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Le cover più ardite dei Black Sabbath: Type O Negative, Mirthkon, Charming Hostess…

I Black Sabbath sono una delle band che più di tutte hanno lasciato il segno nel panorama del rock e della musica in generale. Faccio fatica a immaginare qualcuno che non abbia mai ascoltato almeno un brano della band, magari anche senza saperlo… E allora oggi andiamo alla scoperta delle cover più ardite dei Black Sabbath.

Formati alla fine degli anni Sessanta, i Black Sabbath sono considerati i padri fondatori di un intero genere: il metal. In realtà, lo stesso Ozzy Osbourne ha dichiarato di provare un certo fastidio quando sentiva che la sua band veniva definita metal. D’altra parte, è innegabile che i temi che sono alla base di gran parte delle loro canzoni, l’immaginario che presentano e gli aspetti visivi legati ai Black Sabbath siano diventati in seguito elementi tipici del metal. Per non parlare del sound, rumoroso e pesante, e del particolare lavoro sui riff, che con i Black Sabbath escono dal recinto delle “semplici” pentatoniche, con l’inserimento di semitoni spesso in posizioni di particolare rilevanza. Tutto questo potrebbe non essere stato progettato per far nascere il metal, ma certamente è stato il punto di partenza per tutte le band che si riconoscono in quel genere.

La formazione iniziale era composta da Ozzy Osbourne alla voce, Toni Iommi alla chitarra, Geezer Butler al basso e Bill Ward alla batteria. Questa line-up incise i primi otto album. I primi due, Black Sabbath e Paranoid, uscirono nello stesso anno, nel 1970, e insieme a Master of Reality del 1971 sono considerati i più seminali realizzati dalla band: una sorta di Bibbia sacra per tutti i gruppi metal successivi.

Non stupisce quindi trovare moltissimi nomi dell’ambito metal che hanno tributato un omaggio ai Black Sabbath, con la reinterpretazione di almeno un loro brano, spesso tratto proprio da questo trittico di album iniziali. I Pantera hanno inciso Electric Funeral e Hole in the Sky, entrambi per l’album Reinventing the Steel del 2000. Ancora Electric Funeral si trova nella versione dei Cavalera Conspiracy in Blunt Force Trauma del 2011. I Monster Magnet hanno pubblicato la loro cover di Into the Void nell’album God Says No del 2001. Gli Anthrax hanno registrato Sabbath Bloody Sabbath per il loro I’m the Man del 1987. I Judas Priest hanno recentemente pubblicato la loro versione di War Pigs, nel 2025. E questi non sono che alcuni esempi, recenti o di spicco, dell’immensa quantità di cover metal dei Black Sabbath. Ai quali aggiungerei, uscendo leggermente dall’ambito strettamente metal, i Dream Theater, che hanno pubblicato la loro versione live di Heaven and Hell nel 2009, nell’album Uncovered 2003-2005, e gli Opeth, che hanno inciso Solitude nel loro Pale Communion del 2014.

E non sono rari neanche gli esempi di rilievo inclusi nei tantissimi album compilation metal dedicati ai Black Sabbath. Gli Slayer hanno pubblicato la loro cover di Hand of Doom nella compilation tributo Nativity in Black II del 2000. Nello stesso album, troviamo anche la versione dei Megadeth di Never Say Die, mentre la loro cover di Paranoid era uscita in Nativity in Black del 1994. La cover dei Manowar di Heaven and Hell è stata invece inclusa nella compilation Magic (A Tribute to Ronnie James Dio) del 2010.

Proseguendo nella storia dei Black Sabbath, nel 1979 Ozzy Osbourne esce dalla band, rimpiazzato per diversi anni da Ronnie James Dio, ex cantante dei Rainbow. Quando anche lui lascia la band, negli anni Ottanta, si apre un periodo in cui alla voce dei Black Sabbath si avvicendano in molti, da Ian Gillian dei Deep Purple a Glenn Hughes, anche lui proveniente dai Deep Purple. Anche al basso e alla batteria ci furono numerosi avvicendamenti, con il solo Tony Iommi a tenere in piedi la band per diversi anni.

Nel 1997 ci fu una prima reunion della formazione originale, seguita da una reunion della formazione con Dio. Nel 2011, i Black Sabbath si riformarono nuovamente come il quartetto degli anni Settanta. Tutta questa ricca e travagliata storia della band, ha prodotto negli anni ben diciannove album in studio, dal 1970 al 2013.

