ del contesto in cui nascono.

Siamo agli inizi degli anni Ottanta, sulla costa orientale degli Stati Uniti. Di lì a poco, ma quasi contemporaneamente, dall’altra parte, sulla West Coast, si svilupperà il fenomeno grunge. Ma già nei primi anni Ottanta sulla costa orientale si stava sviluppando una scena musicale, fatta di collaborazioni, incontri, scambi, influenze… e trainata da molte, importanti, figure femminili. Da Boston fino a New York e ancora più giù è tutto un fiorire di band che cercano un nuovo sound, un’identità, e non di rado questa ricerca passa per forti identità femminili. Lo spirito di questa ricerca ha diversi punti in comune con la scena grunge, ma il risultato sonoro è differente, con una certa predilezione per l’atteggiamento punk e le sue derivazioni dark e gotiche.

Dal 1983, nell’area di New York, sono attivi i Throwing Muses, band fondata da Kristin Hersch insieme alla sorellastra Tanya Donnelly. Quando i Pixies iniziano la loro attività a Boston nel 1986, si ritrovano spesso a condividere i palchi con i Throwing Muses, che nel frattempo si erano fatti una discreta reputazione nella East Coast. Anche i Pixies rientrano infatti in quella corrente di artisti che ricerca un nuovo sound, seguendo una direzione per molti versi simile a quella dei Throwing Muses: ritmiche di basso pulsanti, suoni di chitarra acidi e timbricamente distanziati, influenze new wave e passaggi caratterizzati da muri di chitarre distorte. E anche i Pixies includono una forte presenza femminile: storicamente, al basso nei Pixies c’è sempre stata una donna. E all’inizio si trattava di Kim Deal, che ha influito moltissimo sulla caratterizzazione del sound dei Pixies.

Così, nel 1989, Kim Deal e Tanya Donnelly decidono di mettere su un side-project: nascono i Breeders. Kim Deal decide di non suonare il basso, ma la chitarra nei Breeders. Così, per il loro debutto Pod, del 1990, completano la formazione con Josephine Wiggs al basso e Britt Walford alla batteria. Josephine Wiggs è una talentuosa bassista inglese proveniente dall’esperienza dei Perfect Disaster e sarà un elemento importantissimo per la storia dei Breeders. Il loro album di debutto verrà pubblicamente apprezzato e lodato, tra gli altri, da Kurt Cobain.

Nel 1993, la sorella di Kim Deal, Kelley Deal, entra nella band come terza chitarra. Intanto Tanya Donnelly lascia i Breeders per dedicarsi al suo progetto personale, i Belly, e Walford viene sostituito alla batteria da Jim Macpherson. Questa è la formazione che dà vita a quello che è considerato l’album più importante dei Breeders, Last Spash, uscito nel 1994 e lanciato dal singolo Cannonball.

A questo punto i Breeders si sciolgono, anche per un necessario periodo di disintossicazione e riabilitazione dalla dipendenza dall’alcol. Negli anni 2000 la band torna a produrre dischi e suonare in tour, ma con le sole gemelle Deal dalla formazione originale. Nel 2013, però, per celebrare il ventennale dalla pubblicazione di Last Splash, la line-up “classica” si riunisce per un lungo tour mondiale. Nel 2018, questa stessa formazione dà vita al nostro All Nerve, dopo dieci anni di silenzio discografico, tornando come se niente fosse alla stessa freschezza di venticinque anni prima.

All Nerve è il quinto album dei Breeders: un album vivace, originale, dissonante e scuro quanto basta e condito a tratti da scelte sorprendenti. Nervous Mary è la traccia di apertura: un brano energico che ben rappresenta lo stile dei Breeders, con la loro ritmica che spesso è stata associata al “motorik” del krautrock e i chitarroni distorti. Il video che vi propongo del brano è stato realizzato da Kim e Kelley Deal con mezzi di fortuna per le strade di Nijmegen, in Olanda, presumibilmente durante una pausa prima di una data del tour. L’idea è semplicissima: le due sorelle impersonate da due bambole di lana, una strada sullo sfondo e i rumori di ambiente lasciati in sottofondo. E ditemi se questa non è un’attitudine punk!

La seconda traccia, Wait in the Car, è anche il singolo che ha trainato l’uscita dell’album. Accolto in generale dalla critica come un felice ritorno al sound dell’album di esordio Pod, propone in effetti una sorta di ritorno al suono del rock degli anni Novanta, ma in una maniera nuova, l’evoluzione di quel sound nel 2018. Il video ufficiale è caratterizzato dalla giustapposizione di immagini astratte accanto a immagini che riprendono didascalicamente il testo del brano. Il mattone, simbolicamente scelto anche per la copertina dell’album, ritorna spesso: “Qualcosa di iconico eppure banale”, spiega Chris Bigg, autore della copertina e ideatore del video. “Un vecchio mattone ha una storia, ed è un bellissimo oggetto grezzo”.

A seguire, nell’ordine delle tracce presentate nell’album, arriva la title track. Si tratta di un brano che assomiglia quasi a una ballata, ma con le sapienti dissonanze e gli stop ricchi di tensione tipici dello stile dei Breeders. E anche qui, le melodie riescono a suonare in qualche modo stridenti, creando uno spessore sonoro che arriva dritto allo stomaco. Nel video, i Breeders eseguono All Nerve dal vivo nel 2018 negli studi di una radio.

