Storie dimenticate di donne nel rock: Suzi Quatro, Liverbirds, Laurie Anderson…

Per questo 8 marzo, ho pensato di dedicare un articolo ad alcune storie dimenticate di donne nel rock. Come in ogni altro ambito della società, ci sono tantissime storie di donne che hanno segnato in qualche modo la storia del rock e della musica. E come in ogni altro ambito della società, queste storie e queste donne sono spesso “dimenticate”, al punto che le loro protagoniste sono sconosciute o quantomeno ricevono in genere molta meno attenzione di quanto meriterebbero.

Sapete, ad esempio, qual è la composizione più eseguita nella storia della musica? Se non lo sapete, non ci arriverete mai: si tratta di Happy Birthday to You. Sì, perché la “canzoncina” che tutti pensiamo esista da tempi immemori, è in realtà una composizione di due donne: le sorelle americane Mildred Jane Hill e Patty Smith Hill, che crearono la melodia alla fine dell’Ottocento. La versione originale si intitolava Good Morning to All, ed era pensata per i bambini di un asilo, che la cantavano ogni mattina quando entravano a scuola. Mildred Hill, oltre che compositrice, era anche musicologa: scrisse sotto uno pseudonimo maschile alcuni saggi sulla musica nera, individuandone elementi che la rendevano la vera musica nativa degli Stati Uniti. I suoi saggi circolarono tanto da influenzare compositori europei, come Dvorak. Già nel 1893, le sorelle Hill ricevettero un riconoscimento per il loro programma educativo progressivo nella scuola di Louisville. Ma nel 1935 una casa di produzione musicale registrò il copyright di Happy Birthday to You, attribuendola a un altro compositore, guarda caso un uomo. Si tratta di una delle tantissime storie simili che troviamo in ogni ambito della nostra società, dalla scienza alle invenzioni, dalla filosofia alla musica. Solo nel 2015 un tribunale americano restituì ufficialmente la “paternità” (o “maternità”) della canzone alle sorelle Hill.

Di storie di appropriazione indebita di questo tipo, se ne potrebbero raccontare tantissime. E, io credo, si parte sempre da una sorta di “dimenticanza”, dal passare in secondo piano eventi che invece sono stati punti di svolta, grandi o piccoli, e che hanno visto le donne come protagoniste. Quest’articolo non può essere che una goccia nell’oceano e, consapevole di questo limite, restringerò il campo esclusivamente all’ambito musicale moderno, ben sapendo che le storie che vi racconterò qui sono solo una piccola parte di quelle che tante musiciste hanno vissuto. Ma cercherò anche di mantenere un tono ottimista e speranzoso, piuttosto che polemico, nella convinzione che questo tipo di “dimenticanza” si combatte ricordando, costruendo piccoli mattoni di memoria.

I musicisti donna che hanno contribuito in modo importante allo sviluppo della musica rock sono davvero innumerevoli. Verrebbe da pensare a Patti Smith, Joni Mitchell, Joan Baez, a Grace Slick, Sinead O’Connor, Kate Bush… solo per citarne alcune. Ma tutti questi sono nomi che in qualche modo sono riusciti a rompere la barriera della “dimenticanza”, acquisendo una fama che difficilmente potrà essere sminuita. In questo articolo, cercherò invece di concentrarmi su figure che ai più sono, incredibilmente, sconosciute o che comunque vengono troppo spesso dimenticate.

Ma queste artiste forti costituiscono senz’altro un grande esempio per tutti i talenti che ancora oggi devono lottare, sgomitare e dimostrare spesso più dei colleghi uomini, per ritagliarsi un più che meritato posticino nella professione musicale. Vale la pena ricordare forse la storia di Tina Turner, che riuscì non solo ad emanciparsi da Ike Turner, dall’uomo che la produceva, che le stava dietro e che le faceva da marito, ma anche a costruirsi una carriera lunghissima e ricca di incredibili riconoscimenti nell’ambito della musica, raggiungendo una fama e una levatura artistica che Ike Turner non ha mai neppure avvicinato.

