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Le cover più ardite di JJ Cale: Kansas, Les Claypool, Bryan Ferry…

Quando un musicista reinterpreta un brano di un altro artista, ha l’occasione di arricchirlo del proprio stile, della propria personalità. Un’occasione che è sempre importante non lasciarsi sfuggire. Potrebbe essere un’opportunità per instaurare una sorta di “dialogo a distanza” con l’autore del brano originale. Ma potrebbe anche dare agli ascoltatori la possibilità di approfondire e scoprire aspetti che nell’interpretazione originale del brano erano nascosti e relegati in secondo piano.

Nell’articolo di oggi sulle cover più ardite di JJ Cale, vedremo un caso più unico che raro nella storia del rock: quello di un musicista che deve la sua fortuna alle cover.

JJ Cale, infatti, non ha avuto la carriera folgorante di tante rockstar, che dopo uno o due album raggiungono il successo commerciale. Negli anni Sessanta, il suo lavoro principale era anzi quello di tecnico del suono, che occasionalmente registrava qualche brano suo e lo dava in giro in cerca di produzioni. Quando però, nel 1970, Eric Clapton incise la sua versione di After Midnight, brano che Cale aveva pubblicato come singolo nel 1966, divenne improvvisamente famoso. La registrazione di Clapton fu subito un grande successo commerciale a livello mondiale e diede a JJ Cale la possibilità di fare ascoltare la propria musica.

Certo, il nostro protagonista della storia di oggi è sempre stato un po’ schivo, tanto da scegliere di preferire di non diventare troppo famoso. Ciò nonostante, JJ Cale è considerato “uno degli artisti più importanti della storia del rock”, secondo le parole dello stesso Clapton. Pioniere del cosiddetto Tulsa sound, in cui blues, rock, country si mescolano in un suono che ricorda per certi versi quello di New Orleans, JJ Cale ha avuto anche una grande influenza su molti importanti musicisti. Il suono del fingerpicking tipico di Eric Clapton, ma anche di Mark Knopfler, ne è una dimostrazione evidente.

L’influenza delle composizioni di JJ Cale non si limita però all’ambito chitarristico o a quello del blues e del country. Nei quindici album incisi fra il 1971 e il 2019, caratterizzati da una sonorità particolare dovuta alla sua esperienza come tecnico del suono, si trovano brani che hanno ispirato intere generazioni di musicisti di ogni genere ed estrazione.

E infatti gli omaggi e i tributi sono innumerevoli e provengono praticamente da ogni angolo dell’universo del rock: blues e country in prima linea, ma anche southern rock, fusion, pop eccetera.

Eric Clapton, dopo il successo ottenuto nel 1970 con After Midnight, decise di ripetersi nel 1977 incidendo la sua versione di Cocaine nell’album Slowhand. In entrambi i casi non si tratta di cover che si discostano troppo dall’originale, sia per la vicinanza di genere che per lo stile chitarristico. Ma queste due cover, insieme a quella di Call me the Breeze registrata dai Lynyrd Skynyrd per il loro Second Helping del 1974, hanno contribuito enormemente a diffondere la musica di JJ Cale. Nel caso di After Midnight, quando gli fu chiesto di inserirla nel suo primo album Naturally del 1971, JJ Cale decise di cambiarla rispetto alla versione incisa nel singolo del 1966 e ripresa da Clapton: ne venne fuori una reinterpretazione più lenta che verrebbe voglia di inserire tra le cover più ardite, se non l’avesse realizzata lo stesso autore!

Non stupisce che fra le compilation tributo a JJ Cale spicchi quella pubblicata nel 2014, poco dopo la sua morte, con il titolo Eric Clapton & Friends: The Breeze – An Appreciation of JJ Cale. Ma nella nostra ottica delle cover ardite vale la pena citare anche Tribute to JJ Cale, Vol. 1: The Vocal Sessions, uscito nel 2010, dove si trovano interessanti reinterpretazioni di molti brani immortali di JJ Cale.

E se una delle cover più famose di JJ Cale è stata realizzata dai Lynyrd Skynyrd, la tradizione è stata poi portata avanti da altre jam band. In particolare, sono interessanti le versioni di After Midnight registrate dal vivo dalla Jerry Garcia Band, nel Live at the Stone, 6/1/81 uscito nel 2004, e dai Phish, in Live Phish: 10/26/10 Verizon Wireless Arena, Machester, NH del 2011.

La cantante danese Hanne Boel, attiva nell’ambito del pop, del soul, del gospel, addirittura del jazz, ha pubblicato più di una volta cover di JJ Cale piuttosto interessanti: ad esempio Cajun Moon nell’album Abaco del 2004 e Don’t Go to Strangers in Black Wolf del 1988. Un caso simile è quello della cantante indiana Asha Puthli, della quale vi suggerisco di ascoltare la versione di Lies inclusa nell’album Asha Puthli del 1973.

