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Tumore al seno, fino al 40% dei casi si può prevenire: gli stili di vita che fanno la differenza

Fino al 40% dei tumori al seno potrebbe essere prevenibile intervenendo sui fattori modificabili legati allo stile di vita. È il messaggio al centro della nuova edizione della campagna nazionale di Komen Italia “La Prevenzione è il nostro Capolavoro”, che quest’anno si svolge per 49 giorni e coinvolge diverse città italiane, con il sostegno del Ministero della Cultura e, per la prima volta, del Ministero della Salute.

La campagna è partita con l’illuminazione in rosa del Colosseo e punta a portare la prevenzione fuori dagli ospedali e dagli ambulatori, raggiungendo anche le donne che hanno maggiori difficoltà ad accedere agli screening.

Il dato sul 40%, citato dal fondatore di Komen Italia Riccardo Masetti durante la presentazione, va però interpretato correttamente: non significa che adottare uno stile di vita sano elimini il rischio di tumore al seno, né che tutti i casi siano evitabili. La prevenzione riguarda soprattutto una parte dei fattori di rischio che possono essere modificati. Età, familiarità, predisposizione genetica e altri elementi non dipendono dalle abitudini quotidiane.

Tumore al seno, oltre 56mila diagnosi ogni anno in Italia

Il tumore della mammella continua a essere la neoplasia più frequentemente diagnosticata nelle donne. Komen Italia indica oltre 56mila nuovi casi ogni anno in Italia, un dato riportato anche nelle iniziative della Carovana della Prevenzione e nelle precedenti edizioni della campagna.

La buona notizia è che negli ultimi decenni la diagnosi precoce e i progressi nelle terapie hanno migliorato sensibilmente la prognosi.

Per questo la prevenzione si muove su due fronti diversi ma complementari: ridurre il rischio che la malattia si sviluppi e aumentare la possibilità di individuarla precocemente.

Ed è proprio la combinazione tra prevenzione primaria e diagnosi precoce a rappresentare uno degli strumenti più importanti per ridurre l’impatto della malattia.

Quali stili di vita possono ridurre il rischio?

Non esiste una singola abitudine capace di prevenire il tumore al seno. Le evidenze scientifiche indicano piuttosto l’importanza di un insieme di comportamenti.

Tra quelli più solidamente associati alla riduzione del rischio ci sono l’attività fisica regolare, il mantenimento di un peso corporeo salutare, una dieta equilibrata e la limitazione dell’alcol.

Il World Cancer Research Fund sottolinea in particolare che mantenersi fisicamente attivi e cercare di evitare l’aumento di peso in età adulta può contribuire a ridurre il rischio di tumore della mammella, soprattutto dopo la menopausa.

Anche l’International Agency for Research on Cancer (IARC) considera l’attività fisica un fattore protettivo nei confronti del tumore della mammella e segnala associazioni tra rischio e diversi fattori legati allo stile di vita, tra cui attività fisica, peso corporeo e consumo di alcol.

L’attività fisica è uno degli strumenti più semplici

L’attività fisica è uno degli strumenti più semplici (blitzquotidiano.it)

Muoversi regolarmente non significa necessariamente praticare uno sport ad alta intensità. Camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, nuotare, ballare o svolgere attività fisica nella vita quotidiana sono tutte forme di movimento che possono contribuire a mantenere un livello adeguato di attività.

Il World Cancer Research Fund indica come riferimento generale almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana, oppure 75 minuti di attività più intensa, compatibilmente con le condizioni individuali.

L’IARC ha inoltre stimato che l’insufficiente attività fisica potrebbe essere responsabile di circa il 9% dei casi di tumore della mammella in Europa, sottolineando però che si tratta di una stima a livello di popolazione e non della probabilità individuale di una singola donna.

Anche l’alcol conta, anche quando se ne beve poco

Tra i fattori modificabili, l’alcol merita un’attenzione particolare. L’IARC considera il consumo di bevande alcoliche una causa riconosciuta di tumore della mammella. Il rischio aumenta con la quantità consumata e, per la prevenzione oncologica, meno alcol si beve, minore è il rischio.

L’Organizzazione mondiale della sanità stima inoltre che a livello globale circa un tumore della mammella su 20 sia attribuibile all’alcol.