Tra le figure femminili che hanno dato forma alla musica e al rock, rimanendo a lungo nell’ombra, vale la pena ricordare qui alcune artiste di cui abbiamo già parlato anche in articoli precedenti. Prima fra tutte, mi piace citare Carol Kaye, la bassista che ha contribuito più di tutti alla costruzione del sound della motown, oltre alla creazione di tante linee di basso storiche dei Beach Boys.

Per quanto riguarda la chitarra, elettrica, rumorosa e decisamente rock, non si può non ricordare Sister Rosetta Tharpe, che si è guadagnata il soprannome di “madrina del rock’n’roll”. Figlia di coltivatori di cotone neri, Rosetta Tharpe raggiunse una certa fama tra gli anni Trenta e Quaranta come cantante gospel, anche grazie all’inserimento della sua chitarra elettrica e di molti elementi che la pongono come pioniera del rock and roll. Sister Rosetta Tharpe è stata un punto di riferimento fondamentale per tutti i chitarristi e i musicisti rock and roll degli anni Sessanta e Settanta e ha lasciato anche un’importante eredità, aprendo la strada a una schiera di chitarristi donne, virtuose dello strumento e cantautrici.

Ci sono poi diverse figure femminili che hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del rock, portando strumenti inusuali all’interno delle possibilità timbriche della musica moderna. Penso ad esempio a Lindsay Cooper e ai suoi fagotti e oboi con gli Henry Cow. Penso a Melora Creager, alla sua band Rasputina e al violoncello suonato in tour con i Nirvana. Penso a Clara Rockmore, virtuosa del theremin, che ha contribuito molto alla diffusione di questo strumento innovativo anche nel rock. O, ancora, a Ruth Underwood, percussionista di enorme talento e soprattutto vibrafonista di Frank Zappa. Insomma, mi fermo qui per lasciare spazio a qualche approfondimento, ma sono certo che, se ci pensate bene e cercate di contrastare la “dimenticanza”, sarete in grado voi stessi di trovare altri esempi degni di nota!

Per una tradizione matriarcale del rock

Per ciascuno degli strumenti principali della musica rock, possiamo ricostruire una tradizione che segue una linea matriarcale, a partire da pioniere che hanno fatto da apripista per le artiste successive.

Per quanto riguarda il basso elettrico, abbiamo accennato all’importanza di Carol Kaye. In tempi più recenti, il suo testimone è stato raccolto da moltissime bassiste donna. L’esempio probabilmente più ovvio è quello di Esperanza Spalding, che a sua volta è stata di esempio e ispirazione per musiciste del calibro della giovane polacca Kinga Glyk, che oggi dirige la sua band, della giovane indiana Mohini Dey, dell’australiana Tal Wilkenfeld, turnista eccezionale e anche lei leader della propria band. In alcuni casi, questi talenti musicali hanno trovato un trampolino nella lungimiranza di altri artisti: Tal Wilkenfeld, ad esempio, è diventata famosa durante il tour con Jeff Beck e Vinnie Colaiuta. Jeff Beck, d’altra parte, ha contribuito alla fortuna di diverse bassiste donna, tra cui anche la talentuosa Rhonda Smith, che già aveva suonato con Prince.

Prince è senz’altro un altro musicista che ha contribuito a far emergere il talento di molte musiciste donne. Tra queste, la batterista Sheila E. è probabilmente stata un riferimento importante per molte sue colleghe successive. Ma nel mondo della batteria esistevano già esempi importanti più indietro nel tempo: prime fra tutte Viola Smith e Karen Carpenter.

La tradizione della chitarra elettrica al femminile, che per comodità facciamo partire da Sister Rosetta Tharpe, ha prodotto una grande quantità di virtuose dello strumento e di cantautrici. Negli States, potremmo citare ad esempio Bonnie Raitt, Susan Tedeschi o la blueswoman Samantha Fish. Ma anche in Europa ci sono chitarriste importanti e poco conosciute, come la finlandese Erja Lyttinen, prima donna a studiare chitarra alla Sibelius Academy in Finlandia, o la serba Ana Popovic.

