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Le cover più ardite degli AC/DC: The Dandy Warhols, Morgan James, Leningrad Cowboys…

Nell’ambito del rock, gli AC/DC costituiscono un colosso di dimensioni planetarie. D’altra parte, chi non li ha mai sentiti nominare, o può dire di non aver mai ascoltato un loro brano, anche se non è esperto di rock? Naturalmente, un gruppo di questa fama e dimensioni vanta una grandissima mole di rivisitazioni dei brani del proprio repertorio. Ma quali sono le cover più ardite degli AC/DC? Quelle che trasportano i loro brani in territori musicali apparentemente lontani, senza però rinunciare alla qualità?

Cominciamo col dire che anche i tributi agli AC/DC sono innumerevoli, sia nella forma di compilation tributo che come album di singoli artisti che reinterpretano un album o comunque parte del repertorio della band. Nella nostra ottica delle cover ardite, vi segnalo per quanto riguarda le compilation: A Metal Tribute to AC/DC del 2011, Comeback in Black: Punk Rock Tribute to ACDC del 2012 e We Salute You: An All Star Tribute to ACDC del 2004. In tutti questi album si trovano molte cover realizzate da diversi artisti che non temono assolutamente di allontanarsi dalle versioni originali dei brani. Tra gli album di singoli artisti dedicati agli AC/DC, invece, vi segnalo A Hillbilly Tribute to ACDC degli Hayseed Dixie, pubblicato nel 2001, e The Rock-a-Billy Tribute to AC/DC dei Full Blown Cherry, uscito nel 2004. Per chi cerca un po’ più sperimentazione, consiglio l’ascolto di Speed to Grace (A Tribute to Ac/Dc), pubblicato nel 2012 da Jen Thomas e Verneri Phojola.

Ma iniziamo con un po’ di contesto. Non starò qui a farvi la storia degli AC/DC, che probabilmente conoscerete tutti a grandi linee. Ma vale comunque la pena di ripercorrere alcune tappe fondamentali: magari sarà utile per i più giovani di voi… Gli AC/DC nascono nel 1973 a Sydney, Australia. La formazione originale comprende già i fratelli Angus e Malcom Young, accompagnati alla sezione ritmica da elementi che cambiano più volte. Fino al 1977, quando, con Phil Rudd alla batteria e Cliff Williams al basso, la band trova una relativa stabilità. Alla voce, Bon Scott entra nella band nel 1974, prima dell’esordio discografico degli AC/DC. Con lui, il gruppo registra i primi cinque album, fino a Highway to Hell del 1979. È la cosiddetta “fase Bon Scott” della storia degli AC/DC. Scott morì a Londra alla fine del 1979 in seguito a un abuso di alcol. Venne rimpiazzato egregiamente da Brian Johnson, che a partire da Back in Black del 1980 iniziò una seconda era della storia della band. Dal 2014, poi, Malcom Young è stato sostituito dal nipote Stevie Young alla chitarra ritmica e cori, a causa di una malattia degenerativa che avrebbe portato Malcom Young alla morte pochi anni dopo.

I primi due album della band, High Voltage e T.N.T., entrambi del 1975, vennero pubblicati solo in Australia e Oceania. Nel 1976 uscì quello che è generalmente considerato il debutto discografico internazionale, intitolato anch’esso High Voltage, che includeva i brani contenuti nei precedenti due album australiani. Da allora, gli AC/DC hanno pubblicato 16 album in studio, oltre a diversi live e innumerevoli singoli che sono tutti diventati veri e propri inni del rock.

Agli inizi degli anni Novanta, la band ha attraversato un momento difficile: le vendite delle ultime due produzioni erano andate piuttosto male e i discografici erano intenzionati a sciogliere il loro contratto. A salvare la situazione, è intervenuto Derek Shulman, ex membro fondatore dei Gentle Giant e in seguito produttore di un certo peso. Grazie a lui, gli AC/DC hanno potuto pubblicare The Razors Edge, uscito nel 1990, e proseguire la loro infinita storia di grande rock.

Gli AC/DC sono considerati precursori dell’hard rock e del metal, ma a mio parere sono una delle incarnazioni più perfette di ciò che chiamiamo rock. Loro stessi si sono definiti semplicemente rock’n’roll. Il loro sound è caratterizzato soprattutto da un’incredibile energia e da un sapiente uso dei riff, entrambi aspetti tipici del rock in senso stretto. Sebbene le loro performance dal vivo siano da sempre entusiasmanti, gli AC/DC sono una delle poche band che riesce a trasmettere la stessa carica energetica anche nelle registrazioni in studio.

