Nodulo polmonare e immunoterapia: cos’è la malattia che ha colpito Franco Baresi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Era il 3 agosto 2025 quando il Milan comunicò che Franco Baresi, allora 65 anni, era stato sottoposto ad accertamenti di routine che avevano evidenziato una nodulazione polmonare. Per affrontare il problema era stato necessario un intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva. L’operazione era stata descritta dal club come riuscita e il decorso post-operatorio era risultato privo di complicazioni.
Successivamente, Baresi era stato seguito da uno specialista oncologo e gli era stata prescritta una terapia di consolidamento a base di immunoterapia. Un percorso che, a seconda del tipo e dello stadio della malattia, può essere utilizzato anche nel trattamento dei tumori polmonari. A distanza di meno di un anno, il mondo del calcio ha dovuto fare i conti con la notizia della sua morte, avvenuta a 66 anni.
Negli ultimi anni la ricerca oncologica ha fatto importanti passi avanti nel trattamento del carcinoma polmonare. L’immunoterapia e i farmaci a bersaglio molecolare hanno ampliato le possibilità terapeutiche, soprattutto per alcuni sottotipi della malattia. La prognosi, però, continua a dipendere fortemente dalle caratteristiche del tumore e soprattutto dallo stadio al momento della diagnosi.
Il problema resta infatti particolarmente insidioso perché nelle fasi iniziali può non provocare sintomi evidenti. Quando compaiono disturbi come tosse persistente, difficoltà respiratorie, dolore toracico o perdita di peso, la malattia può essere già più avanzata.
Proprio la possibilità di individuare precocemente il tumore rappresenta uno degli aspetti centrali nella lotta alla malattia. Tra gli strumenti considerati più importanti per le persone maggiormente a rischio c’è la TAC del torace a basso dosaggio, utilizzata nei programmi di diagnosi precoce. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica sostiene da tempo l’inserimento dello screening polmonare nei programmi di prevenzione, mentre il progetto RISP utilizza proprio la TAC a basso dosaggio per favorire l’individuazione precoce del carcinoma.
Il percorso affrontato da Baresi nell’ultimo anno riporta quindi l’attenzione su una malattia ancora oggi molto grave, ma contro la quale diagnosi tempestiva, ricerca e nuove terapie possono fare una differenza importante.