Vivere nel rumore della città può aumentare i rischi cardiovascolari (blitzquotidiano.it)
Vivere vicino a una strada trafficata, con il rumore di auto, autobus e altri mezzi che accompagna le giornate, potrebbe avere conseguenze anche sulla salute del cuore. A suggerirlo è un nuovo studio condotto negli Stati Uniti, secondo cui l’esposizione prolungata al rumore dei trasporti è associata a un rischio maggiore di sviluppare alcuni fattori di rischio cardiovascolare e di andare incontro a gravi eventi cardiaci. Un’associazione che, secondo i ricercatori, emerge anche tra le persone che dormono regolarmente e hanno abitudini di sonno considerate sane.
La ricerca, realizzata da studiosi del Massachusetts General Hospital, ha analizzato i dati di oltre 108.000 adulti. I risultati saranno presentati al congresso Scientific Sessions 2026 dell’American Heart Association, in programma a Chicago dal 6 al 9 novembre. Si tratta, al momento, di risultati preliminari, che dovranno essere confermati da ulteriori studi.
I ricercatori hanno esaminato i dati sanitari e le informazioni sulle abitudini di vita di 108.051 adulti, con un’età mediana di 57 anni, seguiti tra il 2010 e il 2020. Le informazioni sono state incrociate con le stime dell’esposizione al rumore dei trasporti nelle vicinanze delle abitazioni.
L’analisi ha preso in considerazione diverse fonti sonore, tra cui il traffico stradale, i treni e gli aerei. Circa un terzo dei partecipanti, il 33%, risultava esposto a livelli medi di rumore superiori a 50 decibel nell’arco delle 24 ore.
È proprio oltre questa soglia che i ricercatori hanno osservato un’associazione con una maggiore probabilità di sviluppare importanti fattori di rischio cardiovascolare. In particolare, l’esposizione a livelli elevati di rumore è risultata associata a un incremento dell’8-10% nello sviluppo di fattori come colesterolo alto, ipertensione e diabete.
Lo studio ha rilevato anche una maggiore probabilità di eventi cardiovascolari avversi gravi tra le persone esposte a livelli di rumore superiori a 50 decibel.
I risultati non dimostrano, tuttavia, che il rumore sia direttamente responsabile di queste condizioni. Trattandosi di un’analisi osservazionale basata su dati già raccolti, non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto.
Il rumore ambientale non è soltanto una fonte di fastidio. Quando l’esposizione è frequente e prolungata, può rappresentare uno stimolo stressante per l’organismo, anche quando ci si abitua alla sua presenza.
La risposta allo stress può coinvolgere il sistema nervoso e i meccanismi ormonali che regolano diverse funzioni dell’organismo, tra cui la pressione arteriosa. Se questa risposta si ripete nel tempo, potrebbe contribuire a creare condizioni sfavorevoli per la salute cardiovascolare.
Anche il sonno può essere coinvolto. Rumori improvvisi o persistenti possono disturbare il riposo e favorire risvegli, talvolta senza che la persona ne sia pienamente consapevole. Un sonno di qualità insufficiente è a sua volta associato a diversi problemi di salute, compresi quelli cardiovascolari.
La ricerca statunitense ha però evidenziato un elemento interessante: il legame tra esposizione al rumore e rischio cardiovascolare è risultato simile nelle persone con abitudini di sonno sane e in quelle con un sonno problematico.
Questo non significa che dormire bene sia inutile per la salute del cuore. Indica, piuttosto, che nel campione analizzato la qualità del sonno non sembrava modificare in modo sostanziale l’associazione osservata tra rumore e rischio cardiovascolare.
Tra i fattori di rischio analizzati, la relazione più marcata con l’esposizione al rumore è stata osservata per il colesterolo alto, seguito dall’ipertensione e dal diabete.
Si tratta di condizioni differenti, ma tutte rilevanti per la salute cardiovascolare. L’ipertensione sottopone il cuore e i vasi sanguigni a un carico maggiore, mentre il colesterolo elevato può favorire la formazione di placche nelle arterie. Anche il diabete, soprattutto quando la glicemia rimane elevata nel tempo, aumenta il rischio di complicanze cardiovascolari.
Gli autori sottolineano che l’analisi principale ha valutato il numero di fattori di rischio sviluppati, senza individuare un unico meccanismo responsabile dei risultati.
L’associazione tra rumore ed eventi cardiaci è rimasta osservabile anche dopo aver considerato diversi elementi che possono influenzare la salute, tra cui età, sesso, qualità del sonno, inquinamento atmosferico, condizioni socioeconomiche e fattori legati alla salute mentale.
Questi aggiustamenti rafforzano l’interesse dei risultati, ma non eliminano tutti i possibili fattori di confondimento e non dimostrano che sia il rumore, da solo, a provocare le patologie.
Un aspetto importante per interpretare correttamente la ricerca riguarda il livello di rumore preso in considerazione.
I 50 decibel indicati nello studio rappresentano una media dell’esposizione nell’arco delle 24 ore, stimata in prossimità dell’abitazione. Non corrispondono, quindi, al rumore di una singola automobile che passa sotto la finestra o a un clacson sentito per pochi secondi.
La differenza è rilevante: un’esposizione media tiene conto del rumore accumulato durante la giornata e la notte, mentre un singolo evento può raggiungere livelli molto più elevati senza necessariamente determinare una media giornaliera altrettanto alta.
I decibel, inoltre, non vanno interpretati come una scala lineare: un aumento di 10 decibel corrisponde a un’intensità sonora fisica dieci volte maggiore, anche se la percezione soggettiva del volume segue una relazione diversa.
Per questo motivo, i risultati non permettono di stabilire che chiunque viva vicino a una strada trafficata abbia automaticamente un rischio elevato. Contano l’intensità e la durata dell’esposizione, le caratteristiche dell’ambiente e il quadro generale di salute della persona.
Il rumore dei trasporti è da tempo considerato un problema di salute pubblica, soprattutto nelle aree urbane. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, oltre una persona su cinque in Europa è esposta a livelli di rumore dei trasporti considerati dannosi sulla base delle soglie previste dalla normativa europea. La percentuale aumenta se si utilizzano le raccomandazioni più restrittive dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Il traffico stradale rappresenta la fonte più diffusa di inquinamento acustico da trasporti, seguito dal rumore ferroviario e da quello degli aerei.
Le conseguenze non riguardano soltanto il riposo e il benessere psicologico. Le evidenze scientifiche raccolte negli ultimi anni indicano associazioni tra esposizione cronica al rumore ambientale e disturbi cardiovascolari e metabolici.
Le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità per la Regione europea suggeriscono di mantenere l’esposizione media al rumore stradale al di sotto di 53 decibel nel periodo giorno-sera-notte e al di sotto di 45 decibel durante la notte. Sono valori di riferimento per la salute pubblica, calcolati con specifici indicatori acustici: non sono direttamente sovrapponibili alla soglia di 50 decibel utilizzata nell’analisi statunitense.
Non sempre è possibile scegliere dove abitare o eliminare le fonti di rumore presenti nel quartiere. Esistono, tuttavia, alcuni accorgimenti che possono aiutare a limitare l’esposizione, soprattutto nelle ore dedicate al riposo.
Tra le misure suggerite dagli esperti ci sono:
La vegetazione può contribuire alla qualità degli spazi urbani, ma non va considerata da sola una soluzione sufficiente per abbattere il rumore stradale: l’efficacia dipende dalle caratteristiche e dalla disposizione delle barriere verdi.