L’influenza degli AC/DC su tutta la musica, dal rock al pop, è innegabile: sono tantissimi gli artisti, provenienti da ogni ambito o genere musicale, che hanno affermato di essersi ispirati a loro in un qualche momento della loro carriera. Non stupisce quindi che siano tantissimi i grandi nomi che hanno realizzato almeno una cover dei loro brani: anche artisti di ambiti molto lontani, come ad esempio Shakira, che nel 2004 ha incluso una versione di Back in Black nel suo Live & Off the Record. La stessa Back in Black è stata ripresa anche da Joe Lynn Turner insieme a Phil Collen per la compilation tributo Monster Metal Hits & Power Ballads ’80 del 2007.

I White Stripes hanno spesso reinterpretato brani degli AC/DC nei loro concerti: tra tutti, a titolo esemplificativo, Dog Eat Dog e Let There Be Rock. Un’altra versione di Let There Be Rock è stata realizzata dai Foo Fighters in un live del 2017 negli studi della BBC Radio 1.

Anche i Dropkick Murphys hanno spesso inserito canzoni degli AC/DC nei loro concerti: in particolare, vi segnalo It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock’n’Roll) in un concerto del 2003, e TNT, eseguita spesso, ma ad esempio in un live del 2011 reperibile su Youtube. It’s a Long Way to the Top è presente anche spesso nelle scalette dei live dei Jet, fin dal 1986. D’altra parte, i Jet sono australiani e in Australia gli AC/DC sono eroi nazionali. Ma dello stesso brano è famosa anche la versione inclusa nel film School of Rock, uno dei tantissimi esempi di brani degli AC/DC inseriti nelle colonne sonore di film e serie tv. Di TNT, invece, vi segnalo anche la versione degli Anthrax, inclusa nell’album Anthems del 2013.

I Saxon hanno ripreso Problem Child nel 2021, nell’album Inspirations, mentre Bruce Dickinson ha inciso Sin City nel suo Tattooed Millionaire del 1990. Ancora Sin City, la troviamo reinterpretata, anche se in maniera piuttosto fedele all’originale, dai Twisted Sister in Twisted Forever del 2001. I Ministry hanno registrato una loro versione di Thunderstruck per la compilation tributo Hell’s Bells – A Salute to AC/DC del 2010. Infine, i Guns ’n Roses hanno rivisitato Whole Lotta Rosie dal vivo nel 1987.

L’elenco sarebbe lunghissimo, ma anche piuttosto sterile. Credo che questo sia sufficiente a darvi un’idea della quantità e della varietà di artisti che hanno omaggiato gli AC/DC dal vivo o nelle registrazioni in studio. Cominciamo ora ad addentrarci nel campo delle cover ardite.

Menzioni speciali

Tra le cover degli AC/DC che meritano almeno una menzione speciale per qualità e arditezza, non può mancare secondo me la versione di Joan Jett di Dirty Deeds, pubblicata nel 1990 nell’album The Hit List. Altrettanto ben riuscita è la versione di It’s a Long Way to the Top incisa da Lucinda Williams per il suo Little Honey del 2008.

A titolo esemplificativo di quanto potete trovare nell’album Speed to Grace (A Tribute to Ac/Dc) del 2012, di Jens Thomas e Verneri Phjola, vi segnalo la loro cover di It’s a Long Way to the Top. E ancora dello stesso brano vale la pena ascoltare la versione bluegrass degli Steve ’n’ Seagulls, inclusa nell’album Brothers in Farm del 2016.

Questo è uno dei tanti casi in cui una band o un artista ha dedicato interi album alle cover degli AC/DC. La strada più ovvia, per creare una cover ardita della band dei fratelli Young, è quella di rallentare tutto, portando la canzone nell’ambito del soft rock, o della lounge. Il risultato, però, non è sempre di qualità. Personalmente, trovo molto più interessanti i tentativi di arrangiare i brani degli AC/DC con gli stilemi del proprio ambito musicale, cercando di mantenere il fuoco e l’energia che stanno alla loro base.

