Infarto: lo xilitolo, dolcificante delle gomme senza zucchero, può aumentare il rischio? Cosa ha scoperto uno studio (blitzquotidiano.it)
È presente in prodotti che molti considerano una scelta più salutare rispetto allo zucchero: gomme da masticare senza zucchero, caramelle, alcuni alimenti e bevande “sugar free” e prodotti per l’igiene orale.
Si tratta dello xilitolo, un dolcificante appartenente alla famiglia dei polioli, spesso utilizzato perché ha un potere dolcificante simile a quello dello zucchero ma con un apporto calorico inferiore e un minore impatto sulla salute dei denti.
Ora, però, un nuovo studio presentato al congresso 2026 della European Society of Cardiology suggerisce una sua possibile relazione con la salute cardiovascolare. I ricercatori hanno analizzato i livelli di xilitolo nel sangue di 17.710 persone e hanno osservato che chi presentava le concentrazioni più elevate aveva un rischio maggiore di eventi cardiovascolari importanti rispetto a chi aveva i livelli più bassi.
Nella coorte seguita per sei anni, l’aumento del rischio associato ai livelli più elevati è stato del 57%. In quella con un follow-up di 30 anni, l’associazione è stata invece del 18%.
Il dato è interessante, ma non significa che mangiare una gomma allo xilitolo provochi un infarto. Lo studio è osservazionale e non può dimostrare che sia proprio lo xilitolo a causare gli eventi cardiovascolari. La domanda, però, è abbastanza importante da meritare attenzione.
Lo xilitolo è un poliolo, cioè un tipo di carboidrato che ha caratteristiche intermedie rispetto agli zuccheri tradizionali. Viene utilizzato come dolcificante perché fornisce meno calorie dello zucchero e non favorisce la carie nello stesso modo dello zucchero. Per questo è diventato molto comune soprattutto nei prodotti destinati alla salute orale.
Può essere presente, per esempio, in:
Ma c’è un particolare che vale la pena chiarire: lo xilitolo non è soltanto una sostanza introdotta con la dieta.
Il nostro organismo ne produce naturalmente piccole quantità come parte del metabolismo del glucosio e lo xilitolo è presente in quantità molto basse anche in alcuni alimenti. Il problema studiato dai ricercatori riguarda quindi soprattutto la relazione tra livelli elevati di xilitolo nel sangue e rischio cardiovascolare, non semplicemente la presenza di una piccola quantità di xilitolo in una gomma.
La ricerca è stata presentata il 29 agosto 2026 al congresso della European Society of Cardiology. Gli scienziati hanno utilizzato i dati di due grandi studi prospettici: il Canadian Longitudinal Study on Aging (CLSA) e EPIC-Norfolk.
Nel complesso sono state analizzate 17.710 persone, con un’età media di circa 61 anni.
I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi sulla base della concentrazione di xilitolo misurata nel plasma. I ricercatori hanno quindi confrontato il rischio di eventi cardiovascolari tra le persone con i livelli più bassi e quelle con i livelli più elevati.
Per cercare di ridurre l’influenza di altri fattori di rischio, le analisi hanno tenuto conto di variabili come età, sesso, fumo, livelli lipidici, diabete e ipertensione.
Gli eventi considerati erano i cosiddetti major adverse cardiovascular events, o MACE: un insieme di eventi cardiovascolari importanti che comprendeva morte cardiovascolare, infarto e ictus.
Il risultato più sorprendente arriva dalla coorte canadese. Durante i sei anni di follow-up, le persone appartenenti al gruppo con i livelli più elevati di xilitolo nel sangue hanno mostrato un rischio di MACE del 57% superiore rispetto a quelle con i livelli più bassi, dopo l’aggiustamento per i principali fattori di rischio cardiovascolare.
Nella seconda coorte, EPIC-Norfolk, i ricercatori hanno seguito i partecipanti per un periodo molto più lungo, fino a 30 anni.
Anche in questo caso è stata osservata un’associazione tra livelli più elevati di xilitolo e maggiore rischio cardiovascolare, ma l’incremento relativo era più contenuto: 18% rispetto al gruppo con i livelli più bassi.
Non è però soltanto la differenza tra il gruppo con più e quello con meno xilitolo ad aver attirato l’attenzione.
Considerando anche i gruppi intermedi, i ricercatori hanno osservato una relazione definita dose-dipendente: all’aumentare dei livelli ematici di xilitolo aumentava anche la frequenza degli eventi cardiovascolari.
No. Ed è la precisazione più importante dello studio. La ricerca è di tipo osservazionale. I ricercatori hanno osservato ciò che accadeva nelle persone con livelli diversi di xilitolo nel sangue, ma non hanno assegnato casualmente ai partecipanti una determinata quantità di xilitolo da consumare.
Di conseguenza non è possibile stabilire da questi dati che sia stato proprio lo xilitolo a provocare l’aumento degli eventi cardiovascolari.
Potrebbe esistere, per esempio, un altro fattore associato sia ai livelli di xilitolo sia al rischio cardiovascolare. Oppure livelli elevati di xilitolo potrebbero in parte riflettere cambiamenti metabolici già presenti nell’organismo.
