Ricina, come agisce il veleno che ha ucciso madre e figlia a Pietracatella: sintomi e cosa sappiamo (blitzquotidiano.it)
Negli ultimi mesi si sta parlando molto della ricina dopo il giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove nel dicembre 2025 morirono Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, inizialmente considerate vittime di una possibile intossicazione alimentare.
Gli accertamenti autoptici depositati alla Procura di Larino nel luglio 2026 hanno confermato che i due decessi furono provocati da un’intossicazione da ricina. Nel frattempo, l’inchiesta ha preso una nuova direzione e gli investigatori stanno valutando l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato. Gli accertamenti effettuati in Germania dal Robert Koch Institute sono ancora parte del quadro investigativo: al 17 settembre sono state riferite indicazioni informali, mentre le conclusioni ufficiali devono ancora essere trasmesse.
Ma che cos’è esattamente la ricina? Perché è così pericolosa? E quali sono i sintomi di un possibile avvelenamento?
La ricina è una tossina di origine vegetale presente nel ricino, la pianta Ricinus communis, conosciuta soprattutto per i suoi semi.
È una proteina altamente tossica che può provocare danni gravissimi alle cellule dell’organismo. La sua pericolosità dipende anche dalla modalità con cui avviene l’esposizione: gli effetti possono essere differenti in caso di ingestione, inalazione o altre forme di esposizione.
Il ricino, però, non va confuso con la ricina stessa. La pianta viene utilizzata anche per produrre olio di ricino e la presenza della pianta nell’ambiente non significa automaticamente che ci sia un’esposizione tossica.
La caratteristica che rende la ricina così pericolosa è il modo in cui agisce all’interno delle cellule. Una volta entrata nelle cellule, la tossina interferisce con i ribosomi, strutture fondamentali perché sono responsabili della produzione delle proteine necessarie al funzionamento cellulare.
La ricina inattiva una parte dell’RNA ribosomiale e impedisce quindi alla cellula di continuare normalmente a produrre proteine. Con il progredire del danno, le cellule possono morire e l’organismo può andare incontro a un danno sistemico.
È questo, in sostanza, il motivo per cui un’intossicazione grave non rimane confinata a un singolo organo: quando il danno cellulare diventa esteso, possono essere coinvolti diversi apparati.
Uno degli aspetti più insidiosi dell’avvelenamento da ricina per ingestione è che i primi sintomi possono essere poco specifici. Secondo il CDC, dopo l’ingestione i sintomi iniziali compaiono generalmente entro alcune ore e possono comprendere:
Nei casi più gravi possono comparire convulsioni, sangue nelle urine e un progressivo coinvolgimento di organi come fegato e reni.
Proprio per questo, all’inizio un’intossicazione può essere difficile da distinguere da una grave malattia gastrointestinale sulla base dei soli sintomi.
Una recente revisione sistematica dei casi umani fatali descrive una possibile progressione da sintomi gastrointestinali iniziali a disidratazione e shock, fino all’insufficienza multiorgano e al collasso cardiovascolare nei casi più gravi.
La sintomatologia dipende dalla via di esposizione. Se la tossina viene inalata, per esempio, possono comparire tosse, febbre, difficoltà respiratoria e senso di oppressione al torace. Nei casi più gravi il danno può evolvere verso un’insufficienza respiratoria.
Nel caso dell’ingestione, invece, sono soprattutto l’apparato gastrointestinale e, successivamente, altri organi a essere coinvolti.
Anche i tempi non sono identici per tutte le esposizioni. Per l’ingestione, il CDC indica generalmente la comparsa dei primi sintomi entro 10 ore; alcune complicanze sistemiche possono manifestarsi successivamente.
L’assenza iniziale di sintomi non significa necessariamente che non sia avvenuta un’intossicazione. Le manifestazioni cliniche possono comparire dopo un periodo asintomatico, perché il danno provocato dalla tossina alle cellule e agli organi richiede tempo per diventare evidente.
Secondo i dati tossicologici del CDC, dopo l’ingestione le manifestazioni gastrointestinali possono comparire nelle prime ore, mentre le complicanze che interessano fegato, reni e altri organi possono svilupparsi nei giorni successivi.