Nell’ambito della musica elettronica, poi, le figure femminili che hanno fatto la storia sono tante. La prima partitura conosciuta scritta interamente per strumenti elettronici, ad esempio, è opera di Magdalena Beyer, nel 1938, con la sua Music of the Spheres. Delia Derbyshire è stata invece una figura importantissima nella musica elettronica degli anni Sessanta e Settanta, lavorando come tecnica alla BBC e creando la famosissima trasposizione elettronica della partitura dell’australiano Ron Grainer per il tema della serie televisiva Doctor Who nel 1963. Ancora negli anni Sessanta, fondamentale è stato anche il contributo di Wendy Carlos, autrice nel 1968 di Switched on Bach, trasposizione di Bach interamente su Moog che le valse un Grammy. Carlos compose in seguito diverse colonne sonore, tra cui quella di Arancia Meccanica. Avete presente, poi, il suono della bottiglia di coca cola che si apre e che viene versata in un bicchiere? Un suono che ha caratterizzato per decenni la pubblicità della celebre bibita e che è immediatamente riconoscibile. Ebbene, anche quello è opera di una compositrice di musica elettronica, ovvero di Suzanne Ciani.

Mi piace però citare anche qualche esempio più recente di grandi musiciste donne, a testimonianza del fatto che i semi piantati da queste pioniere sono oggi piante che vengono mantenute costantemente rigogliose. Negli anni Ottanta, Pauline Black è stata una protagonista del grande revival ska legato alla scena punk: con i suoi Selecters ha tracciato una strada, ed è stata tra i primi a farlo. E che dire di Kristin Hersh e Tanya Donnelly dei Throwing Muses e di Kim Deal dei Pixies e poi dei Breeders? Tre grandi musiciste che hanno sostanzialmente dato forma all’intera scena musicale dell’indie rock della East Coast americana.

Oggi sono molte le donne musiciste che si fanno strada e ci prospettano la possibilità di ulteriori momenti epocali nella storia della musica. In Gran Bretagna, Chloe Alper è una multistrumentista, cantante e compositrice da tenere d’occhio: si è fatta notare come elemento chiave nella band di neo prog Pure Reason Revolution e ora persegue una carriera solista accanto alla partecipazione alla band pop James. Ma anche qui da noi ci sono esempi eccellenti. A proposito di multistrumentiste, vale sempre la pena ricordare Beatrice Antolini, assolutamente geniale soprattutto nel suo album di esordio Big Saloon. Ma c’è anche Caterina Palazzi, contrabbassista e compositrice che nel 2023 è stata chiamata da Kim Gordon dei Sonic Youth per aprire le sue date italiane con il suo progetto Sudoku Killer. In ambito prog, poi, vale la pena citare Sophya Baccini, leader tra le altre cose della propria band Aradia, con la quale produce musica coraggiosa e di alta qualità. E poi, ci sono due cantanti che il mondo intero ci ammira e che noi qui sembriamo continuamente “dimenticare”: Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, con i quali ha contribuito alla creazione di un genere musicale, e Annie Barbazza, scoperta da Greg Lake e attualmente attiva in diversi progetti con alcuni dei musicisti più importanti della scena sperimentale mondiale.

Sia chiaro: ognuno dei nomi citati deve essere considerato come un suggerimento di ascolto, soprattutto se non li conoscete già. Perché la cosa incredibile qui non è che si tratta di donne, ma che si tratta di grandi musiciste.

