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West Nile, come si trasmette e quali sono i sintomi: cosa sapere dopo i nuovi casi in Italia

Il virus West Nile continua a circolare in Italia e nell’ultima settimana il numero dei casi confermati è aumentato in modo significativo. Secondo il quinto bollettino della sorveglianza integrata dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 26 agosto 2026, dall’inizio della sorveglianza sono stati registrati 432 casi di infezione da West Nile virus nell’uomo, contro i 312 del precedente aggiornamento.

Di questi, 223 hanno riguardato forme neuro-invasive, 144 persone hanno sviluppato febbre, mentre 63 infezioni sono state individuate in persone asintomatiche attraverso lo screening dei donatori di sangue. Sono stati inoltre segnalati 17 decessi, uno dei quali relativo a un caso importato.

Il virus è stato rilevato in 66 province appartenenti a 17 Regioni, a conferma di una circolazione ormai ampiamente distribuita sul territorio nazionale.

Ma cosa significa concretamente? Come si prende il West Nile, quali sono i sintomi e soprattutto quando è necessario preoccuparsi?

Che cos’è il virus West Nile

Che cos’è il virus West Nile (blitzquotidiano.it)

Il West Nile virus (WNV) è un virus trasmesso principalmente dalle zanzare. Il suo ciclo naturale coinvolge soprattutto uccelli e zanzare: gli uccelli rappresentano il principale serbatoio del virus, mentre le zanzare possono acquisirlo pungendo un animale infetto e successivamente trasmetterlo ad altri ospiti.

In Italia la specie maggiormente coinvolta nella trasmissione è la Culex, la cosiddetta zanzara comune o zanzara notturna. Non è quindi corretto associare automaticamente il West Nile alla zanzara tigre. L’ISS identifica infatti la Culex pipiens come il principale vettore del virus nel nostro Paese.

La circolazione del virus viene monitorata attraverso un sistema che integra dati relativi agli esseri umani, alle zanzare e agli animali, perché individuare precocemente la presenza del virus permette di adottare misure di prevenzione anche per trasfusioni e trapianti.

Come si trasmette il West Nile

La modalità di trasmissione più comune è quindi la puntura di una zanzara infetta.

Non è invece una malattia che si diffonde normalmente attraverso il contatto quotidiano tra persone. Una persona infetta non trasmette il virus semplicemente stando vicino a un’altra persona, condividendo gli stessi ambienti o attraverso un contatto casuale.

Esistono tuttavia modalità di trasmissione molto meno frequenti che riguardano il sangue e i tessuti. Il virus può infatti essere trasmesso attraverso trasfusioni, trapianti di organi, tessuti o cellule in determinate circostanze. Proprio per questo in Italia sono attivi specifici sistemi di sorveglianza sui donatori.

La sorveglianza nazionale comprende infatti anche le positività riscontrate nei donatori di sangue e negli organi, tessuti e cellule, così da permettere l’attivazione tempestiva delle misure preventive.

Quali sono i sintomi del West Nile

La prima cosa da sapere è che nella maggior parte delle persone l’infezione non provoca sintomi evidenti.

Secondo i dati e le indicazioni dell’ISS, una quota molto elevata delle infezioni rimane asintomatica. Quando invece compaiono manifestazioni cliniche, possono essere relativamente lievi oppure, in una piccola percentuale di persone, evolvere verso forme molto più serie.

La forma sintomatica più comune è la cosiddetta febbre da West Nile. Può manifestarsi con febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari e articolari, nausea o altri disturbi generali. In alcuni casi può comparire anche un’eruzione cutanea.

Il problema più importante riguarda però le forme neuro-invasive, nelle quali il virus coinvolge il sistema nervoso.

Quando il West Nile può diventare grave

Le forme neuro-invasive comprendono condizioni come meningite, encefalite e meningoencefalite. Possono comparire sintomi neurologici che richiedono una valutazione medica urgente.

Tra i segnali da non sottovalutare ci sono febbre elevata accompagnata da forte mal di testa, rigidità del collo, alterazione dello stato di coscienza, confusione, tremori, debolezza muscolare o altri disturbi neurologici.

