(Foto d'archivio Ansa)
Una ricerca americana rivaluta la carne di maiale magra: inserita con moderazione in una dieta vegetale può avere effetti positivi su metabolismo e invecchiamento, senza impatti cognitivi negativi.
Finita spesso sotto accusa, anche per l’allarme sul prosciutto cotto inserito dall’Iarc tra i cancerogeni di tipo 1, oggi la carne di maiale potrebbe prendersi una piccola rivincita grazie a una recente ricerca statunitense.
Uno studio della South Dakota State University, pubblicato su Current Developments in Nutrition, suggerisce che l’inserimento di carne di maiale magra e “minimamente lavorata” in una dieta a base vegetale possa avere effetti favorevoli su alcuni biomarcatori dell’invecchiamento fisico e cognitivo.
La sperimentazione ha coinvolto persone tra i 35 e i 65 anni seguite per otto settimane. I partecipanti sono stati divisi tra una dieta con carne di maiale magra come principale fonte proteica e una basata su legumi.
La carne veniva cucinata in modo semplice, con solo olio d’oliva e sale. Analizzando i campioni di sangue, i ricercatori spiegano che “questi biomarcatori sono rilevanti per la salute degli anziani, dato il loro ruolo nelle malattie cardiache, nella resistenza all’insulina, nelle riserve di ferro, nella neuroinfiammazione e nella neuroplasticità”.
Entrambi i regimi hanno portato a “cambiamenti favorevoli nella sensibilità all’insulina”. Inoltre, “mangiare carne di maiale ha contribuito a preservare la massa muscolare negli anziani”. In conclusione, gli studiosi affermano che “la carne rossa magra e minimamente lavorata possa essere consumata regolarmente senza conseguenze metaboliche negative a livello cognitivo”, se inserita in un modello alimentare sano.