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Il vibrafono (e i suoi simili) nel rock: Frank Zappa, Mike Oldfield, Colosseum…

Nella serie di articoli dedicati agli strumenti musicali e al loro utilizzo nel rock, siamo arrivati a parlare di strumenti non proprio comuni e convenzionali per il genere. Per quanto riguarda gli strumenti musicali inusuali veri e propri, vi rimando all’articolo specifico. Oggi parliamo invece del vibrafono (e i suoi simili) nel rock.

Ho aggiunto fra parentesi il riferimento agli strumenti simili, perché il timbro, e la storia, del vibrafono si fonde e si intreccia con quelli di altri strumenti, come il glockenspiel, lo xilofono e la marimba. Tutti strumenti, comunque, che si basano su un funzionamento molto simile e che si suonano con le stesse tecniche, con variazioni impercettibili ai non addetti ai lavori. Per questa ragione, spesso vengono anche studiati insieme e comunque gli esecutori passano senza difficoltà da uno all’altro strumento.

In effetti, il vibrafono è uno strumento inventato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento: nonostante alcuni esperimenti precedenti da parte di liutai intraprendenti, la sua effettiva invenzione è in genere attribuita a un ingegnere meccanico di nome Henry Schluter. L’intenzione era di sviluppare le possibilità del glockenspiel, strumento in cui delle barre di metallo vengono percosse. Il glockenspiel era in uso nelle orchestre fin dal Settecento: ne troviamo un esempio nel Flauto magico di Mozart del 1791. Ma ha continuato una sua vita parallela fino ai giorni nostri: lo troviamo ancora, ad esempio, in Little Wing di Jimi Hendrix, da Axis: Bold as Love del 1967, o in No Surprises dei Radiohead, da OK Computer del 1997.

Anche il vibrafono ebbe una rapida fortuna, entrando nelle opere di compositori moderni come Alban Berg già pochi anni dopo la sua invenzione ufficiale: lo troviamo ad esempio nell’opera Lulu scritta da Berg fra il 1928 e il 1935. Di lì a poco, una schiera di virtuosi dello strumento lo renderanno un tratto caratteristico del jazz dell’era dello swing.

Lo xilofono e la marimba, a differenza dei precedenti strumenti, producono il suono percuotendo delle barre di legno, anziché di metallo, e hanno una storia più antica. Lo xilofono, in particolare, era uno strumento diffuso in Asia già nel IX secolo. In seguito venne adottato in Africa, prendendo caratteristiche che arrivarono nelle Americhe con la deportazione degli schiavi, evolvendo in quello che oggi chiamiamo marimba. Nel Novecento, compositori come Bartok, Saint-Saens e Stravinskij utilizzarono lo xilofono in varie occasioni. Tra gli esempi più vicini a noi, vale la pena ricordare il progetto Colonel Les Claypool’s Fearless Flying Frog Brigade, in cui Mike Dillon suona diverse percussioni, tra cui lo xilofono. Lo strumento è presente anche in varie composizioni dei Sigur Ros. Per quanto riguarda la marimba, invece, la troviamo in composizioni degli anni Sessanta di Messiaen, oltre ad alcune opere di Philip Glass, di Steve Reich e di Frank Zappa, tra gli altri.

Il vibrafono e i suoi simili sono in genere considerati strumenti a percussione. Non stupisce quindi che a suonarli siano spesso batteristi e percussionisti. Ma sono anche strumenti che hanno delle note, disposte esattamente come in un pianoforte, il che li rende un possibile secondo strumento anche per tutti i pianisti e tastieristi.

Da queste due categorie di strumentisti derivano tutti i grandi esecutori, fin dalla prima diffusione di questi strumenti nel jazz. Tra i grandi nomi della prima ondata di vibrafonisti (e simili) in ambito jazz, troviamo Larry Bunker. Percussionista e vibrafonista, entrò con questo ruolo nel Bill Evans Trio, arrivando poi però a registrare anche in ambito pop: tra gli altri con Al Jarreau in We Got By del 1975 e con Dr. John in Afterglow del 1995.

