Proteine, dobbiamo davvero mangiarne il doppio? Cosa dice la scienza e quante ne servono davvero ogni giorno (blitzquotidiano.it)
Negli ultimi anni le proteine sono diventate protagoniste dell’alimentazione. Yogurt arricchiti, snack proteici, barrette, pane ad alto contenuto proteico e perfino gelati con aggiunta di proteine hanno conquistato gli scaffali dei supermercati. Ma questa attenzione è davvero giustificata oppure si tratta solo di una moda?
Una nuova analisi pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Nutrition riapre il dibattito e propone una riflessione destinata a far discutere. Secondo gli autori, le attuali raccomandazioni ufficiali potrebbero essere troppo conservative e puntare semplicemente a prevenire le carenze nutrizionali, senza considerare ciò che serve davvero per mantenere muscoli, metabolismo e salute durante l’invecchiamento.
Questo non significa che tutti debbano iniziare a raddoppiare le proteine nella dieta. Significa piuttosto che il fabbisogno potrebbe essere molto diverso da persona a persona e che alcuni gruppi potrebbero trarre beneficio da quantità superiori rispetto alle linee guida tradizionali.
Le linee guida internazionali indicano come riferimento circa 0,8 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno per un adulto sano. Questa quantità è stata definita molti anni fa con l’obiettivo di evitare una carenza proteica.
Secondo gli esperti che hanno firmato il nuovo documento scientifico, però, questo valore rappresenta un minimo indispensabile e non necessariamente il livello ideale per favorire un invecchiamento sano, preservare la massa muscolare o mantenere un metabolismo efficiente.
Con l’avanzare dell’età il nostro organismo perde naturalmente tessuto muscolare, un fenomeno noto come sarcopenia. Anche durante una dieta dimagrante o nei periodi di intensa attività fisica aumenta il fabbisogno proteico. Per questo motivo molti nutrizionisti ritengono che un’assunzione leggermente superiore possa essere più vantaggiosa.
La domanda che gli studiosi si pongono è semplice: mangiare più proteine può aiutare a vivere più a lungo e in salute?
Le evidenze raccolte suggeriscono che un apporto proteico adeguato contribuisce a mantenere la massa muscolare, un fattore strettamente legato alla longevità. I muscoli, infatti, non servono soltanto a muoversi: rappresentano un importante organo metabolico che influenza glicemia, equilibrio ormonale, salute delle ossa e autonomia nelle attività quotidiane.
Preservare la massa magra significa ridurre il rischio di fragilità, cadute e fratture, condizioni che spesso compromettono la qualità della vita nelle persone anziane.
Secondo gli autori della revisione, aumentare moderatamente le proteine potrebbe quindi contribuire a migliorare numerosi indicatori di salute, soprattutto se associato all’attività fisica.
Non esiste una quantità valida per tutti. Gli esperti sottolineano che il fabbisogno cambia in base all’età, al livello di attività fisica, allo stato di salute e agli obiettivi individuali.
Tra le persone che potrebbero beneficiare di un apporto maggiore figurano gli adulti fisicamente attivi, chi pratica allenamento di forza, le persone oltre i 50 anni, chi sta seguendo un percorso di dimagrimento e chi assume farmaci agonisti del GLP-1 per perdere peso.
Anche durante la gravidanza o in alcune fasi della menopausa il fabbisogno può aumentare. Molti dietisti spiegano infatti che il consiglio nutrizionale deve essere personalizzato e costruito sulla storia clinica della persona, evitando regole uguali per tutti.
Sebbene lo studio ipotizzi che alcuni individui possano arrivare a quantità molto elevate, fino a circa il doppio delle raccomandazioni attuali, molti specialisti invitano alla prudenza.
Per la maggior parte delle persone attive, un apporto compreso tra 1,2 e 1,6 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo rappresenta spesso un intervallo realistico e supportato dalla letteratura scientifica.
Chi pesa 70 chili, ad esempio, potrebbe avere un fabbisogno compreso orientativamente tra 84 e 112 grammi di proteine al giorno, ma solo se il proprio stile di vita o le proprie condizioni lo richiedono.