Non significa che chiunque abbia la febbre dopo una puntura di zanzara abbia contratto il West Nile. Anzi, nella grande maggioranza dei casi l’infezione non produce una forma grave.

Ma quando una persona presenta febbre importante associata a sintomi neurologici, soprattutto se appartiene a una categoria più vulnerabile, è necessario rivolgersi rapidamente a un medico.

Chi rischia maggiormente le forme gravi

Il rischio non è uguale per tutti.

Le forme neuro-invasive sono osservate più frequentemente nelle persone anziane e nei soggetti con un sistema immunitario compromesso. L’esperto dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani Francesco Vairo ha spiegato recentemente che le forme più gravi riguardano una piccola percentuale delle persone infette e colpiscono soprattutto persone in età avanzata o immunocompromesse.

Questo è un elemento importante anche per interpretare correttamente i numeri. Il fatto che siano stati registrati centinaia di casi non significa che centinaia di persone siano gravemente malate: il sistema di sorveglianza comprende infatti anche infezioni asintomatiche e forme febbrili.

Perché i casi stanno aumentando in Italia

Il West Nile non è una presenza completamente nuova nel nostro Paese. Il virus circola in Italia da anni, ma negli ultimi anni la sua distribuzione geografica si è ampliata.

Nel 2025 erano stati registrati 773 casi confermati, rispetto ai 332 del 2023 e ai 460 del 2024. Il Ministero della Salute ha sottolineato l’aumento osservato negli ultimi anni e il fatto che nel 2025 la diffusione geografica abbia raggiunto un’estensione particolarmente ampia.

Nel 2026 il virus è stato rilevato in 17 Regioni. Tra queste ci sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sardegna e altre aree del Paese.

Secondo gli esperti, l’espansione geografica del virus è legata a diversi fattori, tra cui la diffusione dei vettori, le condizioni ambientali e le dinamiche che coinvolgono zanzare, uccelli e popolazione umana. Il ruolo delle condizioni climatiche è oggetto di studio, anche perché temperature più elevate e stagioni favorevoli alla presenza delle zanzare possono modificare la durata e l’estensione della loro attività.

Come proteggersi dalle zanzare

Non esiste al momento una terapia antivirale specifica capace di eliminare il West Nile virus. La prevenzione passa quindi soprattutto dalla riduzione delle punture di zanzara.

Durante il periodo di maggiore attività dei vettori è utile utilizzare repellenti autorizzati, indossare quando possibile abiti che coprano braccia e gambe e utilizzare zanzariere negli ambienti domestici.

È inoltre importante eliminare, per quanto possibile, i piccoli ristagni d’acqua intorno alle abitazioni: sottovasi, secchi, contenitori e altri recipienti possono diventare luoghi favorevoli allo sviluppo delle zanzare.

L’ISS sottolinea inoltre l’importanza della sorveglianza delle zanzare e indica la Culex pipiens come il principale vettore del West Nile in Italia.

West Nile, quando è il caso di preoccuparsi

La crescita dei casi non deve tradursi automaticamente in allarme. I dati dell’ISS mostrano infatti che una larga parte delle infezioni non produce sintomi e che le forme neuro-invasive rappresentano una minoranza.

Allo stesso tempo, la circolazione del virus è sufficientemente ampia da rendere importante la prevenzione, soprattutto per le persone più fragili.

In presenza di febbre, forte mal di testa, rigidità del collo, confusione, tremori, debolezza o altri sintomi neurologici, è importante rivolgersi tempestivamente a un medico, senza cercare di stabilire autonomamente se si tratti o meno di West Nile.

Il dato più recente disponibile fotografa quindi una situazione da monitorare: 432 casi confermati e 17 decessi al 26 agosto 2026, con il virus rilevato in 66 province di 17 Regioni.

La prevenzione resta lo strumento principale. E, soprattutto, conoscere come si trasmette il West Nile e quali sono i sintomi permette di affrontare la stagione delle zanzare con maggiore consapevolezza, senza trasformare ogni puntura in un motivo di allarme.

Fonti: Istituto Superiore di Sanità, Rapporto Arbovirosi stagione 2026; Ministero della Salute/Centro Nazionale Trapianti; dati della sorveglianza nazionale aggiornati al 27 agosto 2026.

Published by
Claudia Montanari