Molti vibrafonisti, pur iniziando in ambito jazz, sono stati anche pionieri dell’utilizzo di questi strumenti in ambito pop e rock. Terry Gibbs, dopo aver costruito una carriera con Benny Goodman, Alice Coltrane e Buddy Rich, ha registrato anche con Leonard Cohen, in Death of a Ladies’ Man del 1977 e in Rock’n’Roll di John Lennon nel 1975. Vincent Montana Jr, invece, lo troviamo anche a suonare con Wilson Pickett, con B.B. King in Thank You for Loving the Blues, tratta da To Know You is to Love You del 1973, e in Friends, album del 1974, oltre che con Bootsy Collins in Fresh Outta ‘P’ University del 1997. Teddy Charles, vibrafonista con Charles Mingus e Miles Davis, prestò le sue bacchette anche ad Aretha Franklin.

Alcuni jazzisti sono rimasti prevalentemente nel loro ambito originale musicale. È il caso ad esempio di Bobby Hutcherson, che però ha influenzato con il suo stile una schiera di vibrafonisti più giovani, come ad esempio Stefon Harris. E poi ci sono vibrafonisti che hanno iniziato la propria carriera già nel rock e nel pop: Frank Ricotti, ad esempio, ha suonato il vibrafono (e simili) con gli Status Quo, con gli Art of Noise, con gli Style Council, i Clannad, Meat Loaf, Rick Wakeman, gli Oasis, Tina Turner, Mark Knopfler, Bryan Ferry e molti altri.

Insomma, sembra che, nonostante le apparenze, saper suonare il vibrafono e i suoi simili possa garantire una florida carriera musicale!

Menzioni speciali

Effettivamente, il suono di un vibrafono, di uno xilofono, di una marimba o di un glockenspiel torna molto più spesso di quanto ci si aspetterebbe, sia nel jazz, dove veri e propri virtuosi hanno scritto una parte importante della storia del genere, che nel rock e nel pop. Anche dove proprio non te lo aspetteresti. In Gone Daddy Gone, brano del 1983 dei Violent Femmes tratto dal loro album eponimo, lo xilofono è suonato insolitamente dal bassista Brian Ritchie.

Ma tra gli artisti che indubbiamente meritano una menzione speciale spicca il nome di Gary Burton, inventore fra l’altro anche dell’impugnatura “Burton grip”, alla base di una delle tecniche fondamentali per suonare lo strumento. Oltre a diversi album jazz, troviamo inaspettatamente Gary Burton anche in più occasioni insieme a Howard Jones.

Il timbro metallico e percussivo dello strumento si presta anche alla sperimentazione e all’elaborazione elettronica del suono. Così, nella Germania del periodo d’oro del krautrock, troviamo Wolfgang Muller a suonare batteria e vibrafono con gli Ash Ra Tempel: ascoltate in particolare l’album Schwingungen del 1972, dove regnano la sperimentazione, la psichedelia e l’elaborazione elettronica dei suoni.

Un altro tipo di sperimentazione è stata tentata da Victor Feldman. Feldman è un percussionista inglese che ha suonato letteralmente con mezzo mondo. Nel 1983 registra con Tom Waits per il suo album Swordfishtrombones. In 16 Shells from a Thirty Ought Six, Feldman percuote freni rotti di un’automobile e lastre di metallo appese, con un effetto per certi versi simile a quello di uno dei nostri strumenti più convenzionali.

Il vibrafono (e i suoi simili) è anche uno dei timbri più caratteristici e riconoscibili di tanto jazz rock, in particolare degli anni Settanta. Un caso particolare è quello dei Brand X, che vede niente meno che Phil Collins a suonare batteria, percussioni e vibrafono con la band, ad esempio in Unorthodox Behaviour del 1976.