Superare abitualmente i 2 grammi per chilogrammo di peso corporeo, invece, non sembra offrire ulteriori benefici documentati nella popolazione generale.
Uno degli effetti più interessanti delle proteine riguarda il controllo del peso. Gli alimenti ricchi di proteine aumentano il senso di sazietà e possono aiutare a ridurre gli attacchi di fame durante la giornata. Inoltre, durante una dieta ipocalorica contribuiscono a limitare la perdita di massa muscolare, favorendo una composizione corporea più favorevole.
Questo non significa che una dieta iperproteica faccia dimagrire automaticamente. La perdita di peso dipende sempre dal bilancio calorico complessivo, dalla qualità dell’alimentazione e dal livello di attività fisica. Le proteine rappresentano quindi uno strumento utile, ma non una soluzione miracolosa.
Per la maggior parte delle persone la risposta è sì. Una dieta equilibrata consente generalmente di coprire il fabbisogno senza ricorrere necessariamente a frullati o integratori.
Uova, yogurt greco, latte, pesce, pollo, tacchino, legumi, tofu, tempeh, parmigiano e ricotta sono tutti ottime fonti proteiche. Anche cereali integrali, frutta secca e semi contribuiscono, pur con quantità inferiori.
Distribuire le proteine nei vari pasti della giornata sembra essere una strategia più efficace rispetto a concentrarle tutte a cena. Una colazione ricca di proteine, ad esempio, aiuta anche a controllare meglio l’appetito nelle ore successive.
Gli integratori possono risultare utili solo in situazioni particolari, come negli sportivi agonisti, nelle persone con scarso appetito o in chi fatica a raggiungere il proprio fabbisogno attraverso l’alimentazione.
Quando si parla di proteine è facile concentrarsi esclusivamente sui grammi. In realtà la qualità delle fonti è altrettanto importante.
Le proteine provenienti da pesce, latticini, legumi e carni bianche si inseriscono generalmente meglio in un modello alimentare favorevole alla salute cardiovascolare.
Diverso è il discorso per il consumo frequente di carni rosse lavorate e salumi, che numerosi studi associano a un aumento del rischio cardiovascolare e di alcune patologie croniche.
Anche chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana può raggiungere facilmente un adeguato apporto proteico combinando legumi, derivati della soia, cereali integrali e frutta secca.
È uno dei dubbi più diffusi. Nelle persone sane, le ricerche disponibili indicano che un apporto proteico moderatamente elevato non sembra causare danni renali.
Il discorso cambia invece per chi soffre già di malattia renale cronica. In questi casi la quantità di proteine deve essere stabilita dal medico o dal dietista sulla base della funzione renale e delle condizioni cliniche.
Anche una dieta molto ricca di proteine ma povera di frutta, verdura, legumi e fibre potrebbe avere effetti negativi sul microbiota intestinale e sulla salute cardiovascolare. Per questo motivo gli esperti insistono su un concetto fondamentale: aumentare le proteine non significa eliminare gli altri alimenti.
Un altro messaggio che emerge con forza dalla revisione riguarda il ruolo dell’esercizio. Consumare più proteine senza allenare i muscoli offre benefici limitati.
L’associazione tra un apporto proteico adeguato e l’allenamento di resistenza rappresenta invece una delle strategie più efficaci per preservare la massa muscolare, migliorare la forza e mantenere autonomia con l’avanzare dell’età.
Anche una semplice attività come esercizi con pesi, elastici o il proprio corpo, praticata con costanza, può fare una grande differenza.
La risposta, almeno per ora, è no. Le nuove evidenze suggeriscono che molte persone potrebbero trarre vantaggio da un apporto superiore rispetto alle raccomandazioni minime, ma questo non significa che tutti debbano seguire diete iperproteiche.
La quantità ideale dipende da età, salute, livello di attività fisica e obiettivi personali.
L’aspetto più importante rimane costruire un’alimentazione completa, ricca di alimenti freschi e variati, nella quale le proteine siano parte di un modello nutrizionale equilibrato e accompagnate da esercizio fisico regolare.
La longevità, infatti, non dipende da un singolo nutriente, ma dall’insieme delle abitudini quotidiane: alimentazione di qualità, movimento, sonno adeguato e controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare.