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“I’m not there”. Bob Dylan ieri in Vaticano da Papa Prevost, oggi al Palaeur. Lasciate a casa lo smartphone

Lui, semplicemente non è mai dove te lo aspetti, non è quello che pretendi dovrebbe essere, non si concede e nulla concede. Non ci sono, “I’m not there”. Bob Dylan, a 85 anni fa quello che vuole, suona blues urbano e folk rurale dove vuole senza addomesticarlo col pop o peggio col folklore e non ripetendo mai e poi mai allo stesso modo la stessa canzone.

Oggi è a Roma, al Palaeur. Ieri dal papa americano, un amico in tonaca bianca di Chicago, home of the blues. Un amico che lo cita nei suoi discorsi, non il contrario.

Il tour di Bob Dylan in Italia

Non si ferma mai, si nasconde dietro un paio di Rayban e una felpa nera con cappuccio e un lungo ombrello a sostenerlo, anche ieri, anche nella magnificenza del Vaticano, protocollo? what’s protocollo?

“I’m not there”. Ieri da Papa Prevost, oggi Bob Dylan suona al Palaeur. Lasciate a casa lo smartphone (foto Ansa-Blitzquotidiano)

“I’m not there”, come il titolo del più bel film a lui dedicato vent’anni fa da Todd Haines e infatti a interpretare la sua figura erano di volta in volta un’attrice (Cate Blanchett), un ragazzino afroamericano, un vagabondo, una star di hollywood (Richard Gere, Heath Ledger)… finalmente un io che contiene moltitudini e non si limita a dichiararlo.

“I’m not there”,  quando lo volevano profeta del movimento e simbolo della controcultura. Scartò, imbracciò una chitarra elettrica. Quando speravano di farne un monumento in vita offrendogli il Nobel per la Poesia. Lui a Stoccolma ci mandò Patti Smith a ritirarlo.

Vietato filmare al concerto, smartphone ritirati all’ingresso

Al suo concerto fate finta che in tasca uno smartphone non lo abbiate mai avuto: in caso contrario ve lo sequestreranno per un paio d’ore all’ingresso, dentro una busta di plastica sigillata. Non esiste un diritto a filmare tutto quello che succede, quella è la paranoia di chi crede che se non lo immortali non è mai esistito.

Prendere o lasciare. Se poi l’intenzione è quella di partecipare allo stanco rito di cantare a squarciagola tutti insieme alla luce di un accendino innalzato le belle canzoni care e dolci alla memoria come un morbido cuscino, scordatevelo. Avrete il graffio di una voce roca su note mai udite di una canzone che vi diranno era la vostra preferita. “I’m not there”.

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Amedeo Vinciguerra