La traccia sovranista alla Maturità: chi è Frank Furedi, la traiettoria di sociologo dai comunisti UK a Orbàn (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Sorprende, se non indigna specie a sinistra, che tra le tracce dei temi della maturità ne sia stata scelta una esplicitamente nostalgica di confini e frontiere, geografiche e umane, quando l’abbattimento delle frontiere (da Jon Lennon alla cultura mondialista, dal Papa a Mattarella) resisteva nella formazione e nell’insegnamento perlomeno come tensione utopica, come afflato spirituale assunto come principio e valore condiviso.
Sorprende, quando non indigna, perché questo amore dei confini e delle frontiere (si immagina quindi quanto rimpianto per muri, fili spinati, deportazioni di massa, veri lager ingentiliti a innocui centri di raccolta) è spia ulteriore del mutamento dello scenario valoriale di riferimento in atto nell’epoca della affermazione delle destre in generale.
E del Governo Meloni in particolare, all’epoca del tentativo di sostituzione egemonica nella cultura, con la scelta di un autore come Frank Furedi, un sociologo figlio di esuli ungheresi, comunista prima in Gran Bretagna e finito nell’orbita culturale conservatrice con simpatie non dissimulate per Viktor Orbàn.
Nato nel 1948 in Ungheria da una famiglia che lasciò il paese dopo la rivoluzione del 1956 per trasferirsi in Canada e poi nel Regno Unito, professore emerito di Sociologia all’Università del Kent, autore di una trentina di libri, studioso della sociologia della conoscenza e dell’educazione, del ruolo della paura e dell’incertezza, nonché delle guerre culturali nelle società occidentali, Frank Furedi è la sorpresa della prima prova della maturità, con un brano tratto dal saggio ‘I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere’ (2021), edito in Italia da Meltemi.
Un’opera controcorrente, com’è del resto tutta la riflessione di Furedi. In un’epoca di globalizzazione e migrazioni di massa, mentre nel dibattito pubblico di moltiplicano gli appelli ad “abbattere le frontiere”, i confini vengono ritenuti irrilevanti, discriminatori o reazionari.
È il concetto stesso di confine ad essere sotto attacco, secondo Furedi: nelle società occidentali, infatti, anche le tradizionali linee di demarcazione tra pubblico e privato, uomini e donne, adulti e bambini, esseri umani e animali, cittadini e non cittadini sono spesso condannate come arbitrarie, innaturali e ingiuste.
E ciò mentre imperversa la politica dell’identità, che paradossalmente non fa che tracciare nuovi confini simbolici. Furedi mette in guardia da una società culturalmente alla deriva: anche per questo è fondamentale – a suo giudizio – che l’umanità riscopra l’arte di tracciare confini.
Tra i suoi libri più celebri c’è Cultura della paura, in cui teorizza come le società occidentali moderne siano ossessionate dall’eliminazione di qualsiasi pericolo. In italiano sono stati pubblicati, tra gli altri, Il nuovo conformismo (Feltrinelli, 2005), Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo (Raffaello Cortina, 2007), Fatica sprecata. Perché la scuola oggi non funziona (V&P, 2012), Contro la psicologia. Come la deriva terapeutica rende vulnerabili individui e società (Feltrinelli, 2023).
Negli anni ’80 Furedi è stato tra i fondatori del Revolutionary Communist Party britannico. Negli anni, però, si è avvicinato a posizioni critiche nei confronti del progressismo moderno e della cancel culture.
Oggi è alla guida del Mathias Corvinus Collegium, think tank conservatore vicino all’ex premier ungherese Viktor Orbán, elemento che ha ulteriormente accentuato il dibattito attorno alla sua figura.