Le cover più ardite degli Eagles: Aswad, Ann Wilson, Etta James... Blitz Quotidiano. Foto ANSA
Gli Eagles sono fra le band rock più famose al mondo. Con i loro Grammy, premi e riconoscimenti, hanno attraversato i decenni, ma i loro grandi successi sembrano essere eterni e immortali. Ci si aspetterebbe quindi una gran quantità di cover e reinterpretazioni, anche ardite, del loro repertorio. E in effetti moltissimi sono gli artisti che dagli anni Settanta ad oggi hanno rivisitato le canzoni degli Eagles, soprattutto alcune. Spesso però si tratta di versioni piuttosto fedeli all’originale, non di reinterpretazioni che scavino nel profondo dei brani per farne emergere i lati più nascosti e particolari. Andare a caccia delle cover più ardite degli Eagles suona quindi come una sfida, e di certo io non mi tiro indietro.
Ma partiamo con un po’ di contesto. Gli Eagles nascono nel 1971, quando i quattro membri fondatori si trovano insieme a suonare in tour per Linda Ronstadt. La cantante americana aveva inizialmente chiamato il chitarrista Glenn Frey e il batterista Don Henley a far parte della sua band. I due espressero la volontà di mettere su una loro band e la stessa Ronstadt li mise in contatto con il bassista Randy Meisner e con il chitarrista Bernie Leadon, facendo entrare anche loro nella sua band. I quattro membri fondatori degli Eagles suonarono tutti nel terzo album eponimo di Linda Ronstadt, pubblicato nel 1972.
Il nucleo originale della band era quindi una sorta di supergruppo, formato da turnisti esperti e ben inseriti nella scena musicale. Il loro album di esordio, Eagles, venne pubblicato nel 1972, a pochissima distanza da quello della Ronstadt. Di lì a poco, nella band entrò anche un altro chitarrista, Joe Walsh, mentre nel 1977 Randy Meisner venne sostituito da Timothy B. Schmit al basso. Ci furono negli anni diversi altri cambi di formazione, ma questi si sono rivelati quelli più importanti nella storia del gruppo.
Si trattava di una band in cui tutti i componenti erano anche autori di musiche e testi, e tutti erano anche cantanti. Vigeva quindi la “regola” secondo cui ognuno cantava il brano di cui era l’autore, mentre gli altri facevano le seconde voci e armonizzavano. In questo contesto, però, la coppia di autori formata da Don Henley e Glenn Frey venne fuori prepotentemente, dando vita a una serie di grandi successi. Così, gli Eagles divennero celebri come band in cui il batterista Don Henley era spesso il cantante principale.
Per quanto riguarda il genere di appartenenza, gli Eagles non sembrano aver mai dato particolare peso alla questione. Nei sei album incisi dal 1972 al 1979, come anche nel settimo, frutto della reunion e uscito nel 2007, hanno spensieratamente spaziato dal country, di cui sono considerati dei paladini, al rock con influenze funk. Spesso vengono definiti soft rock, anche perché gran parte dei loro principali successi sono delle ballate: una sorte che hanno in comune con diverse grandi band rock, anche molto differenti, come ad esempio gli Aerosmith.
In effetti, il loro brano di maggior successo, il più famoso, il più venduto, il più reinterpretato è senza dubbio Hotel California. È stata fatta notare la strettissima somiglianza della sequenza armonica di Hotel California con We Used to Know, brano dei Jethro Tull incluso in Stand Up, del 1969. In questo caso, però, è stato lo stesso Ian Anderson a sostenere che non si tratta di un plagio, ma di una singolarissima circostanza.