Ma per darvi meglio l’idea della varietà di musicisti e generi che hanno tributato un omaggio alla musica di JJ Cale, prendiamo uno dei suoi brani più iconici, Magnolia, inclusa nel suo primo album Naturally del 1971. Cinque anni dopo la sua pubblicazione, il canadese Pat Travers ne incise una versione rock blues nel suo album eponimo. Ma già nel 1972 il portoricano José Feliciano aveva pubblicato la sua versione in stile latino nell’album Memphis Menu.

Menzioni speciali

Se conoscete anche solo un po’ il repertorio di JJ Cale, potete immaginare quanto possa apparire assurdo realizzare delle versioni a cappella, con le sole voci, dei suoi brani. Per questa ragione, oltre al fatto che si tratta di cover di qualità, avrei voluto inserire le due cover a cappella realizzate dai Persuasions nella selezione qui sotto. Purtroppo non ho potuto trovare buoni video, quindi mi limiterò a nominarle tra queste menzioni speciali. I’ll Make Love to You Anytime e Travelin’ Light sono entrambe incluse nella compilation tributo Tribute to JJ Cale, Vol. 1: The Vocal Sessions, del 2010.

After Midnight, lo abbiamo visto, è uno dei brani più rappresentativi di JJ Cale, e ovviamente vanta una grande quantità di reinterpretazioni. Fra le più ardite, vi segnalo quella di Sergio Mendes, inclusa in Paìs Tropical del 1971, quella di Maggie Bell, pubblicata in Queen of the Night del 1974, e quella dei Peter Zaremba’s Love Delegation, uscita nel 1986 in Spread the Word. Vale però la pena citare anche la versione punk dei Wire, registrata dal vivo in Live at the Roxy, London (1977) del 1995, e quella ancora una volta di Hanne Boel, inclusa in Outtakes del 2014.

Tra i nomi famosi che hanno realizzato cover ardite di JJ Cale, spicca Captain Beefheart: sono davvero poche le sue cover, ma in Blue Jeans and Moonbeams del 1974 ha inserito la sua reinterpretazione di I Got the Same Old Blues, accorciando il titolo in Same Old Blues. Anche il nome di Kevin Ayers fa un certo effetto in questo contesto: la sua interpretazione tra Canterbury e pop di You Keep Me Hangin’ On è stata pubblicata nel 1983 in Diamond Jack and the Queen of Pain. E poi c’è la Spencer Davis Band, che nel 1986 ha inciso la sua versione di Sensitive Kind per l’album 24 Hours.

Crazy Mama, altro brano molto rappresentativo dello stile di JJ Cale, è stato reinterpretato in maniera abbastanza ardita dagli Hoedown nel loro Black & White del 2010.

Infine, sempre dalla compilation Tribute to JJ Cale Vol. 1: The Vocal Sessions, vale la pena citare anche la reinterpretazione di Money Talks da parte di Greg Skaff & Jimmy Hall e la cover di Sensitive Kind realizzata da Jimmy Hall & Swamp Cabbage.

The Pioneers, Let It All Hang Out

Dietro il titolo di Let It All Hang Out si nasconde l’ennesima cover di After Midnight, pubblicata dai Pioneers nell’album Yeah!, uscito nel 1971, lo stesso anno di pubblicazione di Naturally, l’album di JJ Cale che contiene la seconda versione del brano, e un anno dopo l’uscita della hit di Eric Clapton. I Pioneers sono una storica band reggae giamaicana, attiva fin dal 1962: nel video possiamo capire come suona After Midnight dopo il trattamento reggae.

Kansas, Bringing it Back

I Kansas sono una prolifica band americana spesso associata con il progressive rock, celebre soprattutto per hit come Carry On Wayward Son e la ballata Dust in the Wind. Non è certo questo il contesto più naturale dal quale ci si aspetterebbe una cover di JJ Cale. Eppure, nel loro album di esordio del 1974, intitolato semplicemente Kansas, hanno inserito come unica cover Bringing it Back, traccia originariamente inclusa nel primo album di JJ Cale Naturally, uscito nel 1971. Nel video, una esecuzione dal vivo dei Kansas in un medley con Can I Tell You, altro brano tratto dallo stesso album del 1974.

