Sovrappeso e metabolismo lento? Cose le calorie non dicono: arriva il modello matematico per la dieta su misura (blitzquotidiano.it)
Per anni abbiamo sentito ripetere la stessa regola: per perdere peso basta consumare più calorie di quelle che si assumono. E questo è assolutamente vero. Eppure la realtà sembra essere molto più complessa. C’è chi dimagrisce facilmente seguendo una dieta equilibrata e chi, nonostante gli sforzi, fatica a vedere risultati sulla bilancia.
Una nuova ricerca potrebbe aiutare a spiegare perché accade. Un gruppo di studiosi dell’Università Statale dell’Arizona ha sviluppato un innovativo modello matematico che promette di cambiare il modo in cui vengono valutate alimentazione, metabolismo e controllo del peso.
Il sistema, chiamato DAMM, acronimo di Digestione, Assorbimento e Metabolismo Microbico, non si limita a contare le calorie presenti negli alimenti. Analizza invece ciò che accade realmente all’interno dell’organismo, tenendo conto del ruolo fondamentale svolto dal microbiota intestinale.
Secondo gli esperti, questa potrebbe essere una delle chiavi per comprendere meglio sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2 e altre condizioni metaboliche che colpiscono milioni di persone.
La maggior parte delle diete si basa ancora oggi su un principio semplice: ogni alimento possiede un determinato valore energetico e il bilancio calorico determina l’aumento o la perdita di peso.
Tuttavia, sempre più studi suggeriscono che il corpo umano non è una macchina perfetta in cui ogni caloria viene assorbita nello stesso modo.
Due persone possono mangiare gli stessi alimenti e ottenere risultati completamente diversi.
Le differenze dipendono da numerosi fattori, tra cui genetica, età, attività fisica, composizione corporea e stato metabolico. Ma esiste un altro protagonista spesso sottovalutato: il microbiota intestinale.
L’intestino ospita infatti trilioni di microrganismi che partecipano attivamente alla digestione e possono influenzare la quantità di energia che l’organismo riesce a ricavare dagli alimenti.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha evidenziato come il microbiota sia coinvolto in moltissimi processi che riguardano la salute umana.
Non si limita a favorire la digestione. Contribuisce anche alla regolazione del sistema immunitario, del metabolismo, dell’infiammazione e perfino del senso di fame e sazietà.
Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology ha evidenziato come la composizione del microbiota possa influenzare l’accumulo di grasso corporeo e il rischio di sviluppare obesità.
Un’altra ricerca pubblicata su Cell Metabolism ha mostrato che alcune popolazioni batteriche intestinali sono associate a una maggiore capacità di estrarre energia dagli alimenti.
In altre parole, non conta soltanto ciò che mangiamo, ma anche come il nostro intestino elabora quel cibo.
È proprio da questa osservazione che nasce il modello DAMM. Gli scienziati hanno sviluppato uno strumento capace di seguire virtualmente il percorso degli alimenti lungo tutto il sistema digestivo.
Il modello stima quanta energia viene assorbita direttamente dall’organismo e quanta arriva invece nel colon, dove entra in gioco il microbiota.
Qui i batteri intestinali fermentano fibre e altri componenti alimentari non completamente digeriti, producendo sostanze chiamate acidi grassi a catena corta.
Questi composti non vengono semplicemente eliminati, ma possono essere assorbiti dall’organismo e utilizzati come fonte energetica.
Secondo i ricercatori, questo contributo potrebbe rappresentare una quota importante dell’energia realmente disponibile per il corpo.
Per verificare l’efficacia del nuovo modello, gli studiosi hanno confrontato due differenti schemi alimentari. Il primo era ricco di fibre e amido resistente, con una maggiore presenza di alimenti poco processati. Il secondo rifletteva invece una tipica alimentazione occidentale, caratterizzata da cibi più raffinati e trasformati.
I risultati hanno mostrato differenze interessanti. Le persone che seguivano la dieta occidentale assorbivano in media circa 116 calorie in più al giorno rispetto a chi consumava più fibre.
La sorpresa è che il gruppo che seguiva la dieta ricca di fibre non riportava una maggiore sensazione di fame.
Questo dato conferma quanto già osservato in numerose ricerche scientifiche: le fibre non solo favoriscono la salute intestinale, ma possono contribuire a controllare l’appetito e migliorare il metabolismo.
Uno degli aspetti più affascinanti dello studio riguarda proprio la spiegazione delle differenze individuali. Secondo gli autori, due persone che assumono lo stesso numero di calorie potrebbero in realtà assorbirne quantità differenti a causa delle caratteristiche del loro microbiota.
Questo aiuterebbe a comprendere perché alcune persone tendano ad aumentare di peso più facilmente mentre altre riescono a mantenere un peso stabile pur seguendo abitudini alimentari simili.
Non significa che le calorie non contino più. Piuttosto, suggerisce che il bilancio energetico sia influenzato da meccanismi biologici molto più complessi rispetto a quanto si pensasse in passato.
Uno degli elementi centrali del modello DAMM riguarda gli acidi grassi a catena corta. Queste sostanze vengono prodotte dai batteri intestinali durante la fermentazione delle fibre alimentari.
Gli studiosi hanno stimato che possano contribuire mediamente a circa 140 calorie al giorno, pari a oltre il 7% dell’energia totale disponibile per l’organismo.
Oltre a fornire energia, questi composti sembrano svolgere un ruolo importante nella regolazione del metabolismo, nella sensibilità all’insulina e nel controllo dell’infiammazione.
Diversi studi pubblicati su Gut e Nature Reviews Endocrinology hanno collegato livelli più elevati di acidi grassi a catena corta a una migliore salute metabolica e a un minor rischio di obesità.
L’obiettivo finale di questo nuovo approccio non è sostituire le tradizionali linee guida nutrizionali, ma renderle più precise.
In futuro, strumenti come DAMM potrebbero aiutare medici e nutrizionisti a costruire programmi alimentari basati non solo sulle calorie, ma anche sulle caratteristiche individuali del microbiota.
Si parla sempre più spesso di nutrizione di precisione, un concetto che punta ad adattare la dieta alle specifiche esigenze biologiche di ogni persona.
Secondo gli esperti, questo potrebbe rappresentare una svolta importante nella gestione di obesità, sindrome metabolica e diabete di tipo 2.
Anche se il modello DAMM è ancora in fase di sviluppo e necessita di ulteriori validazioni cliniche, il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro.
Le fibre continuano a essere uno degli strumenti più efficaci per sostenere il microbiota intestinale e favorire un metabolismo più efficiente.
Legumi, cereali integrali, frutta, verdura e alimenti poco processati forniscono il nutrimento ideale per i batteri benefici presenti nell’intestino.
Ed è proprio questa collaborazione invisibile tra organismo umano e microbiota che potrebbe spiegare una parte importante del successo o del fallimento di molte diete.
La scienza sta iniziando a comprendere che il peso corporeo non dipende soltanto dalla quantità di cibo consumata, ma anche da ciò che accade dopo ogni pasto. E il microbiota, sempre più spesso, si conferma uno dei protagonisti principali di questa storia.