Per concludere questa sezione di menzioni speciali, mi pare giusto citare anche Cale Parks, che suona il vibrafono negli Aloha, una band rock americana dei giorni nostri: ascoltate Your Eyes, terza traccia di Some Echoes, album del 2006.

Lionel Hampton, Hamp’s Boogie

Tra i pionieri che hanno portato il vibrafono nel jazz, Lionel Hampton ha certamente un posto di rilievo. Nato agli inizi del Novecento, ha suonato con Benny Goodman, Buddy Rich, Charlie Parker, Charles Mingus, insomma con tutti i grandi della storia del jazz. Hampton è stato un funambolico virtuoso delle percussioni, introducendo il vibrafono nel jazz e diventando il leader della propria orchestra, in cui il vibrafono aveva un ruolo predominante. Ma nella sua orchestra Hampton suonava anche la seconda batteria e a volte il pianoforte. Hamp’s Boogie è un classico, registrato da Lionel Hampton and His Orchestra nel 1939. Nel video, ve lo propongo in una esecuzione dal vivo nel 1974.

Milt Jackson, Bags’ Groove

Ispirato da Lionel Hampton, il più giovane Milt Jackson, soprannominato Bags, si specializzò nell’uso del vibrafono in ambito jazz, lavorando con nomi quali Charlie Parker e Thelonius Monk, prima di mettere su la propria band, il Modern Jazz Quartet, negli anni Cinquanta. In quegli anni, Jackson registrò anche con Miles Davis, e in seguito incise pure per Dizzy Gillespie, Count Basie e molti altri. Bags’ Groove, del 1952, è diventato uno standard jazz, oltre che un album di Miles Davis del 1957 che vede la partecipazione di Milt Jackson al vibrafono.

Frank Zappa, Inca Roads

Negli anni Sessanta, il jazz ormai non è più il solo territorio esplorato dai vibrafonisti. Nella sterminata discografia di Frank Zappa si possono trovare tantissimi esempi in cui vibrafono, xilofono, marimbe e glockenspiel giocano un ruolo di primo piano. Ruth Underwood, eccezionale musicista e percussionista, ha suonato con Frank Zappa e i suoi Mothers of Invention dal 1968 alla metà degli anni Settanta, e poi ancora nel 1993 prima della morte di Zappa. Lo strumento principale della Underwood era il vibrafono, come si può apprezzare in questa esecuzione dal vivo di Inca Road, brano di apertura dell’album One Size Fits All di Frank Zappa del 1975.

Wrong Objects, Spanish Fly

Benoit Moerlen, fratello del più celebre Pierre Moerlen, storico batterista dei Gong, è un’altra figura molto importante nel mondo dei vibrafoni. Entrambi i fratelli hanno seguito percorsi di formazione musicale molto simili, studiando percussioni negli stessi istituti. Negli anni Settanta, quando Daevid Allen lascia i Gong e si apre il periodo dei cosiddetti Gong di Pierre Moerlen, Benoit Moerlen entra a far parte della band, specializzandosi nel vibrafono, che è particolarmente importante in album come Gazeuse!, del 1976. In seguito alla morte di Pierre Moerlen, i PM Gong continueranno una strada parallela ai Gong, seguendo il proprio percorso di fusion. Intanto Benoit Moerlen è tra i fondatori di un altro progetto figlio della “Gong family”: i Gongzilla. Nel video, lo vediamo all’opera dal vivo nel 2013 insieme ai Wrong Objects, nell’esecuzione di Spanish Fly, tratta dal documentario sulla scena Canterbury Romantic Warrior III.

