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Ti alleni di mattina o di sera? Sbagliare orario può dimezzare i benefici per il cuore

Fai movimento regolarmente, ti alleni cinque volte a settimana, segui un programma aerobico come ti ha detto il medico o come hai letto da qualche parte. Eppure i risultati sulla pressione arteriosa o sul colesterolo sono meno brillanti di quanto ti aspettavi.

Potrebbe dipendere da quando ti alleni, non solo da quanto o come. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Open Heart, il journal di cardiologia del BMJ Group, suggerisce che il momento della giornata in cui si sceglie di fare esercizio fisico, in relazione al proprio orologio biologico naturale, può fare la differenza tra risultati mediocri e risultati quasi doppi. Il problema è che quasi nessuno ne è consapevole, e quasi nessun medico lo considera quando prescrive attività fisica.

Cos’è il cronotipo e perché determina tutto

Per capire lo studio bisogna partire da un concetto che la scienza conosce bene ma che il grande pubblico ha iniziato a conoscere solo di recente: il cronotipo. Il cronotipo è la tendenza naturale e innata di ciascuna persona a essere più sveglia, più energica e più performante in certi momenti della giornata piuttosto che in altri. Chi si sveglia presto di buon’umore, lavora meglio nelle ore mattutine e si addormenta facilmente alle dieci di sera è quello che i ricercatori chiamano un tipo mattiniero, colloquialmente una allodola. Chi al contrario fatica a funzionare prima di mezzogiorno, raggiunge il picco di energia nel tardo pomeriggio o in serata e andrebbe a letto volentieri a mezzanotte o più tardi è il tipo serotino, il cosiddetto gufo.

Questa non è una questione di disciplina o di abitudini acquisite: il cronotipo è in larga misura biologicamente determinato, influenzato da varianti genetiche che regolano il ritmo circadiano, l’orologio interno di ventiquattr’ore che governa non solo il ciclo sonno-veglia ma praticamente ogni processo fisiologico del corpo, dalla secrezione ormonale alla temperatura corporea, dalla pressione arteriosa alla reattività muscolare. I ricercatori spiegano che le persone differiscono non solo nei loro orari preferiti di sonno e risveglio, ma anche nel momento della giornata in cui la performance fisica è ottimale e in cui il sistema cardiovascolare risponde meglio all’esercizio.

Lo studio: 150 persone, 12 settimane, un esperimento preciso

La ricerca è stata condotta da Arsalan Tariq e colleghi e ha coinvolto 150 adulti tra i 40 e i 60 anni reclutati negli ospedali universitari di Lahore, in Pakistan. Tutti i partecipanti erano sedentari e avevano almeno un fattore di rischio cardiovascolare, tra cui pressione arteriosa elevata, sovrappeso o obesità, e una storia di inattività fisica negli ultimi tre mesi. Erano inclusi anche partecipanti con familiarità per malattia cardiovascolare precoce.

Per determinare il cronotipo di ciascun partecipante, i ricercatori hanno usato un questionario standardizzato, il Morningness-Eveningness Questionnaire, confermato poi da una misurazione della temperatura corporea nell’arco di 48 ore, che riflette oggettivamente il ritmo circadiano interno. Al termine della valutazione, 70 partecipanti risultavano allodole e 64 gufi. I partecipanti sono stati poi assegnati in modo casuale a due gruppi: uno esercitava in un orario coerente con il proprio cronotipo, l’altro in un orario opposto. Le sessioni mattutine si svolgevano tra le 8 e le 11, quelle serali tra le 18 e le 21.

Il programma di allenamento era identico per entrambi i gruppi: cinque sessioni settimanali di esercizio aerobico moderato, camminata veloce o tapis roulant, della durata di 40 minuti ciascuna, per dodici settimane consecutive, per un totale di 60 sessioni supervisionate. Prima dell’inizio e tre giorni dopo la fine del programma, i ricercatori hanno misurato pressione arteriosa, variabilità della frequenza cardiaca, consumo massimo di ossigeno, qualità del sonno, glicemia a digiuno e colesterolo LDL.

I risultati: quasi il doppio dei benefici con l’orario giusto

I risultati: quasi il doppio dei benefici con l’orario giusto (blitzquotidiano.it)

I risultati sono chiari e, per certi aspetti, sorprendenti nella loro ampiezza. Entrambi i gruppi hanno migliorato i propri parametri dopo dodici settimane di allenamento. Ma il gruppo che si era allenato in coerenza con il proprio cronotipo ha ottenuto miglioramenti sistematicamente e significativamente superiori su ogni parametro misurato.

