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Jiaogulan, l’erba dell’immortalità: cosa fa davvero al corpo e cosa dice la scienza

C’è una pianta conosciuta anche come l’erba dell’immortalità che in alcune regioni montuose della Cina meridionale, in particolare nella provincia del Guizhou, viene consumata ogni giorno sotto forma di tè da popolazioni che mostrano una concentrazione straordinaria di ultracentenari. I ricercatori giapponesi che negli anni Settanta iniziarono a studiarla si aspettavano di trovare zuccheri economici da usare come dolcificanti.

Quello che trovarono invece cambiò completamente la direzione della ricerca: la pianta conteneva composti biologicamente attivi simili a quelli del ginseng, in una varietà e in una quantità che nessuno si aspettava. La chiamarono l’erba dell’immortalità. Il suo nome scientifico è Gynostemma pentaphyllum. In Occidente, fino a pochissimi anni fa, quasi nessuno ne aveva sentito parlare.

Cos’è il Jiaogulan e perché è diverso da tutto il resto

Il Jiaogulan è una pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, la stessa delle zucche e dei cetrioli. Cresce spontaneamente nelle aree montuose di Cina, Corea, Giappone e altri paesi dell’Asia orientale, a quote elevate dove le condizioni climatiche sono rigide e le popolazioni locali hanno sviluppato nel tempo una cultura di utilizzo delle piante officinali molto sofisticata. Le foglie vengono essiccate e consumate come tè, oppure usate fresche in insalate e zuppe.

Quello che lo distingue da centinaia di altre piante adattogene presenti sul mercato è la sua composizione chimica. Il Jiaogulan contiene oltre duecento gypenosidi, una classe di saponine triterpeniche la cui struttura molecolare è sorprendentemente simile a quella dei ginsenosidi del ginseng, il fitocomplesso a cui la medicina tradizionale cinese e la ricerca scientifica moderna attribuiscono la maggior parte delle proprietà adattogene del ginseng. In alcuni casi i gypenosidi del Jiaogulan e i ginsenosidi del ginseng sono strutturalmente identici, il che ha portato molti ricercatori a descrivere il Jiaogulan come un ginseng del povero, ma con una biodiversità di principi attivi che in certi aspetti supera quella della pianta più famosa.

Questo è il punto di partenza per capire perché l’interesse scientifico intorno al Jiaogulan sia cresciuto così rapidamente negli ultimi vent’anni, producendo un corpus di ricerche che riguarda praticamente ogni sistema fisiologico del corpo umano.

L’effetto adattogeno: cosa significa davvero per chi vive sotto stress

L’effetto adattogeno: cosa significa davvero per chi vive sotto stress (blitzquotidiano.it)

La parola adattogeno viene usata spesso in modo impreciso nel marketing degli integratori, il che ha contribuito a creare una certa diffidenza intorno a questo termine. Ma ha un significato preciso, definito dal farmacologo sovietico Nikolai Lazarev negli anni Quaranta del Novecento: un adattogeno è una sostanza che aumenta la resistenza non specifica dell’organismo agli stressor fisici, chimici e biologici, senza perturbare le funzioni normali e senza essere tossica alle dosi terapeutiche.

Il Jiaogulan soddisfa questi criteri in modo documentato. I suoi gypenosidi agiscono sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il circuito neuroendocrino che regola la risposta allo stress, modulando la produzione di cortisolo in modo bifasico: quando il cortisolo è cronicamente elevato, i gypenosidi tendono a ridurlo; quando è cronicamente basso a causa di esaurimento surrenale, tendono a supportarne la produzione. Questo adattamento bidirezionale è la caratteristica che distingue gli adattogeni dai semplici stimolanti o dai sedativi, che agiscono in un’unica direzione.

In termini pratici, le persone che usano il Jiaogulan regolarmente descrivono un effetto che è allo stesso tempo calmante e energizzante, una combinazione apparentemente contraddittoria che ha perfettamente senso alla luce di questo meccanismo di modulazione dell’asse dello stress. La resistenza agli stressor fisici, come la fatica durante l’esercizio, si associa a una maggiore tolleranza agli stressor mentali e emotivi, con un effetto ansiolitico che diversi studi clinici hanno misurato con strumenti standardizzati come la scala HAM-A.

Colesterolo e trigliceridi, i numeri che sorprendono

Uno dei campi in cui la ricerca sul Jiaogulan ha prodotto i risultati più consistenti e più immediatamente rilevanti per la salute pubblica riguarda il profilo lipidico. Diversi studi clinici condotti principalmente in Cina e in Corea hanno esaminato l’effetto dell’estratto di Jiaogulan sui livelli di colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi in persone con dislipidemia lieve o moderata.

