Infarto e ictus: cambiamento invisibile nella dieta che può ridurre il rischio (blitzquotidiano.it)
Un semplice aggiustamento nella composizione degli alimenti di uso quotidiano potrebbe avere un impatto significativo sulla salute cardiovascolare di milioni di persone, senza richiedere rinunce, diete restrittive o cambiamenti nelle abitudini alimentari. Ridurre gradualmente il contenuto di sale in prodotti molto consumati, come il pane e altri cibi pronti, può contribuire a diminuire il rischio di infarto e ictus su larga scala.
È quanto emerge da due nuovi studi pubblicati sulla rivista scientifica Hypertension, organo dell’American Heart Association, che hanno analizzato gli effetti di una riduzione “silenziosa” del sale in Francia e nel Regno Unito. I risultati indicano che interventi minimi ma diffusi sull’offerta alimentare possono tradursi in benefici cardiovascolari concreti, misurabili e duraturi.
Quando si parla di sale, l’attenzione si concentra spesso su quello aggiunto a tavola. In realtà, la maggior parte del sodio assunto quotidianamente non proviene dal sale usato in cucina, ma da alimenti trasformati e prodotti industriali consumati regolarmente, spesso senza percezione del loro contenuto salino.
Pane, prodotti da forno, piatti pronti, formaggi, salse e pasti da asporto rappresentano una quota rilevante dell’assunzione di sodio nella popolazione adulta. È proprio questa esposizione costante, sommata nel tempo, a contribuire all’aumento della pressione arteriosa, uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari.
Il sodio, contenuto nel sale da cucina, favorisce la ritenzione di liquidi e aumenta il volume di sangue che scorre nei vasi, esercitando una pressione maggiore sulle pareti arteriose. Nel lungo periodo, questo meccanismo può danneggiare cuore, cervello e reni, aumentando la probabilità di eventi acuti come infarto e ictus.
Le principali organizzazioni sanitarie internazionali concordano sulla necessità di limitare l’assunzione di sodio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 2 grammi di sodio al giorno, equivalenti a circa 5 grammi di sale. Tuttavia, nella maggior parte dei Paesi occidentali questo limite viene ampiamente superato.
Il problema non riguarda solo le scelte individuali, ma l’ambiente alimentare nel suo complesso. Chiedere alle persone di modificare radicalmente il proprio comportamento alimentare si è spesso dimostrato poco efficace nel lungo periodo. Al contrario, intervenire direttamente sulla composizione degli alimenti più consumati può produrre benefici automatici, senza richiedere uno sforzo consapevole da parte dei consumatori.
È proprio su questo principio che si basano i due studi pubblicati su Hypertension.
Il primo studio, condotto da un gruppo di ricercatori francesi, ha analizzato l’impatto della riduzione del sale nei prodotti da forno, in particolare nel pane, uno degli alimenti più consumati quotidianamente. In Francia sono stati introdotti obiettivi nazionali per ridurre progressivamente il contenuto di sale nelle baguette e in altri tipi di pane, attraverso accordi volontari con i produttori.
Utilizzando dati nazionali su consumi alimentari, pressione arteriosa e ricoveri ospedalieri, i ricercatori hanno stimato l’effetto di una riduzione media di circa 0,35 grammi di sale al giorno per persona, ottenuta senza modificare le quantità di pane consumate.
Secondo le proiezioni, questo cambiamento relativamente piccolo sarebbe sufficiente a ridurre in modo misurabile la pressione arteriosa media della popolazione e a prevenire un numero significativo di eventi cardiovascolari. Le stime indicano una diminuzione dei decessi annuali, oltre a un calo dei ricoveri per cardiopatia ischemica e diversi tipi di ictus.
Un aspetto particolarmente rilevante è che la riduzione del sale è risultata impercettibile per i consumatori. Il gusto del pane non è cambiato in modo evidente, ma l’impatto sulla salute pubblica è stato significativo.
Il secondo studio ha preso in esame il Regno Unito, dove da anni sono attive politiche di riduzione del sale in una vasta gamma di alimenti preparati e confezionati. I ricercatori hanno simulato uno scenario in cui gli obiettivi fissati per il 2024 venissero pienamente raggiunti dall’industria alimentare.
In questo caso, la riduzione dell’assunzione media di sale sarebbe stata di circa il 17%, con un passaggio da poco più di 6 grammi al giorno a meno di 5 grammi negli adulti. Anche in questo scenario, il beneficio principale è risultato essere un abbassamento diffuso della pressione arteriosa, con effetti cumulativi nel tempo.
Secondo le stime, nel lungo periodo una simile riduzione potrebbe prevenire decine di migliaia di casi di cardiopatia ischemica e ictus, confermando che anche interventi moderati, se applicati su larga scala, possono produrre risultati rilevanti.
I due studi convergono su un messaggio chiaro: non è necessario stravolgere la dieta per ottenere benefici cardiovascolari. Piccole modifiche nella formulazione degli alimenti più comuni possono creare un ambiente alimentare più favorevole alla salute, riducendo il rischio di malattie senza richiedere uno sforzo attivo da parte delle persone.
Questo approccio è particolarmente efficace perché agisce in modo sistemico. Ogni singola riduzione può sembrare trascurabile, ma applicata a milioni di individui e mantenuta nel tempo, produce un impatto significativo sul carico complessivo di infarti e ictus.
I risultati delle ricerche suggeriscono che politiche simili potrebbero essere adottate anche in altri Paesi, adattandole ai modelli alimentari locali. Il pane, in particolare, rappresenta un punto di partenza strategico, data la sua diffusione trasversale in tutte le fasce della popolazione.
Ridurre il sale negli alimenti più consumati non elimina la necessità di una dieta equilibrata, ma rappresenta una delle strategie più efficaci e sostenibili per migliorare la salute cardiovascolare a livello collettivo.