(Foto Ansa)
Affidarsi ai chatbot di intelligenza artificiale per scegliere un farmaco potrebbe portare a spendere di più per le cure. Sistemi come ChatGPT e Claude tendono infatti a raccomandare medicinali molto presenti sul web, che non sempre sono i più adatti o convenienti e possono avere un costo maggiore.
È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Health e condotto da un gruppo di ricercatori della Osaka Metropolitan University, in Giappone. L’analisi ha rilevato una correlazione tra i farmaci suggeriti dai chatbot e quelli che occupano le prime posizioni nei risultati di ricerca di Google o dispongono di una voce su Wikipedia. Il gruppo coordinato da Daiju Ueda ha messo alla prova cinque modelli linguistici: ChatGPT 5.4, Claude Sonnet 4.6, Gemini 3.1 Flash, Llama 4 e MedGemma. A ciascuno è stato chiesto di indicare tre medicinali, tra quelli approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) statunitense, per diverse patologie. Nel 97,5% dei casi, i sistemi hanno indicato lo stesso farmaco come prima scelta, nonostante fossero disponibili in media più di cinque prodotti approvati per ciascun principio attivo. I modelli hanno inoltre mostrato una tendenza a trascurare i medicinali approvati più recentemente e quelli prescritti più frequentemente dai medici. Alcuni consigli riguardavano persino prodotti non più in commercio. Secondo le stime degli autori, negli Stati Uniti il ricorso a queste raccomandazioni potrebbe aumentare la spesa farmaceutica di 55,6 milioni di dollari, oltre l’1%.
“I nostri risultati – osserva Ueda – evidenziano la necessità di valutare l’IA in ambito sanitario per individuare eventuali distorsioni nella selezione dei prodotti”.