A pensarci bene, si può ben dire degli Eagles che sono una band che va contro una serie di luoghi comuni. Il che è decisamente rock! Si pensa in genere che una band di successo debba formarsi in base alle amicizie da giovani, spesso scolastiche. Qui invece ci troviamo davanti musicisti già inseriti nel mondo del lavoro che decidono di iniziare una rock band. Si pensa in genere che un batterista sia già troppo impegnato per poter fare anche il cantante principale. E invece negli Eagles è spesso Don Henley la voce principale di molti grandi successi. Si pensa anche in genere che la voce di una band sia ciò che la caratterizza più di ogni altra cosa. Negli Eagles, invece, le canzoni vengono cantate da ciascun membro del gruppo, a turno, ma il sound rimane chiaramente riconoscibile. Si pensa infine in genere che una band, per avere successo, debba scegliere un genere di appartenenza e non muoversi da lì. Ma gli Eagles ci dimostrano che l’appartenenza a un genere è decisamente sopravvalutata.
Certo gli Eagles sono diventati un punto di riferimento imprescindibile per tutte le generazioni di musicisti country successive. Questo ha portato anche a diverse reinterpretazioni e addirittura compilation tributo in chiave country. Eppure quasi nessuna di queste rivisitazioni può essere onestamente considerata ardita. Ma molti successi degli Eagles sono stati anche oggetto di interesse per molti gruppi vocali, con reinterpretazioni a cappella piuttosto ardite da parte, ad esempio, dei MadHatters con i Tangled Up in Blue, con la loro versione di Desperado inclusa nell’album State Street del 2002, e di Jared Halley, con la sua Hotel California pubblicata come singolo nel 2024.
Nel vasto repertorio della band, sono poche le canzoni che vantano una grandissima quantità di rivisitazioni. Principalmente si tratta dei successi più importanti, come nei due casi appena citati di cover a cappella. Per questo motivo, ho scelto in due occasioni di derogare alla regola secondo la quale vi presento una sola cover per brano, inserendo nella selezione più avanti qualche “ripetizione” che però vale bene la definizione di “cover ardita”.
Iniziamo questa rapida carrellata di cover piuttosto ardite, ma che non hanno trovato spazio nell’elenco che segue, parlando di alcune rivisitazioni della canzone per eccellenza degli Eagles, Hotel California. Nel 2002, Nancy Sinatra ne ha inciso una sua versione nell’album California Girl. Sicuramente più inaspettata è la reinterpretazione dei Tangerine Dream, inclusa in Under Cover – Chapter One del 2010. Ma è del 2025 una delle cover più ardite del brano, pubblicata come singolo dagli Scott Bradlee’s Postmodern Jukebox.
Il secondo brano per importanza e per vendite nel repertorio degli Eagles è Desperado. Nel 1975 i Carpenters ne inserirono una cover nell’album Horizon. Del 1979 è invece la versione di Judy Collins inclusa in Hard Times for Lovers. Come si vede, gli Eagles possono vantare una notevole schiera di musicisti che hanno reinterpretato i loro brani sia negli anni Settanta che in tempi più recenti. Nel 1993, Ringo Starr incide dal vivo una versione di Desperado per l’album Ringo Starr & His All-Starr Band Volume 2: Live from Montreaux, con Joe Walsh, che nel frattempo era entrato a far parte del gruppo dell’ex Beatles. Johnny Cash registra una cover di Desperado per il suo American IV: The Man Comes Around del 2002. Nel 2011 esce la versione interessante di Lynda Carter, inclusa in Crazy Little Things. Mentre nel 2017 Chase Holfelder sceglie Desperado come uno dei brani con cui sperimentare nella sua serie sulle canzoni in tonalità maggiore reinterpretate in chiave minore. Per i più curiosi, vi segnalo anche la cover in italiano di Fausto Leali, pubblicata con il titolo Ho sperato nell’album Non solo blues del 1996.
La band di Ringo Starr, che includeva ben due ex Eagles, Joe Walsh e Timothy B. Schmit, ha inciso, sempre dal vivo, anche due altre cover abbastanza ardite dei nostri eroi: Life in the Fast Lane, inclusa in Ringo Starr & His All-Starr Band… del 1990, e I Can’t Tell You Why, inclusa in Ringo Starr & His All-Starr Band Volume 2: Live from Montreaux del 1993.
Ma se parliamo di cover ardite e ben riuscite, è d’obbligo nominare Cher, che fin dagli anni Settanta ha eseguito spesso dal vivo Take it to the Limit. Nel concerto al Mirage del 1991, di cui potete facilmente trovare un video su Youtube, è evidente come la reinterpretazione di Cher esalti il lato soul della ballata.