È quindi riduttivo considerare il consumo moderato di vino o altre bevande alcoliche come completamente irrilevante dal punto di vista oncologico.

Questo non significa che chi beve alcol svilupperà un tumore, ma che l’alcol rappresenta un fattore di rischio modificabile.

Peso corporeo e tumore al seno: il legame è più forte dopo la menopausa

Anche il peso corporeo entra nel quadro della prevenzione. Il rapporto è particolarmente documentato per il tumore della mammella dopo la menopausa: il sovrappeso e soprattutto l’obesità sono associati a un aumento del rischio.

Il tessuto adiposo non è infatti semplicemente una riserva energetica. È un tessuto metabolicamente attivo e, dopo la menopausa, può contribuire alla produzione di estrogeni. Alterazioni metaboliche e ormonali possono quindi influenzare l’ambiente biologico nel quale alcune cellule tumorali possono svilupparsi.

Per questo le raccomandazioni internazionali puntano non tanto a inseguire un determinato numero sulla bilancia, quanto a evitare un aumento di peso eccessivo durante l’età adulta e mantenere un peso salutare.

E l’alimentazione?

Anche in questo caso non esiste una “dieta anticancro” capace di garantire protezione. L’indicazione più solida riguarda il modello alimentare complessivo.

Il World Cancer Research Fund indica come parte di un modello associato a un rischio più basso un’alimentazione ricca di frutta, verdura e alimenti ricchi di fibre, insieme alla limitazione di bevande zuccherate, carne rossa e carni lavorate. L’organizzazione sottolinea che è l’insieme delle abitudini quotidiane a essere importante, non il consumo di un singolo alimento.

Anche i dati dello studio EPIC dell’IARC vanno nella stessa direzione: tra oltre 240mila donne in postmenopausa, un indice che combinava alimentazione, attività fisica, fumo, alcol e caratteristiche antropometriche è risultato associato a un rischio inferiore di tumore della mammella.

Prevenzione non significa soltanto stile di vita

C’è però un punto fondamentale da non dimenticare. Mangiare bene, muoversi e limitare l’alcol non sostituiscono gli screening.

Una donna può avere uno stile di vita molto sano e sviluppare comunque un tumore della mammella. La malattia è multifattoriale e comprende anche fattori non modificabili.

La diagnosi precoce rimane quindi essenziale.

In Italia lo screening mammografico rientra nei programmi di prevenzione secondaria e la copertura, pur essendo migliorata, presenta ancora differenze territoriali. L’AIOM segnala che negli ultimi anni sono stati compiuti progressi nell’adesione agli screening anche nelle regioni meridionali, ma persistono disuguaglianze nell’accesso e nella mobilità sanitaria.

La nuova campagna Komen porta la prevenzione anche alle donne più fragili

È proprio sul problema dell’accesso che si concentra una parte importante della nuova campagna.

Secondo quanto spiegato da Masetti e riportato da ANSA, Komen Italia vuole raggiungere anche donne detenute, anziane, caregiver di figli con disabilità e donne che vivono situazioni di marginalità sociale.

Sono previste iniziative con il Ministero della Giustizia, il Ministero per le Disabilità e la Caritas, oltre alla collaborazione con i centri anziani e alla presenza delle unità mobili nei conventi.

L’obiettivo è portare visite e screening gratuiti anche fuori dai tradizionali percorsi sanitari, intercettando persone che potrebbero avere maggiori difficoltà a dedicare tempo alla propria salute.

49 giorni di iniziative in tutta Italia

La VII edizione di “La Prevenzione è il nostro Capolavoro” prevede 49 giorni di iniziative. Il programma comprende sei tappe a Milano/Brescia, Parma, L’Aquila, Salerno, Taranto e Reggio Calabria, quattro appuntamenti della Race for the Cure a Brescia, Matera, Napoli e Pescara e iniziative Walk for the Cure in 96 città.

Sono inoltre previste attività all’interno di numerosi musei, con momenti di sensibilizzazione e raccolta fondi.

La campagna si concluderà nuovamente nello scenario del Colosseo, trasformando un luogo simbolo della cultura italiana in uno spazio dedicato alla prevenzione.

Published by
Claudia Montanari