Mike Oldfield, Tubular Bells

In questa carrellata sul vibrafono e gli strumenti affini, troviamo però anche lo stesso Pierre Moerlen. Nel 1973 il batterista dei Gong partecipò alla registrazione di Tubular Bells di Mike Oldfield, suonando principalmente il glockenspiel. Oldfield era un giovane chitarrista che suonava il basso nella band di Steve Hillage. Quando decise di avventurarsi nella creazione di Tubular Bells, ricevette il supporto di tutta la scena Canterbury, con Steve Hillage nelle vesti di produttore dell’album. Nello stesso anno di uscita dell’album, ci fu un grande concerto a Londra, in cui Tubular Bells venne eseguita da un ensemble che includeva gli Henry Cow praticamente al completo, Steve Hillage, Pierre Moerlen, Kevin Ayers e addirittura Mick Taylor dei Rolling Stones. Il concerto venne ripreso e trasmesso nel 1973 dalla BBC. Nel video, un estratto di questa registrazione.

Gentle Giant, Funny Ways

Nelle composizioni dei Gentle Giant, il vibrafono ha spesso un ruolo importante. Tutti i componenti dei Gentle Giant erano portentosi polistrumentisti, tanto che durante le esibizioni live passavano frequentemente da uno strumento all’altro, a volte scambiandosi strumento durante l’esecuzione di un brano. Nella band, il principale vibrafonista era Kerry Minnear, il cui ruolo primario era quello di tastierista. Ma a volte, come in On Reflection, originariamente inclusa in Free Hand del 1975, il vibrafono, almeno dal vivo, veniva suonato dal batterista John Weathers. Nell’album di esordio Gentle Giant del 1970, Kerry Minnear suona organo Hammond, Minimoog, Mellotron, pianoforte acustico ed elettrico, timpani, xilofono, violoncello e basso, oltre a cantare. Nel video, un’esecuzione live di Funny Ways, tratta proprio da quell’album.

Colosseum, Valentyne Suite

Anche Dave Greenslade appartiene alla schiera dei vibrafonisti provenienti dalle tastiere. Nel jazz rock dei Colosseum suonava prevalentemente le tastiere, ma le composizioni in cui Greenslade passava al vibrafono sono rimaste nella memoria e nelle orecchie di tutti, come ad esempio nella celeberrima Valentyne Suite, title track del secondo album dei Colosseum, uscito nel 1969.

Pino Daniele, Che soddisfazione

Qui parliamo di un altro fenomeno del vibrafono e affini. Mike Mainieri è noto soprattutto per aver suonato con gli Steps Ahead, insieme a Michael e Randy Brecker, Peter Erskine, Mike Stern, tanto per citare alcuni grandi nomi che sono passati in quella band. Ma Mainieri ha suonato anche vibrafono e marimba su due tracce di Love Over Gold, album del 1982 dei Dire Straits: Private Investigations e Love Over Gold. Poi ancora in Ride Across the River, brano incluso in Brothers in Arms, pubblicato dai Dire Straits nel 1985. Nel video, vediamo Mike Mainieri in una esibizione per la RAI nel 1991 con Pino Daniele che esegue Che soddisfazione, brano tratto da Un uomo in blues del 1991.

Locanda delle fate, Forse le lucciole non si amano più

Nella Locanda delle fate, Giorgio Gardino suonava batteria e vibrafono. Forse le lucciole non si amano più è la title track dell’album di esordio del 1977, l’unico album inciso dalla band prima dello scioglimento nel 1980. Solo alla fine degli anni novanta il gruppo progressive si è riformato, pubblicando altri due album in studio.

Steve Vai, Salamanders in te Sun

Flex-Able, uscito nel 1984, è l’album di esordio da solista di Steve Vai. Un album sorprendente e a volte anche un po’ folle, in cui il timbro del vibrafono è affidato a Larry Crane, che tornerà a incidere con Steve Vai anche su Flex-Able Leftovers, pubblicato nel 1998. Salamanders in the Sun è un brano tratto da Flex-Able e nel video è eseguito insieme a un’orchestra nel DVD Visual Sound Theories del 2007.

 

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Published by
Roberto Cruciani