Il dato più eclatante riguarda la pressione sistolica, il numero più alto nella misurazione della pressione arteriosa. Nel gruppo allineato al cronotipo, la pressione sistolica è scesa in media di 10,8 mmHg. Nel gruppo che si allenava nell’orario sbagliato rispetto al proprio orologio biologico, la riduzione si è fermata a 5,5 mmHg, praticamente la metà. In termini clinici, questa differenza è tutt’altro che trascurabile: una riduzione della pressione sistolica di oltre 10 mmHg è considerata clinicamente significativa e corrispondente all’effetto di alcuni farmaci antipertensivi a basso dosaggio.

L’effetto è risultato ancora più pronunciato per chi partiva già con la pressione alta. Nei partecipanti ipertesi del gruppo allineato al cronotipo, la pressione sistolica è calata in media di 13,6 mmHg, contro i 7,1 mmHg del gruppo non allineato. Per chi ha la pressione alta e sta cercando di abbassarla con l’attività fisica, scegliere l’orario sbagliato significa rinunciare a quasi la metà del beneficio potenziale senza nemmeno saperlo.

Sul fronte del colesterolo LDL, quello cattivo, il gruppo allineato ha visto una riduzione di 13,7 mg/dL, contro i 7,6 mg/dL del gruppo non allineato. Anche qui, quasi il doppio. Per la glicemia a digiuno, per la variabilità della frequenza cardiaca, per la capacità aerobica e per la qualità del sonno, il pattern si è ripetuto con coerenza: il gruppo allineato al cronotipo ha ottenuto risultati superiori su tutti i fronti.

Il miglioramento della qualità del sonno è stato particolarmente marcato: il punteggio è aumentato di 3,4 punti nel gruppo allineato contro 1,2 punti nel gruppo non allineato. Un dato interessante perché il sonno e l’esercizio fisico si influenzano a vicenda in modo circolare, e un miglioramento del sonno contribuisce a sua volta a migliorare la performance fisica e il recupero cardiovascolare.

Le allodole fanno meglio dei gufi: perché?

Uno dei risultati secondari più interessanti dello studio riguarda il confronto tra i due cronotipi. Sebbene i miglioramenti siano stati osservati in entrambi i tipi, nel complesso gli effetti sono stati più grandi nelle allodole rispetto ai gufi, indipendentemente dall’allineamento o meno con il cronotipo.

I ricercatori non hanno una spiegazione definitiva per questa differenza, ma le ipotesi sono diverse. Il ritmo circadiano delle allodole è generalmente più stabile e ben sincronizzato con il ciclo luce-buio naturale, il che potrebbe rendere la loro fisiologia cardiovascolare più responsiva agli interventi. I gufi, spesso costretti dalla società moderna a vivere in un regime di jet lag cronico, con svegliarsi presto per lavoro nonostante il loro orologio biologico preferirebbe il contrario, potrebbero partire da una condizione di disregolazione circadiana che riduce la reattività ai benefici dell’esercizio.

Questa osservazione, se confermata da studi futuri, avrebbe implicazioni importanti per i milioni di persone con un cronotipo serotino che vivono in una società che funziona prevalentemente su orari mattutini. Non solo il loro orologio biologico è cronicamente sfasato, ma potrebbero anche ricevere meno benefici dall’esercizio fisico rispetto alle allodole, a meno che non riescano a organizzare i propri allenamenti in coerenza con il loro ritmo naturale.

Il meccanismo biologico: perché il timing cambia tutto

Per capire perché l’allineamento al cronotipo amplifica i benefici dell’esercizio, bisogna guardare a come il ritmo circadiano regola la fisiologia cardiovascolare e muscolare nel corso della giornata. Non si tratta di una questione di sensazione soggettiva di essere più svegli o più stanchi: è una questione di biologia molecolare precisa.

I ricercatori hanno spiegato che allineare l’esercizio al cronotipo può sincronizzare in modo più efficace gli orologi periferici nel muscolo scheletrico, nel tessuto adiposo e nella vascolatura, migliorando l’efficienza metabolica e riducendo l’infiammazione, entrambi fattori critici nella salute cardiometabolica.

In parole più semplici: ogni organo e ogni tessuto del corpo ha un proprio orologio biologico locale, sincronizzato con l’orologio centrale nel cervello attraverso segnali ormonali e neurali. Quando si fa esercizio fisico nel momento in cui il corpo è biologicamente predisposto a performare al meglio, i muscoli sono più reattivi, i vasi sanguigni rispondono meglio alla vasodilatazione, il metabolismo del glucosio è più efficiente e la risposta anti-infiammatoria dell’esercizio è più pronunciata. Fare la stessa identica attività nel momento sbagliato per il proprio orologio biologico è come guidare con il freno a mano leggermente tirato: si avanza comunque, ma con meno efficienza e consumando più energia per meno risultato.

