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Vivere più a lungo? Non basta muoversi di più: scopri cosa fa la differenza

Fare attività fisica è da tempo considerato uno dei pilastri della longevità. Camminare, correre, andare in bicicletta o nuotare sono abitudini raccomandate da tutte le principali linee guida internazionali. Ma una domanda resta spesso senza risposta: conta di più la quantità di movimento o il modo in cui ci muoviamo?

Secondo una nuova ricerca pubblicata su BMJ Medicine, la risposta potrebbe essere meno scontata del previsto. Non è solo il numero di ore dedicate all’attività fisica a influenzare l’aspettativa di vita, ma anche la varietà dei movimenti praticati nel tempo.

Attività fisica e longevità: cosa emerge dagli studi più recenti

Attività fisica e longevità: cosa emerge dagli studi più recenti (blitzquotidiano.it)

Lo studio ha analizzato i dati di oltre 110 mila persone seguite per più di trent’anni, attingendo a due grandi cohorti di riferimento della ricerca epidemiologica: il Nurses’ Health Study e l’Health Professionals Follow-Up Study. Si tratta di popolazioni monitorate a lungo termine, con informazioni dettagliate su stile di vita, salute e attività fisica.

I risultati confermano un dato ormai consolidato: chi si muove regolarmente ha un rischio di mortalità più basso rispetto a chi conduce una vita sedentaria. Tuttavia, l’elemento più interessante riguarda la diversificazione delle attività fisiche praticate.

Le persone che alternavano più tipi di esercizio — aerobico, di resistenza, a bassa intensità o legato alle attività quotidiane — mostravano una riduzione del rischio di morte significativamente maggiore rispetto a chi svolgeva sempre lo stesso tipo di allenamento, anche a parità di tempo totale dedicato al movimento.

Non solo quanto, ma come: perché la varietà conta

Secondo i ricercatori, i benefici dell’attività fisica non crescono in modo infinito con l’aumento delle ore di esercizio. Superata una certa soglia, l’effetto protettivo tende a stabilizzarsi. In altre parole, fare sempre di più non significa automaticamente vivere di più.

La chiave sembra essere nella complementarità degli stimoli. Attività diverse sollecitano il corpo in modi differenti: alcune migliorano la capacità cardiovascolare, altre rafforzano muscoli e ossa, altre ancora agiscono su equilibrio, coordinazione e flessibilità. L’insieme di questi adattamenti crea un effetto cumulativo che protegge meglio dall’invecchiamento e dalle malattie croniche.

Chi pratica una gamma più ampia di movimenti, secondo lo studio, presenta fino al 19% in meno di rischio di mortalità per tutte le cause e una riduzione significativa anche per le principali cause di morte, come malattie cardiovascolari, tumori e patologie respiratorie.

Il ruolo dell’attività fisica come fattore modificabile

Un aspetto centrale emerso dalla ricerca riguarda la natura “modificabile” dell’attività fisica. A differenza di fattori genetici o predisposizioni familiari, muoversi di più e meglio è una scelta su cui è possibile intervenire a qualsiasi età.

Gli autori sottolineano come l’esercizio rappresenti uno degli strumenti più efficaci di prevenzione primaria, in grado di incidere su numerosi meccanismi biologici legati all’infiammazione, al metabolismo e alla funzione immunitaria. In questo contesto, variare le attività può amplificare questi effetti protettivi.

L’importanza di un approccio sostenibile nel tempo

Uno dei messaggi più rilevanti dello studio è che non esiste un’unica attività “perfetta” per vivere più a lungo. Camminare, nuotare, fare giardinaggio, sollevare pesi o praticare discipline dolci come yoga e stretching contribuiscono tutte, se inserite con regolarità nella routine.

Questo approccio rende l’attività fisica più accessibile e sostenibile, soprattutto per chi ha limitazioni fisiche, età avanzata o difficoltà a seguire programmi di allenamento intensi. Alternare esercizi consente di ridurre il rischio di infortuni, prevenire il sovraccarico articolare e mantenere la motivazione nel lungo periodo.

Verso una nuova idea di “allenamento per la longevità”

Secondo diversi esperti, questi dati potrebbero contribuire a ridefinire il concetto di esercizio orientato alla longevità. Un approccio che combina resistenza, forza, mobilità e coordinazione potrebbe rappresentare il modello più efficace per mantenere autonomia e qualità della vita con l’avanzare dell’età.

La ricerca futura, spiegano gli studiosi, dovrà chiarire quali combinazioni di attività risultano più efficaci nelle diverse fasi della vita, in particolare negli anziani. Ma il messaggio di fondo è già chiaro: muoversi in modo vario è meglio che muoversi sempre allo stesso modo.

Published by
Claudia Montanari