Salute

Assistere un malato di demenza lascia ferite profonde

La conclusione dell’assistenza a un familiare malato di demenza non segna automaticamente la fine della sofferenza per chi se ne è preso cura. Anzi, per molti ex caregiver le conseguenze psicologiche e fisiche continuano a manifestarsi anche dopo anni. È il quadro che emerge dallo studio “Dem-Care Südtirol/Alto Adige 2024-2026”, realizzato dall’Istituto di Medicina generale e Public health di Bolzano insieme all’Associazione Alzheimer Asaa su un campione di 180 persone che hanno assistito parenti affetti da demenza.

Lo studio

L’indagine fotografa una situazione definita preoccupante dai ricercatori. Una persona su cinque riferisce problemi persistenti come insonnia, stanchezza cronica e sintomi depressivi. “Molti familiari si trovano in una condizione di sopraffazione che rende le conseguenze visibili solo a distanza di tempo”, spiega Barbara Plagg, responsabile dello studio.

Secondo i dati raccolti, circa un terzo degli intervistati presenta sintomi riconducibili a un trauma, con ricordi e immagini del periodo di assistenza che riaffiorano involontariamente. Oltre il 42% afferma di non aver ancora elaborato pienamente quell’esperienza, mentre il 56% racconta che la cura ha condizionato completamente la propria esistenza, tra reperibilità continua e forti sensi di colpa.

Tra gli aspetti più critici emerge anche la mancanza di alternative: un caregiver su cinque sostiene di non aver scelto liberamente quel ruolo. “Chi vive la cura come un’esperienza di sopraffazione perde fiducia nel modello su cui si fonda il sistema assistenziale”, avverte Plagg. Lo studio sottolinea inoltre l’importanza del sostegno psicologico: “Sono necessari servizi terapeutici specifici per gli ex caregiver e una maggiore sensibilizzazione dei medici di famiglia per riconoscere i sintomi post-assistenza”, conclude Doris Hager-Prainsack, presidente dell’Istituto di Medicina Generale.

Published by
Gianluca Pace