Le parole dei cardiologi: un cambio di prospettiva nella pratica clinica

Lo studio ha suscitato commenti significativi da parte di esperti di cardiologia e medicina circadiana. Il dottor Cheng-Han Chen, cardiologo interventista certificato e direttore medico del Structural Heart Program al MemorialCare Saddleback Medical Center, ha commentato che i risultati aggiungono alla comprensione di come allineare l’esercizio all’orologio circadiano interno possa migliorare i risultati di salute, suggerendo una strategia per ottimizzare gli effetti benefici dell’esercizio.

Il dottor Rajiv Sankaranarayanan della British Cardiovascular Society ha sottolineato che i risultati sono altamente rilevanti per la cardiologia preventiva, dove interventi scalabili ed economicamente sostenibili sono essenziali. Includere una semplice valutazione del cronotipo nei consigli sullo stile di vita potrebbe migliorare l’aderenza ai programmi di esercizio e i loro risultati, in particolare nei pazienti con ipertensione o rischio cardiometabolico.

Un altro esperto ha sottolineato che la ricerca suggerisce che il momento più efficace per fare esercizio non è lo stesso per tutti, ma dipende dall’orologio biologico individuale. Piuttosto che dire a tutti di allenarsi al mattino o al pomeriggio, la prospettiva più personalizzata indica che il beneficio maggiore arriva quando l’esercizio è allineato con il cronotipo della persona.

I limiti dello studio e cosa resta da chiarire

La correttezza scientifica impone di presentare anche le limitazioni che i ricercatori stessi riconoscono. Lo studio ha coinvolto 150 persone da una singola città pakistana, il che limita la generalizzabilità a popolazioni diverse per etnia, clima, stile di vita e condizioni socioeconomiche. I partecipanti con cronotipo intermedio, quelli che non sono né chiaramente mattinieri né chiaramente serali, sono stati esclusi, lasciando aperta la questione su come si comporti questa fascia di popolazione che probabilmente rappresenta la maggioranza.

La misurazione del cronotipo attraverso questionari e temperatura cutanea, pur essendo metodologicamente accurata, non equivale a una misurazione definitiva dell’orologio circadiano interno, e alcuni esperti hanno sottolineato che la classificazione potrebbe non cogliere tutta la complessità del ritmo biologico individuale.

Infine, va considerato che la qualità del sonno è stata misurata attraverso questionari auto-riferiti e non con misurazioni oggettive come la polisonnografia, il che introduce un possibile margine di errore soggettivo in quel parametro specifico.

Cosa cambia nella pratica: come capire il proprio cronotipo

Nonostante questi limiti, il messaggio pratico che emerge dallo studio è abbastanza solido da meritare attenzione concreta. Se stai cercando di massimizzare i benefici cardiovascolari dell’esercizio fisico, il quando conta quasi quanto il quanto.

Capire il proprio cronotipo non richiede strumentazioni sofisticate. La domanda di base è semplice: in quale momento della giornata ti senti naturalmente più energico, più sveglio e più capace di performare fisicamente, indipendentemente dagli obblighi lavorativi o familiari? Se la risposta è la mattina tra le otto e le undici, sei probabilmente un’allodola e dovresti cercare di allenarsi in quella finestra. Se la risposta è il tardo pomeriggio o la sera tra le sei e le nove, sei probabilmente un gufo e quella è la tua finestra ottimale.

La differenza rispetto a quello che si sapeva prima non è banale. La ricerca precedente tendeva a indicare il tardo pomeriggio o la prima serata come l’orario mediamente migliore per l’esercizio in termini di performance e benefici metabolici, basandosi su medie di popolazione. Quello che questo studio aggiunge è una prospettiva più personalizzata: invece di cercare un unico orario migliore per tutti, il beneficio maggiore arriva quando l’esercizio è sincronizzato con l’orologio biologico del singolo individuo.

Per chi ha orari flessibili, questo è un invito a organizzare gli allenamenti in modo diverso. Per chi ha orari rigidi e si trova costretto a fare esercizio in un momento che non corrisponde al proprio cronotipo naturale, il messaggio non è scoraggiante: anche nel gruppo non allineato si sono osservati miglioramenti, semplicemente meno pronunciati. Fare esercizio nell’orario sbagliato per il proprio orologio biologico è sempre meglio che non farlo. Ma se si può scegliere, scegliere bene.

Published by
Claudia Montanari