Tutti gli artisti che sono passati per i Black Sabbath hanno poi riproposto reinterpretazioni di brani della band, ma in questo caso non parlerei propriamente di cover. C’è da dire, però, che i Black Sabbath hanno toccato l’immaginario di tantissimi artisti, anche famosi, anche al di fuori dell’ambito metal e del rock pesante. Fra i tanti esempi, mi piace qui citare Victor Wooten, che dal vivo ha inserito Iron Man in un medley che inizia con James Brown, prosegue con Hendrix e finisce con i Sabbath: lo potete ascoltare in Live in America del 2001. I Guns n’Roses hanno registrato la loro versione dal vivo di It’s Alright in Live Era ’87-’93 pubblicato nel 1999. I Black Label Society hanno reinterpretato Junior’s Eyes in The Song Remains Not the Same del 2011. La versione di Neon Knights ad opera dei Queensryche è uscita nel loro Take Cover del 2007. Del 2003 è invece la versione live di Sweet Leaf incisa dai Gov’t Mule. I Faith No More hanno registrato la loro cover di War Pigs nel 1989 per l’album The Real Thing.

In molti di questi casi, non si tratta propriamente di cover ardite, ma di interpretazioni piuttosto fedeli agli originali. Questo vale soprattutto per gli artisti di ambito metal: di fronte alla sacralità della Bibbia del genere, molti hanno preferito non discostarsi troppo dalla versione originale per non rischiare la blasfemia! Ma i Black Sabbath sono stati spesso ripresi anche da band provenienti da generi ed ambiti musicali molto distanti, come vedremo più avanti, con risultati estremamente arditi.

Menzioni speciali

Le cover dei Black Sabbath sono davvero tantissime, come tantissime sono le cover ardite. Quindi, oltre alle scelte della selezione qui sotto, è doverosa la menzione di una discreta quantità di altre reinterpretazioni degne di interesse.

Prima fra tutti, la versione di Electric Funeral realizzata da Sabbaticus Rex and the Axe-Wielders of Chaos e pubblicata nella compilation UnderCover Presents a Tribute to Black Sabbath’s Paranoid del 2015. Qui il brano dei Sabbath è reso con tre shakuhachi, i tipici flauti tradizionali giapponesi, un taiko o tamburo giapponese e il canto gutturale, oltre a una band rock. Di Electric Funeral, vale la pena ricordare anche la cover dei Solace, inclusa nella compilation tributo Best of Black Sabbath (Redux) del 2020.

Come nella migliore tradizione che ha caratterizzato il metal nei decenni successivi agli inizi dei Black Sabbath, la band si è distinta anche per la creazione di meravigliose ballate. Nel quarto album, Vol. 4, uscito nel 1972, compariva la famosissima Changes, della quale in tempi recenti sono state realizzate diverse cover ardite: quella di Charles Bradley & the Budos Band, uscita nell’album Changes del 2015, è un’interpretazione in chiave soul; invece quella quasi parodistica dei Me First and the Gimme Gimmes è uscita nel 2024 nell’album live Blow It… at Madison’s Quinceanera! Altre versioni interessanti sono quella di Zola Jesus inclusa nella compilation What is This That Stands Before Me?, uscita nel 2020, e quella degli Overkill pubblicata in Coverkill del 1999.

Altra cover decisamente ardita, ancora tratta da UnderCover Presents a Tribute to Black Sabbath’s Paranoid, è quella di Hand of Doom incisa dai Tiger Honey Pot. Nella compilation tributo The Legacy, uscita nel 1990, troviamo invece la versione velocizzata di Sabbath Bloody Sabbath ad opera degli In the Colonnades.

I Rosetta Stone hanno interpretato in chiave gotica ed elettronica Children of the Grave, facendola uscire come singolo nel 2024. L’anno successivo hanno incluso la loro versione di N.I.B. in Nothing is Sacred.

Uno dei brani simbolo della produzione dei Black Sabbath è senza dubbio Paranoid, dal loro secondo album del 1970. Il brano è stato reinterpretato in tantissime chiavi diverse: i Ministry hanno incluso la loro cover in Undercover del 2010; la versione elettronica dei Soft Cell è stata pubblicata nel 2005 nel loro Bedsit Tapes; gli Elephant Tree ne hanno registrato una interessante versione per la compilation tributo Best of Black Sabbath (Redux) del 2020.

Anche i System of a Down hanno omaggiato i Black Sabbath, con la loro versione di Snowblind, inserita nella compilation Nativity in Black II del 2000. Mentre i White Stains hanno registrato la loro cover di N.I.B. per la compilation The Legacy.