Ardita e interessante è la versione di Little Lover realizzata da Lisa Bassenge e inclusa in Won’t Be Home Tonight del 2008. Rocker, invece, ad opera degli Spiderbait, spicca per originalità nella compilation tributo Fuse Box (The Alternative Tribute) del 1995. Di Back in Black vi segnalo la reinterpretazione dei Living Colour, uscita nel loro Collideoscope del 2003.

Fra le compilation tributo che includono cover ardite degli AC/DC, vale la pena nominare anche Comeback in Black: Punk Rock Tribute to ACDC del 2012: a titolo di esempio, ascoltate Highway to Hell dei Garardo, Girls Got Rhythm degli She-Male Troubles e Hell’s Bells degli Shandon. La stessa Hell’s Bells vanta anche almeno due altre cover che meritano qui una menzione: quella degli U.K. Subs, uscita come singolo nel 2023, e quella dei Red Fang, inclusa nella compilation Back in Black (Redux) del 2021.

È del 2001 la cover di If You Want Blood incisa da Mark Kozelek per il suo What’s Next to the Moon. Kozelek sembra essere particolarmente legato agli AC/DC, tanto che lo ritroveremo anche più avanti. Ancora If You Want Blood è stata reinterpretata dai Bloody Jug Band nel loro Coffin Up Blood del 2012.

Dal 1994 arriva invece la cover ardita di Whole Lotta Rosie degli Acid Drinkers, ma lo stesso brano è stato ripreso anche dai Pinstripes nel loro Road from Hell del 2009.

Per finire, vi segnalo la versione di You Shook Me All Night Long realizzata da Cecilia Noel, artista colombiana che ha inciso la cover degli AC/DC con un’atmosfera latino americana nel suo Havana Rocks del 2014.

The Dandy Warhols, Hell’s Bells

Hell’s Bells è la traccia di apertura di Back in Black, uno dei migliori e più famosi album degli AC/DC, pubblicato nel 1980. È anche il primo album registrato con Brian Johnson alla voce, dopo la morte di Bon Scott. La campana che si sente all’inizio del brano è stata commissionata e registrata nella fonderia che l’ha realizzata. Nel primo verso della canzone, c’è un esplicito riferimento al nubifragio che colpì le Bahamas, dove è stato registrato l’album, proprio durante le sessioni di registrazione. I Dandy Warhols sono una band americana di rock alternativo nata nel 1994 e caratterizzata da una predilezione per le atmosfere psichedeliche. Nel 2004 hanno pubblicato la loro cover ardita di Hell’s Bells nell’album Come on Feel the Dandy Warhols.

Alice Rose, Highway to Hell

Alice Rose è una cantante e polistrumentista danese piuttosto singolare. Utilizza spesso strumenti poco noti, come l’autoharp, che in realtà è una sorta di evoluzione del salterio medievale. La sua versione di Highway to Hell trasporta la canzone in un mondo e in un’atmosfera completamente diversi dall’originale, pur rimanendo molto convincente. Gli AC/DC avevano pubblicato Highway to Hell nel 1979, come title track e traccia di apertura dell’omonimo album. Del 2013 è la versione ska del brano ad opera dei tedeschi Skameleon, che vi consiglio di andare ad ascoltare. Nel video, Alice Rose esegue Highway to Hell dal vivo e da sola sul palco.

Morgan James, Thunderstruck

Traccia di apertura del dodicesimo album in studio degli AC/DC, The Razors Edge del 1990, Thunderstruck è senza dubbio uno dei brani più famosi della band, celebrato in Australia come una sorta di inno nazionale e, curiosamente, molto in voga nei “giochi da bevuta”. Morgan James è una cantante e attrice americana, attiva dal 2010 e particolarmente dedita alla musica soul. E in effetti, la sua cover ardita di Thunderstruck, uscita come singolo nel 2025, è un riuscitissimo arrangiamento soul di uno dei brani più rock della storia.

Full Blown Cherry, For Those About to Rock (We Salute You)

For Those About to Rock (We Salute You) è la traccia di apertura dell’omonimo album degli AC/DC, pubblicato nel 1981. Vero e proprio inno del popolo del rock, il brano viene spesso eseguito dalla band alla conclusione dei concerti, accompagnato dallo sparo di cannoni, fuochi d’artificio e imponenti giochi di luce. I Full Blown Cherry hanno pubblicato più volte interi album dedicati alla reinterpretazione del repertorio di altri artisti in chiave rockabilly: del 2005, ad esempio, è il loro The Rockabilly Tribute to The Ramones. Ma il loro The Rock-a-billy Tribute to AC/DC è precedente, pubblicato nel 2004. L’album si chiude con questa versione di For Those About to Rock.

