Pasquetta: perché si festeggia, cosa significa e perché è una festa tutta italiana che il mondo ci invidia (blitzquotidiano.it)
Oggi è Pasquetta. Per milioni di italiani significa una cosa sola: cestino da picnic, coperta sull’erba, partita a carte e qualunque avanzo del pranzo di ieri trasformato in un pasto all’aperto. È una di quelle giornate in cui il la tradizione è talmente radicata da sembrare sempre esistita.
Eppure pochissimi sanno davvero perché si festeggia il lunedì dopo Pasqua, da dove viene questa tradizione, cosa c’entra l’Angelo con tutto questo, e perché in Italia questo giorno ha un sapore diverso rispetto a quasi tutti gli altri paesi del mondo. Vale la pena raccontarlo, almeno mentre si aspetta che l’acqua del caffè bolla sul fornelletto da campeggio.
Il nome ufficiale di Pasquetta è Lunedì dell’Angelo, e il riferimento è diretto al racconto evangelico. Secondo i Vangeli, la mattina della domenica di Pasqua alcune donne si recarono al sepolcro di Gesù e trovarono la pietra rotolata via e il sepolcro vuoto. Un angelo apparve loro annunciando la resurrezione. Il giorno successivo, il lunedì, secondo la tradizione cristiana fu il giorno in cui la notizia della resurrezione cominciò a diffondersi tra i discepoli e tra il popolo.
La Chiesa cattolica ha sempre considerato la settimana dopo Pasqua come un’unica grande celebrazione della resurrezione, e il lunedì in particolare come il giorno in cui i fedeli prolungavano le celebrazioni pasquali. In molte regioni italiane le comunità si riunivano in processione verso chiese o santuari fuori dalle mura del paese, portando con sé cibo e bevande per un pasto comunitario all’aperto al termine della funzione religiosa. È da questa pratica devozionale collettiva che nasce quella che oggi conosciamo come la tradizione della gita fuori porta.
Il passaggio da pratica religiosa a festa popolare laica è avvenuto gradualmente nel corso dei secoli, accelerando soprattutto nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento quando l’urbanizzazione crescente rendeva sempre più preziosa l’occasione di uscire dalle città e ritrovarsi nella natura.
In Italia questo processo ha avuto caratteristiche particolari rispetto ad altri paesi europei a tradizione cattolica. La cultura del pasto comunitario all’aperto, il valore sociale del mangiare insieme fuori casa, il legame profondo tra cibo e identità culturale hanno trasformato Pasquetta in qualcosa di più di una semplice festa religiosa prolungata. È diventata una celebrazione del risveglio della natura dopo l’inverno, un rito di passaggio stagionale, un momento di socialità che ha conservato il suo significato anche per chi non frequenta la chiesa.
Il riconoscimento ufficiale come giornata festiva in Italia risale al periodo postunitario, quando il calendario delle festività nazionali venne codificato includendo sia Pasqua che il lunedì successivo. Questo ha solidificato ulteriormente la tradizione, dando a generazioni di italiani una giornata libera dal lavoro da dedicare alla gita, al picnic e alla famiglia.
Il cuore di Pasquetta, per la stragrande maggioranza degli italiani, è il pasto all’aperto. Prato, parco, spiaggia, collina, lago o semplicemente il giardino di casa se il tempo non è dei migliori: l’importante è essere fuori e mangiare insieme. Questa tradizione ha radici pratiche oltre che culturali.
Gli avanzi del pranzo di Pasqua hanno sempre avuto un ruolo centrale. La torta pasqualina, il casatiello, le uova sode colorate, l’agnello avanzato, i dolci pasquali: tutto quello che non si è riusciti a finire il giorno prima trova il suo naturale proseguimento nel cestino di Pasquetta. Era un modo per non sprecare il cibo abbondante preparato per la festa e per prolungare la celebrazione senza ulteriori sforzi in cucina.
C’è anche una dimensione simbolica nel mangiare fuori a Pasquetta che rimanda direttamente alle origini religiose della festa. Le processioni verso chiese campestri e santuari rurali prevedevano quasi sempre un pasto condiviso al termine della funzione, consumato all’aperto con la comunità. Il picnic di Pasquetta è in un certo senso la versione laica e moderna di quella comunione conviviale che per secoli ha caratterizzato il giorno dell’Angelo.
Una cosa che sorprende molti italiani quando viaggiano all’estero a Pasqua è scoprire che in molti paesi il lunedì dopo Pasqua è sì festivo, ma non ha la stessa identità culturale forte che ha in Italia. In Germania, nel Regno Unito, nei paesi nordici il Lunedì di Pasqua esiste nel calendario delle festività ma non è associato a una tradizione popolare specifica paragonabile alla nostra gita fuori porta.
La Francia lo festeggia, così come la Spagna e il Portogallo, ma con caratteristiche diverse. In Grecia, paese a tradizione cristiana ortodossa con radici altrettanto profonde, il calendario pasquale ha scansioni diverse e il giorno più celebrato è la domenica stessa. In America Latina, dove la cultura cattolica è pervasiva, la Pasqua è sentitissima ma il lunedì successivo non ha quasi nessuna tradizione popolare codificata.
Pasquetta nella sua forma italiana, il picnic, il cestino, la gita fuori porta, gli avanzi di ieri trasformati in pasto conviviale all’aria aperta, è una specificità culturale che appartiene quasi esclusivamente all’Italia, con alcune varianti nelle regioni del Sud della Svizzera di lingua italiana. È uno di quei tratti identitari che gli italiani all’estero sentono come una mancanza precisa, qualcosa che non riescono a replicare completamente perché ha senso solo dentro un contesto culturale specifico.
Pasquetta è anche famosa per la sua meteorologia capricciosa. Aprile è un mese di transizione e non è raro che il lunedì dopo Pasqua porti con sé pioggia, vento o temperature più fredde del previsto. La tradizione popolare ha sempre avuto un piano B: se non si può stare fuori, si va comunque fuori casa. Una trattoria in campagna, una cantina con degustazione, la casa di parenti in un posto diverso dalla propria città. L’importante è non restare chiusi tra le mura domestiche, che è l’unico vero tabù di Pasquetta.