Lo stesso comitato di comunicazione della European Society of Cardiology ha sottolineato che, come accade con gli studi osservazionali, la causalità è difficile da stabilire e sono necessarie ulteriori ricerche.
Il nuovo studio non arriva completamente isolato. Nel 2024 lo stesso gruppo di ricerca aveva pubblicato sull’European Heart Journal uno studio che aveva trovato un’associazione tra livelli elevati di xilitolo e rischio cardiovascolare e aveva esplorato anche un possibile meccanismo biologico.
Gli esperimenti suggerivano che lo xilitolo potesse aumentare la reattività delle piastrine, cioè la loro tendenza a partecipare alla formazione dei coaguli. Nei modelli sperimentali, l’esposizione allo xilitolo era stata associata anche a una maggiore capacità di formare trombi.
In una piccola sperimentazione su volontari sani, inoltre, il consumo di una bevanda dolcificata con xilitolo aveva provocato un marcato aumento dei livelli plasmatici della sostanza e modificato alcuni indicatori della funzione piastrinica.
Questi dati forniscono una possibile spiegazione biologica per l’associazione osservata negli studi epidemiologici.
Ma anche qui è importante non fare un salto logico: un meccanismo plausibile non equivale alla dimostrazione che il consumo abituale di xilitolo causi infarti o ictus.
È uno degli aspetti più interessanti e meno raccontati della vicenda. Lo xilitolo non arriva nel sangue esclusivamente dagli alimenti. Viene prodotto anche naturalmente dall’organismo.
Questo significa che una concentrazione elevata nel sangue non può essere interpretata automaticamente come una misura diretta di quanto xilitolo una persona abbia mangiato.
Alcuni ricercatori hanno infatti sollevato dubbi sulla possibilità che livelli elevati di xilitolo possano essere anche il risultato di alterazioni metaboliche associate alla malattia cardiovascolare.
Una discussione pubblicata sull’European Heart Journal nel 2025 ha sottolineato proprio questo problema, ricordando che la via metabolica che produce xilitolo può essere influenzata da condizioni associate a stress metabolico e cardiovascolare. Gli autori hanno inoltre messo in discussione l’interpretazione causale dei precedenti risultati.
È quindi possibile che la relazione sia più complessa di un semplice schema “mangio xilitolo → aumenta il rischio”. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui servono studi ulteriori.
Non sulla base di questo studio. Una ricerca osservazionale non è sufficiente per concludere che una gomma da masticare contenente xilitolo sia pericolosa o che debba essere eliminata dalla dieta.
Inoltre, lo xilitolo viene utilizzato anche per motivi legati alla salute orale e ha una storia di utilizzo molto lunga in questo ambito. Una pubblicazione del 2025 ha proprio sottolineato i benefici documentati dello xilitolo a basse dosi per la salute dentale e ha invitato a interpretare con cautela i dati sul rischio cardiovascolare.
Il nuovo studio suggerisce piuttosto che non possiamo dare per scontato che tutti i dolcificanti alternativi allo zucchero siano privi di possibili effetti a lungo termine.
È una distinzione importante. Lo xilitolo può avere vantaggi rispetto allo zucchero in determinati contesti, ma questo non significa automaticamente che consumarne quantità elevate sia sempre la scelta migliore.
La questione può essere particolarmente interessante per le persone con diabete, perché i polioli vengono spesso utilizzati nei prodotti a ridotto contenuto di zuccheri.
Lo xilitolo ha infatti un impatto sulla glicemia generalmente inferiore rispetto allo zucchero e per questo può essere presente in alcuni prodotti destinati a chi cerca di ridurre gli zuccheri semplici.
Ma ridurre il picco glicemico di un alimento non significa automaticamente che il prodotto sia vantaggioso sotto ogni punto di vista.
La qualità complessiva della dieta continua a essere molto più importante del singolo dolcificante: quantità complessive, qualità dei grassi, fibre, consumo di alimenti poco processati, attività fisica, peso corporeo e controllo dei fattori di rischio cardiovascolare concorrono tutti alla salute del cuore.
Per questo il nuovo studio non dovrebbe essere interpretato come un invito a tornare semplicemente allo zucchero.
Lo xilitolo non è l’unico poliolo sul quale si stanno concentrando le ricerche cardiovascolari. Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata anche sull’eritritolo, un altro dolcificante della stessa famiglia.
Anche in questo caso alcuni studi hanno trovato associazioni tra livelli ematici elevati e rischio cardiovascolare e hanno esplorato possibili effetti sulla funzione piastrinica. Questo ha aperto un dibattito scientifico sulla sicurezza cardiovascolare dei polioli, che è ancora in corso.
Il punto, quindi, non è che “tutti i dolcificanti fanno male”. Il punto è che la sicurezza di un ingrediente non può essere valutata soltanto sulla base del fatto che contenga meno calorie o provochi un minore aumento della glicemia rispetto allo zucchero. Gli effetti metabolici a lungo termine devono essere studiati separatamente.