Melanie Safka

Melanie Safka, nota anche solo come Melanie, è una talentuosa cantautrice folk americana, direttamente proveniente dal movimento dei figli dei fiori degli anni Sessanta. Nel 1969, il suo agente le disse che doveva andare a suonare a un festival in un paesino di nome Woodstock. In realtà, però, si trattava del concerto più grande della storia della musica. Fra un ritardo e l’altro, Melanie Safka salì sul palco sotto una pioggia battente. Caso volle che una confraternita hippie aveva appena distribuito fra il pubblico delle candele. E appena Melanie comincia a suonare, uno dopo l’altro tutti nel pubblico accendono la propria candela, in un atto spontaneo che rappresentò un potentissimo momento di unione. Provate a immaginare lo spettacolo, visto dal palco, di centinaia di migliaia di candele che si accendono in una marea umana che si perde a vista d’occhio. E pensate anche che non era mai successo. Questa era la prima volta in assoluto: un momento che ha cambiato la storia della musica dal vivo, soprattutto dal punto di vista del pubblico. Siamo passati poi a usare gli accendini e oggi i cellulari. Per i più sofisticati ci sono anche delle app con l’immagine di una candela accesa. Ma, per quanto casuale, questo momento fondamentale nella storia del rock ha avuto per protagonista una cantautrice folk americana di cui pochissimi ricordano il nome. Un anno dopo, nel 1970, Melanie Safka registrò la sua Lay Down (Candles in the Rain), in cui immortalava proprio questa esperienza, e che è ancora oggi il suo maggiore successo commerciale.

Suzi Quatro

Tra le artiste spesso “dimenticate” con troppa facilità, Suzi Quatro merita senza dubbio un posto di riguardo. La bassista e cantautrice rock americana uscì nel 1973 con il suo album di esordio Suzi Quatro, in cui figurava come leader della band, bassista e cantante: qualcosa di raro, se non mai visto prima, per una donna. In un’intervista, Quatro ha dichiarato: “Prima che io facessi quello che ho fatto, non avevamo un posto nel rock’n’roll. Non davvero. Avevamo la nostra Grace Slick e simili, ma non è quello che ho fatto io. Io sono stata la prima ad essere presa sul serio come musicista e cantante rock’n’roll. Non era mai stato fatto prima. Ho battuto i ragazzi al loro stesso gioco. Per tutte quelle che sono venute dopo, è stato un po’ più facile, il che è un bene. Ne sono orgogliosa… Prima o poi qualcuno lo avrebbe fatto, e penso sia capitato a me perché io non guardo al genere. Non l’ho mai fatto”. Suzi Quatro è stata descritta come glam rock, ma io credo che sia puro rock’n’roll ed energia di grande qualità. Can the Can, tratta dall’album di debutto Suzi Quatro, è stata il suo primo grande successo.

Girlschool

Rock’n’roll, energia al fulmicotone, donne che rivendicano una propria voce a volumi altissimi, con chitarre distorte e batteria: questa potrebbe essere in sintesi la descrizione delle Girlschool, una band tutta al femminile che ha segnato un capitolo importante nella storia del rock, anche se spesso viene “dimenticata”. Le Girlschool sono tra le artiste che hanno seguito le orme di Suzi Quatro, prendendosi uno spazio che la bassista aveva aperto pochi anni prima. Fondata nel 1978, si tratta della band femminile più longeva della storia del rock, attiva ancora oggi dopo quasi cinquanta anni. Nel 1979, le Girlschool andarono in tour con i Motorhead, aprendo i concerti dell’Overkill tour. E l’associazione fra Girlschool e Motorhead è qualcosa che le ha accompagnate in tutti questi anni, tanto che spesso dal vivo indossano magliette dei Motorhead loro stesse. Guilty as Sin è il loro album del 2015, in cui dimostrano di essere ancora possedute dal sacro spirito del rock’n’roll. Take it Like a Band è la seconda traccia.

Liverbirds

E a proposito di band tutte al femminile, qualcuno si ricorda le Liverbirds? No? Ecco, forse perché bisognerebbe parlarne di più… Negli anni Sessanta, a Liverpool, le Liverbirds erano una delle prime band tutte al femminile, una realtà che al Cavern faceva concorrenza ai Beatles. Attive dal 1963 al 1968, pubblicarono due album in studio. Dal 1998 si sono riformate, inserendo nella band due cantanti e chitarriste provenienti dal musical Girls Don’t Play Guitars, uno spettacolo teatrale ispirato proprio alla storia delle Liverbirds. Il titolo del musical riprende un’infelice frase di John Lennon in risposta a chi gli chiedeva un parere sulle Liverbirds. Nel video, ho pensato di proporvi una delle produzioni più recenti, in cui appare evidente la vicinanza musicale con i Fab Four: Love Love Love è un singolo uscito nel 2024.