Una delle cover più famose dei brani degli Eagles è invece curiosamente molto distante dal mondo delle ballate. Si tratta di Witchy Woman, reinterpretata dagli Hollies nell’album Romany del 1972. Forse non è la più ardita delle cover, ma vale un ascolto. Sempre dagli anni Settanta arriva la versione incisa dai REO Speedwagon di Out of Control, inclusa in This Time We Mean It del 1975.
In tempi più recenti, vale la pena segnalare la cover di The Last Resort ad opera degli Sterophonics, incisa per l’album Word Gets Around del 1997 e quella sorprendentemente piuttosto fedele all’originale di One of These Nights realizzata dal bluesman Keb Mo’ per il suo The Reflection del 2011.
Infine, un brano meno frequentato del repertorio degli Eagles, Peaceful Easy Feeling, è stato reinterpretato in maniera abbastanza ardita dai Sister Hazel e pubblicato nel 2025 nell’album Ken & Drew’s Lost Cassette Covers.
Pubblicata dagli Eagles nel 1974, all’interno dell’album On the Border, Best of my Love è una delle ballate più classiche della band. Un brano di enorme successo che contribuì a portare la definizione del sound del gruppo verso il “soft rock”. Ne vennero registrate diverse cover, inclusa una del duo country Brooks & Dunn incisa per l’album tributo Common Thread: The Songs of the Eagles del 1993, e soprattutto una ad opera di John Lees, pubblicata come singolo ancora prima dell’uscita ufficiale degli Eagles. Gli Aswad sono quanto di più lontano ci si potrebbe aspettare dagli Eagles: una band britannica di reggae, attiva dalla metà degli anni Settanta, famosa per le influenze soul e R&B inserite nel loro sound. La loro versione reggae di Best of my Love era inclusa nel loro Too Wicked, album del 1990 registrato a Kingstone, in Giamaica.
Altra famosissima ballata degli Eagles, Desperado uscì nell’omonimo album del 1973. Cantata dal batterista Don Henley, Desperado è senza dubbio una delle canzoni più conosciute e reinterpretate degli Eagles, ma il suo successo arrivò, secondo quanto dichiarano gli Eagles stessi, solo dopo che Linda Ronstadt la inserì nel suo album Don’t Cry Now, uscito sempre nel 1973. La maggior parte delle cover di Desperado sono piuttosto fedeli all’originale, includendo spesso anche l’introduzione di piano, che a sua volta era ripresa da Georgia on my Mind di Ray Charles. La versione bluegrass dei Petersens, band familiare che ne ha registrato una reinterpretazione in Live Sessions, Vol. 05 del 2025, risulta sicuramente una cover ardita, e anche divertente, aggiungerei.
Ed eccoci alla prima ripetizione di questo articolo. Un’altra cover ardita selezionata per Desperado, a testimonianza dell’importanza del brano nel repertorio degli Eagles. I Me First and the Gimme Gimmes sono una band specializzata nella reinterpretazione in chiave punk di grandi classici provenienti da altri ambiti musicali. Il loro album Love Their Country del 2006 è completamente dedicato alla rivisitazione di brani country. Il fatto che abbiano incluso nell’album anche Desperado ci dà un’idea di come venga considerato il brano da una larga fetta di addetti ai lavori negli Stati Uniti.