È quindi il quadro complessivo, insieme alla storia dell’esposizione e agli eventuali reperti disponibili, a guidare la valutazione medica.
Non esiste un semplice esame di routine del pronto soccorso capace di dire immediatamente: “è ricina”. Gli esami del sangue possono evidenziare le conseguenze dell’intossicazione, come disidratazione o alterazioni della funzionalità degli organi, ma per identificare l’esposizione sono necessari test tossicologici specializzati.
Uno degli indicatori utilizzati nella diagnostica è la ricinina, un composto associato alla pianta del ricino che può essere ricercato, in particolare, nelle urine. Il CDC dispone di capacità diagnostiche per la ricerca della ricinina urinaria nell’ambito della rete di risposta alle emergenze.
La diagnosi può quindi richiedere laboratori specializzati e l’integrazione dei risultati di laboratorio con il quadro clinico e le informazioni sull’eventuale esposizione.
È una delle domande più frequenti e la risposta, oggi, è no.
Non esiste un antidoto specifico approvato per trattare l’avvelenamento da ricina nella pratica clinica. Non significa però che non sia possibile intervenire. Il trattamento è soprattutto di supporto e dipende dalla gravità e dalla via di esposizione.
In ospedale possono essere necessari liquidi per via endovenosa, supporto della pressione arteriosa, assistenza respiratoria, controllo delle convulsioni e monitoraggio della funzionalità degli organi.
In caso di ingestione molto recente, i medici possono inoltre valutare specifiche procedure di decontaminazione. Non si tratta però di interventi da eseguire autonomamente a casa.
In presenza di una possibile esposizione alla ricina, la priorità è chiedere immediatamente assistenza medica.
In Italia è possibile chiamare il 112 per l’emergenza sanitaria. Per una consulenza tossicologica è inoltre attivo 24 ore su 24 il Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano, al numero 02 66101029. Il numero è riportato anche dall’ospedale e dall’Istituto Superiore di Sanità tra i Centri Antiveleni.
Una cosa importante è non provocare il vomito e non tentare rimedi casalinghi. In caso di sospetta ingestione, il CDC raccomanda di non indurre il vomito e di cercare immediatamente assistenza sanitaria.
Se esistono alimenti, contenitori o altri materiali che potrebbero essere collegati all’esposizione, è preferibile non manipolarli inutilmente e seguire le indicazioni delle autorità e dei sanitari.
No. Un avvelenamento da ricina non è una malattia infettiva e non si trasmette da persona a persona come un virus o un batterio. Il problema riguarda l’esposizione alla tossina.
Questo è un elemento importante perché, davanti a un caso di intossicazione, non c’è un rischio di contagio paragonabile a quello di un’infezione.
Nel caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, la ricina è stata individuata nel corso degli accertamenti e le autopsie hanno successivamente confermato l’intossicazione come causa dei decessi.
L’indagine giudiziaria è ancora in corso. A settembre 2026 gli investigatori hanno raccolto elementi che, secondo fonti qualificate citate dall’ANSA, rafforzerebbero l’ipotesi del duplice omicidio premeditato. Sono però ancora attesi gli esiti ufficiali degli accertamenti condotti a Berlino e la ricostruzione completa di come la tossina sia entrata in contatto con le vittime. La difesa di Gianni Di Vita ha chiesto di non escludere l’ipotesi dell’incidente.
È quindi importante distinguere ciò che è già stato accertato — l’intossicazione da ricina come causa dei decessi — dalle ipotesi investigative ancora oggetto di verifica.
La ricina è una sostanza estremamente tossica, ma i casi di avvelenamento sono rari. Non bisogna quindi trasformare la vicenda di Pietracatella in un allarme generalizzato nei confronti del ricino o degli alimenti in generale.
Il dato più importante dal punto di vista medico è un altro: quando esiste una concreta possibilità di esposizione e compaiono sintomi importanti, soprattutto gastrointestinali dopo una possibile ingestione, la rapidità della valutazione medica può essere fondamentale.