Maggie Bell

Siamo nei primissimi anni Settanta, quando sulla scena entra Maggie Bell, eccezionale cantante scozzese dotata di un’energia fuori dal comune. Le sue prime produzioni discografiche sono state con la band Stone the Crows, ma ben presto cominciò a registrare come solista. Descritta da molti come la Janis Jolpin britannica, Maggie Bell ha suonato con tutti i più grandi musicisti: memorabile è la sua collaborazione con Jimmy Page nell’album Suicide Sal del 1975. Ha spesso reinterpretato grandi classici della tradizione blues rock, sempre in maniera molto originale, dando un importante contributo allo sviluppo di quella scena musicale in Gran Bretagna. Il suo album del 1974, Queen of the Night, includeva questa versione di After Midnight di JJ Cale.

Anika Nilles

Arriviamo ai giorni nostri, per parlare di una nuova spettacolare promessa della musica: Anika Nilles, batterista, compositrice ed educatrice musicale tedesca che ha costruito la propria carriera soprattutto grazie al canale Youtube lanciato nel 2010. Per la verità, abbiamo già parlato in altri articoli di Anika Nilles, ma la sua recente ascesa ci spinge a parlarne nuovamente e volentieri. È infatti alle porte ormai il tour che la vedrà come nuova batterista dei Rush, a sostituire Neil Peart, da molti considerato il miglior batterista al mondo. Ancora non abbiamo nulla a disposizione da ascoltare con il trio canadese, ma ci possiamo accontentare delle prodezze di Anika Nilles nel tour con Jeff Beck del 2025. Nel video, Freeway Jam dal vivo.

Laurie Anderson

Le donne che si sono occupate di musica elettronica, come abbiamo visto, sono tante, ma per la maggior parte quasi sconosciute ai più, anche perché spesso legate al mondo della musica cosiddetta “colta”. Esistono però alcune eccezioni molto importanti. Accanto alla più famosa Bjork, Laurie Anderson è una delle figure più rilevanti della scena elettronica di avanguardia in ambito pop. Anderson è una musicista, compositrice, performer americana attiva dalla metà degli anni Settanta. Oltre ad aver sempre utilizzato l’elettronica come punto di partenza nelle sue composizioni, ha anche inventato alcuni strumenti, come il tape-bow violin, una sorta di violino con un nastro magnetico sull’archetto che viene letto da una testina sullo strumento e il talking stick, uno strumento midi in grado di campionare e processare il suono in tempo reale. Il suo album Big Science del 1982 conteneva uno dei suoi brani più famosi, O Superman.

Aretha Franklin

Be’, certo non si può dire che Aretha Franklin non sia famosa… Lo ammetto, in questo caso ho voluto fare un’eccezione. Il fatto è che la regina del soul ha così tanti meriti nella storia della musica che è davvero difficile tenerla fuori da un articolo di questo genere. Basti pensare, ad esempio, che è stata la prima donna ad entrare nella Rock’n’Roll Hall of Fame, il celebre museo di Cleveland fondato nel 1983. Aretha Franklin ha ricevuto l’onorificenza nel 1987, su proposta di Keith Richards dei Rolling Stones. Nella lunga e gloriosa carriera di Aretha Franklin c’è l’imbarazzo della scelta quando si tratta di proporre un album. Io ho scelto Aretha Now del 1968, confidando che non deluderà le vostre aspettative. L’album si apre con la celeberrima Think, che nel video vi propongo però dalla versione inserita nella colonna sonora dei Blues Brothers, film del 1980 in cui compare la stessa Aretha Franklin in questa scena memorabile.

 

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Published by
Roberto Cruciani