Quando la glicemia sale e scende troppo spesso: perché può aumentare il rischio di Alzheimer

Il modo in cui il nostro organismo gestisce gli zuccheri nel sangue potrebbe avere un ruolo più importante del previsto nella salute del cervello. Non solo per chi convive con il diabete, ma anche per persone apparentemente sane. Una nuova ricerca suggerisce che una predisposizione a forti oscillazioni della glicemia nel tempo è associata a un rischio significativamente più elevato di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Il dato che ha attirato l’attenzione degli studiosi è rilevante: alcune persone presentano un rischio fino al 69% più alto di Alzheimer rispetto a chi mantiene livelli di zucchero nel sangue più stabili. Un risultato che rafforza l’ipotesi di un legame stretto tra metabolismo, salute vascolare e neurodegenerazione.

Cosa sono gli sbalzi glicemici e perché non riguardano solo il diabete

Quando si parla di glicemia, spesso si pensa esclusivamente al diabete. In realtà, anche chi non ha una diagnosi può sperimentare picchi e cali frequenti di zucchero nel sangue, soprattutto in presenza di una predisposizione genetica o di specifiche caratteristiche metaboliche.

Gli sbalzi glicemici indicano una risposta alterata dell’organismo all’assunzione di carboidrati. Dopo i pasti, la glicemia sale rapidamente e poi scende in modo altrettanto brusco. Questo fenomeno, se ripetuto nel tempo, può innescare processi infiammatori e danni ai vasi sanguigni, con effetti che non si limitano al sistema cardiovascolare.

Secondo gli esperti, il cervello è particolarmente sensibile a queste alterazioni, perché dipende da un apporto costante e ben regolato di glucosio per funzionare correttamente.

Lo studio

La ricerca si basa su un’analisi genetica di ampi database sanitari, che ha permesso di valutare la predisposizione individuale agli sbalzi glicemici indipendentemente dallo stile di vita o dalla presenza di diabete conclamato. Gli studiosi hanno esaminato varianti genetiche associate a una maggiore instabilità della glicemia e le hanno messe in relazione con il rischio di sviluppare Alzheimer nel corso degli anni.

I risultati mostrano una correlazione significativa: le persone con una maggiore tendenza agli sbalzi glicemici presentano un rischio molto più elevato di malattia neurodegenerativa. Questo suggerisce che il problema non sia solo l’iperglicemia cronica, ma anche la variabilità dei livelli di zucchero nel sangue.

Perché la glicemia instabile può danneggiare il cervello

Il legame tra glicemia e Alzheimer è complesso e multifattoriale. Gli studiosi indicano diversi meccanismi possibili. Le oscillazioni frequenti della glicemia favoriscono l’infiammazione sistemica e lo stress ossidativo, due processi noti per contribuire al danno neuronale.

Inoltre, gli sbalzi glicemici possono compromettere la salute dei piccoli vasi sanguigni cerebrali. Questo riduce l’apporto di ossigeno e nutrienti alle cellule nervose, creando un ambiente favorevole alla degenerazione. Alcuni ricercatori parlano ormai di una forma di “resistenza insulinica cerebrale”, che potrebbe avere un ruolo diretto nello sviluppo dell’Alzheimer.

Non a caso, da anni il diabete di tipo 2 è considerato un fattore di rischio per la demenza. Questa nuova evidenza amplia il quadro, suggerendo che anche alterazioni più sottili del metabolismo del glucosio meritano attenzione.

Un rischio che riguarda anche le persone sane

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è che il rischio aumentato non riguarda solo chi ha il diabete. Anche individui senza diagnosi, ma geneticamente predisposti a una glicemia instabile, mostrano un’associazione con l’Alzheimer.

Questo significa che i tradizionali esami di routine potrebbero non essere sufficienti a intercettare tutte le persone a rischio. Una glicemia “nella norma” misurata a digiuno non racconta sempre l’intera storia. La variabilità glicemica nel corso della giornata, influenzata dall’alimentazione e dalla risposta insulinica, potrebbe essere un indicatore più sensibile.

Alimentazione e stile di vita: cosa può fare la differenza

Alimentazione e controllo glicemico sono fattori sempre più studiati nella prevenzione delle malattie neurodegenerative.

Sebbene lo studio si concentri sulla predisposizione genetica, gli esperti sottolineano che lo stile di vita resta un fattore chiave. Un’alimentazione che riduce i picchi glicemici, privilegiando carboidrati complessi, fibre e pasti bilanciati, può aiutare a stabilizzare la risposta metabolica.

Anche l’attività fisica regolare migliora la sensibilità all’insulina e contribuisce a mantenere livelli di zucchero nel sangue più stabili. Dormire a sufficienza e gestire lo stress sono altri elementi che incidono sul controllo glicemico, spesso sottovalutati.

In questo senso, la prevenzione dell’Alzheimer potrebbe iniziare molto prima dei primi sintomi cognitivi, agendo su fattori metabolici modificabili già in età adulta.

Una nuova prospettiva sulla prevenzione dell’Alzheimer

Negli ultimi anni la ricerca sull’Alzheimer si è spostata sempre più verso la prevenzione. Questo studio si inserisce in una linea di evidenze che suggeriscono come la salute del cervello sia strettamente legata a quella metabolica e vascolare.

Se ulteriori ricerche confermeranno questi risultati, il controllo della variabilità glicemica potrebbe diventare uno degli strumenti per identificare precocemente le persone a rischio e intervenire prima che i danni siano irreversibili.

Published by
Claudia Montanari