Susanna and the Magical Orchestra, It’s a Long Way to the Top

Torniamo ancora in Scandinavia, per una cover ardita, questa volta, da parte di una band norvegese. Susanna and the Magical Orchestra è il nome di un duo che si muove tra pop, jazz ed elettronica. Certo, è difficile immaginare It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock’n’Roll) in un contesto così distante dal rock schietto degli AC/DC. Eppure, la versione inclusa da Susanna and the Magical Orchestra nel loro album Melody Mountain del 2006 merita decisamente un ascolto. L’originale era la traccia di apertura del primo album internazionale degli AC/DC, High Voltage, uscito nel 1976.

Steve ’n’ Seagulls, Moneytalks

Geograficamente parlando, non ci allontaniamo molto. Sebbene si tratti di una cover in chiave bluegrass, gli Steve ’n’ Seagulls sono una band finlandese, specializzata nella reinterpretazione bluegrass di classici della musica. In particolare, hanno realizzato diverse cover ardite degli AC/DC, pubblicandone molte anche come singoli. Qui io vi propongo la loro reinterpretazione di Moneytalks, brano originariamente incluso in The Razors Edge degli AC/DC.

Tok Tok Tok, The Jack

The Jack è la terza traccia di High Voltage del 1976. I Tok Tok Tok sono una band di soul acustico tedesca, attiva dal 1998 al 2013. La loro versione di The Jack è inclusa nell’album I Wish del 2005, caratterizzata da un arrangiamento con contrabbasso e sassofono al posto delle chitarre elettriche degli AC/DC.

Scary Pockets, You Shook Me All Night Long

Gli Scary Pockets vengono citati spesso in questi articoli sulle cover ardite. D’altra parte, bisogna ammettere che le loro reinterpretazioni in chiave funk di canzoni provenienti da mondi musicali molto diversi sono sempre molto ben fatte. Tra l’altro, vale la pena citare anche la loro reinterpretazione di Back in Black, pubblicata come singolo nel 2023, che vede anche la partecipazione di Joe Bonamassa. La versione funk di You Shook Me All Night Long da parte degli Scary Pockets è stata pubblicata, anch’essa come singolo, nel 2018. L’originale degli AC/DC era inclusa nell’album Back in Black del 1980.

Mark Kozelek, Rock’n’Roll Singer

Rock’n’Roll Singer è un brano inciso dagli AC/DC per il loro secondo album in patria T.N.T., uscito solo in Australia nel 1975, e poi incluso nel debutto internazione High Voltage del 1976. Mark Kozelek è un eclettico cantante e musicista americano, che opera tra il folk rock e la musica sperimentale. La sua versione di Rock’n’Roll Singer è stata pubblicata inizialmente nell’omonimo EP uscito nel 2000, per poi essere inclusa anche nell’album This is my Dinner, uscito nel 2018 sotto il nome Sun Kil Moon, band di cui nel frattempo è diventato voce e leader. Nel video Mark Kozelek esegue il brano dal vivo nel 2017.

Leningrad Cowboys, That’s the Way I Wanna Rock and Roll

Gli AC/DC incisero That’s the Way I Wanna Rock and Roll nel 1988 per il loro unidcesimo album Blow Up Your Video. Il brano uscì anche come secondo singolo estratto dall’album. La versione realizzata dai Leningrad Cowboys è decisamente folle, ma non perde un’oncia della carica energetica dell’originale. I Leningrad Cowboys sono una particolarissima band finlandese, dedita alla reinterpretazione di classici del rock. Si tratta di un gruppo di oltre dieci elementi, attivo dal 1986, prevalentemente dal vivo. Ai loro concerti, si presentano con capigliature, calzature e vestiti decisamente esagerati. La loro versione del brano degli AC/DC è stata anche eseguita insieme al coro dell’Armata Rossa nel 2003. Il video, tratto da un concerto del 2020, dà un’idea abbastanza chiara di questo circo rock.

 

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Published by
Roberto Cruciani