(Foto d'archivio Ansa)
Le piattaforme di streaming e i servizi video on demand stanno ridisegnando in profondità le abitudini di consumo culturale e informativo degli italiani, spostando progressivamente il baricentro dai media tradizionali all’ambiente digitale.
Secondo i dati Agcom, nel terzo trimestre 2025 gli utenti delle piattaforme a pagamento hanno raggiunto i 15,7 milioni, mentre quelli delle piattaforme gratuite si attestano intorno ai 38 milioni. Numeri che si inseriscono nel quadro tracciato dalla pubblicazione StorieDiDati, “Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo”, presentata durante gli Istat Talk dedicati a “Libri, letture, musei, cinema, teatro…”.
Lo studio evidenzia un cambiamento strutturale di lungo periodo: “Gli anni ‘90 rappresentano il momento di picco nella diffusione dei media tradizionali”, si sottolinea, con quasi il 40% della popolazione che ascoltava regolarmente la radio e una crescita dei lettori di giornali tra il 1965 e il 1994 dal 31,6% al 64,6% degli over 11.
Nel trentennio successivo, invece, si registra un calo costante: gli spettatori regolari della tv scendono sotto il 70%, gli ascoltatori della radio sotto il 30% e i lettori dei quotidiani fino al 26% nel 2025. Una dinamica associata all’espansione del digitale, con gli utenti regolari di Internet passati dal 20% a circa l’80% della popolazione dai 6 anni in su tra il 2001 e il 2025.
Sempre nel 2025, pur restando indietro rispetto ad altri Paesi europei, oltre metà degli italiani tra i 16 e i 74 anni utilizza Internet per informarsi, con una crescita del 15% rispetto al 2013.