Iron Man è un altro brano dei Sabbath che vanta moltissime reinterpretazioni. Spiccano quella dei Four Tet pubblicata in Everything Comes and Goes del 2005 e quella incisa da Algal the Bard per il suo This is Bardcore (Vol. 4) del 2021.

I Brume hanno realizzato una versione di Solitude tra doom metal e doom pop, con violoncello e melodie di atmosfera, includendola nella compilation Best of Black Sabbath (Redux). Una versione più cantautorale è stata incisa da Marissa Nadler per il tributo What is This That Stands Before Me?

War Pigs è forse uno dei brani più celebri e più reinterpretati dei Black Sabbath. Molto interessanti sono le versioni dei Leaving Eden, registrata nel 2018 per la compilation Into the Void: A Tribute to Black Sabbath’s Greatest Hits 1970-1979, quella bluegrass degli Hayseed Dixie, inclusa in A Hot Piece of Grass del 2005, e quella ricca di fiati registrata dal vivo dai Bonerama per Live from New York del 2005.

Sempre dai Bonerama arriva una interessante interpretazione di The Wizard, ancora una volta tratta da Live from New York. Ma di The Wizard esiste anche una versione strumentale realizzata da Erling Solem per la compilation Into the Void: A Tribute to Black Sabbath’s Greatest Hits 1970-1979.

E potrei continuare a lungo, con i tributi del grunge, da parte ad esempio dei Soundgarden che nel 1992 rivisitano Into the Void, con la versione quasi punk del 1986 di Paranoid dei Doctor & the Medics, Iron Man reinterpretata dai Giant Sand, Sabbath Bloody Sabbath rivisitata nel 1994 da Bruce Dickinson & Godspeed e via elencando… Ma passiamo invece alla selezione delle cover più ardite dei Black Sabbath che ho scelto per voi.

Type O Negative, Black Sabbath

Black Sabbath è il brano di apertura dell’omonimo album di esordio del 1970 dei Sabbath. È sicuramente uno dei brani più famosi e più reinterpretati di tutto il vasto repertorio della band. Tra le versioni più interessanti, vi segnalo quella dei bielorussi Nurnberg, cantata in bielorusso e pubblicata nel loro album Singles del 2025. I Type O Negative sono un gruppo che si muove tra il gothic e il doom metal, che quindi ha un enorme debito nei confronti dei Black Sabbath: già nel 1992 avevano inserito una cover di Paranoid nel loro The Origin of Feces. Nel 1994 incidono la loro versione di Black Sabbath, se possibile ancora più sinistra e inquietante dell’originale, per la compilation Nativity in Black: A Tribute to Black Sabbath.

Mirthkon, Fairies Wear Boots

I Mirthkon sono una band di avanguardia americana, legata all’ambito del Rock in Opposition. Questo ci dà un’idea di quanto vasto sia il mondo musicale influenzato dai Black Sabbath. Nel 2015 esce la loro versione di Fairies Wear Boots, all’interno della ricca compilation UnderCover Presents a Tribute to Black Sabbath’s Paranoid. Come avrete intuito, l’originale dei Sabbath era l’ultimo brano del secondo album, Paranoid, del 1970.

Charming Hostess, Iron Man

Altro brano tratto da Paranoid del 1970, Iron Man è un vero e proprio classico dei Black Sabbath, uno di quei brani in cui il peculiare lavoro sui riff della band si presenta in maniera più evidente. Moltissime sono le cover ardite che meriterebbero di comparire in questo elenco: l’arrangiamento jazz dei Bad Plus, registrato con contrabbasso, piano e batteria per l’album Give del 2004; la versione pop dei Cardigans, inserita in First Band on the Moon del 1996; la rivisitazione in chiave reggae eseguita in diverse occasioni dai Gov’t Mule. Ma la mia scelta è caduta sulla cover realizzata dai Charming Hostess, una band sperimentale e di avanguardia della scena di Oakland in California. Un trio femminile che ha spesso realizzato opere esclusivamente a cappella. Nel caso di questa cover ardita di Iron Man, troviamo invece un gamelan, ovvero un’orchestra di percussioni balinesi, con tanto di valanghe di microtoni, a sostenere le armonizzazioni vocali. Questa versione è di nuovo tratta dalla compilation UnderCover Presents a Tribute to Black Sabbath’s Paranoid.

Hilary Woods, N.I.B.