Les Claypool, Call Me the Breeze

Ecco un altro nome che proprio non ti aspetteresti. Il bassista dei Primus ha realizzato questa particolarissima versione di Call Me the Breeze nel 2004 per una compilation tributo… ai Lynyrd Skynyrd! Sì, perché la loro reinterpretazione del 1974, inclusa in Second Helping, ha rappresentato un momento molto importante sia per la carriera di JJ Cale che per la storia dei Lynyrd Skynyrd. Fa comunque una certa impressione trovare una cover ardita di un brano di JJ Cale in un album intitolato Under the Influence: A Jam Band Tribute to Lynyrd Skynyrd… L’originale era la traccia di apertura di Naturally del 1971.

Nazareth, Cocaine

Cocaine è un altro brano iconico della produzione di JJ Cale, pubblicato nel 1976 nell’album Troubadour. La versione incisa da Clapton l’anno successivo per il suo Slowhand fece di Cocaine un successo internazionale. La reinterpretazione dei Nazareth, inclusa nel loro The Fool Circle del 1981, si discosta sia dall’originale che dalla versione di Clapton, facendo emergere aspetti nascosti del brano. Nel video, una registrazione live del 2005.

Billy Branch, Hey Baby Your Lookin Real Good

L’album Troubadour, pubblicato da JJ Cale nel 1976, si apriva con Hey Baby. Venti anni dopo, nel 1996, Billy Branch ne incide una cover ardita per il suo album Satisfy Me, con il titolo leggermente modificato in Hey Baby Your Lookin Real Good. Billy Branch è un importante armonicista della scena americana del Chicago blues.

Bryan Ferry, The Same Old Blues

I Got the Same Old Blues, traccia di chiusura dell’album Okie di JJ Cale uscito nel 1974, è un brano che ha attirato l’attenzione di diversi musicisti importanti, tra cui, come abbiamo visto, Captain Beefheart. In realtà, insieme a Cajun Moon dallo stesso album, si tratta di uno dei brani più reinterpretati di JJ Cale. Nel 1978, Bryan Ferry pubblica The Bride Stripped Bare, album che in perfetto stile Ferry contiene riferimenti all’arte visiva, in particolare a Duchamp, e nel quale si trovano diverse cover ardite: tra queste The Same Old Blues, in cui il cantante dei Roxy Music reinterpreta in maniera originale il brano di JJ Cale. Il video ci propone il brano da un concerto del 2013.

Mike Zito, Albert Castiglia, One Step Ahead of the Blues

One Step Ahead of the Blues è la terza traccia di Grasshopper, album pubblicato da JJ Cale nel 1982. Per la verità, è uno dei rarissimi brani non scritti da JJ Cale, ma in questo caso da Roger Tillison, con il quale Cale aveva collaborato nei Leathercoated Minds negli anni Sessanta. Mike Zito e Albert Castiglia sono due nomi noti nel circuito del rock blues degli Stati Uniti del sud. Nel 2023 hanno registrato insieme l’album Blood Brothers, in cui è contenuta la loro cover piuttosto ardita di One Step Ahead of the Blues.

Waylon Thibodeaux, River Boat Song

Waylon Thibodeaux è un violinista della Louisiana, uno dei principali esponenti della musica cajun, legata alla popolazione di origine francese che popola l’area di New Orleans, in cui si fondono diverse tradizioni con il blues. Nel suo Here We Go Again del 2020, Thibodeaux ha inserito una cover di River Boat Song, reinterpretata con il violino in primo piano in chiave cajun. Il brano era originariamente la traccia di chiusura di Travel Log, album di JJ Cale del 1989.

Santana, The Sensitive Kind

Un artista che ha fatto delle cover ardite una parte importante della propria carriera è certamente Santana, che è stato in grado in più occasioni di reinterpretare brani di altri musicisti, portandoli alla fama e al successo internazionale. Nell’album Zebop!, uscito nel 1981, Santana rivisita Sensitive Kind, brano del 1979 incluso da JJ Cale nel suo album 5.

Harry Manx, Tijuana

Harry Manx è un musicista canadese molto particolare, che fonde il blues e la musica folk con la musica classica indostana. Manx suona chitarra, banjo, armonica e una variazione della chitarra lap steel realizzata da un musicista classico indiano. Nel suo album del 2005 Mantras for Madmen, ha incluso una splendida cover ardita di Tijuana di JJ Cale. L’originale era stato pubblicato nel 1989 in Travel Log. Nel video, Harry Manx esegue il brano dal vivo nel 2010.

Dr. Feelgood, No Time

I Dr. Feelgood sono una band rock inglese fondata nel 1971, legata negli anni Settanta all’ambiente anticonformista di gruppi come Ian Dury and the Blockheads. Nel loro album Primo, uscito nel 1991, compare una interessante reinterpretazione di No Time di JJ Cale. L’originale era la terza traccia di Travel Log del 1989.

 

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Published by
Roberto Cruciani