La spugna della cucina può essere piena di batteri anche se sembra pulita: quando va cambiata davvero, secondo uno studio (blitzquotidiano.it)
La spugna che usiamo ogni giorno per lavare piatti, pentole e posate potrebbe essere uno degli oggetti più contaminati di tutta la casa. E la cosa più sorprendente è che il suo aspetto può trarre completamente in inganno.
Secondo un nuovo studio condotto in Germania, una spugna può ospitare quantità elevate di batteri anche quando appare perfettamente pulita, non presenta macchie, mantiene la sua consistenza originale e non emette alcun cattivo odore. In altre parole, affidarsi all’olfatto o all’aspetto per decidere quando sostituirla potrebbe essere un errore.
La ricerca, pubblicata sul Journal of Food Protection, conferma quanto gli esperti di sicurezza alimentare sostengono da anni: le spugne da cucina rappresentano un ambiente ideale per la proliferazione dei microrganismi e richiedono un’attenzione particolare per evitare contaminazioni degli alimenti e delle superfici.
Le spugne hanno una caratteristica che le rende particolarmente favorevoli alla crescita dei microrganismi: rimangono umide per molte ore, trattengono residui di cibo e presentano una struttura ricca di piccoli pori e cavità.
All’interno di questi microambienti, i batteri trovano acqua, nutrienti e una temperatura favorevole per moltiplicarsi rapidamente.
Ogni volta che vengono utilizzate per pulire piatti sporchi, taglieri, pentole o piani di lavoro, raccolgono nuovi microrganismi che possono continuare a proliferare anche dopo il semplice risciacquo.
Diversi studi avevano già dimostrato che la spugna da cucina è spesso l’oggetto con la più alta concentrazione di batteri presente nell’ambiente domestico, superando persino il lavello, il frigorifero o il tagliere.
I ricercatori dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) hanno voluto verificare se esistesse una relazione tra l’aspetto della spugna e la quantità di batteri presenti al suo interno.
Per farlo hanno utilizzato normali spugne disponibili in commercio, inoculandovi sia batteri comunemente presenti negli ambienti domestici sia alcuni microrganismi patogeni, tra cui Escherichia coli, Salmonella e Staphylococcus aureus.
Successivamente hanno monitorato la crescita dei batteri attraverso diverse tecniche microbiologiche e di laboratorio.
Il risultato è stato sorprendente. Le spugne continuavano a ospitare elevate quantità di batteri anche quando risultavano perfettamente integre, senza alterazioni visibili e prive di cattivi odori. Questo significa che il cattivo odore non rappresenta un indicatore affidabile della contaminazione batterica.
Una spugna apparentemente “come nuova” può infatti contenere milioni di microrganismi.
Un altro dato emerso dallo studio riguarda la capacità dei batteri di resistere anche in condizioni meno favorevoli. Gli autori hanno osservato che molti microrganismi rimangono vitali anche dopo che la spugna si è completamente asciugata.
Alcuni batteri sono riusciti a sopravvivere per diversi giorni senza ulteriore umidità, pronti a riprendere la proliferazione non appena la spugna viene nuovamente bagnata. Questo spiega perché lasciare asciugare la spugna dopo l’uso non sia sufficiente per eliminare il problema.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la trasmissione dei batteri. I ricercatori hanno dimostrato che una semplice pressione della spugna per pochi secondi è sufficiente a trasferire grandi quantità di microrganismi su piatti, posate, lavelli e piani della cucina.
Se la superficie contaminata non viene poi adeguatamente lavata o asciugata, i batteri possono continuare a sopravvivere e moltiplicarsi.
Il rischio diventa ancora più importante quando la spugna entra in contatto con alimenti consumati crudi o con utensili destinati alla preparazione dei cibi.
Secondo gli autori dello studio, esiste una situazione in cui la prudenza dovrebbe essere massima. Quando la spugna viene utilizzata per pulire un tagliere o una superficie che è stata a contatto con carne cruda, il rischio di contaminazione aumenta notevolmente.
Carni di pollo, tacchino, maiale o bovino possono infatti trasportare batteri come Salmonella o Escherichia coli, che finiscono facilmente all’interno della spugna.
Una volta entrati nella sua struttura porosa, questi microrganismi possono sopravvivere a lungo e contaminare altri utensili utilizzati successivamente.
Per questo motivo i ricercatori suggeriscono una misura drastica: in questi casi la spugna dovrebbe essere eliminata dopo l’utilizzo anziché continuare a essere impiegata per le normali pulizie domestiche.
Il semplice risciacquo sotto l’acqua corrente, pratica molto diffusa, non elimina in modo significativo la carica batterica. Secondo gli esperti, la disinfezione richiede temperature elevate.
Lo studio suggerisce trattamenti con acqua superiore ai 70 °C per almeno due minuti, mentre l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di immergere periodicamente la spugna in acqua bollente per almeno cinque minuti oppure utilizzare altri sistemi di disinfezione efficaci.
Anche la sostituzione regolare rimane fondamentale. Le indicazioni dell’ISS suggeriscono di cambiare la spugna circa una volta al mese, anche se appare ancora in buone condizioni.
Gli autori dello studio sottolineano che esistono strumenti che presentano un rischio microbiologico inferiore.
Le spazzole da cucina, ad esempio, trattengono meno umidità rispetto alle spugne e tendono ad asciugarsi più rapidamente, creando un ambiente meno favorevole alla proliferazione batterica.
Anche i panni in microfibra rappresentano una possibile alternativa, soprattutto perché possono essere lavati frequentemente in lavatrice ad alte temperature.
Secondo gli studiosi, programmi di lavaggio ad almeno 60 °C consentono di ridurre in maniera significativa la presenza di microrganismi.
Per la maggior parte delle persone sane il rischio derivante da una spugna contaminata rimane generalmente contenuto se vengono rispettate le normali norme igieniche. La situazione cambia però per alcune categorie più vulnerabili.
Bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza e persone con un sistema immunitario indebolito possono essere maggiormente esposti alle conseguenze di eventuali infezioni alimentari.
Per loro diventa ancora più importante limitare il rischio di contaminazioni crociate all’interno della cucina.
Lo studio conferma un messaggio semplice ma importante: una spugna apparentemente pulita non è necessariamente sicura.
Aspettare che inizi a emanare cattivo odore o che si rovini visibilmente significa probabilmente sostituirla troppo tardi.
Cambiarla con regolarità, disinfettarla frequentemente e utilizzare strumenti diversi per la pulizia delle superfici venute a contatto con carne cruda sono strategie semplici che possono ridurre significativamente la presenza di batteri nella cucina domestica.
Piccoli gesti quotidiani che, insieme a una corretta igiene delle mani e degli utensili, contribuiscono a rendere più sicura la preparazione degli alimenti e a diminuire il rischio di contaminazioni invisibili ma potenzialmente pericolose.