Anche N.I.B. è un brano tratto dall’album di esordio del 1970 dei Black Sabbath. Il titolo lascia volutamente molto all’interpretazione, ma i fans in genere lo interpretano come Nativity in Black. Hilary Woods è un’artista irlandese attiva dal 1996 nella scena del rock alternativo. La sua cover ardita di N.I.B. è inclusa nella compilation What is This That Stands Before Me?, pubblicata nel 2020.

Ruder Than You, Paranoid

Paranoid è forse il brano più famoso e più reinterpretato dei Black Sabbath, contenuto originariamente nell’omonimo secondo album del 1970. I Dickies ne realizzarono una famosa cover ardita in versione punk nel 1978, nell’album The Incredible Shrinking Dickies. Nel 2003, i Trio Toykeat ne hanno inciso una cover di sola batteria per il loro album High Standards: vi consiglio di ascoltarla. La versione psychobilly dei Meteors è uscita invece nel 2012 nel loro Doing the Lord’s Work, mentre la cover bluegrass degli Hayseed Dixie è contenuta in Grasswhoopin’ Party Pack, Vol. 1 del 2013. Ma anche gli Inspiral Carpets ne avevano inciso una cover ardita nel 1994, inclusa nell’album Uniform. I Ruder Than You sono una band ska americana fondata nel 1989, che spesso inserisce elementi presi da generi musicali piuttosto lontani dallo ska o dal reggae. Questa cover ardita di Paranoid è inclusa nell’album Horny for Ska del 1996.

Hayseed Dixie, Sabbath Bloody Sabbath

Sabbath Bloody Sabbath è la traccia di apertura dell’omonimo quinto album dei Black Sabbath, uscito nel 1973. Fra le tante versioni che ne sono state registrate, troviamo ancora i Cardigans, con una loro cover in chiave pop di Sabbath Bloody Sabbath registrata per il loro album di esordio Emmerdale del 1994. Ma la cover ardita che ho scelto per voi è quella incisa dagli Hayseed Dixie per il loro Killer Grass del 2010: fra tutte le reinterpretazioni bluegrass dei brani dei Black Sabbath da parte della band, questa è secondo me la più riuscita.

Hlasoplet, She’s Gone

She’s Gone è un brano dei Black Sabbath incluso in Technical Ecstasy, album del 1976 in cui la band, ancora nella sua formazione originale, cercava di esplorare territori musicali relativamente nuovi. Hlasoplet è un progetto vocale nato nel 2003 nella Repubblica ceca. Nell’album di esordio Jedìm Tahem del 2010 hanno registrato una versione a cappella di She’s Gone.

Weedpecker, Sweet Leaf

I Weedpecker sono una band polacca dedita a uno stoner rock molto psichedelico e dliatato. La loro versione di Sweet Leaf è stata incisa per la compilation tributo Sweet Leaf: A Stoner Rock Salute to Black Sabbath del 2015. L’originale dei Black Sabbath era contenuto nel terzo album della band Master of Reality del 1971.

Ruthie Foster, War Pigs

War Pigs è senza dubbio uno dei più grandi brani incisi dai Black Sabbath. Pubblicato originariamente come traccia di apertura di Paranoid del 1970, il brano conta una straordinaria quantità di cover in ogni ambito musicale, con tantissime cover ardite che meritano perlomeno una menzione qui: quella realizzata con fiati e voci armonizzate dalla Wombo Orchestra e inclusa nell’album Roll da Dice del 2020; quella incisa come singolo nel 2022 da Puddles Pity Party; quella dei Cake, pubblicata in B-sides and Rarities del 2007; e quella della Extra Action Marching Band inclusa nella compilation UnderCover Presents a Tribute to Black Sabbath’s Paranoid del 2015. Ma la cover ardita di War Pigs che ho scelto per voi è quella registrata nel 2017 da Ruthie Foster per il suo Joy Comes Back. Cantautrice blues originaria del Texas, Foster ha anche vinto un Grammy per il miglior album blues dell’anno nel 2025. Nella sua interpretazione, War Pigs diventa un blues perfetto.

Mooner, The Wizard

La traccia incisa dai Black Sabbath di The Wizard era uno dei singoli estratti dal loro eponimo album di esordio del 1970. I Mooner sono una band indonesiana attiva dal 2015, caratterizzata da una particolare fusione di hard rock, psichedelia e stoner rock. La loro cover ardita di The Wizard compare nella compilation tributo Best of Black Sabbath (Redux) del 2020. Qui il flauto sostituisce l’armonica della versione originale e compaiono alcune variazioni anche nella struttura armonica del brano.

 

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Published by
Roberto Cruciani