Hotel California è senza ombra di dubbio il brano più celebre degli Eagles. Ancora una volta è una ballata, ancora una volta cantata dal batterista Don Henley. Incisa originariamente per l’omonimo album del 1976, divenne ben presto il maggior successo della band e l’assolo conclusivo di chitarra è da molti considerato uno dei più importanti della storia del rock. Ovviamente, esistono innumerevoli cover di Hotel California: moltissime fedeli all’originale, alcune famosissime, come quella dei Gypsy Kings pubblicata la prima volta nella compilation Rubàiyàt: Elektra’s 40th Anniversary del 1990. E poi c’è la versione registrata dai Big Daddy nel 1983, pubblicata nell’album What Really Happened to the Band of ’59. I Big Daddy nascono negli anni Ottanta e ripropongono brani famosi in chiave rock’n’roll anni Cinquanta, tra il rockabilly e il surf, raccontando di essere rimasti ibernati per oltre trent’anni…
Ma se la versione dei Big Daddy non era abbastanza ardita per voi, vi propongo la cover di Hotel California realizzata da Lydia Lunch e Cypress Grove e inclusa nell’album Twin Horses del 2015. Lydia Lunch è una cantante e poetessa americana attiva dagli anni Settanta nella scena underground prevalentemente noise e di avanguardia. Cypress Grove è un musicista alternativo inglese. All’interno di Twin Horses c’è anche una collaborazione con gli italiani Spiritual Front. Questa versione di Hotel California si rifà all’interpretazione onirica del brano, trasformandolo in un affascinante incubo.
Krister & Dalbani sono un duo di producer impegnati principalmente nella reinterpretazione di brani famosi degli anni Ottanta. Nel 2020 pubblicano questa versione di Heartache Tonight degli Eagles, con un inizio quasi a cappella, inclusa nell’album Barbershop Music. L’originale degli Eagles è inclusa in The Long Run del 1979, cantata dal chitarrista Glenn Frey, e conta moltissime reinterpretazioni, soprattutto in ambito folk e country.
Ancora tratta dall’album Hotel California del 1976, Life in the Fast Lane mostra una faccia diversa degli Eagles, non più legata alle ballate, ma invece a un sound più rock, con qualche influenza funk. Ann Wilson è la cantante principale degli Heart, band rock americana degli anni Settanta a trazione femminile: erano proprio Ann Wilson e la sorella Nancy il marchio più caratterizzante della band. Nel 2018, all’interno del suo album Immortal, Ann Wilson inserisce una rivisitazione di Life in the Fast Lane, in cui tutti gli elementi rock vengono fatti emergere e portati in primo piano. Nel video, una esecuzione dal vivo in uno studio televisivo.
Take it Easy è il primo singolo pubblicato dagli Eagles nel 1972 e incluso nel loro eponimo album di esordio. Il brano venne scritto da Glenn Frey, che lo canta negli Eagles, insieme a Jackson Browne, che infatti ne incise una sua versione per l’album For Everyman del 1973. Anche in questo caso si tratta di una ballata, una di quelle che ha reso gli Eagles un punto di riferimento imprescindibile per tutta la scena country. La versione degli Scary Pockets, pubblicata nell’album Late Nights del 2021, è quindi decisamente una cover ardita. Gli Scary Pockets nascono con la missione di reinterpretare in chiave funk grandi successi provenienti da generi completamente diversi, spesso anche con partecipazioni di musicisti importanti. Di solito queste loro cover sono accompagnate da video pubblicati su Youtube. Per quanto riguarda Take it Easy, invece, esiste un video che potete cercare solo sui vari social, oppure dovrete accontentarvi di ascoltarla qui.
Ancora una ballata, questa volta tratta da One of These Nights del 1975 e cantata dal bassista Randy Meisner. Take it to the Limit divenne ben presto uno dei brani più amati dai fan degli Eagles. In molti si sono cimentati nella reinterpretazione del brano, ma ben pochi possono dire di aver fatto una cover ardita come quella di Etta James, inclusa in Deep In the Night del 1978.
Per concludere, vi propongo una cover indubbiamente ardita di The Long Run, ad opera dei Reel Big Fish e inserita nel loro album del 2009 Fame, Fortune and Fornication. I Reel Big Fish sono una band ska-punk americana attiva dagli anni Novanta: penso che già questo dica molto su cosa aspettarsi dalla loro cover. Originariamente incisa nel 1979 per l’album omonimo degli Eagles, The Long Run è stata al centro di polemiche quando nel 1989 il critico americano Dave Marsh l’ha definita un plagio di Tryin’ to Live my Life Without You, brano soul scritto da Eugene Frank Williams e inciso prima da Otis Clay nel 1973 e poi anche da Bob Seger nel 1981.
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