I risultati più rilevanti riguardano i trigliceridi, dove le riduzioni osservate in alcuni studi sono state particolarmente pronunciate, e il colesterolo LDL, con diminuzioni che in alcuni trial hanno raggiunto percentuali significative dopo otto o dodici settimane di integrazione. Parallelamente, l’HDL, il colesterolo buono, ha mostrato tendenze all’aumento in diversi dei lavori esaminati.

Il meccanismo ipotizzato dai ricercatori passa attraverso l’attivazione dell’AMPK, l’adenosina monofosfato chinasi, un enzima che funziona come un sensore energetico cellulare e che, quando viene attivato, riduce la sintesi epatica di colesterolo e trigliceridi. È esattamente lo stesso meccanismo attraverso cui agisce la metformina, il farmaco più prescritto al mondo per il diabete di tipo 2, il che ha spinto molti ricercatori a studiare il Jiaogulan anche nel contesto della regolazione glicemica.

Glicemia e sensibilità insulinica, il collegamento con l’AMPK

Il legame tra Jiaogulan e controllo della glicemia è diventato uno degli ambiti di ricerca più attivi degli ultimi anni, proprio a causa del meccanismo sull’AMPK. Quando questo enzima viene attivato nelle cellule muscolari, aumenta la captazione del glucosio dal sangue indipendentemente dall’insulina. Quando viene attivato nelle cellule epatiche, riduce la produzione di nuovo glucosio attraverso la gluconeogenesi. Entrambi questi effetti si traducono in una riduzione della glicemia e in un miglioramento della sensibilità insulinica.

Studi su modelli animali hanno mostrato risultati molto promettenti, con riduzioni della glicemia a digiuno e miglioramenti dell’emoglobina glicata che in alcuni casi erano paragonabili a quelli di farmaci ipoglicemizzanti di riferimento. I dati sull’uomo sono ancora più limitati rispetto ad altre applicazioni del Jiaogulan, ma le evidenze preliminari sono sufficientemente coerenti da giustificare l’attenzione crescente da parte della comunità scientifica.

È importante sottolineare che il Jiaogulan non è un sostituto della terapia farmacologica per il diabete. Ma come supporto alimentare in persone con prediabete o con glicemia borderline, inserito in un contesto di alimentazione controllata e attività fisica, rappresenta uno degli strumenti naturali con le basi biologiche più solide tra quelli attualmente studiati.

Il fegato, l’organo che il Jiaogulan protegge in modo particolare

Un altro ambito in cui il Jiaogulan ha mostrato una attività biologica particolarmente interessante è la protezione epatica. Il fegato è l’organo che metabolizza la maggior parte dei composti bioattivi del Jiaogulan, ed è anche quello che sembra trarne i benefici più diretti.

I gypenosidi hanno dimostrato proprietà epatoprotettive in diversi modelli sperimentali, riducendo i marcatori di danno epatico come le transaminasi ALT e AST in condizioni di stress ossidativo e di esposizione a tossine. Particolarmente interessante è la ricerca sul fegato grasso non alcolico, una condizione sempre più diffusa nelle popolazioni occidentali e strettamente correlata alla resistenza insulinica e alla dislipidemia, esattamente gli stessi ambiti in cui il Jiaogulan mostra attività. L’effetto sull’AMPK epatico riduce l’accumulo di grassi nelle cellule del fegato, contribuendo potenzialmente a rallentare la progressione della steatosi.

L’attività antiossidante del Jiaogulan gioca un ruolo importante in questo contesto. I gypenosidi stimolano la produzione endogena di superossido dismutasi e glutatione perossidasi, due dei più potenti antiossidanti prodotti dall’organismo, riducendo il danno ossidativo a carico delle cellule epatiche che è uno dei meccanismi chiave nella progressione delle malattie del fegato.

Il sistema immunitario: modulazione, non stimolazione

Uno degli equivoci più comuni nel discorso sulle piante ad azione immunitaria riguarda la differenza tra stimolazione e modulazione. Stimolare il sistema immunitario in modo indiscriminato non è sempre desiderabile: in persone con malattie autoimmuni, per esempio, un sistema immunitario iperactivo è esattamente il problema, non la soluzione. Il Jiaogulan non stimola il sistema immunitario in senso assoluto ma lo modula, cioè lo aiuta a lavorare in modo più equilibrato ed efficiente.

I gypenosidi aumentano la proliferazione e l’attività dei linfociti T e delle cellule natural killer, i componenti del sistema immunitario adattativo e innato che sono in prima linea nella risposta alle infezioni virali e nella sorveglianza antitumorale. Al tempo stesso, mostrano proprietà antinfiammatorie che riducono la produzione di citochine pro-infiammatorie come il TNF-alfa e l’IL-6, molecole che quando sono cronicamente elevate sono associate a praticamente tutte le malattie croniche dell’Occidente, dal diabete alle malattie cardiovascolari fino alla depressione.