Dentro i testi

I testi dei Breeders sono in generale molto criptici, brevi e sempre caratterizzati da una nota scura. Molto spesso nascono da esperienze personali di Kim Deal o di altri elementi della band. Ma comunque non raccontano mai una storia in maniera lineare. Seguono piuttosto la logica dei sogni, in cui immagini incompatibili fra loro si giustappongono a creare un puzzle in grado di comunicarci un significato più per l’atmosfera che per un’interpretazione logica. In questo quadro, i titoli dei brani acquisiscono una particolare rilevanza nella costruzione di una certa atmosfera.

Il testo di Metagoth, ad esempio, parla di una relazione incrinata. In pieno stile Breeders, è un testo scuro e criptico. Anche il titolo non aiuta molto, ma contiene un riferimento al gotico che contribuisce a creare un’atmosfera. Il testo si conclude con i versi: “Io sono il silenzio, io sono il suono, sono l’argento sulle foglie d’argento, io sono l’ombra, l’ombra”. Sembra che il testo in questione sia tratto da una poesia scritta dalla madre della bassista Josephine Wiggs e scoperta dopo la sua morte. La poesia e la storia che la accompagna si adattavano perfettamente al tentativo di costruire un’atmosfera a metà strada fra il grunge e il gotico.

Un caso per molti versi simile è quello di Walking with a Killer: un brano straniante, in cui la leggerezza e la spensieratezza della melodia stridono con il tema trattato. La canzone, ispirata pare da una brutta esperienza di Kim Deal in Ohio, prende la prospettiva della vittima di un omicidio: la paura, il senso di vulnerabilità. Il testo è un susseguirsi di strofe oscure, sia nel tono che nel significato, ma un verso appare molto esplicito ed è ripetuto più volte: “Non sapevo che fosse la notte in cui sarei morta, ma lo era davvero”.

Le partecipazioni nell’album

Se lo stile dei Breeders e delle band rock della costa orientale degli Stati Uniti non ha trovato una definizione migliore del generico “rock alternativo”, è pur vero che si tratta di una musica con una forte e definita identità. Questo, probabilmente, è dovuto al fatto che si tratta di una musica che emerge da una scena musicale vera e propria. Una scena musicale nata negli anni Ottanta, divenuta adulta negli anni Novanta e che nel nuovo millennio ha saputo stare al passo con i tempi. Così, nella società di internet e della globalizzazione, questa particolare scena musicale si è fatta planetaria invece che locale. E un artista australiano diventa come un vicino di casa per un musicista di Boston, semplicemente perché entrambi condividono la stessa visione, lo stesso spirito musicale.

In All Nerve, diverse voci ospiti compaiono come backing vocals, in particolare nel brano Howl at the Summit. Tra queste voci, spicca appunto quella di Courtney Barnett, cantante e musicista australiana, attiva nella scena grunge della terra dei canguri e nota soprattutto per i suoi testi molto affilati.

Tra le sorprese che ci riserva questo album, ci sono anche brani con atmosfere sognanti: Dawn: Making an Effort ne è l’esempio perfetto. E anche in questo brano troviamo una collaborazione. In questo caso, l’artista ospite è Kyle Rector all’organo, un caso più unico che raro di utilizzo della tastiera nel repertorio dei Breeders.

Dimmi che cover suoni e ti dirò chi sei

Ma la vera sorpresa dell’album è l’ottava traccia: Archangel’s Thunderbird. Sì, perché in questo caso si tratta di una cover e di una scelta estremamente particolare. L’originale era stata incisa dai tedeschi Amon Duul II nel 1970 per il loro album Yeti. Gli Amon Duul II erano una comune, una band legata al krautrock, alla psichedelia e all’improvvisazione, quindi è una vera sorpresa trovare un loro brano all’interno di un album più legato all’etica del punk e ai suoni della new wave. Si tratta palesemente di un tributo che è anche una dichiarazione di intenti, anche perché non è neanche il brano più famoso della band tedesca, ma il tono risuona perfettamente con quello dei Breeders: “Quando gli occhi di ogni dove ti chiedono: Chi è l’imperatore del cielo?, tu prendi il tuono”.

Archangel’s Thunderbird è l’unica cover inclusa in All Nerve, ma in realtà esiste un’altra cover legata a questo album. Si tratta di Gates of Steel dei Devo, originariamente pubblicata nel 1980 in Freedom of Choice. La versione dei Breeders è uscita come B-side del singolo Wait in the Car.

Entrambe le reinterpretazioni di questi brani sono piuttosto fedeli agli originali, ma è proprio nella loro scelta che emerge chiaramente la sensazione di libertà creativa che pervade tutta la musica dei Breeders.

Come di consueto, le tracce presentate in questo articolo non esauriscono l’intero album dei Breeders, vogliono piuttosto essere solo un assaggio. Vi esorto quindi ad approfondire la conoscenza dell’album ascoltandolo dall’inizio alla fine, perché ne vale la pena. E se non conoscete ancora i Breeders, be’, All Nerve può ben essere un buon punto di partenza per colmare questa lacuna.

 

Clicca qui per leggere gli altri articoli della rubrica musicale di Blitzquotidiano!

Published by
Roberto Cruciani