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Quando la pressione arteriosa non s’abbassa nemmeno coi farmaci: la molecola Baxdrostat promette di riuscirci

La pressione arteriosa che non si abbassa nonostante i farmaci. Per contrastare questa condizione di rischio, i nuovi dati dello studio di Fase III BaxHTN, presentato al Congresso europeo di cardiologia (Esc) in corso a Monaco di Baviera, hanno valutato l’efficacia e la sicurezza a lungo termine della molecola baxdrostat proprio nei pazienti con ipertensione arteriosa non controllata o resistente al trattamento, dimostrando una riduzione nella variazione media della pressione arteriosa sistolica in posizione seduta di -12,6 mmHg rispetto a placebo o terapia standard.

Ipertensione arteriosa non controllata

L’ipertensione arteriosa rappresenta una delle condizioni di maggiore impatto sulla salute pubblica a livello globale. In Italia, circa 1 persona su 3 è affetta da questa patologia, che rappresenta il fattore di rischio modificabile tra i più rilevanti per eventi cardiovascolari, cerebrovascolari e renali.

Quando la pressione arteriosa non s’abbassa nemmeno coi farmaci: la molecola Baxdrostat promette di riuscirci (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Secondo dati Oms, in Italia solo il 33% dei pazienti, però, raggiunge il target terapeutico raccomandato dalle linee guida.

Si parla di ipertensione arteriosa non controllata quando – nonostante il trattamento farmacologico – la pressione non raggiunge i valori desiderati, mentre si definisce ipertensione resistente la condizione in cui la pressione rimane elevata nonostante l’impiego di almeno tre farmaci antipertensivi.

I risultati dello studio hanno dimostrato come nei pazienti con ipertensione arteriosa non controllata o resistente l’effetto antipertensivo di baxdrostat al dosaggio di 2 mg si mantenga fino a 52 settimane, circa un anno.

“L’ipertensione arteriosa è una condizione cronica caratterizzata da livelli di pressione del sangue sistematicamente elevati e fortemente impattante sulla quotidianità e sullo stato di salute di chi ne è affetto. Si tratta di una patologia ad altissima prevalenza, progressiva e spesso silente: proprio per la sua natura asintomatica, spesso non viene diagnosticata per anni aumentando potenzialmente il rischio di infarto, ictus, insufficienza cardiaca e malattie renali. L’ipertensione viene spesso erroneamente percepita come una patologia semplice da tenere sotto controllo e il paziente stesso tende a sottostimarne la gravità – spiega Massimo Volpe, Presidente della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) -. Nonostante i cambiamenti nello stile di vita e l’utilizzo delle terapie farmacologiche standard disponibili, tuttavia, una quota rilevante di pazienti non raggiunge ancora i livelli pressori ideali”.

Baxdrostat è un inibitore dell’aldosterone sintasi

Da qui, la rilevanza del nuovo meccanismo d’azione: baxdrostat è un inibitore dell’aldosterone sintasi (ASi) che agisce sulla sintesi dell’aldosterone, un ormone prodotto dalla ghiandola surrenalica e responsabile degli elevati livelli pressori e dell’aumento del rischio cardiovascolare e renale.

“Agendo come inibitore selettivo dell’aldosterone – continua Volpe – baxdrostat interviene a monte, riducendo la sintesi dell’ormone chiave nell’ipertensione di difficile controllo, anziché limitarsi a contrastarne gli effetti a valle, come fanno invece i bloccanti del recettore dei mineralcorticoidi”.

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Amedeo Vinciguerra