Semaglutide in pillola, non solo dimagrimento: un nuovo studio rivela un effetto inaspettato sull'alcol (blitzquotidiano.it)
Negli ultimi anni la semaglutide è diventata uno dei farmaci più discussi al mondo per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità. La sua capacità di favorire la perdita di peso ha attirato l’attenzione di medici e pazienti, ma la ricerca continua a svelare effetti che vanno ben oltre il controllo dell’appetito.
Ora una nuova ricerca suggerisce che la semaglutide, nella formulazione in compresse, potrebbe avere un ruolo anche nel trattamento del disturbo da uso di alcol (Alcohol Use Disorder, AUD). Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry, il farmaco avrebbe ridotto in modo significativo il consumo di alcol e gli episodi di binge drinking nei partecipanti trattati.
Si tratta di risultati preliminari che dovranno essere confermati da studi più ampi, ma che aprono una prospettiva interessante in un settore in cui le opzioni terapeutiche efficaci sono ancora limitate.
La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi della University of Colorado Anschutz Medical Campus e rappresenta uno dei primi studi clinici randomizzati e controllati con placebo dedicati a questo possibile utilizzo della semaglutide orale.
I ricercatori hanno coinvolto 50 adulti con disturbo da uso di alcol di grado moderato o severo. I partecipanti sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno ha assunto semaglutide orale ogni giorno per otto settimane, mentre l’altro ha ricevuto un placebo.
Durante lo studio gli specialisti hanno monitorato diversi aspetti, tra cui:
L’obiettivo non era necessariamente ottenere l’astinenza completa, ma verificare se il farmaco fosse in grado di ridurre il consumo eccessivo di alcol.
I risultati sono stati incoraggianti. Rispetto al gruppo placebo, le persone che hanno assunto semaglutide hanno registrato una riduzione significativa:
Gli autori hanno osservato anche un miglioramento del cosiddetto WHO Risk Drinking Level, l’indicatore utilizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per classificare il rischio associato al consumo di alcol.
È importante sottolineare che il farmaco non ha portato all’astinenza totale: i partecipanti hanno continuato a bere, ma in quantità inferiori e con comportamenti considerati meno rischiosi.
Il disturbo da uso di alcol rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale. Non riguarda soltanto la dipendenza conclamata, ma comprende anche quelle situazioni in cui il consumo diventa difficile da controllare e interferisce con salute, lavoro, relazioni familiari e qualità della vita.
Secondo gli esperti, anche una riduzione parziale del consumo può produrre benefici concreti. Diminuire gli episodi di binge drinking, ad esempio, significa ridurre il rischio di:
Per questo motivo gli autori dello studio ritengono che la semaglutide potrebbe rappresentare, in futuro, un’opzione aggiuntiva per quei pazienti che non rispondono adeguatamente alle terapie oggi disponibili.
Il meccanismo non è ancora completamente chiarito, ma esistono diverse ipotesi. La semaglutide appartiene alla famiglia degli agonisti del recettore GLP-1, farmaci che imitano l’azione di un ormone coinvolto nel controllo dell’appetito e della glicemia.
Negli ultimi anni numerosi studi hanno suggerito che questi farmaci possano influenzare anche i circuiti cerebrali della ricompensa, gli stessi che partecipano ai comportamenti compulsivi e alle dipendenze.
In pratica, oltre a ridurre la fame, potrebbero attenuare anche il desiderio di assumere sostanze gratificanti, come alcol o nicotina.
Non è la prima volta che questa ipotesi emerge. Ricerche precedenti avevano già osservato una diminuzione del desiderio di fumare o di bere in persone trattate con farmaci della stessa classe, ma si trattava soprattutto di osservazioni cliniche o studi preliminari.
Questo nuovo trial offre prove più solide grazie al suo disegno sperimentale.
La storia della semaglutide è un esempio di come un farmaco possa trovare applicazioni molto diverse rispetto a quelle inizialmente previste. Sviluppata per il trattamento del diabete di tipo 2, si è dimostrata estremamente efficace anche nel favorire il dimagrimento, tanto da diventare uno dei medicinali più prescritti contro l’obesità.
Successivamente, gli studi hanno evidenziato altri possibili benefici, tra cui:
La possibile azione sul consumo di alcol rappresenta quindi un ulteriore capitolo di una ricerca ancora in piena evoluzione.
Nonostante l’interesse suscitato dai risultati, gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Il trial ha coinvolto soltanto 50 partecipanti e la durata del trattamento è stata limitata a otto settimane.
Serviranno quindi studi molto più ampi e con un follow-up più lungo per capire:
Inoltre il farmaco non deve essere considerato una soluzione autonoma: il trattamento dell’AUD continua a richiedere un approccio multidisciplinare che comprende supporto psicologico, interventi comportamentali e, quando necessario, altre terapie farmacologiche.
La semaglutide orale è risultata generalmente ben tollerata. Gli effetti indesiderati segnalati durante lo studio sono stati prevalentemente gastrointestinali, come nausea o disturbi digestivi, eventi già noti per questa classe di farmaci.
Un solo partecipante ha interrotto il trattamento a causa della comparsa di un’eruzione cutanea.
Nel complesso, l’aderenza alla terapia è stata elevata, un dato che secondo gli autori potrebbe essere favorito proprio dalla formulazione in compresse, percepita da molti pazienti come più semplice rispetto alle iniezioni.
Per il momento la semaglutide non è approvata per il trattamento del disturbo da uso di alcol e non dovrebbe essere utilizzata con questo obiettivo al di fuori di indicazioni mediche specifiche o di studi clinici.
Se i risultati verranno confermati da studi di dimensioni maggiori, in futuro potrebbe aprirsi una nuova strada terapeutica per milioni di persone che convivono con un disturbo da uso di alcol e che oggi non trovano beneficio sufficiente dalle terapie disponibili.
Per ora il messaggio principale resta uno: la semaglutide continua a sorprendere la comunità scientifica, ma sono necessarie ulteriori conferme prima che questo possibile nuovo impiego possa entrare nella pratica clinica.