Questa combinazione di supporto immunitario e riduzione dell’infiammazione cronica è particolarmente rilevante per chi ha più di cinquant’anni, un’età in cui il sistema immunitario tende a cadere in uno stato di infiammazione cronica di basso grado che i ricercatori chiamano inflammaging, un neologismo che unisce le parole inflammation e aging per descrivere uno dei meccanismi principali dell’invecchiamento biologico.

Resistenza fisica e recupero: perché gli atleti lo stanno scoprendo

Il Jiaogulan ha iniziato a comparire nella routine di molti atleti e sportivi per un motivo preciso: la sua capacità di migliorare la produzione di ossido nitrico, una molecola che dilata i vasi sanguigni, migliorando l’afflusso di ossigeno e nutrienti ai muscoli durante l’esercizio. Questo effetto si traduce in una maggiore resistenza all’affaticamento, in tempi di recupero più rapidi e in una minore percezione dello sforzo durante allenamenti prolungati.

La combinazione di effetti adattogeni sull’asse dello stress, miglioramento della vasodilatazione e attività antiossidante fa del Jiaogulan un integratore particolarmente interessante per chi pratica sport di resistenza come la corsa, il ciclismo o il nuoto, ma anche per chi ha una vita fisicamente impegnativa e cerca un supporto naturale per mantenere i livelli di energia costanti nel corso della giornata.

A differenza degli stimolanti come la caffeina, il Jiaogulan non provoca il caratteristico crash energetico nelle ore successive all’assunzione, non interferisce con il sonno e non crea dipendenza. Questo lo rende adatto a un uso quotidiano e continuativo, che è esattamente il formato in cui mostra i benefici più consistenti.

Come si usa e cosa aspettarsi

La forma di assunzione tradizionale del Jiaogulan è il tè, preparato lasciando in infusione le foglie essiccate in acqua calda per cinque o dieci minuti. Il sapore è leggermente erbaceo, con un retrogusto dolciastro che viene dai gypenosidi stessi, e risulta generalmente gradevole anche per chi non è abituato alle tisane. In commercio si trovano anche estratti standardizzati in capsule o compresse, una forma che garantisce una concentrazione costante di principi attivi ed è più pratica per chi vuole seguire un dosaggio preciso.

I benefici del Jiaogulan non sono immediati come quelli di un farmaco, ma si costruiscono nel tempo con un uso regolare. La maggior parte degli studi clinici che hanno riportato risultati significativi su colesterolo, glicemia e marcatori dello stress ha utilizzato periodi di integrazione di otto, dodici o sedici settimane. Questo è coerente con il meccanismo adattogeno, che per definizione agisce attraverso una modulazione progressiva dei sistemi biologici piuttosto che attraverso un effetto acuto e immediato.

Non esistono controindicazioni gravi documentate per il Jiaogulan alle dosi normalmente utilizzate, ma come per qualsiasi pianta bioattiva è importante prestare attenzione alle interazioni con farmaci: i possibili effetti sul metabolismo del glucosio e sui lipidi rendono necessaria una valutazione medica per chi assume ipoglicemizzanti, statine o anticoagulanti. Le donne in gravidanza e in allattamento dovrebbero evitarne l’uso per mancanza di dati di sicurezza specifici in questa popolazione.

Perché l’Occidente sta iniziando a prenderlo sul serio

La ragione principale per cui il Jiaogulan è rimasto sconosciuto in Europa e in America fino a tempi recenti è semplicemente geografica e culturale: era una pianta usata da popolazioni rurali di montagna in Asia orientale, fuori dai radar della botanica occidentale e della farmacologia accademica. La ricerca scientifica moderna ci ha messo qualche decennio ad arrivarci, ma una volta arrivata ha trovato materiale di grande interesse.

Oggi il Jiaogulan è oggetto di centinaia di pubblicazioni scientifiche, viene studiato in laboratori universitari di Cina, Corea, Giappone, Germania e Stati Uniti, ed è entrato nella consapevolezza di una fascia crescente di consumatori occidentali attenti alla salute preventiva. Non è un miracolo, non è una cura per nessuna malattia, e chiunque lo presenti come tale sta esagerando. Ma è una delle piante adattogene con il più solido profilo di ricerca tra quelle disponibili oggi sul mercato, con un meccanismo d’azione ben identificato, una tradizione d’uso millenaria e un profilo di sicurezza rassicurante.

Published by
Claudia Montanari