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Mangiare così può regalarti anni di vita: lo studio lo studio che collega 5 diete sane a 3 anni di vita in più

Mangiare meglio può davvero far vivere più a lungo? Secondo una nuova ampia ricerca internazionale, la risposta è sì. E non parliamo di piccoli benefici marginali: aderire in modo costante a un’alimentazione sana potrebbe tradursi in 1,5–3 anni di vita in più a partire dalla mezza età.

Lo studio, pubblicato su Science Advances, ha analizzato i dati di oltre 100.000 persone e ha evidenziato un messaggio chiaro: seguire modelli alimentari ricchi di cereali integrali, frutta, verdura, legumi e poveri di zuccheri aggiunti e bevande zuccherate è associato a una maggiore longevità. E il dato forse più interessante è che questi benefici emergono indipendentemente dal patrimonio genetico.

Dieta e longevità: cosa ha analizzato lo studio

I ricercatori hanno esaminato informazioni alimentari e genetiche provenienti dalla UK Biobank, uno dei più grandi database sanitari al mondo. I partecipanti sono stati seguiti per circa dieci anni, periodo durante il quale è stata valutata la loro aderenza a cinque modelli alimentari considerati tra i più salutari a livello internazionale.

Le diete prese in esame sono state:

  • Dieta mediterranea
  • DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension)
  • Dieta plant-based (a prevalenza vegetale)
  • Diabetes Risk Reduction Diet (DRRD)
  • Alternative Healthy Eating Index (AHEI)

Oltre a valutare la qualità dell’alimentazione, gli studiosi hanno analizzato anche il profilo genetico dei partecipanti, stimando la loro predisposizione a una vita più breve o più lunga.

Il risultato? Anche chi possedeva una predisposizione genetica meno favorevole ha mostrato benefici concreti quando seguiva un’alimentazione di qualità.

Fino a 3 anni di vita in più: i numeri

Simulando l’aspettativa di vita a partire dai 45 anni, i ricercatori hanno stimato che chi seguiva con maggiore coerenza uno dei modelli alimentari sani poteva guadagnare diversi anni rispetto a chi aveva abitudini alimentari meno salutari.

In media:

  • La dieta mediterranea è stata associata a circa 2 anni di vita in più.
  • La DRRD ha mostrato un potenziale guadagno fino a 3 anni in alcuni gruppi.
  • La DASH ha evidenziato un aumento dell’aspettativa di vita superiore ai 2 anni.
  • Il modello plant-based ha mostrato benefici compresi tra 1,5 e 2 anni.
  • L’AHEI ha registrato risultati simili, con un incremento vicino ai 2 anni.

Sebbene le differenze tra i modelli non siano enormi, il filo conduttore è evidente: la qualità complessiva dell’alimentazione conta più del nome della dieta.

Fibre e meno zuccheri: i due fattori chiave

Fibre e meno zuccheri: i due fattori chiave (blitzquotidiano.it)

Analizzando nel dettaglio le componenti alimentari, lo studio ha evidenziato due elementi con associazioni particolarmente forti.

Da un lato, un’elevata assunzione di fibre è risultata fortemente collegata a una riduzione della mortalità per tutte le cause. Cereali integrali, legumi, frutta e verdura svolgono un ruolo centrale nel sostenere la salute cardiovascolare e metabolica.

Dall’altro lato, il consumo frequente di bevande zuccherate è risultato associato a un aumento del rischio di morte prematura. Questo dato rafforza le evidenze già consolidate sul legame tra zuccheri aggiunti, obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

Il messaggio è semplice ma potente: più alimenti integrali vegetali, meno zuccheri liquidi e prodotti ultra-processati.

La genetica non è un destino

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda il rapporto tra alimentazione e predisposizione genetica. Studi precedenti avevano suggerito che alcune persone, per via del loro patrimonio genetico, avessero un rischio maggiore di morte precoce, fino al 20% in più rispetto ad altri profili genetici.

Eppure, questa analisi dimostra che un’alimentazione sana può attenuare in modo significativo tale rischio. In altre parole, i geni influenzano, ma non determinano in modo assoluto la durata della vita.

Questo risultato rafforza l’idea che le scelte quotidiane abbiano un peso concreto sulla salute a lungo termine.

Non esiste una sola dieta perfetta

Un altro elemento rilevante è che tutte e cinque le diete analizzate hanno mostrato benefici significativi. Non emerge un unico modello nettamente superiore agli altri.

Ciò suggerisce che non sia necessario adottare uno schema alimentare rigido o “di moda”. Piuttosto, è importante trovare un modello sostenibile nel tempo, coerente con le proprie abitudini culturali e preferenze personali.

Le caratteristiche comuni delle diete associate a maggiore longevità sono:

  • prevalenza di alimenti vegetali freschi e poco processati

  • presenza di grassi di buona qualità, come quelli dell’olio extravergine di oliva o della frutta secca

  • consumo moderato di proteine animali, con preferenza per pesce e carni magre

  • limitazione di zuccheri aggiunti e bevande zuccherate

La coerenza nel tempo sembra essere più importante della perfezione.

Cosa significa per la salute quotidiana

Lo studio è osservazionale, quindi non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto. Tuttavia, si inserisce in un filone di evidenze scientifiche ormai molto ampio che collega la qualità dell’alimentazione alla riduzione del rischio di malattie croniche e mortalità.

In termini pratici, migliorare la dieta non richiede cambiamenti drastici dall’oggi al domani. Piccoli aggiustamenti costanti possono avere un impatto significativo.

Sostituire i cereali raffinati con quelli integrali, aumentare il consumo di legumi, scegliere acqua o tè non zuccherato al posto delle bibite, riempire metà del piatto con verdure: sono strategie semplici ma efficaci.

Come iniziare concretamente

Gli esperti suggeriscono di introdurre le modifiche gradualmente. Aumentare l’apporto di fibre troppo rapidamente può creare disagio intestinale; meglio procedere per step.

Un buon punto di partenza può essere aggiungere una porzione in più di verdure al giorno o inserire legumi due o tre volte a settimana. Anche sostituire uno snack confezionato con frutta secca o yogurt naturale può fare la differenza.

L’obiettivo non è seguire una dieta rigida, ma costruire nel tempo un modello alimentare equilibrato e sostenibile.

Published by
Claudia Montanari